Formazione per universitari: “verrà a giudicare i vivi e i morti”

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Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa. Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro e in mezzo ai candelabri c’era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve. Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque. Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo. (Ap 1,9-19)

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  • Necessario liberarsi dai preconcetti pagani di “giudizio”
    • vedi Egizi…
    • vedi il nostro giudicare gli altri
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  • Primo accenno alle basi della fede
    • Trinità
    • Mistero Pasquale
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  • L’occhio di Dio
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  1. In Dio c’è differenza tra giudizio e abbraccio benedicente?
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  • Tra il “Vieni Signore Gesù” e il dies irae
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  • La libertà umana: dono o “fregatura”?
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  • Sperare per tutti?

«Colui che giudica non è qui semplicemente – come ci sarebbe da aspettarsi – Dio, l’Infinito, l’Ignoto, l’Eterno. Egli ha piuttosto affidato il giudizio a uno che, in quanto uomo, è nostro fratello. A giudicarci non sarà un estraneo, bensì colui che già conosciamo tramite la fede. Il giudice non ci verrà incontro come il totalmente Altro, bensì come uno di noi, che conosce l’essere-uomo dal di-dentro e ha sofferto.

In questo modo, però, sul giudizio si trova già l’alba della speranza; non è solo il giorno dell’ira, bensì il ritorno di nostro Signore. Ci si sente richiamati alla grandiosa visione di Cristo con cui inizia la misteriosa rivelazione (Apocalisse 1,9-19): Il veggente cade a terra come morto davanti a questo Essere insignito d’incommensurabile potenza. Ma il Signore stende la mano su di lui e gli dice, come in quel giorno in cui gli apostoli attraversavano il lago di Genezaret in piena burrasca: “Non temete, sono io” (1,17).

Il Signore onnipotente è quello stesso Gesù al quale il veggente si era un giorno unito come compagno di viaggio nella fede».Fonte: J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo. Lezioni sul simbolo apostolico. Con un nuovo saggio introduttivo, Queriniana, Brescia 200312 (edizione tedesca originale del 1968).

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