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Ratzinger disse “no” al creazionismo: «l’evoluzione è una conquista della scienza»

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L’idea pre-darwiniana secondo cui «ogni singola specie» è «un dato della creazione, che grazie all’opera creatrice di Dio esiste sin dal principio del mondo accanto alle altre specie come qualcosa di unico e di diverso», è una visione che «contraddice l’idea dell’evoluzione e oggi è diventata insostenibile». Ad affermarlo, nel lontano 1969, uno dei più importanti teologi cattolici: Joseph Ratzinger.

Si tratta di una poco conosciuta lezione pubblicata in una raccolta di saggi intitolata Wer ist das eigentlich – Gott? (München 1969) e rivela, forse meglio di tanti altri suoi interventi sul tema, che la Chiesa cattolica non è affatto nemica della teoria di Charles Darwin (seppur lo è di una sua interpretazione filo-ateista, il neodarwinismo filosofico).

Proprio il naturalista inglese è l’oggetto di riflessione del teologo Ratzinger, il quale «scatenò una rivoluzione dell’immagine del mondo non inferiore a quella che per noi si lega al nome di Copernico». Innanzitutto perché «la teoria del fissismo della specie» che «considerava ogni singola specie come una realtà creata da Dio fin dall’inizio del mondo, esistente come qualcosa di separato e distinto da tutte le altre specie […] non è conciliabile con quella evoluzionistica e che questo aspetto della fede di altri tempi non è oggi più sostenibile».

Questa chiarificazione, tuttavia, «non è ancora sufficiente per spiegare il concetto di creazione». La quale, se correttamente interpretata non è affatto in contraddizione con la selezione naturale darwiniana: «la fede nella creazione si pone il problema del perché qualcosa esiste al posto del nulla; la teoria dell’evoluzione si domanda invece perché esistano proprio queste cose e non altre. In termini filosofici si potrebbe dunque dire che l’evoluzionismo rimane sul piano fenomenologico, occupandosi delle singole realtà concrete, mentre la fede nella creazione si muove sul piano ontologico, contempla il miracolo dell’essere, nel tentativo di cogliere il fondamento che sta dietro alle singole cose e di arrivare al mistero di questo “essere” comune a tutte le realtà». Così, sottolineò magistralmente Ratzinger, «la fede nella creazione riguarda la differenza tra il nulla e l’essere, mentre la teoria nell’evoluzione vuole spiegare la differenza tra i diversi esseri».

La presa di distanza del futuro Benedetto XVI dal creazionismo biblico, oggi ancora sostenuto dal mondo protestante e, purtroppo, anche da qualche cattolico, è netta: «è stato eliminato dalla teoria dell’evoluzione. Il credente deve perciò accettare le conquiste della scienza ed ammettere che la maniera in cui egli si era immaginata la creazione, apparteneva ad una concezione prescientifica del mondo, diventata oggi indifendibile»L’interpretazione letterale delle Scritture, danneggia «la comprensione della trascendenza della parola di Dio rispetto a tutte le sue singole forme espressive». Anche l’evoluzione dell’uomo non è più smentibile: «o tutte le singole cose sono prodotto dello sviluppo, e quindi lo è anche l’uomo, oppure non lo sono. Quest’ultima (opzione) è fuori discussione, quindi rimane la prima».

Anche Ratzinger, come il biologo Stephen Jay Gould, propose di separare le due sfere: «la dottrina dell’evoluzione non può assolutamente incorporare la fede nella creazione. In questo senso essa può giustamente indicare l’idea della creazione come inutilizzabile per sé: non può stare fra i materiali positivi alla cui elaborazione essa è vincolata per metodo». Dall’altra parte, però, l’evoluzione biologica «deve lasciare aperta la domanda se la problematizzazione della fede non sia legittima e possibile per sé. A partire da un certo concetto di scienza, al massimo la può vedere come extrascientifica, ma non può vietare per principio alcuna domanda sull’uomo che si rivolga alla questione dell’essere come tale. Al contrario, tali domande ultime saranno sempre indispensabili per l’uomo che vive faccia a faccia con l’Ultimo e non può essere ridotto a ciò che è documentabile scientificamente».

