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È possibile che i bimbi in grembo abortiti, volontariamente e non, abbiano accettato di morire per Cristo a salvezza delle anime dei genitori e di tutto il mondo? È l’ipotesi di un opuscolo, “La via nascosta dei bimbi nati in cielo”, scritto da due semplici sacerdoti e da un teologo, che pone fondamento nella ragione, nella fede e nell’esperienza e che il Magistero della Chiesa non esclude come possibile.

C’è un opuscolo, scritto da due sacerdoti e un teologo, sicuramente destinato a far discutere e magari ad influire sulla vita della Chiesa. In una via di nascondimento. Motivo per cui non troverete le firme degli autori della pubblicazione, che però sappiamo essere persone fortemente fedeli alla tradizione e alla dottrina cattolica. Detto questo, come sempre accade nella Chiesa, l’intuizione di uno di questi preti, avallata dal teologo e dall’altro prete come possibile e ragionevole, è già nella coscienza del popolo.

La tesi di questo piccolo opuscolo, “La via nascosta dei bimbi nati in cielo”(ed Ancilla), è infatti la conferma di quanto molte madri con un sensum fidei che hanno perso i loro bambini in grembo percepivano già come vera: quei piccoli sono in cielo e il loro sacrificio è servito alla salvezza della loro famiglia. Anche i bambini volontariamente abortiti dai loro genitori espierebbero i peccati del mondo. In queste pagine si trova solo la conferma che questa ipotesi non è esclusa dalla Chiesa, come si evince dal documento del 2007 (ampiamente citato) della Commissione Teologica Internazionale La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo.

Facciamo alcune premesse partendo dal commento del teologo, che interviene nell’opuscolo per ricordare che per il fatto che i bimbi in grembo hanno un’anima la Chiesa non può escludere che abbiano un rapporto reale, seppur misterioso, con Dio. Di più, avendo sì il peccato originale, ma non avendone mai commesso alcuno i non nati vivono in uno stato di purezza tale da godere di un’intimità con il Creatore maggiore.

Il grande don Divo Barsotti conferma poi che la perfezione dell’anima non è lo stato d’infanzia, ma c’è «un grado più alto. Bisogna non essere nati, essere ancora nel seno della mamma. Ed è questa la perfezione del cristiano: essere nascosti nel seno di Dio…Quando siamo nel seno della mamma non si piange nemmeno…l’anima che affonda nel seno di Dio non parla più. Affondare nell’abisso divino; in quel fondo c’è Dio, l’anima vive di silenzio». Questa spiritualità, si legge ancora, è perfetta per i nostri tempi, perché mette davanti all’apparire e al fare della comunità cristiana l’umiltà, la rinuncia e il dono. Il che vale anche per la Chiesa, perché nella scelta di donarsi a Dio di questi piccoli «emerge la vita eterna prima di quella terrena, la verticalità come dimensione qualitativa della vita e dell’essere, invece dell’orizzontalità della qualità del fare».

Si fa l’esempio di Giovanni Battista che pur in grembo esultò di gioia all’arrivo della Madonna incinta del suo Salvatore. Non solo, perché anche la scienza ormai riconosce che già in utero il bambino è reattivo agli stimoli e che intrattiene una relazione con la madre che avrà le sue conseguenze nella vita psico-fisca post natale. Perciò, conferma il teologo, «non si può escludere, anche se a noi sfugge empiricamente il “come”, che questi bambini proprio nel loro sacrificio abbiano compiuto con la Grazia di Dio la propria offerta».

