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Dal Corriere della Sera. Salviamo il Natale dai cattivisti

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Oggi soltanto un pazzo si azzarderebbe ad augurare buon Natale. Non è aria. Oggi bisogna essere arrabbiati, rancorosi, cattivi. Invidiare la felicità degli altri è diventato più desiderabile, o comunque più facile, che perseguire la propria. Anni e anni di dittatura del politicamente corretto hanno generato per rigetto un’ostilità verso tutto ciò che sa di buoni sentimenti. La gentilezza è dei deboli, la bontà degli ipocriti. Ed ecco che sull’inverno del nostro scontento incombe questa festa della famiglia, a lungo bersagliata dai lampi della retorica e adesso invece sbeffeggiata persino sui giornali. Nessuno si vergogna più a dire che i regali sono una tortura, i pranzi con i parenti un tormento, l’esibizione di pulsioni amorevoli una costrizione imposta dal calendario. 

Tutto vero. Se però uno legge i risultati della ricerca di Harvard sulla felicità — un esperimento scientifico senza precedenti, centinaia di persone di ogni condizione sociale seguite passo dopo passo e Natale dopo Natale per tutto l’arco della loro vita — scopre qualcosa di apparentemente scontato, ma estremamente impopolare. Che a dare la felicità non sono i soldi e il successo, ma è solo la qualità delle relazioni umane. Tra gli osservati speciali di Harvard, chi ha saputo curare i rapporti affettivi ha vissuto meglio e persino più a lungo rispetto a chi li ha sacrificati sull’altare dell’ego. Potrebbe valere la pena di ricordarsene, appena qualcuno ci guarderà storto durante il pranzo di Natale.

22 dicembre 2018 (modifica il 22 dicembre 2018 | 07:07)© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore: Massimo Gramellini

Fonte:https://www.corriere.it/caffe-gramellini/18_dicembre_22/salviamo-natale-cattivisti-873d0874-0574-11e9-af08-7a4d04b4d2e4.shtml

Spunti di meditazione. Domenica 23 dicembre

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“Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”

  • Beata, fortunata, felice, esultante…
  • Ha creduto: ha avuto una insondabile e non misurabile fiducia in Dio, è stata realmente convinta che il suo Signore non l’avrebbe tradita o abbandonata, ma avrebbe fatto in lei “grandi cose”
  • Il Signore parla, si comunica, si fa sentire ed è possibile, bello, fonte di autentica felicità seguire la sua Parola
  • O Maria, donna felice, dona anche anche a noi almeno uno spizzico della tua capacità di danzare al ritmo di Dio.

Nuova Bussola Quotidiana. Libertà Religiosa 2018. L’islam è il maggior persecutore

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Ieri è stato pubblicato il nuovo rapporto sulla Libertà di Religione 2018 di Aiuto alla Chiesa che Soffre, fondazione di diritto pontificio presieduta da Alfredo Mantovano e diretta da Alessandro Monteduro. Il quadro che emerge, come ci si poteva immaginare, non è dei migliori. Nel mondo, 1 cristiano su 7 vive in un paese in cui il cristianesimo è perseguitato. In questo inizio del XXI Secolo, il maggior persecutore dei cristiani, nel mondo, è il radicalismo islamico.

Mappa della persecuzione

Ieri è stato pubblicato il nuovo rapporto sulla Libertà di Religione 2018 di Aiuto alla Chiesa che Soffre, fondazione di diritto pontificio presieduta da Alfredo Mantovano e diretta da Alessandro Monteduro. Il quadro che emerge, come ci si poteva immaginare, non è dei migliori. Nel mondo, 1 cristiano su 7 vive in un paese in cui il cristianesimo è perseguitato. Nel periodo preso in esame, dal 2016 al 2018, si riscontra un aumento della repressione religiosa in ben 17 Stati. La tendenza è complessivamente negativa: solo in 4 Stati la situazione è migliorata. E solo in due Stati (Kenya e Tanzania) la persecuzione dei cristiani, ad opera del movimento jihadista al Shabaab in quei casi, può dirsi complessivamente conclusa. Il maggior persecutore dei cristiani, nel mondo, è il radicalismo islamico.