La questione più interessante, allora, è capire se la fede nella creazione può «assumere in sé l’idea dell’evoluzione come un di più oppure se al contrario questa contraddica il suo fondamento». La domanda posta da Ratzinger è: «la rappresentazione di un mondo in divenire è conciliabile con l’idea biblica fondamentale della creazione del mondo da parte del Verbo, con il ricondurre l’essere al senso creatore? L’idea dell’essere espressa nella Bibbia può coesistere con quella del divenire elaborata dalla teoria dell’evoluzione?». Già per i Padri della Chiesa, in realtà, «l’immagine biblica del mondo, così come essa si esprime nei racconti della creazione del Vecchio Testamento, non era affatto la loro. In sostanza appariva antiscientifica a loro tanto quanto a noi».

Arrivando alle conclusioni: «la creazione non è un principio lontano e nemmeno un principio suddiviso in più stadi, bensì coinvolge l’essere contingente e l’essere in divenire: l’essere contingente è abbracciato nella sua interezza dall’unico atto creatore di Dio, il quale gli dà nella sua divisione la sua unità, in cui contemporaneamente consiste il suo essere, che non è misurabile per noi, perché noi non vediamo il tutto, anzi noi stessi siamo solo sue parti. La creazione non è da pensare secondo lo schema dell’artigiano che realizza oggetti di ogni sorta, ma nella maniera in cui il pensiero è creatore». Il pensiero di Ratzinger, così, si avvicina a quello del gesuita Teilhard de Chardin, per il quale «la materia rappresenta un momento nella storia dello spirito. Questa però è solo una diversa espressione dell’affermazione che lo spirito è creato e non è puro prodotto dello sviluppo, anche se si manifesta alla maniera dell’evoluzione. La comparsa dello spirito significa piuttosto che un moto progressivo raggiunge la sua meta stabilita».

Come dunque interpretare l’inizio dell’umanità in Adamo ed Eva, secondo il racconto biblico? «Adamo significa ognuno di noi», rispose Ratzinger. «Ogni uomo è in rapporto diretto con Dio. La fede afferma sul primo uomo nulla di più che su ciascuno di noi e viceversa su di noi nulla di meno che sul primo uomo. Ogni uomo è più che un prodotto di disposizioni ereditarie e ambiente, nessuno è solo risultato dei fattori calcolabili del mondo, il mistero della creazione sta sopra ognuno di noi». Così, a proposito del “primo uomo”«L’argilla divenne uomo nell’istante in cui un essere per la prima volta, anche se ancora in modo confuso, riuscì a sviluppare l’idea di Dio. Il primo “tu” che fu pronunciato – balbettando come sempre – nei confronti di Dio dalle labbra dell’uomo, indica l’istante in cui lo spirito era nato nel mondo. Qui fu attraversato il Rubicone dell’umanazione». E, tuttavia, «l’istante dell’umanazione non può essere fissato dalla paleontologia: l’umanazione è l’insorgenza dello spirito, che non si può dissotterrare con la vanga. La teoria dell’evoluzione non annulla la fede, e nemmeno la conferma. Ma la sfida a comprendere meglio se stessa e ad aiutare in questo modo l’uomo a capire sé e a diventare sempre più quello che deve essere: l’essere che può dire tu a Dio per l’eternità».

 

Foto: (Photo by Grzegorz Galazka/Getty Images)

 

Autore: La Redazione di Unione Cristiani Cattolici Razionali

 

Fontehttps://www.uccronline.it/2018/09/05/ratzinger-contro-il-creazionismo-levoluzione-e-una-conquista-della-scienza/

Benedetta Frigerio: A Los Angeles, prete sospeso dopo un’omelia magistrale sugli abusi

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Le parole che tutti vorremmo sentire pronunciate da un sacerdote americano sull’azione di Dio nella vicenda degli scandali: dopo aver chiarito che la Chiesa resta pura ma «è stata tradita» e perché non fuggire ma essere contenti di quanto sta accadendo, spiegando ai laici come fare la loro parte, è stato cacciato dalla diocesi. La sua colpa? Non fare silenzio, come piacerebbe a chi ha coperto abusi e menzogne.

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Flora Gualdagni: Lettera a una persona consacrata

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Tratto da: Casa Betlemme, “I quaderni di spiritualità betlemita” (quaderno n. 8 – 8 dicembre 2015)

di Flora Gualdani

Amico/a che hai avuto il dono della chiamata ad una consacrazione verginale, ascoltiamo insieme: l’insegnamento della Chiesa circa la sessualità.

