2 novembre 2018

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Creare nel corso dell’anno un’occasione per pensare religiosamente, cioè con fede e speranza, alla propria morte e spezzare la congiura del silenzio riguardo a essa.

2 novembre 2018

Commemorazione dei fedeli defunti

Sussidio domenicale per i catechisti

a cura di Marco Bardazzi.

 

Prima LetturaAp 7,2-4.9-14

Salmo ResponsorialeSal 23

Seconda Lettura  – 1Gv 3, 1-3

Vangelo – Mt 5, 1-12a

 

Il contesto

La Commemorazione dei defunti (in latino Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum, ossia Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti), chiamata anche Giorno dei Morti, è una ricorrenza della Chiesa cattolica, celebrata il 2 novembre di ogni anno.
Risale a sant’Odilone di Cluny l’avere stabilito nel 2 novembre, con la riforma cluniacense, il giorno di commemorazione dei morti per i suoi monaci; successivamente questa festa fu estesa a tutta la Chiesa Cattolica. Si iniziò a celebrare la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, anche a Roma, dal sec. XIV (1311).

Nel contesto delle celebrazioni liturgiche nel giorno della Commemorazione dei fedeli defunti, si celebrano tre messe.

Il privilegio delle tre Messe al 2 novembre, accordato alla sola Spagna nel 1748, fu esteso alla Chiesa universale da Benedetto XV nel 1915. Si è voluta così sottolineare una grande verità, che ha il suo fondamento nella Rivelazione: l’esistenza della Chiesa della purificazione, posta in uno stato intermedio tra la Chiesa celeste e quella ancora in itinere. Stato intermedio ma temporaneo, “dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno”, secondo l’efficace immagine dantesca. Nella prima lettera ai Corinti S. Paolo usa l’immagine di un edificio in costruzione.
Scopo della commemorazione di tutti i defunti in passato era quello di suffragare i morti; di qui le Messe, la novena, l’ottavario, le preghiere al cimitero. Questo scopo naturalmente rimane; ma oggi ne avvertiamo un altro altrettanto urgente: creare nel corso dell’anno un’occasione per pensare religiosamente, cioè con fede e speranza, alla propria morte e spezzare la congiura del silenzio riguardo a essa.

Il Cristo ha donato al mondo la vittoria sulla morte: “La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1Cor 15,55). Gesù è venuto a liberare gli uomini dalla paura della morte (Eb 12,14), non ad accrescerla!

Grazie a Cristo, la morte non è più un muro davanti al quale tutto si infrange; è un passaggio, cioè una Pasqua. È una specie di “ponte dei sospiri”, attraverso il quale si entra nella vita vera, quella che non conosce la morte

Quindi più che la “Festa dei morti” è la festa dei vivi. La festa di coloro che potranno raccogliere l’eredità e la promessa del Salvatore.

Le visite ai defunti al cimitero, questi incontri con loro, sono molto importanti per l’educazione dei nostri ragazzi affinché sia avvalorata, nei loro cuori, una speranza che “è piena di immortalità” (Sap 3,4).

 

I temi del Vangelo

I temi evidenziati dal vangelo di oggi sono essenzialmente quattro:

Provenienza:  L’origine della nostra vita è nel Padre, nel Cristo e nello Spirito.

Missione:  la missione del Salvatore è quella di condurre, salvare e preservare le vite degli uomini che il Padre gli ha affidato.

Obbedienza: la dedizione ed il sacrificio di Gesù è sottomesso dall’obbedienza all’amore misericordioso del Padre.

Predestinazione:  La vita è nata per tornare alla Vita. Ma deve essere una libera scelta di amore: dal creato al suo Creatore, attraverso la testimonianza del Cristo.

Sulla base dei temi di questo vangelo ma anche delle letture proposte in tutte le tre messe, si possono evidenziare molti aspetti legati alla vita e alla morte, che contraddistinguono in maniera inequivocabile l’essere ed il pensare dei cristiani. In particolare:

  • Morte: male necessario per un bene maggiore. Passaggio per la resurrezione seguendo le orme  del Cristo;
  • Morte e giudizio di Dio: dimensione della nuova vita sulla base del giudizio di Dio (inferno, purgatorio, paradiso)
  • Buona morte: è la grazia di chiudere ogni rapporto in sospeso con le persone ed il mondo.  Chiudere rancori e dissapori: perdonare e cercare di essere perdonati, non lasciare motivi di contrasto. Testamento spirituale e materiale.
  • Educazione alla morte:
    • Non far finta che non esista e soprattutto non nasconderla ai bambini;
    • Partecipare con i figli alle liturgie associate alle esequie di amici e parenti;
    • Frequentare i cimiteri specialmente nelle commemorazioni;
    • Far capire l’importanza delle messe in suffragio delle anime del Purgatorio e di eventi come le indulgenze plenarie (straordinarie e ricorrenti come il Perdono di Assisi). Pietà, carità e misericordia nei confronti dei nostri fratelli non si esaurisce con la loro morte;
    • Vivi e morti concorrono insieme al progetto salvifico di Dio e alla sua gloria;
  • Tradizioni locali legate alla morte: è un ulteriore aiuto per arginare la propaganda del pensiero relativista che vorrebbe uccidere anche la morte;
  • Il cristiano accetta la morte e difende ad oltranza la vita: spiegare il nesso con il rifiuto all’eutanasia e all’aborto. Solo Dio è padrone e Signore della vita e della morte;

Spunti di lavoro con i ragazzi

Si potrebbero approfondire alcuni aspetti legati alla morte come quelli precedentemente menzionati oppure raccontare la morte esemplare di alcuni santi.
Inoltre, si potrebbe organizzare un lavoro, che partendo dalla condivisione di alcune esperienze dirette in merito a visite ai cimiteri (effettuate il tale ricorrenza), ponga ai ragazzi il problema di come rapportarsi agli altri, rispetto ad un tragico evento come questo e che potrebbe anche a loro capitare.

Per questo, l’esercizio potrebbe essere quello di scrivere un letterina da indirizzare ad una persona a loro cara o a chi altri desiderano, fingendo di sapere di dover morire di lì a poco.
Questo esercizio dovrebbe essere fatto ogni anno nel giorno della Commemorazione dei fedeli defunti. L’obiettivo è quello di conservarle gelosamente per ogni anno che passa. Rileggendole dopo diversi anni, ripensare a come si è evoluto nel tempo il rapporto con la propria morte.

Sarebbe bello poi che ognuno condividesse con gli altri una frase, ritenuta significativa, estratta dalla propria letterina.

 

 

Proponiamo La Compassione di William Adolphe Bouguereau (1897)

Segno

Il rituale della sosta nella casa del defunto è molto semplice: il sacerdote si porta alla casa del defunto, dove, intorno alla bara ormai chiusa, sono convenuti famigliari ed amici. Entrato nella casa il sacerdote invita alla preghiera attraverso la lettura di un salmo, asperge la bara ed eleva a Dio, a nome dei presenti, la preghiera per il defunto e per i famigliari in lutto. Quindi tre azioni liturgiche: un salmo, l’aspersione e la preghiera.

Nella liturgia cristiana l’acqua ricorda il battesimo, infatti nella notte di Pasqua, immergendo il cero nel recipiente dell’acqua nuova, si dice: “Ravviva in noi, Signore, nel segno di quest’acqua benedetta, il ricordo del nostro battesimo, perché possiamo unirci all’assemblea gioiosa di tutti i fratelli battezzati in Cristo nostro Signore”. E nel giorno del battesimo, il sacerdote ha invocato la benedizione di Dio sull’acqua, con queste parole: “Discenda in quest’acqua la potenza dello Spirito Santo: perché coloro che in essa riceveranno il battesimo, siano sepolti con Cristo nella morte e con lui risorgano alla vita immortale”. Il gesto dell’aspersione richiama dunque il battesimo e l’alleanza, cioè il legame indissolubile che si è stabilito tra il nostro destino e il destino di Cristo “sepolti con Cristo nella morte e con lui risorti alla vita immortale”.

Si sottolinei allora l’aspersione con l’acqua benedetta che si fa la notte di Pasqua e nelle Eucarestie domenicali in cui il celebrante lo ritiene opportuno, magari nelle domeniche di Pasqua. Con la stessa acqua vengono aspersi i defunti, oltre che noi vivi, per ricordare che uno stesso Battesimo ci unisce.

Si proceda allora ad aspergere i ragazzi con l’acqua benedetta, ricordando loro che la stessa cosa si farà al cimitero sui defunti.

 

Preghiera

Fin dal primo mattino a te, o Padre, ci rivolgiamo, perché sei l’unico sostegno.

In te trova ristoro la nostra sete infinita.

Guida i nostri passi con la luce della tua verità, fino a che potremo vedere in pienezza il tuo volto. Amen

 

oppure:

 

Essere tristi è segno di te, o Signore, un segno che ci manchi; e noi neppure lo sappiamo.

La mancanza di gioia è segno della tua assenza.

Uomini o chiese senza gioia, sono uomini e chiese senza di te, Signore.

Dio, fonte della gioia, guida i nostri passi sulla tua via, perché possiamo giungere dove tu ci attendi, e là, finalmente, cantare solo canti di gioia. Amen.

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