Infatti la maggioranza dei paesi in cui si registra una persecuzione, è a maggioranza musulmana e governata da regimi islamici che applicano la sharia. Su 21 Stati in cui la persecuzione è conclamata e non è “solo” discriminazione, ben 14 sono regimi islamici e altri 3 sono Stati post-comunisti con una maggioranza islamica.

Le “eccezioni” sono notevoli. Il comunismo è ancora un grande persecutore dei cristiani in Corea del Nord, lo Stato più repressivo in assoluto, e in Cina, che, come abbiamo visto più volte su queste colonne, sta dando un giro di vite repressivo a tutte le religioni nel nome della “sinicizzazione”. Anche in Laos e Vietnam, regimi comunisti mai riformati, i cristiani sono tuttora discriminati. Vita dura per le religioni, non solo quella cristiana, ma anche quella musulmana, anche nelle repubbliche post sovietiche dell’Asia centrale, tutte a maggioranza islamica, di Uzbekistan e Turkmenistan (persecuzione conclamata), Azerbaigian, Kazakistan, Tagikistan e Kirghizistan (discriminazione). In Eritrea, un regime nazionalista e militarista, tiene in pugno tutte le religioni autorizzate, controllandone strettamente le istituzioni. In Bhutan e nel Myanmar i persecutori sono i buddisti, ai danni di tutte le minoranze cristiane, indù e musulmane. Fra gli Stati che non ci si aspetterebbe di vedere c’è la Federazione Russa (caso di “discriminazione”), che ha cacciato del tutto la Chiesa cattolica dalla Crimea e ha messo al bando i Testimoni di Geova. C’è una Turchia sempre meno laica (sempre “discriminazione”, non persecuzione vera e propria) in cui la minoranza cristiana denuncia di subire una demonizzazione sempre più diffusa nei media di Stato. Si trova una conferma della situazione allarmante in India, che è stata al centro di un processo di involuzione della libertà religiosa causato dall’ascesa del nazionalismo indù: gli attacchi ai cristiani sono raddoppiati, raggiungendo quota 756 nel 2017.

È comunque impossibile non notare come tutti gli altri casi di persecuzione siano ad opera di regimi e gruppi islamici. Non è solo una persecuzione di Stato. In Pakistan, per esempio, come dimostra il caso Asia Bibi, le autorità e la magistratura, sono decisamente più tolleranti rispetto a masse fanatizzate che chiedono in piazza l’impiccagione della “blasfema” cristiana. In Egitto, dove è al potere il generale laico Al Sisi, i cristiani subiscono rapimenti, conversioni forzate e attentati, fra cui le due stragi di Minya, l’ultima avvenuta lo scorso 2 novembre. «Questa situazione non è causata dal governo, che sarebbe più facile affrontare, ma dalla mentalità fanatica e criminale diffusa in quasi tutto l’Egitto, a causa dei Fratelli musulmani, i salafiti e tutti questi gruppi che si trovano in tutto il territorio egiziano, e che sono lasciati liberi di fare tutto quello che vogliono da più di mezzo secolo, soprattutto per diffondere il proprio pensiero. Quindi affrontare una popolazione fanatica e chiusa di mente è più difficile che fronteggiare un governo ingiusto o un dittatore» – dice mons. Botros Fahim, testimone, quest’anno, di Aiuto alla Chiesa che Soffre, vescovo proprio di Minya – «Alcuni giudici sono musulmani fanatici, e giudicano non secondo le leggi ma secondo la “sharia islamica”, e ciascuno di loro dipende dalla propria scuola islamica e dalla relativa tendenza a favore o contro i cristiani. Al-Azhar, suprema autorità islamica in Egitto, non fa il suo dovere e non riveste un ruolo per il rinnovamento del pensiero e del linguaggio islamici tradizionali e fanatici, i quali alimentano la mentalità chiusa, aggressiva e violenta contro le altre religioni. A causa di tutto ciò, ed altro ancora, i cristiani soffrono in continuazione, in Egitto, e in tanti dei Paesi islamici. E la Chiesa continua ad offrire con fede e speranza, unita al suo Signore morto e risorto, martiri, sangue, sacrifici…».

