Con amore verso l’Amore. Esercizi spirituali con san Francesco di Sales. Seconda giornata, pomeriggio.

Presentiamo la Filotea, Introduzione alla vita devota.

Dal mondo quotidiano. Dietro casa (Einaudi)

 

 

Invocazione dello Spirito Santo, fonte inesauribile di gioia

 

 

Costituzioni salesiane. Ottimismo e gioia

 

  1. Il salesiano non si lascia scoraggiare dal­le difficoltà, perché ha piena fiducia nel Pa­dre: «Niente ti turbi», diceva Don Bosco.

Ispirandosi all’umanesimo di san Francesco di Sales, crede nelle risorse naturali e sopranna­turali dell’uomo, pur non ignorandone la de­bolezza.

Coglie i valori del mondo e rifiuta di gemere sul proprio tempo: ritiene tutto ciò che è buono, specie se gradito ai giovani.

Poiché annuncia la Buona Novella, è sempre lieto. Diffonde questa gioia e sa educare alla letizia della vita cristiana e al senso della fe­sta: «Serviamo il Signore in santa allegria».

 

 

 

 

Brani biblici. Un comandamento nuovo

 

1Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. 2È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. 3Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. 5Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. 6Chi dice di rimanere in lui, deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato. 7Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto da principio. Il comandamento antico è la Parola che avete udito. 8Eppure vi scrivo un comandamento nuovo, e ciò è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera. 9Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. 10Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. 11Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.

 

1 Giovanni 2

 

Vedi Cantico dei Cantici 3

 

 

 

 

Meditazione. Volare tra le fiamme senza bruciarsi le ali

 

Preghiera

Dolce Gesù,[1] mio Signore, mio Salvatore e mio Dio, mi prostro davanti alla tua maestà, per offrire e consacrare questo scritto alla tua gloria. Benedici le mie parole, affinché coloro che le leggono, ne traggano sante ispirazioni.

Imploro la tua infinita misericordia perché, mentre indico agli altri la via della devozione in questo mondo, io non sia respinto e condannato in eterno, nell’altro. Ti chiedo di cantare con essi, per sempre, quale canto di trionfo, la parola che con tutto il cuore grido: Viva Gesù, Viva Gesù!

Sì, Signore Gesù, vivi e regna nei nostri cuori per i secoli dei secoli. Così sia.

 

Prefazione

Caro lettore, se vuoi rendere felice te e me, leggi questa Prefazione.

La Fioraia Glicera sapeva variare con tanta abilità la disposizione e l’accostamento dei fiori, che, con gli stessi fiori, riusciva a comporre un numero incredibile di mazzetti diversi, tanto che il pittore Pausia, che voleva gareggiare con lei, ci rimase male e perdette il confronto, perché non gli riuscì di modificare i suoi mazzetti di fiori dipinti, quanto seppe fare Glicera con quelli reali. Allo stesso modo agisce lo Spirito Santo: dispone e accosta con tanta varietà gli insegnamenti utili alla devozione, trasmessi per mezzo della lingua e della penna dei suoi servi, in modo tale che la dottrina rimane sempre la stessa; le espressioni invece sono molto differenti a seconda dei vari modi con cui vengono esposte.

Va da sé che in questa Introduzione non posso, non voglio, né devo scrivere quello che già è stato pubblicato da quelli che mi hanno preceduto in questo campo; i fiori che ti presento, mio caro Lettore, sono gli stessi, ma il mazzetto che ne ho composto sarà diverso dagli altri, perché diverso è il criterio che ho seguito nel disporli.

Quasi tutti coloro che hanno trattato della devozione, si sono interessati di istruire persone separate dal mondo, o perlomeno, hanno insegnato un tipo di devozione che porta a questo isolamento. Io intendo offrire i miei insegnamenti a quelli che vivono nelle città, in famiglia, a corte, e che, in forza del loro stato, sono costretti, dalle convenienze sociali, a vivere in mezzo agli altri.

Costoro, molto spesso, con la scusa di una pretestuosa impossibilità, non vogliono nemmeno pensare all’eventualità di condurre una vita devota: sono convinti che, come nessun animale osa assaggiare il seme dell’erba denominata palma Christi, così nessun uomo deve tendere alla palma della pietà cristiana finché vive in mezzo agli affari terreni.

Io voglio dimostrare che, come la madreperla vive in mare senza assorbire una sola goccia d’acqua marina, e come vicino alle isole Chelidonie si trovano sorgenti d’acqua dolce in mezzo al mare, e come le pirauste volano tra le fiamme senza bruciarsi le ali; così un’anima forte e costante può vivere nel mondo senza assorbirne i veleni, può trovare sorgenti di pietà incontaminata tra le onde torbide del secolo, può volare tra le fiamme degli insani desideri terreni senza bruciarsi le ali del desiderio della vita devota.

