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Dalla Nuova Bussola Quotidiana. India e Pakistan, aria di guerra fra due potenze nucleari

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Azioni e contro-reazioni: attentato suicida nel Kashmir indiano provoca 44 morti, l’India risponde con un raid aereo sul quartier generale dei terroristi del JeM nel Kashmir pakistano e il Pakistan si vendica attirando e abbattendo due jet indiani. Per ora sembra si tratti solo di pesanti scaramucce e limitate battaglie aeree che hanno fatto seguito ai raid aerei indiani di martedì mattina contro “accampamenti di estremisti islamici” nella zona di Balakot, nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa, nel Kashmir pakistano. Il problema è che entrambe le nazioni coinvolte sono potenze nucleari.

Per ora sembra si tratti solo di pesanti scaramucce e limitate battaglie aeree che hanno fatto seguito ai raid aerei indiani di martedì mattina contro “accampamenti di estremisti islamici” nella zona di Balakot, nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa nel Kashmir pakistano.

Incursioni di rappresaglia per l’attentato suicida che il 14 febbraio a Pulwama causò la morte di 44 poliziotti nel Kashmir indiano. Azione terroristica a cui il governo pakistano si è fin da subito dichiarato estraneo, anche se i miliziani del gruppo Jaish-e-Mohammad (JeM), che hanno rivendicato l’attentato, hanno base nel Kashmir pakistano. Il raid aereo condotto da 12 cacciabombardieri Mirage-2000 contro una base in cui secondo fonti d’intelligence indiane “si preparavano diversi attentatori suicidi” e che ospitava “almeno 325 miliziani del gruppo jihadista e 25 tra addestratori e comandanti” ha avuto successo e la base è stata “interamente distrutta” dal bombardamento. L’India ha annunciato di aver ucciso tutti i presenti all’interno della base, un resort a cinque stelle trasformato in campo paramilitare dal JeM (che significa l’esercito di Maometto”): “Del campo, dei miliziani e dei loro addestratori non resta più nulla”, ha dichiarato un portavoce delle forze militari indiane. Nell’incursione sarebbe stato ucciso il maestro Yousuf Azhar, alias Ustad Ghouri, cognato di Masood Azhar, leader del JeM e almeno altre due figure di spicco del movimento jihadista.

Il governo pakistano invece da un lato denuncia una “grave aggressione”, ma dall’altro sostiene si sia trattato di una pura azione dimostratrice, una rappresaglia che ha provocato 4 vittime civili. Islamabad ha accusato l’India di aver violato il suo spazio aereo e ha fatto alzare in volo i caccia. L’India ha denunciato sporadiche provocazioni militari pakistane con mitragliatrici e colpi di mortaio lungo la linea di confine del Kashmir, in violazione del cessate il fuoco nella regione contesa siglato nel 2003. La polizia pakistana ha attribuito invece a colpi di mortaio sparati da truppe indiane la morte di sei civili e il ferimento di molti altri lungo la zona di confine.

“Alla luce di un pericolo immediato, un raid preventivo è diventato assolutamente necessario”, ha dichiarato il ministro degli Esteri indiano, Vijay Keshav Gokhale. Il governo pakistano ha denunciato il raid aereo definito “un’azione condotta per finalità politiche interne che mette a rischio la pace regionale”, si leggeva martedì in una nota al termine di una riunione del comitato di sicurezza nazionale presieduta dal premier Imran Khan. “L’India ha compiuto un’aggressione gratuita a cui il Pakistan risponderà quando e dove riterrà opportuno” aveva dichiarato il premier pakistano.

Il ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mahmood Qureshi, aveva minacciato “una ragionevole risposta”, manifestatasi la notte scorsa con l’invio di caccia che hanno violato per breve tempo lo spazio aereo indiano in Kashmir per poi rientrare al di là del confine. Probabilmente un’esca per attirare la reazione dei jet indiani che hanno risposto violando anch’essi il confine per essere colpiti dai caccia pakistani. Secondo il portavoce militare pakistano, Asif Ghafoor, uno dei due caccia è caduto nel Kashmir indiano mentre il secondo nel Kashmir pakistano dove il pilota, eiettatosi dal velivolo in fiamme, è stato catturato dalle truppe pakistane.

Benché finora resti contenuta, è meglio non sottovalutare la portata dell’attuale crisi, sia perché si tratta del primo bombardamento indiano sul territorio del vicino dalla guerra del 1971, sia perché coinvolge due potenze asiatiche detentrici di arsenali atomici che, sommati, sfiorerebbero i 300 ordigni nucleari. Arsenali che da un lato impressionano per i potenziali sviluppi bellici di una nuova crisi indo-pakistana, ma che dall’altro costringono i due contendenti a evitare escalation pronunciate che rischino di sfociare in una guerra totale.