L’altra testimone di Aiuto alla Chiesa che Soffre, l’avvocatessa cattolica pakistana Tabassum Yousaf, racconta episodi terribili di persecuzione dei cristiani suoi conterranei, tutti ad opera di folle o singoli fanatici, con la complicità diretta o indiretta delle autorità governative. È il caso di Binish Paul, ragazza di 18 anni resa paralitica dal ragazzo musulmano che la corteggiava e voleva imporle la conversione all’islam. Poiché rifiutava la conversione è stata gettata dalla finestra. È il caso di Vikram, studente di Karachi, che ha perso un occhio dopo il pestaggio subito dai suoi compagni musulmani, perché cristiano. È il caso della famiglia Kharian: indebitata con una famiglia musulmana molto più facoltosa, ha subito da parte dei creditori il sequestro (ai fini della conversione all’islam) dei tre figli di 13, 9 e 7 anni, di cui non si sa più nulla. È il caso, molto simile, della famiglia Kareem Nagar, convertita all’islam in cambio di un prestito di denaro. Il creditore, a conversione avvenuta, ha festeggiato esponendo striscioni per le strade con i nomi dei convertiti (forzati). Non c’è pace nemmeno per i defunti: nella città di Lahore, in un quartiere islamico, la gente protesta perché non venga costruito un cimitero per cristiani. Non c’è giustizia, né aiuto per i figli delle vittime della violenza: i tre bambini di Shama e Shahzad (i due sposi cristiani accusati di blasfemia e gettati in una fornace), non hanno alcun aiuto, non hanno di che vivere e non vanno a scuola. Non c’è pace per i bambini in generale: Farah e Nazia, 14 e 13 anni rispettivamente, stuprate e picchiate da musulmani facoltosi e ben protetti dall’ambiente politico.

La Yousaf ritiene che i cristiani siano particolarmente vulnerabili, perché non sono istruiti e dunque non conoscono i loro diritti. Non sono istruiti, perché sono discriminati nella scuola e nell’istruzione. «Anche se ora c’è un’istruzione gratuita nelle scuole pubbliche – spiega l’avvocatessa – le condizioni per gli studenti e per gli insegnanti cristiani sono pietose. Per esempio non possono bere l’acqua dagli stessi rubinetti dei musulmani, né possono andare negli stessi bagni. Se un cristiano beve l’acqua dallo stesso rubinetto di un suo compagno musulmano, questo deve essere purificato recitando versetti sacri, rituali e preghiere. I cristiani, nella scuola e nella società, sono considerati e chiamati “choora” (intoccabili), “Bhangi” (impuri). Siamo chiamati anche “Eisai” (seguaci di “Eisa”), poiché nel Sacro Corano, Gesù è chiamato “Eisa” e i suoi seguaci “Eisai”, definizione che assume un significato sociale ed economico di “intoccabili e impuri”».

La persecuzione dei cristiani è ormai istituzionalizzata in Afghanistan(nonostante la presenza di contingenti internazionali), poiché i cristiani non possono praticare la fede in pubblico. È una repressione totale in Arabia Saudita, sempre più intensa in Indonesia, ancora intensa in Siria e in Iraq (nonostante la sconfitta dell’Isis e del suo Stato Islamico nei due paesi), in Libia, nella Gaza governata da Hamas, in Niger, in Sudan, in Somalia. In Nigeria, nonostante le sconfitte subite da Boko Haram, la persecuzione avviene ora per mano dell’etnia fulani. Benché vi siano anche motivazioni etniche ed economiche (pastorizia contro agricoltura stanziale), Acs considera che la violenza dei fulani sia sempre più definibile come un fenomeno di persecuzione religiosa: «Se le differenze etniche e il tentativo di impossessarsi delle terre coltivate costituiscono fattori rilevanti, la natura delle violenze dei fulani e in particolare i numerosi attacchi contro i cristiani raccolti in preghiera, sottolineano la crescente influenza del movente religioso. I vescovi locali hanno più volte denunciato l’esistenza di una “chiara agenda” per islamizzare un’area prevalentemente cristiana».

