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Avviata la Causa di Beatificazione e Canonizzazione di don Silvio Galli, SDB

(AgenziaNotizieSalesiane – Roma) – Il 12 giugno 2019, VII anniversario della nascita al cielo di don Silvio Galli, è stato ufficialmente presentato al vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, il Supplex libellus, cioè l’istanza ufficiale con la quale la Congregazione Salesiana chiede l’apertura dell’Inchiesta diocesana sulle virtù, la fama di santità e di segni di don Silvio Galli, Sacerdote Professo della Società di san Francesco di Sales.

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Pentecoste: IL “pacifico e gioioso incontro fra i popoli” UNICO DONO dello Spirito Santo. Centro del cristianesimo o asservimento politico e clericalistico?

In occasione della solennità di Pentecoste, i vescovi del Lazio hanno indirizzato una lettera a tutti i fedeli delle diocesi laziali, che verrà letta durante le varie Messe del giorno. Di seguito il testo integrale

 

[Personalmente, in coscienza, mi sarei rifiutato di leggerla]

 

Carissimi fedeli delle diocesi del Lazio,
desideriamo offrirvi alcune riflessioni in occasione della solennità di Pentecoste che ci mostra l’icona dell’annunzio a Gerusalemme ascoltato in molte lingue: pensiamolo come il segno del pacifico e gioioso incontro fra i popoli che attualizza l’invito del Risorto ad annunciare la vita e l’amore.

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Sulla situazione in Siria

Otto anni di guerra, senza che ancora se ne intraveda la fine. A raccontare la condizioni in cui si trova un paese stremato da un lunghissimo conflitto è Padre Ibrahim Alsabagh, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco della comunità cattolica di rito latino ad Aleppo. Nonostante sia scivolata in fondo alle priorità e all’attenzione della comunità internazionale, in Siria la guerra non è finita, e il paese si trova in una condizione disastrosa.

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Benedetto XVI sulla Pentecoste

Cari fratelli e sorelle,

nella celebrazione solenne della Pentecoste siamo invitati a professare la nostra fede nella presenza e nell’azione dello Spirito Santo e a invocarne l’effusione su di noi, sulla Chiesa e sul mondo intero. Facciamo nostra, dunque, e con particolare intensità, l’invocazione della Chiesa stessa: Veni, Sancte Spiritus! Un’invocazione tanto semplice e immediata, ma insieme straordinariamente profonda, sgorgata prima di tutto dal cuore di Cristo. Lo Spirito Santo, infatti, è il dono che Gesù ha chiesto e continuamente chiede al Padre per i suoi amici; il primo e principale dono che ci ha ottenuto con la sua Risurrezione e Ascensione al Cielo.

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La Messa Mistero nuziale. 10. Gesù banchetto eterno

Il canone romano [Preghiera Eucaristica 1] non contiene il termine «Spirito», nella preghiera appena esaminata. Ma il concetto è ben presente quando si prega di «essere ricolmati di grazia». Del resto è comune trovare negli altri riti della Messa, a questo punto, come equivalente, «ripieni del­lo Spirito Santo» ed espressioni simili.

«Grazia» – com’è noto – significa «dono», é il Dono per eccellenza, il primo Dono agli uomini, è lo Spirito Santo. E’ stata una grave perdita per il pensiero teologico e spirituale degli ultimi secoli l’abitudine di limitare il con­cetto di grazia quasi esclusivamente alla «gra­zia santificante», la quale è solo un effetto del­la grazia prima: il Dono dello Spirito alle no­stre anime. Egli è il dono perfetto, la grazia per eccellenza in forza di cui tutto il resto ci viene donato. Gesù ce lo dice: «De meo accipiet et annuntiabit vobis»: «Egli (che il Padre man­derà in mio nome) riceverà da me e ve Io darà». Vuol dire: «Tutte le ricchezze della Redenzione, tutte le grazie di salvezza, Egli le prenderà da me in quanto Redentore, e le di­stribuirà a voi». Vedete, lo Spirito è il primo dono del Padre e di Gesù a noi, ed è Lui che ci colma delle ricchezze che Gesù ci ha meritato.

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La Messa Mistero nuziale. 9. Lo Spirito e la sposa

La realtà più vera e più profonda dell’ultima Cena – che si rinnova in ogni Liturgia eucari­stica – ci permette d’insistere ora su un con­cetto più volte accennato, e cioè che il mistero dell’Eucarestia cristiana è innanzi tutto fonda­mentalmente un mistero nuziale. E non solo perché l’essenza stessa del cristianesimo risiede precisamente nel preparare la Sposa che dovrà discendere da Dio adorna per le nozze con l’A­gnello, ma perché è soprattutto mediante l’Eu­carestia che Dio la prepara.

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Ciao

Ti saluto

e rimani nel cuore.

Parti ricolmo

o svuotato nell’intimo?

Che dolore vederti raggomitolato

di fronte alla domanda

banale/cruciale:

il momento più bello?

Ti assicuro che cambierai…

e mi chiedi cosa significhi.

Forse allora è vero che solo

l’artista, il poeta…il santo

possono risuonare con te.

Il buon Dio ti benedica.

E i tuoi veri Maestri ti guidino.

Da Nuova Bussola Quotidiana. A Dio Sgreccia, padre della bioetica cristiana

Convinto assertore della necessità dell’incontro tra etica e scienza, il cardinale Elio Sgreccia, morto ieri a 91 anni, ha dedicato la sua vita a difendere l’idea dell’oggettività dell’essere umano. Teologo e presidente della Pontificia Accademia per la Vita, è stato una colonna della bioetica cristiana nell’ambito del rapporto con il diritto: aborto, eutanasia, fecondazione assistita, sperimentazione sull’uomo, biotecnologie. Il suo ultimo appello per Charlie Gard.

È venuto a mancare alla vigilia del suo 91esimo compleanno, il card. Elio Sgreccia. Una vita spesa per la bioetica, è morto nella sua casa di Roma stamattina. Teologo, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, aveva proseguito la sua attività in favore della vita dal concepimento alla morte naturale fino all’ultimo, partecipando in qualità di presidente agli incontri della Fondazione Ut Vita Habeant. Nato ad Arcevia, in provincia di Ancona, da una famiglia di contadini, Sgreccia si fece conoscere ed amare dai suoi studenti sin dagli anni Settanta, in qualità di assistente spirituale alla facoltà di medicina e chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

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La Messa Mistero nuziale. 8. Dal grande dramma alla suprema gioia

Il terzo aspetto essenziale del rito giudaico in famiglia è che costituiva un banchetto sacrificale. Abbiamo già visto che probabilmente al tempo di Mosè era l’unico sacrificio nel quale l’Israelita si faceva commensale di Dio per cer­care una comunione vitale con Lui – brama e speranza che si realizza soltanto nell’Eucarestia cristiana.

Questo pasto, di fatto, era già un sacrificio prima di Mosè. Lo era per Abramo, nomade del deserto, pellegrino verso la terra che Dio gli aveva comandato di cercare. Lo era ancora prima, quando era il rito delle tribù di Canaan, da cui Abramo lo assunse. Anche questa gente, povera e senza cultura, che viveva – priva di una fede chiara – «nell’ombra della morte»spirituale, riusciva ad intuire la necessità di of­frire un sacrificio di omaggio a una Divinità ignota.

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