Il Pakistan semmai corre il rischio politico di trovarsi ulteriormente isolatocome “protettore” dei gruppi terroristici jihadisti, accusa già lanciata l’anno scorso a Islamabad dal presidente statunitense Donald Trump per il supporto offerto ai talebani dall’intelligence militare pakistano. La Cina (rivale strategica ma grande partner commerciale dell’India e alleato di ferro del Pakistan) ha chiesto ai contendenti di “esercitare moderazione”. Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo ha parlato con i ministri degli Esteri di India e Pakistan, chiedendo loro di evitare un’escalation militare nella regione, mentre un invito simile è stato pronunciato anche dall’Unione Europea all’interno della quale la Francia ha difeso “la legittimità del raid aereo indiano per tutelare la propria sicurezza contro il terrorismo transfrontaliero”. Parigi, grande fornitore di armi e partner commerciale dell’India, ha espresso preoccupazione chiedendo al Pakistan di “porre fine alle azioni dei gruppi terroristi presenti sul suo territorio”.

Fonte:http://www.lanuovabq.it/it/india-e-pakistan-aria-di-guerra-fra-due-potenze-nucleari

Autore: Gianandrea Gaiani

Formazione per universitari: “verrà a giudicare i vivi e i morti”

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Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa. Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro e in mezzo ai candelabri c’era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve. Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque. Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo. (Ap 1,9-19)

*
  • Necessario liberarsi dai preconcetti pagani di “giudizio”
    • vedi Egizi…
    • vedi il nostro giudicare gli altri
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  • Primo accenno alle basi della fede
    • Trinità
    • Mistero Pasquale
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  • L’occhio di Dio
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  1. In Dio c’è differenza tra giudizio e abbraccio benedicente?
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  • Tra il “Vieni Signore Gesù” e il dies irae
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  • La libertà umana: dono o “fregatura”?
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  • Sperare per tutti?

«Colui che giudica non è qui semplicemente – come ci sarebbe da aspettarsi – Dio, l’Infinito, l’Ignoto, l’Eterno. Egli ha piuttosto affidato il giudizio a uno che, in quanto uomo, è nostro fratello. A giudicarci non sarà un estraneo, bensì colui che già conosciamo tramite la fede. Il giudice non ci verrà incontro come il totalmente Altro, bensì come uno di noi, che conosce l’essere-uomo dal di-dentro e ha sofferto.

In questo modo, però, sul giudizio si trova già l’alba della speranza; non è solo il giorno dell’ira, bensì il ritorno di nostro Signore. Ci si sente richiamati alla grandiosa visione di Cristo con cui inizia la misteriosa rivelazione (Apocalisse 1,9-19): Il veggente cade a terra come morto davanti a questo Essere insignito d’incommensurabile potenza. Ma il Signore stende la mano su di lui e gli dice, come in quel giorno in cui gli apostoli attraversavano il lago di Genezaret in piena burrasca: “Non temete, sono io” (1,17).

Il Signore onnipotente è quello stesso Gesù al quale il veggente si era un giorno unito come compagno di viaggio nella fede».Fonte: J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo. Lezioni sul simbolo apostolico. Con un nuovo saggio introduttivo, Queriniana, Brescia 200312 (edizione tedesca originale del 1968).

Ottimismo di Dio e sistema preventivo salesiano: possibile ancora nel 2019?

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Atteggiamento teologico preventivo e ottimista

in san Francesco di Sales e don Bosco.

Possibile e credibile oggi?T

Dalla Chiesa cattolica del 2019, profondamente lacerata…

  • tra il “si è sempre fatto così” e una misericordia che non riconosce il peccato;
  • tra il “faccio tutto quello che mi pare e piace” e il “devi comportarti in un certo modo” non motivato o non capace di rispondere alle problematiche di oggi;
  • tra la morale solo imparata a memoria e il “mi comporto come mi fa più comodo”;
  • tra chi vede il peccato in ogni azione e chi parla solo di fragilità, non di colpe personali, ma piuttosto di realtà già decise dalla cultura, dalla storia personale …
  • tra dialogo con le altre confessioni religiose e le esagerazioni nel dialogo con le altre chiese (vedi Eucaristia ridotta a pane benedetto con poter “concelebrare” con fratelli delle chiese riformate);
  • tra accoglienza di tutti, anche con religioni violente e non rispettose, e la paura o il rifiuto o l’egoismo del proprio piccolo giardino;
  • tra le esortazioni ad una Chiesa “in uscita verso i poveri, i lontani…” e centinaia di migliaia di martiri cristiani da parte dell’islam.
  • Ad esempio: “desidero che celebri tu il nostro matrimonio, perché il mio parroco è troppo attaccato al dogma, non è d’accordo con la nostra convivenza”
  • … alla riscoperta dell’autentica teologia di comunione.

Non possiamo accontentarci della mediocrità delle chiacchiere da giornali quotidiani, trasmissioni televisive a caccia di audience… ma è necessario che torniamo a Gesù Cristo – vero Dio e vero uomo – e a Colei e coloro che meglio di tutti hanno incarnato il Suo Spirito: i santi.

