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Roberto Lovattini insegna in una elementare di Piacenza. I suoi alunni sono capaci di scovare il lato buono anche in un necrologio. Un gioco che «apre la mente»

Ma come si fa a trovare il lato positivo persino leggendo di una catastrofe? «Facile, basta guardarsi intorno». Ormai viene naturale agli alunni di Roberto Lovattini, insegnante alla Elementare «Caduti sul lavoro», quarto circolo didattico di Piacenza, «perché qualcosa di buono c’è sempre, un gesto, uno scatto di umanità che travalica il male, il dolore». Il maestro – che quando entra in classe li saluta chiedendo: Che buone notizie avete da darmi? – ne è talmente convinto che una volta li ha provocati a cercare il buono in un necrologio. «Marito e moglie avevano perso la vita in un incidente. Nell’articolo che ne parlava, i miei ragazzi hanno colto al volo la cosa bella: il grande esempio di umanità che questa coppia ha lasciato». Sono più di vent’anni che Lovattini, 60 anni, quasi due terzi in cattedra (suo faro guida Mario Lodi, che ha conosciuto), manda i bambini a caccia di notizie positive, fermamente convinto come Gianni Rodari (che cita) che «devono fare scorta di positività, è fondamentale perché nella vita tornerà loro molto utile».

Nessun buonismo

Ben lungi da facili buonismi e mielosità: «Non si tratta di nascondere la realtà. In questi anni ho sempre lavorato cercando di fare in modo che i bambini fossero immersi non in un improbabile Eden, ma in un ambiente nel quale le notizie e le azioni positive fossero valorizzate». In quest’ottica ne ha cresciuti almeno tre centinaia, collezionando un’infinità di pensieri che danno la carica con il buon esempio. «E aprono la mente anche a noi adulti» sottolinea, convinto che potrebbe funzionare anche un Punto d’ascolto per adulti dove la gente possa portare la buona notizia quotidiana. Entrati a pieno titolo nella «redazione» delle 100 classi italiane della goodnews community “The Bright Side”, i piccoli reporter collaborano su web con il TG delle Buone Notizie e di germogli di cittadinanza attiva riempiono la Scatola della Positività, convinti, come scrivono, che «le notizie positive sono molto belle perché ti fanno diventare sereno…sono come una cascata di colori brillanti… aiutano tante persone a migliorare se stesse e a migliorare la propria vita… Se tutti conoscessero le notizie positive le potrebbero fare…Quando uno è triste legge le notizie positive e gli sembra di vivere nel mondo positivo». Ne hanno inviate anche a Radio24 che le ha mandate in onda e a Natale ne ha messe in calendario una per ogni giorno dell’Avvento.

L’entusiasmo degli alunni

L’entusiasmo è palpabile persino tra i più timidi e ritrosi, tanto da voler andare oltre e diventare anche attori di buone pratiche: «Quando c’è stato il terremoto in Equador, hanno voluto scrivere un racconto e in collegamento Skype l’hanno letto ai coetanei di una scuola di laggiù per fare loro coraggio». Hanno ideato uno spot per l’ambiente e spedito una lettera al governo per proporre un ministero della pace. Strumento principale dei messaggi è il giornalino di classe che distribuiscono nel quartiere. Raccontano storie di accoglienza, amicizia, di impegno per l’ambiente e di solidarietà. «È importante – conclude Lovattini – che scrivano sapendo di essere letti, per capire che scrivere serve a comunicare, a incidere sulla realtà. Bisogna portarli oltre il tema in classe, uscire dalla consuetudine».

 

Autore: Tiziana Pisati

Fonte: © RIPRODUZIONE RISERVATA https://www.corriere.it/buone-notizie/18_settembre_14/maestro-piacenza-bright-side-buone-notizie-bambini-80fdcd2a-b7ec-11e8-8fbd-39c98a543a2e.shtml
14 settembre 2018 (modifica il 14 settembre 2018 | 09:30)

One Comment

  1. Bellissimo questo “programma” che certamente è un “fuori-programma” (o anti-programma?) di quello ministeriale. L’altra sera, nelle chiaccchiere post-cena a casa della gran bella famiglia dei vicini, mentre i cinque figli guardavano i cartoni animati, i discorsi sono transitati anche sull’informazione di stampa a televisione. Tutti concordi nel denunciare la pressochè totale comunicazione di notizie catastrofiche o cruente, con particolare attenzione ai dettagli violenti, a scene di panico, dolore, e quanto altro ben conosciamo (dal crollo del ponte di Genova all’esplosione della cisterna, tanto per citate i due fatti più eclatanti dei mesi estivi) che alimentano un voyeurismo collettivo che a mio parere non porta da nessuna parte e che anzi appensantisce gli animi dei singoli e quindi l’intera società. Abbiamo notato l’assenza di notizie positive, fatti belli o buoni, presentazione di testimonianze edificanti che portano valori in particolare per le nuove generazioni. Alcuni anni fa, durante la conferenza di un giornalista della stampa locale, gli ho posto proprio un paio di domande su questo argomento. Alla fine del suo panegirico, gli ho suggerito la risposta: è perche le buone notizie non vendono, mentre qualle brutte, crudeli, cruente, vi fanno stampare anche una seconda edizione? Quel giornalista, davanti all’assemblea che si aspettava una sua sincera risposta (ne sarebbe stato capace visto il mestiere che fa?) ha confermato questa motivazione prettamente commerciale. Grazie di cuore, quindi, da parte mia a questo insegnante che sta davvero educando i suoi giovani allievi a pensare con la propria testa, a vedere il bello anche nelle situazioni più difficili o dolorose, a cercare il positivo e non solo la parte negativa di quanto viviamo. Indubbiamente li aiuta a vedere Dio anche là dove tutti gli altri non lo vedono o lo negano.

    annalisa

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