La Chiesa ci dice che la sessualità è dono di Dio ed è forza positiva e preziosa.

Ma che non va dimenticata la fragilità umana dovuta al peccato. Fragilità che risente anche di condizionamenti negativi vari. Inoltre la Chiesa ci insegna che la Grazia di Dio rende possibile vivere castamente. Castità che non equivale a repressione dell’amore, ma ne è la custodia, la difende dall’egoismo e dall’aggressività per farne dono. Dono che richiede autodisciplina, sacrificio, che fanno armonia tra volontà e Grazia.

San Giovanni Paolo II nel 1984 disse ai sacerdoti:

«…sarebbe un errore gravissimo concludere da ciò che la norma insegnata dalla Chiesa è in se stessa solo un ideale che deve poi essere adattato, proporzionato, graduato alle – si dice – concrete possibilità dell’uomo. Ma di quale uomo si parla? Dell’uomo dominato dalla concupiscenza o dell’uomo redento da Cristo?».

E sempre il nostro santo papa nel 1987 costatava che anche nella comunità cristiana si sentono voci che mettono in dubbio la verità stessa dell’insegnamento della Chiesa.

 

Sappiamo che:

la sessualità è radicata nell’essere dell’uomo.

L’uomo è creato ad immagine di Dio, maschio e femmina, per rispondere alla fondamentale vocazione della persona, cioè l’amore e la vita, da realizzare nel matrimonio o nella verginità consacrata. Due strade parallele che si sostengono a vicenda e portano alla stessa meta.

La verginità consacrata è, nell’offerta, unita ad ogni fecondità e ad ogni sforzo per la fedeltà e fecondità matrimoniale.

Il vergine consacrato, assumendo la sua sessualità oblativa, completa l’amore di coppia nella trascendenza.

In entrambe le vie unico fine è l’amore, unico mezzo è il corpo animato – sessuato.

Per la pienezza e la gioia di ogni vocazione è necessaria la conoscenza dell’armonia tra teologia del corpo e sacralità della fisiologia riproduttiva.

Nella donna consacrata la conoscenza dei metodi diagnostico naturali di fertilità aiuta a vivere una scelta verginale partendo dalla natura.

Capire quale è la fase fertile e le fasi non fertili del ciclo mensile, nel variare ormonale, porta a constatare gli effetti psicologici connessi con il cammino spirituale conseguente. Ciò è basilare anche per una serena vita comunitaria.

 

In Mulieris dignitatem si legge: «la Grazia non mette mai da parte la natura né la annulla, anzi la perfeziona e nobilita»

Sì, la Grazia non altera la natura, né si sostituisce ad essa, ma la porta a compimento, sia nel matrimonio che nella consacrazione verginale maschile o femminile.

Corpo ed anima sono un tutt’uno, un “sinolo”, direbbe Aristotele. L’uno non è contrapposto all’altro.

Col corpo si esprime l’anima e le realtà dell’anima si vivono in un corpo. Il “soma” non è un vestito sulla persona. La persona è unità di spirito e corpo per cui si ama con tutta la persona, non soltanto con una parte di essa.

Fisiologia del corpo e mistica sono un’armonia.

Ci è dato un corpo con le sue leggi naturali per vivere una sessualità verginale feconda ed equilibrata, che trascende la natura con l’opera della Grazia.

Il voto di verginità è cosa bella, affascinante, ma chiede di essere vissuto nel segno della Croce. Abbracciato alla Croce a condivisione e imitazione di Cristo, il Vergine per eccellenza.

Unico modello resta Betlemme, la casa dei vergini: Gesù, Maria e Giuseppe.

 

Non va dimenticato che la verginità è fragile, occorre vigilare. Vigilare sempre. Siamo tutti e sempre fragili.

Anche se oggi per certa teologia ci sono gli atti “pre-morali” di genere vario (per esempio la masturbazione) che non andrebbero considerati peccato. Ma non è la coscienza dell’uomo che ha il diritto di dettare la norma. La libertà umana, per vivere bene, deve sottomettersi alla Verità cioè alla legge di Dio: chiara ed esigente. Il VI comandamento dice di non commettere atti impuri. Gesù nel Vangelo è ancora più severo: “… chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” (Mt 5,28). A chi obiettasse che Gesù, nelle beatitudini, si concentra sulla purezza del nostro cuore (Mt 5,8), io domando: come è possibile conservare la purezza del cuore mentre commetti atti impuri? Ritorna qui il concetto del “sinolo”: i nostri atti sono conseguenza di desideri, le nostre intenzioni provocano gli atti e li sostengono.

