Sull’evangelizzazione. Dal Papa, senza ulteriori commenti.

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO IN MYANMAR E BANGLADESH
(26 NOVEMBRE – 2 DICEMBRE 2017)

SALUTO DEL SANTO PADRE AI GIORNALISTI
DURANTE IL VOLO DI RITORNO DAL BANGLADESH

Volo Papale
Sabato, 2 dicembre 2017

 

Etienne Loraillère, Kto (televisione cattolica francese):

Santità, c’è una domanda del gruppo di giornalisti della Francia. Alcuni oppongono il dialogo interreligioso e l’evangelizzazione. Durante questo viaggio, Lei ha parlato del dialogo per costruire la pace. Ma qual è la priorità: evangelizzare o dialogare per la pace? Perché evangelizzare significa suscitare conversioni che provocano tensioni e a volte conflitti tra i credenti; dunque, qual è la Sua priorità: evangelizzare o dialogare?

Papa Francesco:

Grazie. Prima distinzione: evangelizzare non è fare proselitismo. La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione, cioè per testimonianza. Questo lo ha detto Papa Benedetto XVI. Com’è l’evangelizzazione? E’ vivere il Vangelo, è testimoniare come si vive il Vangelo: testimoniare le Beatitudini, testimoniare Matteo 25, testimoniare il Buon Samaritano, testimoniare il perdono settanta volte sette. E in questa testimonianza, lo Spirito Santo lavora e ci sono delle conversioni. Ma noi non siamo molto entusiasti di fare subito le conversioni. Se vengono, aspettano: si parla…, la tradizione vostra…, si fa in modo che una conversione sia la risposta a qualcosa che lo Spirito Santo ha mosso nel mio cuore davanti alla testimonianza del cristiano. Nel pranzo che ho avuto con i giovani nella Giornata della Gioventù a Cracovia – una quindicina di giovani di tutto il mondo – uno mi ha fatto questa domanda: “Cosa devo dire a un compagno di università, un amico, bravo, ma che è ateo? Cosa devo dirgli per cambiarlo, per convertirlo?”. La risposta è stata questa: “L’ultima cosa che tu devi fare è dire qualcosa. Tu vivi il tuo Vangelo, e se lui ti domanda perché fai questo, gli puoi spiegare perché tu lo fai. E lascia che lo Spirito Santo lo attiri”. Questa è la forza e la mitezza dello Spirito Santo nelle conversioni. Non è un convincere mentalmente con apologetiche, ragioni… no. E’ lo Spirito che fa la conversione. Noi siamo testimoni dello Spirito, testimoni del Vangelo. “Testimone” è una parola che in greco si dice “martire”: il martirio di tutti i giorni, il martirio anche del sangue, quando arriva… La sua domanda: cosa è prioritario, la pace o la conversione? Ma, quando si vive con testimonianza e rispetto, si fa la pace. La pace incomincia a rompersi in questo campo quando incomincia il proselitismo, e ci sono tanti tipi di proselitismo, ma questo non è evangelico. Non so se ho risposto.

 

Fonte: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/december/documents/papa-francesco_20171202_viaggioapostolico-bangladesh-voloritorno.html

2 thoughts on “Sull’evangelizzazione. Dal Papa, senza ulteriori commenti.”

  1. Ad una prima lettura la lettura mi è sembrata molto corretta, evangelica. Ma bisogna concentrarsi e…rileggere. Mi sembra che ci sia stato uno spostamento di campo da “evengelizzazione” (nella domanda) a “conversione” (nella risposta). Nella mia ignoranza teologica credo che “conversione” sia una questione prettamente personale, una scelta, una risposta: si è liberi di non convertirsi anche davanti alle più forti testimonianze, martirio fisico compreso. Evangelizzare è, secondo me, il compito di ogni battezzato, di ogni credente perchè, inquanto tale, è chiamato a testimoniare con la propria vita nella quotidianità il messaggio di Cristo (ci riusciamo? solo qualche volta? con difficoltà? ma è il nostro mandato). E se si testimonia Cristo la pace è la più diretta conseguenza a partire dall’ambiente familiare a quello lavorativo, parrocchiale, del club sportivo, al condominio, alla coda al supermercato…per finire nell’ambito più vasto del sociale, della politica, del rapporto tra popoli e nazioni. Insomma, a mio parere, risposta sibillina.

  2. C’è un mandato di Gesù per cui non ci si può esimere dall’evangelizzare (Lc 10 ma non solo). E questa è evidentemente una priorità rispetto al dialogo per la pace. Quindi la domanda era piuttosto banale e andava liquidata con più chiarezza e schiettezza.
    Il problema però non sono tante le parole ma gli atteggiamenti conseguenti e coerenti. E qui purtroppo siamo messi male. I comportamenti del papa sembrano indicare, in un’ansia ecumenica errata, che le religioni si equivalgano. Ed è quindi chiaro che in un contesto in cui una religione vale l’altra l’evangelizzazione perda del suo vigore fondamentale.
    Ma il cattolico sa bene che la Salvezza è data dal credere in Gesù Cristo Risorto e che solo in Lui c’è salvezza eterna a meno che non ci sia consapevolezza di tutto questo. Ed è proprio questo il motivo principale della eveangelizzazione: far conoscere Gesù.
    “Gesù non è amato perché non è conosciuto” Maddalena di Canossa

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