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Vizi e virtù. Introduzione

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La persona umana è molto fortunata, gode di una dignità altissima: viene da Dio, addirittura è sua immagine e somiglianza. Non solo ha origine in Dio, ma ha una sete di Dio talmente alta e profonda da poter non solo sognare, ma addirittura sperare fondatamente di poter partecipare alla vita dello stesso Dio che ci ha creati e salvati dal peccato in Cristo, morto e risorto per noi.

Ma… la vita non è tutta rose e fiori: l’esistenza stessa di ciascuno e del mondo intero è segnata dai molteplici limiti di cui facciamo esperienza ogni giorno, poi anche dal male e dal peccato. Riferendosi a quest’ultima parola, tanti combinano dei grossi guai interiori. Alcuni (specialmente negli anni passati, ma è possibile ancora oggi) credevano di onorare Dio avendo proprio paura, terrore di Dio, percependosi come incalliti peccatori, privi di speranza di uscire da questo circolo vizioso. C’è quindi chi dice: “Sono perso, non riuscirò mai a vivere senza peccare”.

Oggi si rischia esattamente il contrario: ritenere il peccato, la confessione sacramentale e tutto quello che ci sta dietro quasi come un’invenzione della chiesa e dei preti. Allora “il peccato non c’è, ci credono solo le vecchiette”, “è solo un mezzo umano per far nascere nelle persone dei terribili sensi di colpa…” Al massimo parliamo di fragilità. Ma dire peccato sembra proprio troppo.

Un saggio autore, proprio per descrivere questa vera, autentica, oggettiva lontananza da Dio di cui si tratta parlando del peccato, esclamava più volte, semplicemente: “Peccato!!!” Sì, “peccato!” ancora una volta non ho colpito il bersaglio della risposta alla volontà di Dio (quindi della mia e nostra conseguente felicità). Continuo a ribellarmi all’Amore, non facendomi amare, ritenendomene non degno o comunque sempre con il conto “in passivo”.

In questa rubrica ci soffermeremo in particolare sulle virtù cardinali e sui vizi capitali. Più semplicemente: la saggia e autentica tradizione della Chiesa ci insegna che tutte le nostre mancanze, anche la nostra piccola o grande cattiveria (anche tu ne hai fatto esperienza, vero?) ha una varietà di fantasia e di esagerazioni o di mancanze molto ampia. Prova è chi viene a confessarsi portando una lunga “lista della spesa”. In realtà, con un po’ più di preghiera, di saggezza spicciola e soprattutto l’aiuto del padre spirituale e del confessore, ci accorgiamo che i nostri peccati singoli possono essere come divisi in “categorie”. Queste grandi “famiglie” di peccati vengono proprio chiamati vizi (appunto, che stanno a capo dei peccati singoli, per questo capitali).

Tutto è perduto? La nostra vita si limita ad essere un passaggio da un peccato all’altro o ad esplorare un vizio per poi rivolgere l’attenzione ad un altro?

No! Accettando di lasciarci aiutare da Dio e per mezzo della nostra positiva collaborazione, possiamo arrivare ad una robustezza interiore, di opere e parole, per cui succede che non solo evitiamo di cedere al peccato (la gran parte delle volte, possibilmente…). Ma siamo docili a costruire – con Dio, per l’intercessione di Maria santissima e di tutti i santi – qualcosa di buono, di solido, di resistente.

Don Bosco direbbe che possiamo, siamo chiamati, dobbiamo veramente arrivare a vivere, celebrare, contemplare “la bellezza della virtù e la bruttezza del peccato”.

Il primo vizio che tratteremo, nella prossima settimana, sarà quello dell’invidia, che è chiamata a convertirsi, fare dietro-front, fare un’inversione a U, per diventare benevolenza.

Per oggi, solo alcune provocazioni, che possono diventare preghiera e vita quotidiana:

  • Mi metto alla presenza di Dio, invocando in me il suo Spirito d’amore.
  • Guardando alla mia vita, provo a scoprire quali potrebbero essere i miei atteggiamenti tipici o abitudinari (quasi spontanei), sia in positivo che in negativo.
  • Per i più coraggiosi, comincio a provare (possibilmente aiutato/a dal confessore o padre spirituale) a distinguere in tre colonne: errori non voluti; piccola o grande cattiveria compiuta in modo inusuale; piccola o grande cattiveria compiuta in modo che ormai si è radicato dentro di me.
  • Trovo il coraggio, all’inizio della Quaresima di vivere una buona confessione di lode, di peccato, di proposito di miglioramento.