Occorre la purificazione dei sensi.

I genitali li comanda la ragione che passa dal cuore e parte dagli occhi. Questo vale specialmente per gli uomini. Per gli uomini di tutti i tempi: per quelli dell’epoca di internet come per quelli dell’Antico Testamento. Anche il grande re Davide, infatti, senza custodire il suo sguardo desiderò una donna altrui finendo per compiere prima un adulterio e poi un omicidio.

Bisogna ricostruire il senso del peccato e imparare il dominio di sé. Si può rischiare di cadere nell’arte del “paravento” cioè: copro (scuso) te per parare me. Ma questa non è carità. E’ la strategia del buonismo che lascia imputridire la piaga, moltiplicando lo scandalo. Nella mia professione sanitaria ho imparato che le ferite vanno fatte sanguinare: soltanto così il tessuto granuleggia e quindi cicatrizza. Ma questo vale anche per la purificazione del corpo ecclesiale: è bene che i bubboni della Chiesa scoppino.

Bisogna avere molta cura del pudore: del corpo, della fantasia, della parola.

Pudore che va conservato sempre, in pubblico ma anche nella solitudine.

E’ premessa indispensabile per vivere casti.

 

Pongo una domanda:

Quale verginità oggi in una cultura post-sessantottina?

Oggi nell’attacco ai valori non negoziabili – quali: la vita, la famiglia, la morale – anche la verginità ne è inquinata. È inquinata dalle ideologie che Giuliano Ferrara definiva una falsa coscienza della realtà.

La verginità viene ridicolizzata e banalizzata nella società in genere, ma a volte anche dentro la Chiesa.

È inquinata dall’epidemia del vizio che dilaga. Si canta il vizio e si divulgano omosessualità e altro quali necessità di libertà. In certi asili si insegna la masturbazione come gioco. Si vogliono educare i bambini alla raccolta differenziata ma si insegna loro il sesso indifferenziato, togliendo fiocchi rosa e celesti.

È una società che alimenta tutti i vizi come fossero conquiste. È la triplice alleanza: soldi (tanti soldi), sesso sfrenato, successo impazzito. Sono le “3S” che al loro apice hanno fatto crollare ogni impero nella storia: egizio, romano, greco. Così è oggi, una società decadente vicina al crollo.

Ma la verginità non perde il suo valore.

In questo contesto, affinché la verginità torni a risplendere, occorrono dei passaggi obbligati, da affrontare con tanta fiducia e serenità.

È sempre possibile riconquistarla: perché il cuore dell’uomo conserva la nostalgia del bene e del bello, ed ha il libero arbitrio. Ma soprattutto c’è l’opera della Grazia che non ci abbandona mai.

Essere verginalmente consacrati non è essere angelicamente vergini, né tantomeno è essere confermati in verginità da un voto; ma è scegliere di essere volutamente vergini, e questo anche per chi arriva da sentieri più o meno tortuosi.

Nelle mie lezioni alle persone consacrate spiego loro che sarebbero delle illuse se pensassero che portare un abito le preserva dalla concupiscenza.

Un vizio è più facile non prenderlo che toglierlo.

È vero che il vizio indebolisce, ma l’inesperienza per rinunzia incuriosisce e la verginità è fragile: istintivamente è contro natura ma con la Grazia – lo ripeto – essa porta a compimento la natura, basta vedere e ammirare nella storia la fioritura di grandi figure di santi e non. Figure che restano feconde anche dopo la morte, perché la fecondità verginale non è limitata nel tempo ma continua anche nell’oltre.

Sempre il cammino è faticoso per tutti: c’è il peccato originale. Il bene è bello, ma costa caro. La verginità è esigente: o tutto o niente. Ha valore ed è tale se è totale. Non puoi dare da una parte e poi riprendere dall’altra con angoletti sotto chiave: “questi me li riservo per ora…”. NO!

Qui c’è l’apparenza, non la sostanza, e la verginità diventa sale scipito.

A che serve? A null’altro che ad essere gettato.

La castità non è for decoration. Per tutti è sostanza, è vita, è radice della fedeltà dove si impiantano i valori non negoziabili.

