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Dal Libro della Sapienza

«Pregai e mi fu elargita la prudenza,
implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento»

 

Cosa è veramente, concretamente importante o decisivo nelle scelte mie, della mia famiglia?

 

Ritornello al Salmo Responsoriale

«Saziaci, Signore, con il tuo amore: gioiremo per sempre»

 

Sono profondamente contento/a? Della mia famiglia, del mio essere cristiano, della mia comunità...?

 

Vangelo (Mc 10,17-30)

«In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà»

 

Cento volte tanto... l'incommensurabile, la vita eterna. Chissà se le Letture di oggi ci infonderanno un po' di coraggio per una radicalità che non delude...

One Comment

  1. Scrivo con una mano sola, l’altro braccio è bloccato da un tutore a seguito di un intervento chirurgico. Ascolto il Vangelo che parla di ricchezze, di beni materiali, di attaccamento a tutto ciò che poi, alla fine, dovremo lasciare qui. E sorrido della “stupidità” umana, della mia stupidità. Penso che il Signore mi ha davvero amata, perchè mi ha pensata povera, rispetto agli standard della società consumistica occidentale odierna: un normale stipendio (mi accorgo che già questo è una enorme ricchezza!) con il quale pagare il mutuo e le bollette e provvedre a due figli. Molto mi è stato donato. Nulla ci è mai mancato, abbiamo avuto l’abbondanza. Per cui mi rendo conto che non sono poi così attaccata alla casa (che pure curo e amo), alla mia bigiotteria, alla macchina (anche se è indispensabile), con presunzione mi sentirei pronta a lasciare tutto. E allora in quale ricchezza riposa il mio cuore di carne? Una fitta alla spalla mi scuote dalla vanagloria nella quale mi stavo crogiolando al pensiero di non essere proprio come quel bravo giovane del Vangelo. Oggi sono povera anche di salute, di autonimia, di autosufficenza…dipendo da chi mi deve vestire, far da mangiare, accompagnarmi a visite e terapie……Mi rendo ancora più conto che la salute, che riteniamo un nostro sacrosanto diritto, è un incommensurabile dono di Dio. tanto prezioso quanto dato per scontato. Sono pronta a lasciare la salute e tutte le sue innumerevoli belle e buone conseguenze? Gesù, posando il suo sguardo su di me e amandomi, mi dice: “lascia e seguimi” Sono e sarò anche nella vecchiaia in grado di farlo? O mi farò scura in volto e diverrò triste per la scelta? Mi colpisce la parola “triste”: se lascio Gesù diventerò triste, anche se ricchissima di salute. E questa è la scelta per la vita eterna: la tristezza oppure la gioia. Ricordo che Giobbe dice di aver visto, conosciuto, Dio nella sofferenza. “Solo quello che costruisce e libera l’essere umano redime. ….Lo fa invece, il modo in cui ciascuno cerca di umanizzare (di più, cristificare o divinizzare) la propria vita dentro le sue sofferenze. E questo grazie a Dio e con Dio……Dio ama ricevere la fede, la speranza, l’amore, l’umiltà, la pazienza al centro delle nostre sofferenze.” (P. Mojoli “Come cera in mano a Dio”) Mi viene chiaramente indicata la strada da seguire. Il dono di sè che porta all’abbandono tra le braccia di Dio. “Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.”
    A.L.

    Annalisa

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