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“Li amò fino alla fine”. Spunti di riflessione sul Giovedì Santo 2018

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Eucaristia, sacerdozio e amore fraterno, secondo il cuore di Gesù, sono strettamente collegati, tanto che uno non può esistere senza gli altri.

Giovedì santo: solenne festa dell’Eucaristia; grande festa di ringraziamento per il dono dei sacerdoti e del sacerdozio; gioia e invocazione di autenticità nell’amore fraterno.

Eucaristia, sacerdozio e amore fraterno, secondo il cuore di Gesù, sono strettamente collegati, tanto che uno non può esistere senza gli altri.

L’Eucaristia, nella preghiera iniziale della santa Messa di questa sera, è stata definita come il nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale dell’amore di Cristo. Eucaristia e sacrificio; Eucaristia e banchetto di nozze di Cristo con l’anima di ogni credente e con la Chiesa intera. Il significato di cui la prima lettura ci offre solo un’ombra, attraverso il sacrificio dell’agnello, simbolo dell’innocenza, oggi si realizza come un memoriale. Questa parola difficile indica che non solo si ricordano degli avvenimenti, se ne fa memoria, magari ci si commuove davanti a ciò che è successo tanti anni fa; invece, si tratta di un avvenimento presente anche oggi, che ha valore anche per noi. Noi stessi siamo veramente presenti alla festa di inizio dell’Eucaristia; alla sorgente del servizio sacerdotale; alla fonte inesauribile dell’amore fraterno, che va oltre ogni nostra aspettativa.

Per il popolo ebraico la Pasqua indicava sia il passaggio dell’angelo che custodisce e preserva il suo popolo, sia l’attraversamento senza danni nella fuga dalla schiavitù d’Egitto, attraverso il Mar Rosso. Giovanni, nel vangelo che abbiamo appena letto, offre un significato totalmente nuovo: dal passaggio di liberazione materiale dall’Egitto al passaggio spirituale da parte di Gesù da questo mondo al Padre; il ritorno del Figlio – che in realtà non si era mai disgiunto – nel seno del Padre celeste. Il passaggio da un amore che i suoi amici potevano ancora aspettarsi (l’amicizia, le belle parole, forse addirittura i miracoli) ad un amore senza fine, senza limiti, tanto ampio da racchiudere tutto e tutti.

Ancora Giovanni ci stupisce e sembra cambiare di colpo le carte in tavola: si parte dal peccato nel mondo, di cui Giuda è soltanto un povero rappresentante; si continua con il mistero che sembra più oscuro, quello di cui non si parla perché troppo complicato: la Trinità. E si finisce con un grembiule indossato per lavare i piedi sporchi degli apostoli.

Dal male nel mondo e nella nostra vita, al mistero d’amore più grande che possa esistere, la Trinità, ad un gesto assolutamente inaspettato da parte del Signore, perché si tratta di un’azione normalmente compiuta dai servi.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II – a riguardo del fatto che ciascuno di noi, sacerdoti e laici, siamo inseriti quotidianamente, in ogni istante nel mistero dell’Eucaristia – afferma che “partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e culmine di tutta la vita cristiana, tutti i cristiani offrono a Dio la vittima divina (Gesù) e se stessi con essa” (Lumen gentium, 11).

Il sacerdozio. Ancora il Concilio di tutti i vescovi del mondo ci consegna il seguente messaggio: “Il dono spirituale che i sacerdoti hanno ricevuto nell’ordinazione non li prepara ad una missione limitata e ristretta, bensì a una vastissima e universale missione di salvezza, ‘ fino agli ultimi confini della terra ’ (At 1,8), dato che qualsiasi ministero sacerdotale partecipa della stessa ampiezza universale della missione affidata da Cristo agli apostoli. Infatti il sacerdozio di Cristo, di cui i presbiteri sono resi realmente partecipi, si dirige necessariamente a tutti i popoli e a tutti i tempi, né ammette limite alcuno di stirpe, nazione o età” (Presbyterorum ordinis, 10).

Dalla potenza del sacrificio e dell’amore senza confini del Signore la Chiesa viene fortificata, per poter superare con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà tanto interne quanto esterne, e per svelare fedelmente al mondo il mistero del Signore, anche se per ora i frutti non sono sempre visibili, fino al giorno in cui finalmente Gesù Cristo risplenderà nella pienezza della luce.

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