Buona Quaresima!!!

Autore: don Paolo Mojoli

One Comment

  1. Annalisa 6 Marzo 2019

    Sto ascoltando l’Adagietto,Sinfonia 5, di Mahler: così soave, quasi etereo, un soffio che solleva l’anima verso spazi infiniti, verso il cielo, verso le stelle, verso il Grande, il Bello, il Buono, l’Immenso, verso Dio. Una musica che prende fin nel profondo, a volte struggente, ti solleva, e ti fa restare li, leggero, senza peso, sensa il pensare.
    Sono tornata da poco dalla celebrazione della Messa del Mercoledì delle Ceneri che ho vissuto come un forte richiamo a vivere questa Quaresima con spirito di vera conversione, di desiderio di cambiamento interiore, di conoscenza dei mei peccati (che molte volte mi fa più comodo chiamare limiti, fragilità, ignoranze, abitudini, sono fatta così e non posso cambiare più, che ancora più volte non vedo e non riconosco), di richiesta di perdono, di misericordia. Ai miei tempi, il libricino del catechismo aveva una copertina di cartoncino color “crosta di pane” e vi era disegnato un triangolo entro cui un unico spalancato occhio senza palpebra mi osservava ogni qualvolta lo prendevo in mano. Mi insegnavano che Dio è ovunque, in ogni luogo e tempo, e che “ti osserva qualsiasi cosa tu faccia, nel bene e nel male, e chi fa il male va all’inferno”. Confesso che io, bambina delle elementari, avevo davvero paura di quell’occhio, di quel Dio che mi spiava qualsiasi cosa io facessi, anche quando mi svestivo e mi lavavo. Davvero non conoscevo la Misericordia, o meglio questo concetto era molto astratto in quanto pensavo solo ad un Dio Giudice che castiga. Ma forse ero io che travisavo i saggi insegnamenti del catechista. Sono dovuta divenire adulta ed avere la grazia di incontrare delle guide spirituali davvero speciali per “capire” l’Amore di Dio, decisamente in contrapposizione con quell’occhio indagatore e giudicante. Sentirmi creatura amata da Lui anche nei miei errori (io, mamma, non posso non amare i miei figli, sempre, anche quando mi fanno soffrire per qualche atteggiamento o risposta “nervosa”; ricordo il loro visetto pentito quando da piccoli combinavano qualche guaio, il mio rimprovero era inevitabile e loro cercavano il mio perdono e comprensione e non potevo non amarli nonostante la marachella combinata). Adesso ho la consapevolezza di quanto io faccio soffrire l’Amore quando non lo amo, quando mi allontano da Lui, quando contravvengo alle sue parole, ai suoi insegnamenti, ai suoi consigli pronunciati solo per il mio bene, la mia salvezza. E la certezza del dolore che gli causo mi fa soffrire, e aumenta la consapevolezza delle mie fragilità, del mio allontanarmi da lui, del non riuscire a cambiare, a dominare gli impulsi, i pensieri, la mia natura. Ma aumenta anche la certezza del suo immenso amore per me, del suo perdono senza limiti, di lui che è sempre lì ad aspettarmi, che bussa alla porta del mio cuore senza stancarsi mai.
    Così ho pensato che sia una cosa buona durante questa Quaresima, meditare su me stessa guardandomi sì con il filtro dei vizi, ma anche cercando le mie virtù, chiedendo l’aiuto a Dio, alla Mamma Celeste e al mio Santo protettore affinchè questo percorso mi porti ad una crescita interiore, ad una maggiore conoscenza di me, a quel cambiamento che tanto mi auspico, a diventare un’anima bella che può anche portar gioia al cuore di Gesù e non solo spine. Sì, perchè come io mamma gioisco e mi rallegro quando vedo i miei figli belli, luminosi, sorridenti, così sicuramente anche Lui si consola e si rallegra della mia anima se si presenta a Lui pulita.
    Mahler continua ad accompagnarmi, leggera, in alto.

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