image_pdf

«Vogliamo vedere Gesù»

Alcuni Greci salgono a Gerusalemme portando nel cuore e trovando la forza di esprimere una domanda, un desiderio che si avvicina ad un’invocazione: «Vogliamo vedere Gesù».

In qualche modo, pur non conoscendolo ancora o forse solo per curiosità, hanno intuito che c’è in Gesù qualcosa di fondamentale, di decisivo per la loro e per la mia vita.

Io, i miei amici, la mia compagnia, la mia famiglia… cosa desideriamo davvero? Solo divertirci o starcene quieti nella bambagia, senza che nessuno disturbi il piccolo o grande benessere faticosamente costruito, o abbiamo ancora uno spazio per cercare Colui che, prima che tu lo desiderassi, era già dentro di te? Ci accontentiamo di mete minuscole e di piccolo cabotaggio nella navigazione o troviamo dentro di noi il coraggio di guardare negli occhi Colui, il Solo che può offrirci volontà, mezzi e una rotta per un’autentica navigazione?

«E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo». Quante ore favorevoli all’incontro e alla salvezza nella narrazione del vangelo di Giovanni. Ma questa è un’ora di glorificazione davvero speciale. La gloria di Gesù nel pieno dono di sé dell’eucaristia, nel lasciarsi tradire nonostante tutto, nella passione e croce, nel dono dei sacramenti e della Chiesa attraverso il Suo sangue e acqua: nella risurrezione e dono dello Spirito santo.

Nella semplicità più quotidiana e nella gloria impensabile per noi uomini: tanto simile al mistero della vita che nasce attraverso la rinuncia a se stessi.

«L’ho glorificato e ancora lo glorificherò». Voce del Padre rivolta a noi persone umane, ma compresa solo tramite la mediazione di Gesù: altrimenti rimane un tuono, al massimo un angelo dal volto impersonale e senza un significato.

«Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». Elevato nella croce, nella risurrezione, nell’ascensione al cielo. Tutto ciò attraverso la croce. Il sacrificio sulla croce non salva a causa e per mezzo del dolore (esso non è sufficiente, tanti uomini hanno sofferto per la giustizia e innocentemente, eppure non sono i salvatori del mondo). Il sacrificio della croce salva attraverso l’amore sconfinato e senza condizioni che Gesù vive a favore dell’umanità, in ascolto filiale e amoroso nei confronti di Dio Padre.

«Parlare dell’annientamento di Gesù è davvero osare l’impossibile. L’uomo Gesù vince perdendo. Vince negando a se stesso come uomo il potere di dominare, di affermarsi di fronte agli altri e sugli altri. Ne aveva una lucidissima consapevolezza che traspariva da tutto il suo insegnamento e da tutta la sua vita…

Ci conceda il Signore di immergerci nel suo mistero di umiltà e di gloria malgrado la nostra incapacità a capirlo. (A.M. Cànopi)»

One Comment

  1. Già dalla prima lettura del vangelo di oggi, due sono i punti che mi hanno colpito: la frase “Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome” e “anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». ” Alcuni Greci: riconosco che molte volte nella mia vita sono stata “grega”: pur essendo battezzata, pur andando a Messa “per tradizione”, ancora non vedevo Gesù, o meglio non sapevo, (non volevo) dove vederlo, come riconoscerlo. Ero “lontana”. Ma ci ha pensato la vita a mettermi più volte su strade dove Lui era particolarmente lì ad aspettarmi. Certo, potevo passar oltre, a testa bassa, chiusa nel mio dolore o difficoltà, concentrata solo sui pungenti sassi sui quali stavo camminando, ma la Grazia di Dio non ha mai smesso di bussare al mio cuore così sono andata più volte dal “Filippo” che in quel momento la Grazia mi faceva incrociare nella mia storia a chiedere “vorrei vedere Gesù, vorrei vedere la speranza, vorrei avere la forza, vorrei non avere paura, vorrei poter superare tutto questo.” E dalle cose solo concrete, cercare di passare ad una visione più alta, più decisiva per la mia vita, ad un modo di essere nuovo.
    “L’anima mia è turbata” molto mi ha consolato leggere queste parole. Anche Gesù era turbato, anche Lui non era spavaldamente baldanzoso nelle sue sicurezze. Anche Lui si chiede “cosa dirò? salvami da questa terrbile prova?” Quindi chi più di Lui può capire quando l’evento forte, talvolta terribile, che stiamo vivendo ci fa vacillare, quando la più forte richiesta è di essere liberati, salvati, di non non bere quel calice così amaro? Quante persone conosco e ho conosciuto sono state in questa domanda! Quante, in questo istante? La storia della vita di Chiara Corbello Petrillo testimoniata in “Siamo nati e non moriremo mai più” mi aveva profondamente colpito, vorrei dire inquietata, perchè lei aveva decisamente trovato la risposta “Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome”: la semplicità delle sue risposte ai vari eventi umanamente terribili, l’umiltà profonda nel continuare a stare nella Volontà di Dio, il riconoscere il turbamento della sua anima e il continuare, anche contro tutti, a rimettere tutto, assolutamente fiduciosa, nelle mani del Padre.
    Ma com’è difficile!! Sono ancora più vere le parole di M. Canopi “immergerci nel suo mistero di umiltà e di gloria malgrado la nostra incapacità a capirlo”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.