Spunti di meditazione per domenica 16 dicembre 2018

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“Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!”

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (4,4-7)

Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!
Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

 

Dal vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

 

 

  • Domenica della gioia: nasce profonda nel cuore come dono di Dio, si esprime nella vita quotidiana anche quando difficile o travagliata.
  • Sempre lieti.
  • Il Signore è vicino, questa è la fonte di una gioia non solo superficiale, ma radicata nelle fibre più profonde di noi stessi.
  • Per Giovanni Battista, una domanda è presupposto alla gioia: “Che cosa dobbiamo fare?”
  • E di fronte ad un povero, di ogni tipo: “Che cosa dobbiamo fare?”
  • Una gioia che si adatta ad ogni lavoro, situazione di vita.
  • “Giovanni evangelizzava il popolo”: Giovanni donava la buona notizia dell’imminente venuta del Messia a tutto il popolo.

Un pensiero su “Spunti di meditazione per domenica 16 dicembre 2018

  1. “Che cosa dobbiamo fare?” Tre volte ricorre oggi questa domanda e non può passare inosservata l’insistenza con cui viene ripetuta. Siamo, molto meglio sono, abituata ad andare a Messa, ascoltare le letture, le omelie (talvolta a dire il vero poco incisive, coinvolgenti, provocanti), accostarmi alla Eucaristia, qualche momento di raccoglimento, di preghiera (nella quasi totalità delle volte di richiesta, poco di ringraziamento), poi la benediazione con “la Messa è finita, andate in pace”, ed in pace uscire incontro alla giornata e alla settimana…come quando sono entrata. Ma che cambiamento ha provocato in me questa Santa Messa? Ho ascoltato davvero, con il cuore, intensamente, la Parola di Dio? Riesco a fermarmi un momento, e perchè no magari due, visto che per tante altre cose lo trovo il tempo!, a riflettere, a meditare, a cercare di fare mio quello che ho sentito? Ma, in particolare, permetto che la Parola mi provochi, mi metta in discussione, mi cambi? Mi renda migliore, più “santa”?Il Concilio Vaticano II dice “….tutti i fedeli (quindi anche io) di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste”. Per la sua via. Quindi ecco la domanda “nella mia via, che cosa devo fare?” Già, cosa fare con i miei familiari, con i miei colleghi, con la mia salute. Come fare per vivere nella gioia ogni giorno, anche quelli più difficili, più negativamente provocanti e insostenibili, più difficili? Ma anche quelli più leggeri, più facili, più semplici, più allegri? C’è gratitudine nel mio cuore per tutto? Riesco con gioia ad accettare proprio tutto? Vedo Dio, la Sua Provvidenza, la Sua Misericordia, il Suo Amore in tutta la mia vita? Accetto di vivere la mia vita senza cercare santità irrangiungibili ma solo quanto è stato pensato per me e cerco di crescere nel progetto che Dio ha voluto per me? (progetto talvolta di difficile comprensione, ma di sola accettazione). Che cosa devo fare perchè non restino solo parole ma si concretizzino in azioni, pensieri, atteggiamenti?
    “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.” Ecco la semplicità, la fiducia, l’abbandono, il nascondimento, la “indifferenza”. Ecco la risposta che cercavo:
    Io sono tranquillo e sereno
    come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
    come un bimbo svezzato è l’anima mia.
    Speri Israele (=io spero) nel Signore, ora e sempre. (Sal 130,1-3)

    A.L.

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