In questa cultura che esalta la libertà del piacere e cerca di cancellare ogni legge morale, regalando la schiavitù del sesso, occorrono – come dicevo – alcuni passaggi obbligati.

Oggi cioè va ricostruita una verginità psicologica, razionale, affettiva e della prassi.

 

Sono quattro passaggi obbligati. 

Spesso il rifiuto è psicologico-istintivo, poi razionale-volitivo e quindi diventa non adesione del cuore, che porta al disordine nella prassi.

Disordine coinvolgente tutta la persona e chi le sta vicino.

È piaga infetta e infettante che diventa pandemia.

Per risalire è necessario:

 

  1. Un primo passaggio: tornare a credervi, a credere al suo valore, valore basilare e non banale. A desiderarla fortemente.

Va analizzato il perché del rifiuto, del blocco. Un pò di psicanalisi e di psicologia, con tanta preghiera, sono utili. A volte può esservi la paura che senza vizietti diventi insipida la vita.

Forse ci sono sensi di colpa, tarli, che rodono perché non sono stati trasformati nel positivo dell’umiltà. Va ritrovato il senso del peccato, dove domina l’amore misericordioso. Col sacramento della confessione si è perdonati e capaci di perdonare se stessi. Con una intelligente direzione spirituale si ricostruiscono fratture doloranti.

È un cammino psicologico verso la verginità riconquistata.

 

  1. Secondo passaggio: aspetto razionale-volitivo. Tornare a volerla.

Impegnare la volontà con preghiera e digiuno personalizzato, condividendo il cammino con altri nell’offerta dello sforzo, anche per chi non ce la fa. Occorre attenzione. Attenzione-vigilanza.

Occorre sì preghiera e digiuno personalizzato, ma anche pudore e prudenza per se stessi e per non provocare altri. Non troppo cameratismo per essere moderni e simpatici: è fatica ma dobbiamo offrire questo sforzo per le devianze nella Chiesa.

Bisogna amare le persone fuori strada, ognuno ha i suoi tempi di recupero. Ed è sempre il tempo giusto per ripartire. E se qualcuno prega, il bene arriva. Dilaga.

È la volontà il punto di partenza e di arrivo. Qui può nascere un’obiezione: “se uno non ce l’ha la volontà, come se la dà?” (don Abbondio).

Prega e digiuna, e ti verrà data.

Ogni piccolo fioretto rafforza la volontà e libera dal velenoso affetto verso il peccato. Finché vi rimarrai affezionato, non potrai essere liberato.

Ripartire sempre dalle macerie e guardare avanti. Tempeste, bufere, fragilità, vizi, errori cocenti, memorie dolorose: a Gesù nulla fa problema. Lui scende con il cuore sulla miseria.

Dopo il temporale, il verde è più verde. E’ terso. Diventa radioso. Ma volere, fortemente volere (santa Caterina).

È un bene troppo prezioso per non proteggerlo.

 

  1. Terzo passaggio: tornare ad amarla la verginità.

Ogni sforzo per conquistarla e per mantenerla fa bella la vita. Altro che vita “insipida” senza i vizietti!

Ti regala una vita libera da schiavitù. E ti par poco essere libero?

È la gioia la nostra vera storia!

Dobbiamo restituire limpidezza al volto della Chiesa che è madre vergine. E se non è vergine non è neanche madre. Il volto della Chiesa, oggi sempre più sfigurato dall’impurità dei suoi ministri.

 

  1. Quarto ed ultimo passaggio: scoprire la gioia della feconditàcrescente nel cammino verginale.

Verginità consacrata è scegliere liberamente di volere essere sposo/a di Gesù, di essere padre-madre con una fecondità come la sabbia del mare, di essere fratello-sorella universale nella Chiesa di Cristo: tre realtà che la morte non distrugge. È scoprire come il restare fedeli dia senso al vivere e pace al morire.

Non la scienza, non le acrobazie personali, non la teologia, né i meriti personali, ci salvano, ma Gesù fatto carne della nostra carne. Lui, il nostro amato Salvatore, è buono, è veramente buono e porta a compimento l’opera sua. È fedele anche nelle nostre infedeltà.

Siamo opera sua, non c’è da temere.

 

È Lui l’uomo che attendiamo presso la piscina probatica,

perchè ci immerga nelle acque della salvezza”.

                                                  (sant’Ambrogio)

 

È Lui il sole sfolgorante di Pasqua.

