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Carissimi amici, come state?

Spero bene, vi mando i saluti da Pugnido, il bellissimo villaggio a 120 km a sud di Gambella, circa tre ore di jeep, vicino al confine con il sud Sudan, dove mi trovo.

Siamo in Etiopia e l’11 settembre siamo entrati nell’anno 2011, siamo qualche anno indietro per svariati motivi, ma questo e’ l’anno ufficiale e abbiamo appena concluso il primo mese dell’anno, ne abbiamo tredici invece che dodici di mesi, tutti di trenta giorni tranne l’ultimo, che e’ di cinque o sei giorni. E’ un pò di tempo che non mi faccio più sentire ma adesso eccomi qua.

Don Giorgio, l’altro salesiano che e’ con me, e’ andato in Italia per riposarsi e fare i dovuti controlli medici, mentre in questi giorni abbiamo avuto come ospite della missione il sig. Natalino e il 13 di ottobre abbiamo inaugurato nel villaggio di Ilea l’asilo per i bambini, interamente finanziato da lui. A lui va il nostro grazie e riconoscimento per il suo generosissimo sostegno ai bambini di Ilea e per la condivisione di alcuni giorni della nostra vita missionaria, grazie di cuore.

La missione di Pugnido si sta riempiendo di nuovo di bambini, ragazzi e giovani, dopo le vacanze e le feste dell’inizio dell’anno e la festa della Croce che e’ stata il 27 settembre. Al centro della missione c’è la Chiesa, rotonda, a forma delle capanne di cui e’ formato il villaggio di Pugnido, e che la domenica, ma anche ogni giorno verso sera, si anima di ragazzi e giovani per la S. Messa, poi c’è l’asilo, che accoglie ogni giorno circa 150 bambini, quest’anno abbiamo fatto due classi da 60, mentre per i più piccolini diamo loro la colazione e il pranzo e durante il tempo delle classi vanno a casa, il Convitto, che ospita circa 60 studenti dai villaggi più lontani che vogliono finire le superiori qui a Pugnido, in questi giorni abbiamo fatto le interviste per chi vuole entrare, sono sempre di più le richieste dei posti disponibili, e da lunedì abbiamo iniziato ufficialmente con l’accoglienza, un incontro, l’assegnazione delle stanze, il programma della libreria… l’oratorio con i campi da gioco e un’ampia sala incontri, stiamo gia’ iniziando a raccogliere i nomi delle varie squadre per i molti tornei… e infine il pozzo per l’acqua per la gente, sempre affollato per avere l’acqua da bere, per fare da mangiare, per lavarsi, abbiamo costituito un comitato di donne che gestisce il pozzo, cerca di vedere che venga usato bene e di raccogliere qualche soldo per le eventuali riparazioni.

E nel week end cosa facciamo? partenza all’alba per visitare le cappelle, cioè le piccole chiese che in diversi anni sono sorte nei villaggi lontano da Pugnido, e sono ben 11: Ateti, Gog dipac, Janjor, Aukoy, Tata, Olau, Two, Shintoia, Burangel, Pocialla, Otiel e i due campi profughi attaccati a Pugnido, dove abbiamo altre 6 chiese che serviamo ogni domenica. Così a turno, ogni 15 giorni, passiamo in ciascuna cappella, visitando la comunità per la S. Messa, vedendo come sta la gente, incoraggiando i nuovi arrivi.

E la gente come sta? La gente qui vive in capanne di legno, fango e paglia, vicino o in mezzo alla foresta perché sono soprattutto cacciatori o pescatori, infatti a Pugnido passa un importante fiume che poi sfocia sul Nilo, il Gilo. Coltivano granoturco, orzo e qualche ortaggio. Siamo vicini a due Campi Profughi, dove ci sono circa 50 mila rifugiati in questi due campi, mentre in tutta la regione di Gambella ci sono piu’ di 500 mila profughi dal Sud Sudan. Stare nel campo profughi oppure abitare nel villaggio di Pugnido non passa molta differenza, anzi nel campo sei più aiutato, almeno
nell’avere del cibo e alcune cose essenziali. La vita di questa gente sembra non cambiare mai, ma ci fa cambiare noi che siamo qui, per camminare insieme, per far maturare qualche cosa insieme, “certi che Qualcuno, Colui che tutti cerchiamo, ci camminerà accanto”.

Vorrei infine ringraziare di cuore tutte le persone che ho incontrato passando in Italia, ringraziarle per l’amicizia che ci lega da poco o da tanto tempo e il sostegno che ho ricevuto, sempre molto generoso da parte di tutti. Vorrei potervi ringraziare facendovi arrivare il sorriso di questi bambini che ogni giorno ti accolgono pieni di vita, la speranza di un futuro nel viso degli  studenti del nostro convitto di finire la scuola, magari trovare un lavoro, farsi una famiglia, e il grazie degli occhi di tanti uomini e donne che vengono aiutati ogni giorno dalla missione in qualche modo.

Un saluto affettuoso, a presto
Abba Filippo

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