Un dialogo tra santi di epoche, culture, formazioni diverse – pur accomunati nella denominazione di un unico carisma – ha bisogno di essere fondato primariamente in modo teologico.

Anzitutto riferendosi alla Trinità, unità di persone diverse, che condividono un’unica natura: intendere il cristianesimo già dal principio intimamente dialogico e non intimistico o individualistico.

A riguardo delle ricadute mariane ed inscindibilmente ecclesiologiche di questa inesauribile fonte e di tale criterio trinitario, si può affermare anzitutto che ciascun essere umano, ogni santo, può vedere in Maria, in collaborazione nella Chiesa, un principio di pienezza accessibile a tutti. Assieme al grande teologo contemporaneo don Giorgio Gozzelino sdb,[1] proviamo a recepire una formulazione del principio di eminenza nella comunanza, come espressione dell’ecclesiologia di comunione proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II.[2]

Proponiamo di procedere offrendo:

1. Una formula riassuntiva.

2. La realizzazione eminente in Maria Santissima.

3. Una possibilità di applicazione a san Francesco di Sales;

4. ed infine un’ipotesi teologica riguardante don Bosco.

1. Nella Chiesa tutti hanno tutto, ma ciascuno possiede i suoi valori a modo proprio; e per ogni valore esiste un apice (singola persona  o  gruppo)  che  invera  quel  valore  in  forma  eminente, a beneficio di tutti.

2.  Se nella chiesa tutti posseggono  i  contenuti  sostanziali  delle  proprietà  di  Maria,  ognuno  li realizza  a  modo  proprio;  ed  esiste  un  vertice,  precisamente  lei,  che  attua  quelle  proprietà  nella modalità di una pienezza che arreca vantaggio a tutti.

Ci azzardiamo ora in due personali applicazioni:

3.  Nella  Chiesa  tutti  hanno  tutto,  ma  ciascuno  possiede  i  suoi  valori  (in  particolare  la  carità pastorale, episcopale e paterna) a modo proprio; e per questa Carità esiste un apice (san Francesco di Sales, Dottore della Carità) che invera la Carità in forma eminente, a beneficio di tutti.

4. Nella Chiesa tutti hanno tutto, ma ciascuno possiede i suoi valori (in particolare la paternità, l’amorevolezza e la capacità di scorgere il bene in ogni giovane) a modo proprio; e per la sapienza educativa esiste un apice (san Giovanni Bosco, Padre, Maestro e Amico della gioventù) che invera la  carità  educativa  in  forma  eminente,  a  beneficio  di  tutti,  specialmente  i  giovani  poveri  e abbandonati.

Nel flusso incessante della medesima Trinità, sotto lo sguardo di Maria e nella sua pienezza di doni, a vantaggio della Chiesa intera, possiamo ora affrescare alcuni tratti del carisma salesiano, che ha indubbiamente la sua  fonte  in  Dio,  si  è  manifestato  all’interno  della  storia  nel  dialogo tra S. Francesco di Sales e S. Giovanna de Chantal; ha prodotto e goduto di un rigoglio tutto speciale – pur nella continuità – con S. Giovanni Bosco.

  • San Francesco di Sales ottimista in Dio

Di fronte alle guerre di religione; posizioni anche all’interno del cattolicesimo non equilibrate a riguardo dell’escatologia e della predestinazione; metodi militaristi di evangelizzazione …

  1. vocazione universale alla santità
    1. pazienza verso noi stessi, principio di vera accoglienza dell’altro e di crescita nello Spirito [p. 13] di San Giovanni Bosco discepolo e interprete di san Francesco di Sales
    2. Sino a cantare la vita, anche e nonostante la nostra sordità (aridità, apparente inutilità…)
  • Don Bosco, consapevole dei pericoli del suo tempo, incarna l’amore preventivo di Dio

Conoscendo gli interlocutori del liberalismo, anticlericalismo, massoneria…

  1. prevenire e non reprimere [p. 28] San Giovanni Bosco discepolo e interprete di san Francesco di Sales
    1. ottimismo pedagogico [pp. 30-31] San Giovanni Bosco discepolo e interprete di san Francesco di Sales
    2. educatori “padri, maestri e amici” dei giovani
    3. ambiente educativo accogliente, familiare, gioioso
    4. Eucaristia e Confessione
  • Come essere preventivi e ottimisti oggi?
    • possibile riscoprire la vocazione universale alla santità in comunità e con i giovani?
    • in che modo dimostrare pazienza senza arrendevolezza?
    • lo scoraggiamento come una delle malattie più pericolose negli operatori pastorali. E noi?
    • incontrando storie di ragazzi già segnati dal vero e proprio peccato familiare e personale (divisioni e guerre tra padri e madri, tutto ciò che riguarda la sessualità e l’affettività) … è concretamente possibile ancora prevenire o siamo obbligati solo a correre ai ripari alla meno peggio?
    • Amorevolezza salesiana e fermezza negli interventi del Papa e del Rettor Maggiore (vedi abusi).
    • formazione dei laici allo scopo di un ambiente interamente pedagogico. Nella concretezza di oggi?
    • dal formalismo dell’Eucaristia e della Confessione ad una scoperta più profonda. Attraverso quali strade?