Incluso nel rapporto anche l’aumento della violenza antisemita e di quella terroristica in Europa, in Francia in particolare. Anche in questo caso, ad opera di gruppi armati legati all’Isis e alla galassia radicale islamica. D’esportazione o locale, imposto dallo Stato o praticato da masse fanatizzate, è l’islam radicale il singolo maggior persecutore dei cristiani in questo inizio di XXI Secolo.

Autore: Stefano Magni

Fonte:http://www.lanuovabq.it/it/liberta-religiosa-2018-lislam-e-il-maggior-persecutore

Da Il Timone. Usa, per un’associazione accademica dire che siamo maschi o femmine è «ideologia»

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Cari comuni mortali che avete l’abitudine di chiedere se il pargoletto in grembo è un bambino o una bambina e alla nascita magari vi piace esporre i fiocchetti azzurri o rosa, sappiate che tutto quello che avete creduto finora – voi creduloni che nulla sapete della Nuova Scienza Arcobaleno – è solo «ideologia». L’American association of university professors (Aaup), che conta oltre 500 diramazioni e 39 associazioni statali, ha pubblicato a novembre un documento intitolato The assault on gender and gender studies («L’assalto al genere e agli studi di genere»), secondo cui definire il sesso su base binaria, cioè nella sua natura maschile-femminile, sarebbe roba da «fondamentalisti religiosi».

Il documento dell’Aaup, approvato da due suoi comitati interni (il comitato sulle donne e quello sulla libertà accademica), si scaglia contro il piano dell’amministrazione Trump di adottare nella legge federale una definizione di genere che sia «su base biologica chiara, fondata sulla scienza, oggettiva e gestibile», il che risolverebbe molti paradossi creati dal proliferare della propaganda transessualista. L’Aaup condanna anche il decreto con cui il premier ungherese Viktor Orban ha proibito di tenere corsi universitari sugli studi di genere, il termine pulito dietro cui si cela l’ideologia gender, che per i suoi proponenti continua a non esistere…

Stessa critica per Polonia, Bulgaria e Brasile dove ci sono stati «tentativi di rifiutare il consenso accademico che l’identità di genere è variabile»: in questo consenso esaltato dall’Aaup immaginiamo rientri lo psicologo e sessuologo John Money, tra gli inventori del concetto di identità di genere, il quale convinse dei genitori a crescere il loro bambino, Bruce Peter Reimer (cui era stato tagliato il pene per una maldestra circoncisione), come se fosse una bambina. Bruce, cresciuto come «Brenda», non si identificò mai nel sesso femminile e morì suicida nel 2004, ma prima volle raccontare la sua storia perché non venisse fatto ad altri quanto era stato fatto a lui.

Nonostante ciò, l’Aaup afferma che «biologi, antropologi, storici e psicologi hanno ripetutamente mostrato che le definizioni del sesso e della sessualità sono variate attraverso il tempo, le culture e i regimi politici», ma non è dato sapere chi siano queste illustri figure, perché l’importante è far credere che la natura maschile-femminile sia un mero costrutto culturale, anziché un dato innanzitutto biologico. Segue il solito polpettone radical-femminista sulla famiglia patriarcale e le strutture di potere, per poi arrivare all’esplicito attacco a chi afferma la complementarità sessuale tra uomo e donna: «Politici e fondamentalisti religiosi non sono né scienziati né studiosi. I loro motivi sono ideologici. Sono loro che offrono “l’ideologia gender” cercando di annullare le intuizioni di studiosi seri. […] impongono la loro volontà nel nome di una “scienza” che non ha il supporto dei fatti».

