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Dal sito di A.M. Valli. “Ecco perché il popolo non si riconosce più nei pastori”

Gentile Valli, sono un giovane sacerdote di campagna e ho deciso di scriverle per condividere una forte preoccupazione circa il rapporto tra i nostri legittimi pastori e il popolo di Dio formato dai fedeli e dai noi semplici preti.

Mi sembra che in questa fase storica il Papa e i vescovi stiano raccogliendo ciò che da qualche anno stanno seminando con le loro azioni e le loro parole e cioè la separazione e la perdita di fiducia da parte della maggioranza dei fedeli, in particolare da parte di coloro che partecipano regolarmente alla liturgia domenicale. Aver schiacciato l’azione della Chiesa sulla sola dimensione orizzontale sta generando una grave asfissia spirituale in un popolo che non si riconosce più in guide che, oltretutto, appoggiano in modo manifesto poteri e persone che da sempre minacciano la fede e le radici spirituali della nostra Europa nonché l’antropologia cristiana. La cosa che più mi preoccupa è che la Chiesa nelle sue alte gerarchie sembra ignorare completamente questo distacco e questo dissenso sempre più ampio e profondo. Quelle guide che, ad intra, non fanno che osannare i laici quali salvatori della Chiesa del domani, sono le stesse che poi, ad extra, accusano i laici di irresponsabilità e razzismo se non seguono una certa linea che esse pretendono di imporre dall’alto.

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Da “Il Timone” di giugno 2019. Dietro le quinte dell’aborto

Che cosa c’è dietro quella che il mondo presenta come “la libera scelta di una donna”? Quale è il vero scopo dell’industria delle cosiddette interruzioni volontarie di gravidanza? Ne parla il primo piano del Timone del mese di giugno che presenta due indagini che arrivano dagli Stati Uniti dove una nuova e determinata generazione di pro life è arrivata a minare il più grande colosso abortista americano, Planned Parenthood. Giulia Tanel racconta del lavoro investigativo di Live Action (nella foto a sinistra la presidente Lila Rose) e del Center for Medical Progress e dell’orrore che hanno portato alla luce.

Un ruolo centrale, quando si parla di aborto, lo ricopre il sistema mediatico. Pochi però sanno che bufale e fake news sono all’ordine del giorno e non certo da oggi. Basta guardare indietro per vedere il legame tra aborto e inganno, basta partire dalla più grande fake news del nostro paese, che racconta in questo numero Giuliano Guzzo, quella del disastro di Seveso e dell’allarme diossina che ha causato la morte di centinaia di bambini perfettamente sani.

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La Messa Mistero nuziale. 5. Dalla “Berakah” alla Messa

Nel primo secolo della Chiesa la Messa con­tinuava a presentare immutato il rito sinago­gale con l’aggiunta, qua e là, di una espressio­ne: «di Gesù Cristo tuo servitore», e delle parole della consacrazione. Per il resto, la pre­ghiera eucaristica era identica a quella in uso nella sinagoga, a parte la traduzione delle pa­role-chiave «eucarestia» per «berakah» e «chiesa» invece di «qahal».

Ma ecco un primo segno di evoluzione. Il fondo e il corpo del testo rimangono giudaici, ma si osserva già una certa interpretazione cri­stiana dei temi. In queste trasposizioni dei con­cetti del vecchio Testamento in quelli del Nuo­vo si segue un certo parallelismo logico nell’ordine delle idee. Si è visto, per esempio, che la terza preghiera del pasto rituale intercedeva per la riunione di tutti i dispersi figli d’Israele nel Regno di Dio e per l’avvento del suo Mes­sia. Nel contesto del nuovo Testamento que­sto concetto viene tradotto nella preghiera che tutti i cristiani siano «un solo corpo e un solo spirito» con Cristo, idea solo implicita nella Messa di Roma, ma testuale nelle altre Litur­gie cristiane.

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La Messa Mistero nuziale. 4. Una parola chiave: “Memoriale”

Pochi istanti prima di passare il suo prezio­so Sangue per la prima volta ai discepoli, Gesù terminava la terza e ultima preghiera di ringra­ziamento. Questa terza preghiera registra un notevole progresso rispetto alle precedenti. Le prime due ricordano i grandi prodigi di Dio, la redenzione d’Israele, l’Alleanza, e lo bene­dicono per le sue meraviglie. La terza – ricor­dando il passato per implorare che il Dio sal­vatore continui la sua opera di redenzione – e già una proiezione verso il futuro.

