Libro della settimana. Simona Atzori, “dopo di te”

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“Ora so che posso volare anche da sola. Grazie a te, mamma” (S. Atzori)

 

Le emozioni intime della ballerina, pittrice e scrittrice nata senza braccia riguardo la perdita della madre, in un libro delicato e forte

“Cosa ne sarà di mio figlio dopo di me? Chi lo proteggerà? Chi lo aiuterà?” Queste sono le domande che rappresentano la preoccupazione più grande di molti genitori, soprattutto nel caso in cui i figli abbiano delle disabilità. Un po’ la sensazione e quell’istinto innato di protezione, un po’ perché in Italia sono ancora insufficienti le leggi che si occupano di risolvere in modo definitivo la questione del “dopo di noi”.

Questi interrogativi possono trovare una risposta nelle parole di Simona Atzori: ballerina, pittrice e scrittrice, nata senza braccia che decide di dedicare la sua seconda opera letteraria (la prima nel 2011 Cosa ti manca per essere felice?) alla sorella Gioia, al padre e alla madre Tonina, rivolgendosi direttamente a quest’ultima.

“Dopo di te -Ora so che posso volare anche da sola. Grazie a te, mamma-” è il titolo del libro, un diario intimo  e toccante in cui Simona ripercorre l’ultimo periodo di vita di sua madre, dall’inizio della malattia fino al suo ultimo respiro, svelandole preoccupazioni e sentimenti che in quel periodo provava silenziosamente e che faticava ad esprimere. Mentre soffriva per la madre, contemporaneamente emergeva in Simona la consapevolezza che la sua vita sarebbe cambiata.

Ti ricordi mamma quando il giorno della mia nascita hai avuto la sensazione che l’ospedale e tutta Milano ti crollassero addosso? Trentotto anni dopo, nello stesso mese di giugno avevo l’impressione di sentirmi così. La differenza era che, se la tua sensazione arrivava in coincidenza con un inizio – che tu, grazie a Dio, hai saputo trasformare in luce e speranza di vita vera-, la mia sapeva di buio, di disperazione, di fine.”

In “Dopo di te” Simona racconta passo per passo come è riuscita a maturare ed accettare questa consapevolezza. La iniziò a sentire dentro di sé, le sarebbe mancato quel sostegno che sempre l’aveva sorretta e che l’aveva aiutata ad affrontare con grinta le sfide della vita. Una donna forte quella che descrive Simona, un pilastro della famiglia, fino a  quando la malattia portò  a cambiare le dinamiche all’interno della loro famiglia: i ruoli si stavano capovolgendo, era Tonina che avrebbe avuto bisogno del loro sostegno:
“Una parte di noi avrebbe voluto chiamare la mamma, come sempre da piccole nei momenti critici, ma ora eravamo noi chiamate a proteggere lei, la donna che ci aveva sempre protetto. In qualche modo eravamo diventate noi la sua mamma, ed era giusto così. Sapevamo che anche papà avrebbe avuto bisogno del nostro aiuto, di essere accompagnato per mano e con delicatezza, in questo nuovo percorso. Sapevamo che avremmo dovuto proteggere anche lui. (…)Avrei voluto essere più forte, ma non ce l’ho fatta. Per la prima volta avevo la sensazione che anche tu fossi fragile. Riuscivo a pensare solo che anche le leonesse cadono, benché tu non fossi ancora caduta- e, per la verità, non sei mai caduta. Ero io: io stavo cadendo. Io ero inciampata e temevo che non sarei riuscita a tenermi in piedi.

Un rapporto speciale come quello che spesso si instaura tra una madre e una figlia ma che nel caso di Simona e la madre si è sempre contraddistinto dal fatto che Tonina, come ha dichiarato Simona, fungeva da braccia alla figlia, sostenendo anche le sue scelte artistiche: l’accompagnava durante le esibizioni e nei numerosi viaggi in giro per l’Italia.
Così Simona racconta i primi suoi timori, come quella volta in cui doveva andare a Roma a ballare per il concerto per il Papa, pensando che sarebbe stata accompagnata, come per tutti gli spettacoli precedenti, dalla madre. Questa volta Tonina a causa del suo malessere non poteva andare. Simona  inizialmente decise di non partire ma la madre “si arrabbiò”, mai avrebbe permesso che sua figlia rinunciasse allo spettacolo. Simona quindì partì e  durante il viaggio in treno, in direzione Roma, la ballerina capì che “il dopo di te, in un certo senso era già cominciato”.

E’ la storia di una famiglia normale, di una madre che ha raccolto tutte le sfide della vita, superandole anche con ironia. Una madre che alle figlie ha voluto dare tutti gli strumenti per poter vivere serenamente. Ed in particolare a Simona, ha voluto far comprendere la vita, da un lato diventando le sue braccia, dall’altro aprendole tutte le possibilità per riuscire ad essere serena con ciò che ha, concentrandosi sempre su ciò che può fare e non su ciò che non può fare, con coraggio (quante volte se lo sono sentite dire!)  e umiltà, un sentimento che Simona ha imparato a scoprire ed a comprendere grazie alla madre.

“Ecco cosa mi era mancato. L’umiltà di accettare i cambiamenti, di perdonarmi se non ce la facevo, di smettere d’insistere quando era troppo. Volevo così tanto farcela da sola che stavo rischiando di smarrirmi, di non riuscire ad accettare fino in fondo gli enormi cambiamenti che mi erano capitati; è stata la sfida maggiore di quel periodo: accogliere il cambiamento con coraggio.(…)Dovevo farmi forza, raccogliere la signora Umiltà nella mia vita e farla accomodare nel posto d’onore della mia casa. Avrei dovuto guardala negli occhi ogni volta che stavo male, ogni volta che piangevo, ogni volta che chiedevo a Dio il perché di tutto questo. L’ho fatto. Lei mi è sempre stata accanto per ricordarmi, con pazienza, che potevo farcela. Potevo smetterla di lottare e accettare il cambiamento.”

Simona non si è abituata all’assenza della madre ma sa che, come ha fatto in questo libro, può trovare il modo di comunicare con lei, magari attraverso l’arte, in un quadro o ballando, come piaceva tanto a Tonina.

 

Fonte: https://www.disabili.com/aiuto/articoli-qaiutoq/simona-atzori-racconta-il-suo-dopo-di-te-alla-madre

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