Don Paolo Mojoli sdb


[1] Cf. G. Gozzelino, Ecco tua madre! Breve saggio di mariologia sistematica, Elledici, Leumann (To) 1998, pp. 115-118; ID., Il mistero  dell’uomo  in  Cristo.  Saggio  di  protologia,  Elledici,  Leumann  (To)  1991.  Troviamo  anche  un  prezioso approfondimento riguardante questo stesso principio direttivo dell’ecclesiologia di comunione riferito alla vita consacrata in ID., Seguono Cristo più da vicino. Lineamenti di teologia della vita consacrata, Elledici, Leumann (To) 1997, pp. 24-25.123; a riguardo del ministero ordinato troviamo valide proposte e concretizzazioni in  ID., Nel nome del Signore. Teologia del ministero ordinato, Elledici, Leumann (To) 1992, pp. 52-54.

[2] Vengono in particolare studiati i contenuti e la stessa strutturazione di Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium: AAS 57 (1965), pp. 5-67.

Da Vaticannews. Papa: dare spazio al genio femminile nella Chiesa che è madre

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Il Papa a braccio dopo la relazione pomeridiana di Linda Ghisoni all’incontro sulla Protezione dei Minori in corso in Vaticano: non si tratta di dare più funzioni alla donna nella Chiesa ma di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero.

Dopo la relazione di Linda Ghisoni, sotto-segretario per la sezione per i fedeli laici del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, all’incontro in corso in Vaticano su “La Protezione dei Minori”, Francesco ha preso la parola per rimarcare a braccio un concetto a lui caro: l’importanza della donna nella Chiesa, che è sposa e madre di tutti i suoi figli.

Ascoltando la dottoressa Ghisoni ho sentito la Chiesa parlare di se stessa. Cioè tutti noi abbiamo parlato sulla Chiesa. In tutti gli interventi. Ma questa volta era la Chiesa stessa che parlava. Non è solo una questione di stile: il genio femminile che si rispecchia nella Chiesa, che è donna.

La donna immagine della Chiesa

Quindi il Pontefice ha voluto spiegare il passo necessario che deve essere compiuto prima ancora nel pensiero e nella mentalità comune, più che nei fatti. Chiedere ad una donna di intervenire su un tema così complesso come quello degli abusi, ha sottolineato, non è soltanto una pratica di “femminismo ecclesiastico”, piuttosto è invitare la Chiesa stessa a parlare di sé e delle sue ferite.

Invitare a parlare una donna non è entrare nella modalità di un femminismo ecclesiastico, perché alla fine ogni femminismo finisce con l’essere un ‘machismo’ con la gonna. No. Invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su sé stessa, sulle ferite che ha. E questo credo che sia il passo che noi dobbiamo fare con molta forza: la donna è l’immagine della Chiesa che è donna, è sposa, è madre. Uno stile. Senza questo stile parleremmo del popolo di Dio ma come organizzazione, forse sindacale, ma non come famiglia partorita dalla madre Chiesa.

Ripensare  la Chiesa con le categorie della donna

Entrare nel mistero femminile della Chiesa, stando alle parole di Francesco, vuol dire comprendere a pieno la dimensione della vita, essere partecipi di ciò che accade appunto quando una madre dà alla luce un figlio. Perciò non si tratta soltanto di mettere le donne nei ruoli chiave della Chiesa, quanto di ripensare la Chiesa con le categorie e lo stile della donna.

Non si tratta di dare più funzioni alla donna nella Chiesa – sì, questo è buono, ma così non si risolve il problema – si tratta di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero. E pensare anche la Chiesa con le categorie di una donna. 

Fonte:https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-02/papa-incontro-protezione-minori-abusi-donna-vatiab.html

Autore: Cecilia Seppia

Da vaticannews. Le dolorose testimonianze di cinque vittime di abusi

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Storie di dolore, di silenzi e di violenza subita, ma anche voglia di ridare credibilità alla Chiesa, attraverso l’impegno e la responsabilità dei suoi membri. E’ quanto emerso dalle cinque testimonianze, tra cui quella di una donna, ascoltate all’apertura dell’Incontro in corso fino al 24 febbraio in Vaticano

Giungono dai diversi continenti le cinque testimonianze pre-registrate fatte ascoltare oggi subito dopo la preghiera che ha aperto nell’aula nuova del Sinodo, in Vaticano, l’Incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”. In tutte risuona forte il ringraziamento per la possibilità di poter essere ascoltate, per il contributo ad una Chiesa migliore che potrà derivare da questo appuntamento in Vaticano e un grazie per l’appoggio e l’aiuto ricevuto dal Santo Padre.

