image_pdf
  • Parte del nostro mondo d’oggi: schiavo dell’efficientismo, dell’attivismo, dell’autoreferenzialità, del narcisismo: io basto a me stesso. Io valgo (e così gli altri) in funzione di quanto produco. Dei talenti intesi come capacità strabilianti e che attirano l’ammirazione stupita da parte altrui.

  • Gran parte del mondo d’oggi: schiavo di mille impossibilità. Impossibilità a cambiare (se non fuggendo), a investire (che cosa, se siamo ancora in un’economia di sussistenza, con meno di un dollaro al giorno di ricavato), a farsi vedere: se non, per l’intera esistenza, da un minuscolo gruppetto di persone.
  • Entrambe le parti descritte sopra sono schiave, chi in un modo, chi nell’altro.
  • Papa san Giovanni Paolo II ce l’ha descritto in modo magistrale nell’enciclica Centesimus annus, schierandosi sia contro la logica consumista, ma anche evidenziando i limiti della rivoluzione comunista.
  • Ma… non tutto è così.
  • Se i farisei di tutte le razze e le religioni continuano ad ostentare quanto sono e quanto dicono di offrire, esiste anche oggi (2018!) un piccolo “resto d’Israele” che vive nella totale e sconfinata fiducia in Dio.
  • Sì, perché il vangelo non è un trattato di economia, esce dagli schemi della partita doppia amministrativa e gestionale.
  • Il cristianesimo offre ancora oggi paradigmi e, soprattutto, esempi di gratuità. Di dono compiuto senza pretenderne il contraccambio.
  • Questo non è pazzia, scarsa stima di sé, ma semplicemente uno spreco che nasce dall’amore. Ricevuto e ri-donato.
  • Arrendersi alla logica del vangelo è come trovare il coraggio di lasciarsi inondare dalla cascata della grazia.
  • Certo, a volte può essere lacerante, può capitare di sentire lo scoraggiamento dell’apparente inutilità. Ma Cristo in croce, agli occhi di chi guardava, come poteva essere “utile” in senso strettamente umano?
  • Il vangelo ci parla numerose volte di uno “spreco”: quello dell’amore; che regala molto di più. Come chi versa un profumo prezioso sui piedi di Gesù. Ancora oggi il Signore ci direbbe “lasciala fare”.
  • Alla faccia di un teologo moralista che proprio ieri ci ha predicato un ritiro combattendo l’oblatività, il dono di sé: sarebbe un’immancabile e insostenibile rinuncia a se stessi. Ma dov’è è finita l’evangelico dramma tra croce e risurrezione; la kenosi (abbassamento) di Dio che si fa uomo per noi e per la nostra salvezza?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.