Quando Gesù ha pronunciato quelle poche parole, colme della pienezza di Dio, non ha solo sostituito Se stesso a un cibo materiale, come non ha soltanto sostituito la morte del Figlio di Dio a quella di un agnello sgozzato, o la redenzione eterna nella gloria dello Spirito di Dio alla liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Egli ha fatto qualcosa di ancor più stupendo (se tutto questo non è ancora troppo per schiac­ciarci sotto il peso insopportabile di un Amore infinito!): tutto quanto Egli ha fatto lo ha messo nelle nostre povere mani mortali, per­ché ripetiamo quello che Lui ha fatto ogni volta che lo vogliamo! E ripetendo i suoi gesti e le sue parole noi rinnoviamo quell’atto centrale della storia umana che è la morte per il mon­do – e per noi – del Figlio di Dio.

  1. Paolo ci ha conservato queste parole: «Ogni volta che farete questo, fatelo in me­moria di Me». Ora comprendiamo perché Ge­sù ha detto «ogni volta che». Egli sapeva che i Giudei credenti celebravano – e avrebbero continuato a celebrare – ogni giorno quel pa­sto sacro rituale, e precisava che ormai non do­vevano più celebrarlo per il passato d’Israele, ma per Lui stesso, per averlo in mezzo a loro come Redentore che si dà in morte per salvarli, e poi in vita risuscitata per amarli, per strin­gerli, per unirli a Sé. «Dunque dice – tutte le volte che lo farete in avvenire lo farete in memoria di Me».

 

Abbiamo qui una parola d’importanza capi­tale. Una parola che racchiude un mistero pro­fondo, di una ricchezza e di una potenza infi­nite. Una parola che solo Dio potrebbe conce­pire, solo Dio potrebbe mettere sulle labbra dell’uomo, solo Dio potrebbe poi accogliere e adempiere. E la parola «memoria».

L’abbiamo certamente meditata tante volte. Ma purtroppo sia i predicatori come i nostri autori spirituali, che nulla sapevano della liturgia sinagogale, non ci hanno abituato a tro­vare in questa parola che il senso ovvio, tal­volta un po’ sentimentale: «Un ricordo di me»: come se, andando alla morte, Gesù avesse gridato al mondo per un po’ di amore: «Mi dò alla morte per voi, non dimenticate­lo!» Un grido patetico, disperato… Non c’è da stupire se i nostri autori hanno insistito sulla compassione, sulla riparazione e sull’amore ri­conoscente. Anche questo era giusto, poiché l’espressione «in memoria» contiene un ri­chiamo al nostro amore di riconoscenza; ma lo contiene per mezzo di un concetto che ci spa­lanca un orizzonte e ci svela un contesto im­mensamente più ricchi di un semplice ricordo del passato.

La parola «memoria» si comprende me­glio se la si traduce in modo più esatto con «memoriale». E questa parola «memoria­le» racchiude in sé una storia e una dottri­na che – iniziando dai trattati dei rabbini anteriori a Cristo fino alle indagini dei nostri giorni – è stata più volte oggetto di interi volumi. Non è un concetto facile, ma della mas­sima importanza, perché racchiude l’essenza stessa della Messa, la sua teologia, il suo signi­ficato intimo per la salvezza dell’uomo; non per nulla nelle nuove preghiere eucaristiche la Chiesa ha adottato la parola «memoriale». E la traduzione del termine ebraico «zikkarom», ed ha un valore centrale e fondamentale nelle preghiere eucaristiche della vecchia Alleanza usate da Gesù nell’ultima Cena.

Tale parola la troviamo nella terza preghiera in un inciso speciale per il sabato e gli altri giorni festivi. Mentre si prega che Dio voglia continuare a perfezionare l’opera della sua re­denzione, si dice: «Dio nostro, fa’ che il me­moriale dei nostri padri, il memoriale del tuo popolo, il memoriale della tua città Gerusa­lemme, il memoriale del Messia figlio di Da­vide, si innalzi, e venga, arrivi, sia compreso, ricordato, accettato dinanzi a Te, per la libera­zione, il bene, la grazia, la misericordia di que­sto giorno. A suo riguardo, ricordati di noi, Si­gnore, per esso visitaci per salvarci, per bene­ficarci vivificandoci con la tua misericordia».

Si comprende immediatamente che «memo­riale» è molto più di una semplice commemo­razione, di un semplice ricordo soggettivo e per­sonale del passato. Al di là del ricordo sogget­tivo interviene, fuori della mente di chi prega, una realtà che ha un’esistenza propria, che è rinchiusa nel passato ma che esiste ed opera nel presente e che continuerà ad operare nel futuro. Nella storia e nella letteratura d’Israele il «me­moriale» è un pegno sacro dato da Dio al suo popolo che questi conserva come il tesoro spi­rituale per eccellenza. Pegno che implica una continuità, una permanenza misteriosa, nelle grandi azioni di Dio del passato, dei suoi pro­digi commemorati nella festa.