Ma l’intuizione di questa possibilità (l’offerta volontaria della propria vita per la salvezza delle anime da parte dei bimbi abortiti volontariamente e non) la spiega il sacerdote stesso che l’ha avuta e che racconta la sua vocazione così: «In Seminario una cosa mi ha distinto ed è una convinzione che fin da ragazzo ho avuto: la gravità dell’aborto ed ancor più la gravità dell’indifferenza del mondo», mentre «salvare le anime, “mestiere” del prete, mi è sempre sembrato il massimo che uno possa fare». Un giorno poi, mentre il prete stava presentando la mostra del beato Jerome Legeune in difesa della vita e contro l’aborto, ricevette una messaggio dalla sorella che, avendo perso il figlio al quarto mese di gravidanza, gli scrisse: «Il bimbo è andato in cielo». In quel momento il sacerdote pensò che quel piccolo lo amava molto e che fosse morto anche per la sua salvezza. Poco dopo scoprirà che Sebastiano sarebbe dovuto nascere il giorno del suo onomastico e si troverà “per caso” di fronte ad un dipinto della Madonna del parto, davanti a cui alcune domande esploderanno con urgenza: «Ma perché Dio permette, con l’aborto, la fecondazione artificiale e le varie pillole, l’uccisione di milioni di esseri umani innocenti…perché questa tremenda “sconfitta”, almeno in apparenza?». Di qui l’intuizione e la successiva ricerca della conferma nel Magistero della Chiesa e nel documento sopra citato, che appunto «non esclude» l’offerta della vita di questi bimbi. E infine la scoperta che «è possibile offrire il sacrificio di un altro» durante la Messa.

Se poi il Ventesimo secolo è stato quello del Venerdì Santo mentre il nostro, come disse Benedetto XVI, è quello del Sabato Santo, «in cui la Chiesa sembrerà scomparire sempre di più agli occhi del mondo» e se, come fu per i discepoli di Emmaus, potrà apparire tutto finito, sappiamo che Gesù è risorto e che è «nel nascondimento che il signore prepara il suo Trionfo».

Perciò nel commento finale del secondo sacerdote, noto per la sue altezze spirituali e per la sua ortodossia, a cui è stata sottoposta questa intuizione si trovano altre conferme. Infatti, pur stranito da questa possibilità, oltre a sentire «nell’intimo che tutto quello che egli (il primo sacerdote, ndr) mi diceva era vero», leggendo a sua volta il Magistero comprese che «il dialogo tra il bimbo nel grembo materno e Dio è un’ipotesi plausibile. Se non altro, non si può escludere…anche la Sacra Particola è un Mistero: come possa sussistere Dio nell’ostia consacrata è qualcosa di indecifrabile; è una realtà, una certezza, ma rimane un mistero alla mia povera intelligenza».

Detto questo, pur ammesso che questi piccoli siano in Paradiso e si siano offerti, può davvero il sacerdote appropriarsi di un loro atto e rioffrirlo al Padre in Cristo Gesù?. Attraverso sant’Agostino, papa Innocenzo III e il Concilio di Trento il prete spiega perché questo già avviene nella Messa dove «l’assemblea comunitaria dei santi viene offerta a Dio come sacrificio universale per la mediazione del sacerdote», sia perché «in quel calice alzato e offerto» c’è «la presenza e l’associazione di tutti coloro che, in Cristo, hanno partecipato in qualche modo alla sua Passione» sia perché «la Messa di Cristo li rende partecipi del “battesimo di sangue” del Signore». Non è da meno il documento del 2007 in cui si legge che «è anche possibile che Dio semplicemente agisca per dare il dono della salvezza ai bambini non battezzati» come ha fatto con Maria donandole gratuitamente un’«immacolata concezione». Una conferma si trova persino nell’enciclica Gaudium et Spes

Ci si chiede poi se sia possibile paragonare questi bimbi ai Santi Innocenti che abbiamo festeggiato settimana scorsa. Secondo il sacerdote, i Santi Innocenti «anche se inconsapevolmente….hanno sofferto e sono morti per Cristo» ma, a maggior ragione, se l’atto di questi bimbi è volontario valgono le parole di Gesù: «In verità ti dico: ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me».

Quello che colpisce è poi la prova empirica descritta: «Dopo la celebrazione di queste Messe tutto pare cambiato nella vita interiore: si avverte una pace di fondo, un senso di protezione, una forza contro le tentazioni, che prima non si poteva nemmeno immaginare». Soprattutto «per la loro preghiera e intercessione, abbiamo ricevuto grazie che non ci aspettavamo! Abbiamo invocato il loro intervento su alcune coppie di sposi che sembravano già sull’orlo della separazione e si sono riappacificati…su situazioni che sembravano senza uscita» e «tanti cuori si sono sciolti…Noi stessi siamo senza parole». Perciò alla fine dell’opuscolo, si trova una coroncina e delle preghiere per continuare ad offrire il sacrificio di questi piccoli.

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