La mistificazione della realtà operata dall’Aaup raggiunge l’apice quando scrive che definire il genere su base biologica farebbe «sproporzionatamente» soffrire «specialmente le persone povere e le persone di colore»: il perché rimane un mistero, ma si sa che quando non si ha un’argomentazione logica si mescola un po’ di tutto per ottenere un qualche consenso. E le menzogne ripetute, purtroppo, tornano utili allo scopo.

A dispetto di quanto dice l’Aaup, è proprio la scienza a sostenere il tentativo dell’amministrazione Trump di specificare nella legge federale che il termine «sesso» è legato alla biologia e non ha alcun legame con il concetto fasullo di identità di genere. Già quasi 30 mila persone hanno firmato una petizione lanciata da medici e accademici come la pediatra Michelle Cretella e l’endocrinologo pediatrico Quentin Van Meter, rispettivamente direttrice esecutiva e presidente dell’American college of pediatricians, Donna Harrison, direttrice dell’American association of pro-life obstetricians and gynecologists, Peter Morrow, presidente della Catholic medical association, e molti altri professionisti e docenti universitari. «La norma per il progetto umano», si legge nella petizione, «è di essere concepiti o maschio o femmina. La sessualità umana è binaria per progetto per l’ovvio scopo della riproduzione della nostra specie. Questo principio è auto-evidente. “XY” e “XX” sono i marcatori genetici rispettivamente del maschio e della femmina, e si trovano in ogni cellula del corpo umano, incluso il cervello. Il sesso è stabilito al momento del concepimento, si dichiara nell’utero ed è riconosciuto alla nascita».

Inoltre, «i disordini congeniti non sono sessi aggiuntivi. […] Questi disordini [presenti nelle persone che oggi vengono chiamate “intersessuali”, ndr] si verificano in meno dello 0,02% di tutte le nascite», ma «l’uso dei disordini congeniti per far avanzare il mito che ci sia una moltitudine di sessi umani esistenti su uno spettro è attivismo ideologico e politico, non scienza», attivismo che poi produce assurdità come la settantina di “generi” sessuali fissati tempo fa da Facebook, e rappresentati da sigle sempre più lunghe, come Lgbtqi+.

È sempre la scienza, ricorda la petizione, ad aver approfondito le differenze sessuali tra maschi e femmine, scoprendo che conoscerle adeguatamente serve anche a fare progressi in campo sanitario. «L’Istituto di Medicina ha riconosciuto la singolare importanza del sesso nel campo della salute e della medicina quasi due decenni fa. I cromosomi sessuali rivelano differenze innate tra uomini e donne letteralmente in ogni cellula del nostro corpo».

La petizione presenta poi una panoramica dei danni causati dall’ideologia Lgbt, e transgender in particolare (elevati tassi di suicidio, disturbi mentali, uomini che gareggiano in competizioni femminili, uomini che diventano responsabili di abusi in bagni e carceri femminili, ecc.), e spiega che coloro che si definiscono tali «meritano un trattamento medico ottimale influenzato dal sesso biologico». Affinché la legge rispetti «la dignità umana di tutti gli americani, inclusi coloro che si identificano come transgender, deve essere basata sulla verità biologica; non sulle falsità ideologiche a scapito dei diritti dei bambini e delle donne, della salute e dello stare bene». Oggi bisogna chiamare in causa la scienza per ricordare ciò che è ovvio, come dire che la profezia scritta più di un secolo fa da Chesterton – sulle spade che sarebbero state sguainate per dimostrare che le foglie in estate sono verdi – era proprio azzeccata.

Autore: Redazione

Fonte: http://www.iltimone.org/news-timone/usa-unassociazione-accademica-dire-maschi-femmine-ideologia/