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In tutta la sua storia in Cina il Partito ha utilizzato famose personalità buddiste, pastori protestanti, vescovi per controllare le comunità religiose e piegarle ai suoi progetti.

Le storie di Zhao Puchu, Zhao Fusan, Li Chuwen, Jin Luxian. I timori sui possibili accordi per le nomine dei vescovi fra Cina e Vaticano.

 

Pechino (AsiaNews) – Personalità buddiste, pastori protestanti, studiosi, vescovi sono stati usati dal Partito comunista cinese (Pcc) per “infiltrarsi” nelle comunità religiose, controllarle e stravolgerle. È quanto mostra l’analisi offerta qui sotto da Lao Gao (non il suo vero nome), un laico cattolico della comunità non ufficiale, presentando alcune figure importanti nella storia del Pcc. Senza la pretesa di un giudizio storico definitivo, l’autore mostra compromessi e legami che hanno permesso a queste personalità folgoranti carriere. Va anche notato che per alcuni di loro, il massacro di Tiananmen è stato l’occasione per una rottura e la fuga. Lao Gao appare preoccupato dal procedere del dialogo fra Santa Sede e Cina sulle nomine dei vescovi. Egli sembra temere che un possibile accordo nasconda il disegno di Pechino di dominare la Chiesa mediante il potere di scegliere i candidati all’episcopato, senza quasi alcun limite posto dalla parte vaticana, creando una generazione di vescovi “opportunisti”, secondo una definizione usata da Benedetto XVI. Va anche detto che con i nuovi regolamenti sulle attività religiose, tutte le comunità sono chiamate a “sinicizzarsi” e a proclamare e sostenere il potere del Pcc.

 

Nella Repubblica popolare cinese, il Partito controlla tutto, specie le religioni, perché esse sono considerate antagoniste a tale potere: il Partito stesso si ritiene un dio molto esclusivo.

Per potere realizzare l’obbiettivo di indebolire e perfino eliminare le religioni, il Partito utilizza manovre senza scrupolo o principi, costringendo a strane alleanze membri importanti delle religioni.

Per quasi mezzo secolo, Zhao Puchu (1907-2000), uno dei più noti personaggi buddisti, è stato presidente dell’Associazione nazionale dei buddisti cinesi. Egli si è sempre comportato come un leader religioso insospettabile. In realtà, egli era iscritto al Partito, ma con una identità coperta. Ovviamente obbediva alle indicazioni dell’autorità del Partito, per sovvertire il buddismo dall’interno[1].

Il pastore protestante Zhao Fusan (1926–2015), direttore didattico del seminario delle Chiese protestanti di Pechino, si comportava come un bravo cristiano. Egli era anche molto apprezzato per la sua profonda conoscenza della Bibbia e la padronanza delle lingue. Durante la Rivoluzione Culturale, sotto tortura, rivelò alle Guardie rosse la sua identità di agente comunista infiltrato nel mondo protestante. Terminato il periodo della Rivoluzione Culturale, fu nominato direttore dell’Istituto delle religioni all’Accademia delle scienze sociali. Più tardi è divenuto segretario aggiunto del Comitato del Partito comunista cinese nell’Accademia delle scienze sociali, ovvero numero 2 di questo importante think-tank della Cina continentale. Nel frattempo, ha avuto la facoltà di esaminare – per conto del Comitato centrale del Pcc – i dossier segreti di tutte le religioni, in particolare, quelli delle confessioni cristiane. Nel 1989 ha criticato i militari per il massacro di Tiananmen ed ha vissuto fuori della Cina. A quel tempo egli era rappresentante del governo cinese all’Unesco. All’epoca, tale rappresentanza all’organismo Onu per la cultura era il centro dello spionaggio cinese in Europa. Dopo aver condannato il massacro di Tiananmen, egli è fuggito in Europa e poi negli Stati Uniti, dove è morto[2].