So che è un’impresa difficile; per questo vorrei che molti vi si impegnassero con maggiore serietà e decisione di quanto non abbiano fatto finora; è vero che io sono debole, ma con questo scrittomi sforzo ugualmente di offrire un sostegno a coloro che, con cuore generoso, vorranno cimentarsi in questa impresa.

Non è per mia scelta che pubblico questa Introduzione: tempo fa, un’anima eletta e virtuosa ebbe da Dio la grazia di desiderare la vita devota; a tal fine richiese il mio aiuto. Da parte mia ero in debito con lei; già da molto tempo avevo notato in lei chiare disposizioni in proposito: presi seriamente cura di lei e dopo averla guidata attraverso tutti gli esercizi idonei a realizzare la sua aspirazione, le lasciai degli appunti scritti, perché, all’occorrenza, potesse farvi ricorso.

In seguito li diede in visione ad un religioso, persona dotta e devota, che li giudicò utili a molti altri, per cui mi spinse a pubblicarli. Non gli fu difficile convincermi, perché l’amicizia che ha per me gli dà molto ascendente sulla mia volontà e la sua saggezza gli conferisce molta autorità sulla mia opinione.

Al fine che il tutto risultasse più utile e piacevole, l’ho riveduto, e un po’ riordinato, completandolo con vari consigli e insegnamenti che ho giudicato opportuni.

Ma ho dovuto sbrigare tutto questo lavoro senza disporre di molto tempo; per questo non ci troverai nulla di ben disposto, ma soltanto un cumulo di consigli dati con semplicità, spiegati con parole chiare e facili; perlomeno è questo che avevo intenzione di fare! Per quello che concerne gli abbellimenti letterari, non ho voluto nemmeno pensarci: ho altro da fare!

Rivolgo le mie parole a Filotea: volendo mettere a disposizione di molte anime ciò che in un primo tempo avevo scritto per una sola, uso il nome comune a tutte quelle che vogliono essere devote; Filotea, infatti, vuol dire amante o desiderosa di amare Dio.

Pensando all’anima che, attraverso la devozione, aspira all’amor di Dio, ho diviso questa Introduzione in cinque parti.

Nella prima, con richiami severi e pii esercizi, cerco di portare Filotea a mutare il semplice desiderio in un fermo proposito, che, alla fine, dopo la confessione generale, porterà a compimento, con una decisa promessa di fedeltà; seguirà la santa comunione, nella quale, donandosi al Salvatore, e ricevendolo, entra felicemente nel suo santo amore.

A questo punto, per aiutarla ad avanzare più speditamente, le indico due mezzi sicuri per unirsi sempre più alla divina Maestà: i Sacramenti, per mezzo dei quali il Signore viene a farci visita, e l’orazione, con cui ci attira a sé: questa è la seconda parte.

Nella terza, le indico come debba esercitare le virtù più particolarmente efficaci al suo progresso, soffermandomi solo per dare alcuni consigli che altrove non troverebbe, tanto più cercando da sola.

Nella quarta, la conduco a scoprire qualche inganno del nemico, e le insegno a trarsi d’impaccio e a passar oltre.

Finalmente, nella quinta parte, la guidi un po’ in disparte per rinfrescarsi, per prendere il fiato e recuperare le energie; potrà così più felicemente conquistare terreno e avanzare nella vita devota.

La gente del nostro tempo è molto strana: so già che molti diranno che è compito esclusivo e di gente devota assumersi una responsabilità così impegnativa di guidare le anime in un cammino di devozione. Ci vuole più tempo di quello che può trovare un vescovo con il carico di una diocesi pesante come la mia; in più lo scrivere distoglie l’attenzione da cose molto più importanti.

Ma, caro Lettore, io ti dico con il grande san Dionigi, che spetta proprio ai vescovi guidare le anime alla perfezione, perché il loro ordine è il più alto istituito tra gli uomini, a somiglianza di quello dei Serafini tra gli Angeli. Ne consegue che il loro tempo non può essere speso meglio di così.

Gli antichi vescovi e i Padri della Chiesa erano fedeli al loro dovere almeno quanto noi e, tuttavia, non trascuravano la guida personale di molte anime che si rivolgevano a loro, come stanno a dimostrarlo le molte lettere che ci hanno lasciato. In questo imitavano gli Apostoli che, pur impegnati nella mietitura del mondo intero, raccoglievano qualche spiga, che emergeva, con un affetto tutto particolare e speciale. Chi non sa che Timoteo, Tito, Filemone, Onesimo, santa Tecla, Appia erano figli spirituali di san Paolo? Dico santa Petronilla che, come provano i dotti Baronio e Galonio, non era figlia carnale, ma soltanto spirituale, di san Pietro. E san Giovanni non scrive una delle sue lettere canoniche alla devota Eletta?

