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Spunti di meditazione. Domenica 23 dicembre

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“Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”

  • Beata, fortunata, felice, esultante…
  • Ha creduto: ha avuto una insondabile e non misurabile fiducia in Dio, è stata realmente convinta che il suo Signore non l’avrebbe tradita o abbandonata, ma avrebbe fatto in lei “grandi cose”
  • Il Signore parla, si comunica, si fa sentire ed è possibile, bello, fonte di autentica felicità seguire la sua Parola
  • O Maria, donna felice, dona anche anche a noi almeno uno spizzico della tua capacità di danzare al ritmo di Dio.

One Comment

  1. Annalisa 23 Dicembre 2018

    Immagino come scena teatrale. Interno di una casa umile ma linda, a destra un uscio sprangato, sul fondale una finestra sormontata da un bastone a cui è appesa una tenda di tessuto grezzo tirata su un lato, dai vetri si vede un limpido cielo stellato; a circa metà della stanza due colonne di legno, sormontate da un’architrave anch’essa di legno, delimitano quella che è una cameretta arredata spartanamente: un letto con accanto un tavolino su cui ci sono un candelabro con un mozzicone spento di candela, una brocca e una bacinella di coccio, poco più in là una sedia su cui è appoggiato un fagotto contenente vestiario e cibo per un viaggio e sulla spalliera è appoggiato un asciugamano. Si vede una figura dormire. Totale silenzio. Che viene rotto dal canto del gallo mentre il cielo lentamente si illumina con i colori dell’alba. La figura, una fanciulla, lesta si alza, si lava, si asciuga il volto riponendo accuratamente l’asciugamano, si pettina i lunghi setosi capelli e li raccoglie con un morbido nastro, calza semplici sandali, si copre il capo con un velo bianco di garza, indossa il mantello da viaggio, si mette a tracolla il fagotto in cui ripone alcune vestine e fasce. Gioiosa apre l’uscio su cui indugia un momento voltandosi sorridendo a salutare quella stanza che per alcuni mesi non rivedrà e che è stata testimone di fatti strabilianti. Veloce si avvia, i genitori li ha salutati la sera prima. Deve vai, piccola Miryam, con il passo così veloce su quel sentiero incontro all’alba? Risparmia le forze, il viaggio è lungo, ed in salita. A cosa stai pesando? Sicuramente nelle tue orecchie risuona ancora la voce di quell’essere di luce che improvviso ti è apparso e ti ha detto parole di fuoco che avrebbero stravolto la tua vita, il tuo futuro. Ancora provi lo sperdimento, il sentire il cuore fermarsi, il timore, l’incredulità che ti porta per un attimo a dire “ma proprio a me? proprio io che sono così piccola? Davvero io ho trovato grazia presso Dio? Io, piena di grazia?” Ma è solo un attimo, e sul “nulla è impossibile a Dio” tu pronunci il tuo sì, ti abbandoni totalmente a questo progetto che certamente mai era stato tuo, accetti e ti rimetti totalmente con tutto il tuo essere a questo annuncio che tu non conosci nell’interezza della sua evoluzione. Il sì ti è sgorgato dal cuore, improvviso, impetuoso ed incontenibile come zampillo di fresca acqua. Hai capito che sei chiamata ad essere madre. Sei stata prescelta per esssere la fattrice del tuo Creatore, perchè si nutrisse dal tuo puro seno, perchè la tua suadente voce gli cantasse la ninna-nanna, perchè le tue dolci mani lo sostenessero nei suoi primi passi, perchè la tua sapienza lo istruisse nella Legge. La madre di Dio, che attraverso di te diventa Uomo. E attraverso di lui tu diventi madre di tutti, diventi mia Madre. Ma su quella via tu ancora non conosci tutto. Lo senti, però, nel tuo cuore. Per adesso l’incontenibile gioia della maternità. Tua cugina Elisabetta ti vede arrivare, ti corre incontro e si mostra in tutta la rotondità della gravidanza avanzata. E ti saluta, un po’ stupita, come se tu fossi la Regina: “A cosa devo questo onore? Come la madre del mio Signore, del mio Re, viene nella mia casa?” Umile Maria, tu ora sali sul tuo trono cosparso di spine, e ti proclami Regina chiamandoti serva. Senti che la tua anima quasi scoppia, non riesce a contenere l’esultanza, la lode, la magnificenza per Dio che porti in grembo. E intoni il tuo canto che ci libera, che ci porta verso la vita eterna, che ristabilisce la creazione.
    Maria, bambina mia, grazie.
    UN USCIO

    A.L.

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