Un altro pastore protestante di Shanghai, Li Chuwen (1918-2018), è stato un comunista nascosto fino alla Rivoluzione Culturale. Negli anni ’80 venne nominato vice-direttore dell’agenzia nazionale di stampa Xinhua, ad Hong Kong, sede di spionaggio. Il suo diretto superiore era Xu Jiatun, già segretario del Partito del Jiangsu e membro del Comitato centrale del Pcc. La Xinhua di Hong Kong rispondeva direttamente al Comitato centrale del Pcc. Va detto che Li Chuwen ha avuto un compito importante nel rendere più tranquillo il passaggio di Hong Kong sotto la sovranità cinese[3].

Nel controllo delle religioni da parte del Partito vi sono anche esempi nel mondo cattolico. Il defunto mons. Aloysius Jin Luxian, già vescovo ausiliare di Shanghai, nel suo libro circa la sua vita personale rileva alcuni aspetti di sottomissione alle autorità del Partito[4].

Tempo prima del suo ritorno a Shanghai – su ordine del ministero della Pubblica sicurezza –  egli faceva il traduttore in un’agenzia a Baoding, a 140 km a sud di Pechino. Da lì, periodicamente, si recava a Pechino al Beijing Hotel (il più lussuoso albergo allora) per incontrare il direttore generale della Protezione politica del ministero della Pubblica sicurezza, ovvero la massima autorità della polizia politica su scala nazionale, quando non era ancora stato creato il ministero statale della Sicurezza.

Mons. Jin ebbe anche l’occasione di conoscere Ling Yun, allora vice-ministro dello stesso ministero, il quale diventò in seguito il titolare del ministero della Sicurezza, istituito nel 1983. Ovviamente questi incontri – anche con banchetti – rimanevano segreti e in luoghi riservati.

Proprio questi agenti segreti al massimo livello hanno presentato Jin Luxian all’Amministrazione degli Affari religiosi nel 1982, prima che Jin partisse da Baoding a Shanghai per essere rettore del Seminario interregionale a Sheshan (Shanghai). L’iniziativa di fondare il seminario è venuta da una decisione dell’autorità governativa e aveva l’obiettivo di formare preti che potessero proseguire l’edificazione di una Chiesa cinese indipendente.

Ciò spiega come mai, negli anni ’80, quando le frontiere cinesi erano quasi chiuse, Jin Luxian poteva andare all’estero e diventare il vescovo ufficiale di Shanghai. Tutto era programmato nell’ottica della sicurezza di Stato. Indubbiamente l’Autorità voleva utilizzare Jin Luxian come agente in veste di sacerdote e poi vescovo. Certo, tutto è anche dipeso dall’abilità intellettuale e dalla coscienza di questa eminente personalità.

Va anche detto che mons. Jin nella sua giovinezza, aveva ricevuto una solida formazione sacerdotale ecclesiale e ha trascorso diversi anni nel carcere comunista. Oggi più che in passato, per le autorità cinesi è forse più facile trovare qualche prete che si presti alla “collaborazione” e si offra come candidato all’episcopato. Non pochi seminaristi sono entrati in seminario proprio su ordine dell’autorità governativa.

Lao Gao (老高)

Maggio 2018

 


[1] Cfr. l’elogio che si fa di lui nell’articolo pubblicato sul Quotidiano del popolo (31/05/2000).

[2] Cfr. Gospel Times (ed. cinese) del 17/07/2015.

[3] Cfr. l’articolo dello Shanghai Observer (ed. cinese) del 12/04/2018, che esalta il suo contributo al Partito come “cellula nascosta”.

[4] In “The Memoirs of Jin Luxian” 绝处逢生: 金鲁贤回忆录上卷 (1916-1982), lui stesso ricordava la serie dei suoi contatti con alti funzionari del ministero della Sicurezza pubblica. Cfr. pag. 179 e segg. (edizione in cinese).

 

 

Fonte: http://asianews.it/notizie-it/Come-il-Partito-comunista-cinese-controlla-le-religioni-43899.html

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