Ti confesso che la direzione spirituale è una grande fatica, ma una fatica che consola come quella dei mietitori e dei vendemmiatori, che sono contenti solo se hanno molto da fare e se sono sovraccarichi di lavoro. La direzione è una fatica che distende e dà vita al cuore; coloro che vi si dedicano, ricavano dolcezza e fanno la stessa esperienza di coloro che, nell’Arabia felice, portano una pianta di cinnamomo [da cui si estrae la cannella]. La tigre che ritrova il cucciolo lasciato dal cacciatore sul cammino, per distrarla mentre porta via gli altri dalla tana, per grosso che sia, se lo pone in groppa e l’agilità della corsa non ne risente per nulla; l’amore naturale la rende ancora più agile con quel peso.

Sarà ancor meno pesante per un cuore paterno prendersi cura di un’anima incontrata sul proprio cammino e desiderosa di perfezione, portarla tenendola stretta a sé, come fa una madre con il proprio bambino, senza che si senta appesantita da quel fardello cui vuole tanto bene.

è evidente che soltanto un cuore paterno può agire in questo modo; ed è la ragione per la quale gli Apostoli e i Pastori d’anime chiamano i loro discepoli non solo con il nome di figli, ma di figlioletti.

Aggiungo, caro Lettore, che scrivo di vita devota senza essere devoto, ma non mi manca il desiderio di diventarlo; ed è proprio questo che mi dà il coraggio di parlartene; perché, stando al detto di un grande uomo di lettere, un buon metodo per imparare è studiare, più efficace è l’ascoltare, ma l’ottimo è insegnare. Sant’Agostino scrive alla devota Fiorenza che «donare insegna a ricevere», perché insegnare è la base per imparare.

Alessandro chiese al celeberrimo scrittore Apelle di fargli un ritratto della bella Campaspe, a lui molto cara. Apelle, posto nella necessità di studiarla a lungo, mentre ne ritraeva le sembianze sulla tela, ne incideva l’amore nel cuore, e fu preso da una tale passione, che Alessandro ne ebbe pietà e gliela diede in matrimonio; e così, per amore del pittore, si privò della più cara amica che aveva al mondo. Plinio commentando l’episodio dice: «In questo caso Alessandro dimostrò una grandezza d’animo più che se avesse riportato una strepitosa vittoria».

Lettore e amico che mi leggi, sono convinto che, proprio perché sono vescovo, Dio vuole che dipinga sul cuore dei fedeli non soltanto le virtù comuni, ma anche la carissima e amata devozione; da parte mia vi pongo mano volentieri, sia per obbedire e compiere il mio dovere, sia perché nutro la speranza che, imprimendola nelle anime degli altri, anche la mia si troverà a doverla amare.

Se dovesse capitare che la divina Maestà scoprisse che me ne sono follemente innamorato, me la concederà in matrimonio per l’eternità. La bella e casta Rebecca, dando da bere ai cammelli di Isacco, ne divenne la sposa e ricevette da lui braccialetti e orecchini d’oro; allo stesso modo, dall’immensa bontà di Dio, io mi aspetto che, per il fatto che conduco le sue pecorelle alle sorgenti della devozione, faccia sua sposa la mia anima e ponga nelle mie orecchie le parole dorate del suo santo amore e nelle mie braccia la forza di attuarlo; perché è in questo che consiste la vera devozione. Io la chiedo umilmente alla Maestà di Dio per tutti i figli della Chiesa, Chiesa alla quale voglio per sempre sottomettere i miei scritti, le mie azioni, le mie parole, i miei progetti, i miei pensieri.

Annecy, giorno di santa Maddalena, 1609

 

 

Contemplazione poetica. Nel canto

 

La vita che mi hai ridato

ora te la rendo

nel canto.

 

 

Affidamento a Maria. Devozione vera e santa

 

[108] 3) La vera devozione a Maria è santa, cioè conduce l’anima ad evitare il peccato e ad imitare le virtù della Vergine, in modo particolare le dieci virtù principali della santissima Vergine: umiltà profonda, fede viva, obbedienza cieca, orazione continua, mortificazione universale, purezza divina, carità ardente, pazienza eroica, dolcezza angelica e sapienza divina.

[1] F 23-30.

 

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