image_pdf

Mio fratello, che non parlava assolutamente mai della sua terribile malattia, un giorno mi disse che lui andava molto spesso al “nostro” cimitero e sostava davanti al loculo del nonno paterno, di cui ne portava il nome, a vedere l’effetto che faceva vedersi scritto sulla lapide, visto che non ne avrebbe avuto la possibilità.

Alla mia espressione esterrefatta, mi disse che si trovava molto bene in quel silenzio, in quella pace dove trovava la forza per continuare poi la sua giornata di lavoro e in famiglia.

Ma continuavo assolutamente a non entrare al camposanto. Neppure dopo la ravvicinata morte sia del papà che di Lorenzo.

L’estate successiva sono ritornata, dopo davvero molti anni, in montagna con i miei figli. Uno dei primi luoghi visitati è stata la chiesa del ridente paesino tirolese e, appena superato il cancello di ferro battuto che delimitava l’area, mi sono trovata inaspettatamente tra le tombe che circondavano con semicerchi l’edificio che svettava verso il limpido azzurro cielo e la cappellina in fondo dedicata alla Santa Croce. Le tombe, tutte in terra, sovrastate da croci lavorate in ferro battuto e al posto della lapidi e lastre di pietra e marmo, giardini! Ognuno diverso dall’altro, con fiori dai più disparati colori e profumi e combinazioni. Una gioia per gli occhi che ben si sposava con lo stupendo panorama che si alzava dietro al muro di cinta di quell’area sacra.

In quel momento ho sentito l’unità della vita qui con quella “di là”. La morte come un semplice passaggio da un luogo ad un altro. Nessuna tristezza, nessun grigiore, nessuna fine. Le foto, i nomi, le date, mi raccontavano storie di montanari che continuavano a far parte della loro comunità, del loro territorio, del loro paesaggio e natura, in una continuità senza fine nel Creato.

Ogni giorno, mentre i miei figli andavano per sentieri e arrampicate, io andavo in quel cimitero e mi fermavo fin quasi a ricordarmi i nomi dei defunti. Vedevo l’amore con cui i familiari, in un composto dolore, sostituivano le piantine fiorite abbinando con sapienza i vari cromatismi e pulivano le foto lucidando i nomi, dato che la morte è la naturale conseguenza della vita qui in terra.

Da allora entro non solo nei cimiteri di montagna, per me sempre i più belli, ma anche in quello del mio paese e in quello ove riposa mio papà. E capisco la pace e il profondo silenzio che cercava mio fratello e nei quali si immergeva nella sua attesa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.