Ma altrettanto forte e senza sconti risuona, nelle parole di ciascuna delle vittime, non solo il dramma che deriva dall’abuso sessuale e dalle “conseguenze tremende” che esso provoca nella vita quotidiana, nella famiglia, nei rapporti sociali e nei riguardi “perfino di Dio”; ma anche la richiesta ferma ai vescovi e alla Chiesa tutta di non “assentire” senza agire, ma di assumersi pienamente la responsabilità di quanto accade e di collaborare con la giustizia perchè questo “tumore” non solo venga estirpato, ma anche curato con “trattamenti” specifici.

Ascolto delle vittime e loro cura

Come “cattolico”, dice un uomo che porta la sua testimonianza dal Sud America, “la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno. La prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo”, “questo è uno schema che esiste in tutto il mondo”, “e questo deve finire”. Come riparare dunque? Il primo bisogno indicato è “far guarire le vittime”, “credere loro e accompagnarle”; e poi “collaborare con la giustizia”. Rivolgendosi direttamente ai vescovi presenti nell’aula quest’uomo chiede di “ascoltare quello che il Papa vuole fare” non limitandosi ad “assentire con un cenno del capo”. “Lo chiedo allo Spirito Santo” – dice – che “aiutiate a ristabilire la fiducia nella Chiesa” e che “coloro che non vogliono ascoltare lo Spirito Santo e che vogliono continuare a coprire, se ne vadano dalla Chiesa per lasciare il posto a quelli che invece vogliono creare una Chiesa nuova”.

Una Chiesa nuova e responsabile

E’ una storia di violenza, umiliazioni e costrizioni subite quella raccontata dall’unica donna tra i testimoni di oggi. Proviene dall’Africa: incinta tre volte e altrettante volte costretta ad abortire. La sua è una “vita distrutta” dalla quale emerge un messaggio ai vescovi che è un appello all’amore vero, che è solo – afferma – quello gratuito: “quando si ama qualcuno si pensa al suo futuro e al suo bene”, dunque preti e religiosi si comportino da “responsabili” da “persone avvedute”.

Ascoltare le vittime, “imparare” ad ascoltarle: è ciò che chiede il sacerdote che testimonia di abusi subiti da un altro prete. Lui, proveniente dall’est dell’Europa, al 25.mo della sua ordinazione, in tanti anni non è stato mai creduto, nè compreso e questa è la “ferita” profonda che si porta dentro. Eppure la parola finale della sua breve testimonianza è “perdono” e ancora una volta gratitudine alla Chiesa e a quanti in essa hanno comunque avuto modo di aiutarlo.

Una leadership di visione e di coraggio

“Ferita” è la parola chiave anche della quarta vittima di abusi la cui voce risuona nell’aula vaticana. Quest’uomo originario degli Stati Uniti  fa riferimento alla “perdita totale dell’innocenza della sua giovinezza” come alla “ferita” peggiore subita dopo l’abuso da parte di un sacerdote. Nelle sue parole tutto il dolore che ancora si stratifica ed emerge “nelle relazioni famigliari” a causa della “disfunzione e della manipolazione” subita da un “uomo malvagio”, un sacerdote cattolico. Ai vescovi che lo ascoltano in questa occasione, chiede di manifestare una “leadership di visione e di coraggio” per lavorare ad una “guarigione”, ad una “soluzione” e ad una “Chiesa migliore”.

Torna il mancato ascolto, torna la complicità di quanti – provinciali e superiori maggiori – hanno coperto l’abuso, torna la richiesta di “azioni severe che realmente rimettano in riga gli abusatori”, anche nell’ultima testimonianza resa oggi da parte di un uomo asiatico. Il silenzio può uccidere, afferma, confessando quanta fatica faccia a vivere, “a stare insieme alla gente” e ad “avere rapporti con le persone”. Se il desiderio è di “salvare la Chiesa” da quella che definisce una delle “bombe ad orologeria nella Chiesa d’Asia”, la strada indicata è ancora una volta quella della giustizia e della verità e all’uditorio dice: “Non dobbiamo permettere che le amicizie abbiano la meglio, perché questo distruggerà un’intera generazione di bambini”. 

La reazione del card. Tagle all’ascolto delle testimonianze delle vittime

“Non è facile ascoltare le testimonianze. Ho sentito tante testimonianze, ma mai potrò dire: “Sono abituato”, no, mai. Le testimonianze aprono anche le mie ferite. Tante volte noi non affrontiamo le nostre ferite, però in questo momento le testimonianze sono profezie a livello personale, a livello di fede. Per me è un momento difficile però è un momento di grazia, di rinnovamento”.

Fonte:https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-02/testimonianze-vittime-abusi-minori-vatiab.html

Autore: Gabriella Ceraso

Da vaticannews. Quattro giorni che lasceranno il segno

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Dal 21 al 24 febbraio l’incontro in Vaticano per la protezione dei minori: presa di coscienza, ascolto delle vittime, responsabilità dei vescovi e trasparenza

L’incontro sulla protezione dei minori che si svolge in Vaticano è destinato a lasciare il segno. Prima ancora che per l’approfondimento sulle indispensabili indicazioni concrete su ciò che va fatto di fronte alla piaga degli abusi, a lasciare il segno sarà la presa di coscienza da parte di tutta la Chiesa delle conseguenze drammatiche e incancellabili provocate sui minori che li hanno subiti.