Che fa risuonare il cielo di canti,

dove tutto esulta di gioia.

Si, il Signore è veramente risorto.

In Lui siamo già risorti, Osanna!

Una vita nella fedeltà (pur faticosa)

è terminare l’esistere in un oceano di luce

dove un grande portone si spalanca

e fiori guizzanti come fiammelle

fanno radiosa ogni lacuna.

Un lampo, e la nostra vita sarà un giardino profumato.

Ma che spettacolo quel passaggio,

Alleluia Alleluia!

 

 

E per chi vuole, qualche consiglio spicciolo…

È la preghiera che fa i vergini e fa tradurre il sacrificio in dono.

La preghiera dà:

  • la necessaria prudenza e l’indispensabile pudore;
  • aiuta ad evitare contatti fisici-abbracci pericolosi;
  • aiuta ad avere attenzione alle amicizie spirituali a fin di bene, che possono finire male;
  • fa usare il termometro del cuore, cioè fa controllare la fantasia al risveglio e al pre-sonno;
  • aiuta inoltre a controllare il 90% dei pensieri giornalieri devianti;
  • abbassa i fuochi nascenti degli innamoramenti.

 

Se la preghiera e i fioretti sono attivi, i gesti semplici salvano la vocazione.

Gesti come:

  • un passo indietro per prudenza;
  • un fioretto per chi ci è antipatico;
  • una paziente iniziativa di perdono;
  • un gioire per il bene altrui e per le umiliazioni personali “pizzichine”;
  • un’offerta frequente delle “3P”: pene, peccati, povertà e fatiche varie;
  • una giaculatoria, ripetuta.

 

E grati di questo nostro nulla, dove Gesù opera come vuole.

La verginità: un modo per vivere la Passione di Cristo ed essere Chiesa viva-feconda.

La verginità è opera della Grazia, non dell’uomo.

Gloriosa è la donna che ha generato nello spirito”(Aut.)

La nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo, a farci rivestire in tutto “nel corpo e nello spirito di colui nel quale siamo morti, siamo stati sepolti e siamo risuscitati

(San Leone Magno, papa)

 

Il mio corpo, consacrato per la vita,

partorisce nel travaglio.

Il travaglio è legge di natura e di Grazia.

 

Fontehttps://costanzamiriano.com/2018/08/30/lettera-a-una-persona-consacrata/

Costanza Miriano: La Chiesa ha un problema con l’omosessualità, solo dopo con la pedofilia

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La questione della pedofilia nella Chiesa – tornata prepotentemente alla ribalta delle cronache  – è in realtà solo la punta dell’iceberg. La Chiesa ha un problema ben più grave – e rispetto al quale la pedofilia è un effetto (per altro assolutamente marginale stando ai casi realmente accertati a confronto con la valanga di denunce spesso rivelatesi infondate ma nel frattempo cavalcate ad arte dai media compiacenti per aumentarne l’eco scandalistica) – con l’omosessualità.

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Istituto Salesiano Bearzi di Udine: scuole aperte 2018-2019

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BEARZI – SCUOLE APERTE

L’opera salesiana di Udine
Il Bearzi di Udine è un’opera educativo-pastorale che cerca di vivere la passione di don Bosco per i giovani nella convinzione che in ogni giovane c’è un sogno, un desiderio di bene, una ricerca di senso, una voglia di vivere che va coltivata e fatta crescere.

Il Bearzi vuole aiutare i giovani ad avere uno sguardo buono sull’altro, a saper cogliere in ogni persona e in ogni avvenimento quella bontà che salverà il mondo attraverso un’azione educativa che si compie quando accende sguardi colmi di passione capaci di ardere nei bracieri del quotidiano. Il Bearzi vuole educare il cuore dei giovani affinché scoprano che solo una vita donata restituisce quel senso a cui anelano. Come don Bosco ci spendiamo per far cogliere la presenza e l’azione buona di Dio nella trama della propria storia.

SETTORI – Scopri le nostre scuole

 

Le DATE di Scuola Aperta 

Sabato 10 Novembre dalle ore 14.30 alle 17.30

Domenica 11 Novembre dalle ore 14.30 alle 17.30

Sabato 24 Novembre dalle ore 14.30 alle 17.30

Sabato 15 Dicembre dalle ore 14.30 alle 17.30

Sabato 19 Gennaio dalle ore 14.30 alle 17.30

NOVITA’ 2018/2019

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