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  1. Dio che accoglie la persona umana come sposo/sposa
  2. Diversi doni nella Chiesa, tutti da Dio e in funzione della sua gloria
  3. Durante le nozze di Cana, Gesù manifesta la sua gloria e i suoi discepoli gli credono

Il contesto nuziale è quello migliore, il più adatto per lasciar rivelare l’amore di Dio per ciascuna persona.

Il matrimonio, quindi, rappresenta un dono (e una responsabilità) straordinaria: rivelare Dio, svelare la sua bontà infinita.

One Comment

  1. Uno dei Misteri del Santo Rosario che più mi piace è proprio questo delle Nozze di Cana. E’ un mistero “allegro”, dove mi immagino una festa con una sposa bellissima, molti invitati, tavole imbandite, musici, canti, chiacchiere, bambini che si rincorrono, giovanotti che osservano le belle fanciulle in cerca di un sorriso corrisposto, anziani che guardano le danze pensando ai tempi andati, donne che inevitabilmente giudicano e criticano. Insomma, come succede ai nostri matrimoni. Anche Maria è lì, ascolta tutti, sorride, accarezza i bimbi, certamente si fa notare poco. Ma non le sfugge la preoccupazione del maestro di cerimonie (il nostro attuale wedding planner) quando realizza che il vino è finito. Senza clamore, senza parlare con nessuno, Maria si avvicina a suo figlio (e sì, lei sa esattamente chi è suo figlio!) e gli dice solo che il vino è finito, prendendosi anche una (misteriosa) mala risposta. Ma lei ignora (e questo mi piace un sacco!, della serie “io sono tua mamma, non ti bado neppure”, insomma come talvolta facciamo anche noi con i nostri umanissimi figli) e invita (lei semplice donna senza alcun ruolo in quel contesto) i servitori a fare “qualsiasi cosa” che il figlio avrebbe loro ordinato. Qui Maria mi piace davvero tanto; mi fa capire il suo ruolo nei confronti di Gesù, suo Creatore, sì, ma anche suo figlio e quindi in un certo senso soggetto a lei, “costretto” ad ascoltarla ed anche ad esaudirla. Insomma, gli può un po’ forzare la mano. La sento veramente la mia avvocata, la mia mediatrice: nessuno meglio di Lei può presentare a Gesù me stessa, le mie richieste, le mie necessità; nessuno meglio di Lei può spingere il Figlio ad intervenire; nessuno come Lei sa farsi ascoltare. Ma….già, c’è quel ma, che per me molto spesso è difficile, se non impossibile: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. E qui ammiro quei poveri sempliciotti di servitori che riempiono con una quantità considerevole di acqua le brocche e senza battere ciglio ne portano il contenuto al weddin planner, sapendo esattamente che doveva essere acqua! Per me hanno avuto molta fede. Non si sono posti domande, non hanno avuto dubbi. Hanno semplicemente obbedito (che abbiano pensato “questo qui è tutto matto, facciamo quello che ci dice tanto poi la fuguraccia la fa lui”? o che abbiano capito che quell’uomo era speciale? che abbiano visto il suo sguardo magnetico decisamente “soprannaturale”? Che si siano sentiti toccati nella profondità del loro essere per cui disobbedire era per loro impossibile?).
    “Qualsiasi cosa ti dica, tu falla”
    Dolce mia Mamma, com’è difficile! Porgere l’altra guancia, donarmi disinterassamente agli altri, essere interiormente povera, essere obbediente, accettare quello che Dio ha pensato buono per me “nella gioia e nel dolore”, essere paziente, perdonare, essere umile, essere semplice, essere vera, essere……tutto il resto che Gesù, nel Vangelo, mi dice, mi insegna, mi dimostra.
    Ecco allora, dolce Mamma mia, che ti chiedo di intercedere per me presso Tuo Figlio affinchè trasformi quell’acqua che sono io in vino.
    A me andrebbe bene anche se non fosse ottimo, mi basterebbe bevibile.
    A.L.

    Annalisa

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