La voce dei bambini e dei ragazzi vittime indifese di queste turpi violenze non rimarrà inascoltata. Il loro grido è destinato a infrangere la barriera di silenzio che troppo a lungo ha impedito di comprendere.

Il primo obiettivo, sulla scia della personale testimonianza degli ultimi due Pontefici, che hanno sistematicamente incontrato i sopravvissuti, li hanno ascoltati e hanno pianto e pregato con loro, è dunque la consapevolezza che l’abuso sui minori da parte di chierici e religiosi rappresenta un atto abominevole. Un atto che trafigge per sempre l’anima di bambini e bambine affidati dai loro genitori ai sacerdoti perché li educassero nella fede. Non si tratta innanzitutto di una questione di leggi e di norme, né di cavilli burocratici e nemmeno di statistiche. Si tratta di ascoltare le vittime, cercare di condividere il loro doloroso dramma, per far proprie le devastanti ferite che hanno subito. È un cambio di mentalità quello che viene richiesto, perché mai più nessuno finga di non vedere, insabbi, copra, minimizzi.

Per la prima volta il tema verrà affrontato in chiave globale, secondo le diverse esperienze e culture. Il primo giorno il tema principale sarà quello della responsabilità dei vescovi nel loro compito pastorale, spirituale e giuridico. Il secondo giorno tratterà soprattutto del “render conto”, dell’accountability, discutendo le soluzioni da adottare in accordo con il Diritto Canonico per valutare i casi in cui i pastori sono venuti meno al loro compito e hanno agito con negligenza. Infine il terzo giorno sarà dedicato all’impegno per la trasparenza, nelle procedure interne alla Chiesa, nei confronti delle autorità civili ma soprattutto di fronte al popolo di Dio, il cui contributo per rendere più sicuri i luoghi frequentati dai minori è indispensabile. La conclusione dei lavori, domenica, dopo la Messa celebrata nella Sala Regia, è affidata a Papa Francesco.

Quello che si celebra in Vaticano è innanzitutto un evento ecclesiale, un dialogo fra pastori in comunione con il Successore di Pietro. È per questo che la preghiera, accompagnata dall’ascolto delle vittime, scandirà ogni appuntamento. I primi tre giorni di lavoro culmineranno nella liturgia penitenziale proprio perché, di fronte all’abisso del peccato, e di un peccato così grave e abominevole, i credenti sono chiamati a chiedere umilmente perdono per la ferita inferta al corpo ecclesiale e alla sua possibilità di testimonianza evangelica.

Questo nuovo passo è per la Chiesa l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie iniziata poco meno di vent’anni fa con l’introduzione di leggi sempre più severe ed efficaci per contrastare la piaga degli abusi. Procedure che hanno permesso di ridurre drasticamente il numero dei casi, come dimostrano tutti i report pubblicati di recente: le denunce che emergono riguardano infatti, nella stragrande maggioranza, casi risalenti a molti anni fa, avvenuti prima dell’entrata in vigore delle nuove norme.

Con l’incontro che si apre in Vaticano la Chiesa indica così una strada non soltanto alle proprie gerarchie e alle proprie comunità, ma offre pure una sofferta testimonianza e un impegno preciso a tutta la società. Perché la protezione dei minori è questione che riguarda tutti, come dimostrano le impressionanti cifre sui minori abusati nel mondo.

Fonte:https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-02/editoriale-tornielli-incontro-vaticano-abusi-minori-vatiab.html

Autore: Andrea Tornielli

Ivano Liguori sui migranti e la chiesa

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Migranti, all’attacco anche le suore

Ci sono tanti modi per fare bella figura, uno di questi è il silenzio.

Un bel tacer non fu mai scritto, questo verso, attribuito a Dante Alighieri ma in realtà di Iacopo Badoer, librettista e poeta italiano vissuto nel XVII sec., fotografa molto bene l’ennesima situazione imbarazzante occorsa alle religiose italiane in questi giorni.

L’Unione delle Superiori Maggiori d’Italia (U.S.M.I.), in un documento firmato da suor Azia Ciairano (vedi qui e qui), esprime solidarietà in favore dei migranti e biasimo verso i provvedimenti presi dall’attuale governo italiano:

«Constatiamo che le azioni politiche, in particolare il decreto sicurezza, non solo aggravano le situazioni di vulnerabilità di diversi gruppi etnici che vivono sui nostri territori, ma mettono in atto il disprezzo dell’altro con la violazione sistematica delle principali regole della tutela umanitaria. Così pure il dilagare di atteggiamenti violenti che si stanno diffondendo sempre più, segna con la rabbia e l’intolleranza le nostre relazioni umane, sociali e politiche».

