La Scuola Paritaria secondo Valeria Fedeli

“Dopo 17 anni è venuto il momento di iniziare a fare sul serio sul pluralismo formativo”. Con questo annuncio collegato alla notizia di aver costituito un gruppo di lavoro che dovrà definire il costo standard per l’istruzione di ogni alunno la Responsabile del Dicastero dell’Istruzione Valeria Fedeli ha informato il mondo della Scuola Pubblica Paritaria pervenuto al Cattolica Center di Verona per la convention “Esserci per educare” sabato 25 Novembre.

Non si è sottratta al dibattito quando abbiamo toccato i temi da noi elaborati nel manifesto “Autonomia, parità e libertà di educazione” che proprio in uno dei punti elencati cita la quota capitaria come uno degli strumenti possibili (noi preferiamo che siano molteplici) per raggiungere il traguardo europeo della piena parità scolastica.

Popolare perché aperta a tutti, di qualità perché attenta ad ogni singolo allievo, equa nell’accogliere chiunque la voglia scegliere, la Scuola non statale attende da 17 anni quel riconoscimento che forze politiche, culturali e sindacali gli hanno fino ad ora ostinatamente ed ideologicamente precluso.

Lo stesso sindacato da cui la Ministra proviene e che orgogliosamente rivendica come una delle sue più importanti esperienze lavorative di vita, ha più volte tuonato contro i contributi statali alle Scuole pubbliche paritarie vedi l’ultimo esempio dei Pon.

Non si è sottratta nemmeno al confronto con il Cardinal Bassetti, Presidente della Cei, sull’importanza di rafforzare il patto scuola-famiglia e Chiesa, riconoscendo ai genitori la primaria responsabilità educativa dei giovani ed il servizio pubblico che le nostre scuole svolgono sul territorio.

Molte le nostre richieste: la detraibilità delle spese scolastiche (oggi prevista in una misura pressoché insignificante), dal diritto allo studio al buono scuola, dal sostegno agli alunni disabili (oggi largamente insufficiente), dalla parità di accesso alle iniziative di sistema, alla formazione iniziale dei docenti, dalla definizione del costo standard, per concludere con la garanzia che gli insegnanti possano scegliere di lavorare nella scuola paritaria senza penalizzazioni. Anche la formazione professionale ha stigmatizzato che “il sistema duale attende di essere stabilizzato”.

Ha promesso di operare perché il ruolo delle paritarie sia riconosciuto negli investimenti (udite udite anche per l’edilizia scolastica) e ha affermato che quest’anno il governo vuol destinare 250 milioni di euro per le scuole dell’infanzia.

La scelta della Ministra è quindi ricaduta sul dare vita ad un gruppo di lavoro per individuare il costo standard, presieduto dall’ex Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer.

Per noi una garanzia. Chi come lui ha avuto l’ardire di sfidare il suo partito, larga parte del Parlamento e le forze culturali contrarie, ancora oggi, al pluralismo scolastico e di far votare nel marzo del 2000 la legge 62 non può che essere il miglior garante di lavoro buono e risultato equo sulla strada del raggiungimento di una piena parità scolastica in Italia. Finalmente come in larga parte del mondo.

E’ curioso che a provare a rimuovere gli ostacoli per una vera libertà di educazione e di insegnamento in Italia siano un esponente dell’ex partito comunista italiano ed una Ministra ex- sindacalista della Cgil, oggi schierati in maniera illuminata a favore del pluralismo educativo nel campo dell’istruzione e della formazione, nel segno della sussidiarietà tra Stato e società civile.

Per dirla alla Papa Francesco siamo certamente in un cambiamento d’epoca.

Forse i due avvertono più di altri quanto detto da Papa Bergoglio nell’omelia del 23 novembre a Santa Marta contro le colonizzazioni ideologiche ricordando le dittature del secolo scorso in Europa: “ Con un regime la società subisce gravissime conseguenze: si toglie la libertà, si decostruisce la storia, la memoria del popolo e si impone un sistema educativo ai giovani. Le differenze e la storia vengono cancellate e persecuzioni e minacce hanno inizio. La memoria è quella che ci aiuta a vincere ogni sistema educativo perverso”.

Don Bosco, don Sturzo e don Milani in Paradiso si staranno dando un cinque.

Viva il pluralismo scolastico purché sia vero pluralismo e finalmente “per sempre”.

Roberto Gontero – Presidente nazionale AGeSC

 

Fonte: http://www.agesc.it/associazione/editoriali/2017/11/29/viva-il-pluralismo-scolastico-purch%C3%A9-sia-vero-pluralismo-e-finalmente-per-sempre

 

Si veda anche: http://www.agesc.it/rassegna-stampa/parit%C3%A0-scolastica/paritarie-fedeli-apre-sul-costo-standard

2 thoughts on “La Scuola Paritaria secondo Valeria Fedeli”

  1. Il sig. Gontero sembra fiducioso e ottimista. Da docente inserito nel sistema non lo sono altrettanto ma spero di sbagliarmi. Suggerisco a chiunque di non fidarsi dei proclami e dei bei discorsi, li sanno fare tutti in modo convincente, anche il Papa. Personalmente attendo di vedere i frutti. Da questo “li riconoscesse”. Anche il Papa…
    ps riconosco cmq anch’io il coraggio avuto dall’ex ministro Berlinguer di attuare una legge impopolare agli occhi del laicismo italiano

  2. Dal lontano 1978 sento parlare di “detraibilità delle spese scolastiche” e “buono scuola” per favorire l’accesso degli alunni ad una scuola libera, e non solamente statale. Facevo allora il volontario in un progetto di cooperazione in Perù, e me ne parlava un amico canadese d’origine indiana.
    Queste idee, largamente accettate fuori dall’Italia, hanna fatto una grossa fatica ad aprirsi un cammino qui da noi.
    Può meritare apprezzamento Luigi Berlinguer, anche se ci arrivò due decenni più tardi.
    Per l’attuale ministro Sig.a Fedeli, conviene aspettare a cantare i peana. Innanzitutto perché un anno fa dichiarava che avrebbe lasciato la politica in caso ci bocciatura del referendum de 4 Dicembre, salvo poi saltare sul carro del nuovo governo, con l’appoggio della sua parte politica, il che dice molti sula serietà di quel partito, e sulla capacità di mantenere la parola.
    Manifesto pure la mia perplessità sulla necessità di un gruppo di lavoro sui costi standard. Non me ne intendo, ma dai bilanci del Ministero della Pubblica Istruzione e dalle statistiche ISTA non dovrebbe essere difficile tirar fuori quanto spende lo Stato per ogni alunno delle Elementari, delle Medie, e delle Superiori

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