image_pdf

E’ per mezzo di una parola, riportata da san Marco, che Gesù esprime la propria relazione con il suo Dio e Padre.

Ma quella parola è più di un insegnamento rivolto agli uomini, essa sgorga come invocazione dal fondo del mistero di Gesù: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice…” (Marco 14,36).

Un tale appellativo faceva parte del linguaggio del bambino che parlava al proprio padre. AbbàImma (mamma) erano le prime parole che il bambino sapeva pronunciare. Nella bocca del piccolo, questo termine era l’equivalente del nostro “papà”. Poteva essere utilizzato da un adulto, ma aveva qualcosa di così intimo, di così familiare che non poteva entrare nel linguaggio della preghiera.

Mai un Giudeo si rivolgeva così a Dio: questo vocabolo sarebbe parso “scioccante”, ma per Gesù era “normale”. Sembra addirittura che Gesù non abbia mai pregato diversamente, ed “è molto probabile che abbia inventato lui stesso, e fin dalla sua più tenera età, questo linguaggio col quale esprimeva la sua esperienza spontanea di Dio”.

 

Fonte: F. X. Durrwell, Il Padre. Dio nel suo mistero, Città Nuova, Roma 1995, pagine 22-23.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.