«È in questo nostro tempo abbruttito da forme palesi di negazione dei diritti umani, rifiuto del diverso, odio, razzismo e volgarità, che Dio ci chiama ad “alzarci in piedi” per dare oggi “voce” e concretezza al dono della nostra vita, affinché la luce della Speranza e della Profezia continuino a risplendere nella storia dell’umanità»

Davanti a questo documento, da cattolico, da sacerdote e da religioso, mi vengono spontanee alcune domande.

Non bastava l’azzardato e fuori luogo ‘Vade Retro’ al Ministro dell’Interno, da parte della rivista – un tempo cattolica –  Famiglia Cristiana?

Non bastava stancare la pazienza di tanti lettori che dalle Paoline ancora devono sorbirsi, in bella mostra tra gli scaffali, i libri di James MartinEnzo BianchiVito Mancuso, e Don Gallo?

Non bastava la constatazione del calo vertiginoso delle vocazioni religiose femminili di vita attiva?

Evidentemente no.

Perché un organismo come l’U.S.M.I., sente l’esigenza di prendere una posizione così netta – in questo tempo e in questa maniera – , su questioni che sono abbastanza complicate e che non rappresentano certo una priorità per la vita religiosa femminile?

Queste proteste sono sempre animate dalla fraternità, dalla solidarietà e dall’umanità ma mai dall’intelligenza.

Quando nel 2009 Eluana Englaro moriva, con quale voce l’U.S.M.I., difendeva l’operato delle Suore Misericordine di Lecco e la loro battaglia contro l’eutanasia?

Dov’era l’U.S.M.I., quando nel 2017 le Suore dell’Immacolata di Santa Paolina Visintainer  di Trento, organizzavano sedute terapeutiche in stile New Age con l’ausilio di piramidi e armamentari vari, palesemente contrastanti il primo comandamento?

Dov’era l’U.S.M.I., quando nel 2018 alle scuole elementari in provincia di Bergamo, si insegnava a bambini di età compresa tra i 9 e 10 anni, la masturbazione, l’uso del preservativo, l’omosessualità, l’identità di genere e il sesso orale?

Dov’era l’U.S.M.I., nel 2018, davanti ai vari tentativi per salvare il piccolo Alfie Evans da morte certa, supportando la proposta del trasferimento all’ospedale Bambin Gesù di Roma?

Dov’era l’U.S.M.I., nel 2018 quando l’ingegnere Salvatore Pacilè ha chiesto l’intercessione del Pontefice affinché le suore Figlie di Maria ausiliatrice onorassero il pagamento di una parcella professionale di 800mila euro per il restauro della sede dell’Istituto femminile “San Giovanni Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice”?

Dov’è l’U.S.M.I nel 2019, quando a NY per mano del governatore cattolico Andrew Cuomo, si approva l’infanticidio più abietto, facendo passare tutto per civiltà e salvaguardia dei diritti della donna?

La verità è una sola: l’U.S.M.I era ed è assente!

Questo è il vero segno profetico del perbenismo che si è infiltrato anche nella vita religiosa.

Perché le battaglie per i diritti, si devono combattere sempre, non solo quando si possono vincere con un largo margine o quando ci sono chiari ordini di scuderia.

Tutti gli uomini sono ugualmente sacri e amati da Dio, non si può stilare una hit parade.

Quanti poveri italiani cercano riparo dentro gli ospedali, le stazioni, le auto, i portici e i colonnati perché senza casa, abbandonati a un avverso destino?

Quanti anziani languiscono in strutture d’accoglienza, tra le proprie deiezioni perché soli e abbandonati dalla famiglia?

Vorremmo avere la gioia di poter vedere le consorelle dell’U.S.M.I., passare per le strade di Roma, Torino, Milano, Napoli alla ricerca dei poveri, sull’esempio delle Figlie della Carità del XVII sec.

Ci piacerebbe leggere dall’U.S.M.I., una circolare con la quale si chiede l’apertura delle case religiose – ormai vuote di vocazioni –, per accogliere i tanti papà di famiglia separati e cacciati di casa da altrettante donne che si sono fatte portavoce di diritti…i loro.

Care sorelle, sappiate che per essere veramente suore non basta essere donne, occorre essere madri.

E come ogni buona madre insegna, l’amore per i figli non ha preferenze, non si nutre di proclami ma agisce nel silenzio.

Il silenzio dei gesti.

Fonte:https://ivanoliguori.it/migranti-allattacco-anche-le-suore/

Lettera aperta dei Card. Brandmüller e Burke.

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“Dove sta andando la Chiesa?”. Alla vigilia del vertice mondiale sul dramma degli abusi, che si aprirà giovedì in Vaticano, la domanda è posta ai presidenti delle Conferenze episcopali da due cardinali, Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke, con la lettera aperta che qui pubblichiamo.

Secondo i due porporati, le radici del fenomeno degli abusi affondano in quel misto di materialismo, relativismo ed edonismo che da tempo è entrato anche nella Chiesa. Per spiegare gli abusi generalmente si fa ricorso al concetto di “clericalismo”, ma, scrivono Brandmüller e Burke, la questione primaria non è l’abuso di potere, bensì l’essersi allontanati dalla verità del Vangelo.

Brandmüller e Burke (già firmatari, con i cardinali Caffarra e Meisner, dei dubia inviati al papa nel 2016, e ai quali Francesco non ha mai risposto) concludono la loro lettera ai presidenti delle Conferenze episcopali con un appello: “Vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa”.

A.M.V.

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Lettera aperta ai presidenti delle Conferenze episcopali

Cari confratelli, presidenti delle Conferenze episcopali, ci rivolgiamo a Voi con profonda afflizione!

Il mondo cattolico è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa?

Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione.

Si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale, sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa.

Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche Voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio?

Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui dubia che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei dubia non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, Vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa.

Preghiamo lo Spirito Santo perché assista la Chiesa e illumini i pastori che la guidano. Un atto risolutore ora è urgente e necessario. Confidiamo nel Signore che ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Walter Card. Brandmüller

Raymond Leo Card. Burke

Fonte:https://www.aldomariavalli.it/2019/02/19/brandmuller-e-burke-dove-sta-andando-la-chiesa/

Dal Vaticano. Incontro. La protezione dei minori nella chiesa. 21-24 febbraio 2019

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Un incontro all’insegna di solidarietà, umiltà e penitenza

“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (1 Cor 12:26)

“Di fronte alla situazione di ampio e crescente disagio in seguito a nuovi rapporti e rivelazioni di casi gravissimi di abusi sessuali coinvolgenti membri del clero, il 12 settembre scorso, al termine di una delle riunioni del Consiglio di cardinali era stata annunciata la decisione del Santo Padre di convocare in Vaticano, dal 21 al 24 del prossimo mese di febbraio, un incontro di ampia portata su ‘La protezione dei minori nella Chiesa’.

Si tratta certamente di un incontro inedito, ma chiaramente inserito nella prospettiva della sinodalità, tanto cara a papa Francesco e centrale nel suo disegno di riforma della Chiesa. Dovendo affrontare un problema che si dimostra sempre più presente e grave nelle varie aree geografiche del mondo e della Chiesa Cattolica, il Papa ha ordinato ai più alti rappresentanti delle diverse comunità ecclesiali di dare una risposta unitaria a livello universale. Tutta la Chiesa deve scegliere di vivere all’insegna della solidarietà, soprattutto verso le vittime, le loro famiglie e le comunità ecclesiali ferite dagli scandali. Come ha scritto il Papa ‘Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme’ (1 Cor 12:26), occorre che l’impegno alla protezione dei minori sia assunto con chiarezza ed efficacia dall’intera comunità, a partire da coloro che ricoprono posizioni di massima responsabilità.

Parlare degli abusi sessuali da parte dei membri del clero è un tema doloroso e spiacevole. A volte, anche in ambienti di Chiesa si sente dire che è ora di cambiare argomento, che non è giusto dare troppo peso a questo tema, perché se ne resta oppressi e la questione viene ingigantita. Ma questa è una strada sbagliata. Se la questione non viene affrontata fino in fondo nei suoi diversi aspetti, la Chiesa continuerà a trovarsi davanti a una crisi dopo l’altra, la credibilità sua e di tutti i suoi sacerdoti ne resterà ferita gravemente, e soprattutto ne soffrirà la sostanza della sua missione di annuncio evangelico e di lavoro educativo per l’infanzia e per la gioventù, che è stato da secoli uno degli aspetti più belli e preziosi del suo servizio per l’umanità.”


Nella consapevolezza dei fatti, l’incontro vede se stesso come un passo in avanti su un lungo cammino di rivalutazione, guarigione e trasformazione della Chiesa, che deve sempre essere una trasformazione verso una più profonda e più generosa sequela di Gesù Cristo.

Questa homepage è stata creata per essere in grado di seguire in modo trasparente e autentico il processo di cambiamento e sviluppo, sia durante l’incontro che successivamente. Quindi, dopo febbraio 2019, dovrebbe essere comprensibile quale stimolo sia venuto dall’interno e dall’esterno dell’incontro per la protezione dei minori, e come questo sia stato implementato e / o sviluppato ulteriormente. Tutti i partecipanti sono consapevoli del fatto che non devono rimanere solo parole e annunci. Azione specifica deve seguire. Tutti possono utilizzare questa homepage per formarsi la propria opinione su se e come ciò avrà successo in futuro.


Federico Lombardi, S.J.
Moderatore dell Incontro “Protezione dei Minori nella Chiesa
Citazioni dall’articolo “Verso l’incontro dei vescovi sulla protezione dei minori” 
laciviltacattolica.com (19 dic, 2018)

Fonte: http://www.pbc2019.org/it/home

Link ufficiale da in cui è inserita questa pagina:http://www.vatican.va