Prima di tutto è quasi una garanzia da parte di Dio della sua fedeltà a Israele, della conti­nuità del suo disegno di amore, della sua vo­lontà salvifica sempre attuale. Diventa così il fondamento di una supplica fiduciosa affinché il potere inesauribile della Parola di Dio che ha operato le meraviglie del passato continui a rinnovarle nel presente. É il segno efficace del­l’attualità perpetua delle grandi gesta di Dio in favore del suo popolo; e quando viene presen­tato a Dio, Egli rinnova la sua opera salvifica in mezzo a Israele.

 

Un esempio tratto dalla vita famigliare ci aiuterà ad afferrare meglio questo concetto. Im­maginiamo un padre di famiglia che in una cir­costanza tragica – terremoto, alluvione, incen­dio – abbia rischiato la vita per una figlia, ri­portandone cicatrici permanenti. Come padre ama tutti i suoi figli, ma dopo quell’incidente viene a stabilirsi fra lui e la figlia salvata un’in­tesa tutta speciale, un rapporto, un legame, un amore, una comprensione tanto profondi che è sufficiente uno sguardo da parte di lei, una parola, un accenno a ciò che lui ha fatto per lei – a ciò che lui è per lei dopo quel fatto – ed egli sa d’istinto ciò che passa nel suo cuore, ed egli è subito tutto comprensione, tutto amore e tenerezza, tutto protezione per lei… Ebbene, il Padre è Dio e la figlia è Israele, quell’avve­nimento è il «memoriale» che resta fra i due, una realtà oggettiva e immutabile, che in qual­siasi momento ha il potere di rimettere in moto tutto il dinamismo di quel mutuo rap­porto che è continuo e si attualizza ad un cenno.

Se il concetto di memoriale può ancora suscitare qualche perplessità, essa dilegua se ci collochiamo nel momento del passaggio dalla Vecchia alla nuova Alleanza. Sono suffi­cienti alcune parole di Gesù: «Fate questo come memoriale di Me», e ciò che commemo­rava la liberazione nel Mar Rosso ora rappre­senta la redenzione del mondo nel Sangue di Dio. E per garantire la permanenza di questa suprema meraviglia del Dio salvatore, ecco che il «memoriale» oggettivo – che noi possiamo presentare davanti a Dio – è niente meno che lo stesso Corpo spezzato e lo stesso Sangue versato per noi, del suo proprio Figlio.

Il segno efficace – il «memoriale» – del­l’attualità perpetua della nostra Redenzione non è altro che quel Cristo morto e risorto per redimerci. Comprendiamo così che la lunga sto­ria del pasto rituale con il suo «memoriale» era solo una figura, una preparazione, un vaso fragile, in ultima analisi una coppa di vino, per regalarci il dono supremo del continuo rinno­vamento del sacrificio del Calvario nell’Eucare­stia cristiana.

La sostanza stessa della nostra Redenzione ci è conservata per sempre in questo «memo­riale» del Corpo e del Sangue di Gesù, di Lui che è «morto una volta per sempre per trovare una redenzione eterna»4, di Lui che non cessa mai di rinnovare con la propria morte quella redenzione nel «memoriale» della nuova Al­leanza che è la Messa di ogni giorno ovunque la si celebri.

4 Ebr 9,12.

La Messa Mistero nuziale. 3. L’Eucaristia della Nuova Alleanza

Il rito seguito da Gesù nel lasciarci la forma definitiva dell’Eucarestia cristiana accompa­gnava tutti i pasti degli Ebrei; ma assumeva un’importanza tutta particolare nei pasti in fa­miglia o in comunità il sabato e i giorni festivi. Questa liturgia della famiglia ebbe un’efficacia determinante nella formazione della coscienza religiosa d’Israele: al punto che il banchetto sacro sembra fosse l’unico sacrificio del popolo eletto nella fase più antica della sua storia.

Più tardi, quando i sacrifici nel Tempio di­vennero impossibili – per gli Israeliti in esilio o dispersi nella diaspora – il pasto in famiglia o in comunità tornò a rappresentare nuova­mente tutta la sostanza del culto d’Israele e il suo supremo ed unico sacrificio. Ma per com­prendere esattamente come il banchetto assu­meva la forma di sacrificio occorre esaminarlo più da vicino. Ed è sufficiente un primo sguardo sul rito per ambientare adeguatamente l’ulti­ma Cena.

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6 giugno a Pavia di Udine: presentazione di “Il miracolo originale”

La leucemia ha colpito un bimbo di due anni e mezzo catapultando un intero nucleo familiare nel baratro della paura, e mettendo a dura prova ogni componente della famiglia. Ognuno di loro ha avuto un ruolo fondamentale e ha dovuto necessariamente mettere da parte per un lungo periodo di tempo esigenze e desideri personali. E quando la quotidianità per tutti diventa quasi insopportabile, con la vita sociale che si azzera completamente, emerge la forza dei bambini che accettano tutto, senza filtri, dando prova che la vera forza di andare avanti deriva dall’affidamento totale, nonostante tutto.

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La Messa Mistero nuziale. 2. L’Eucaristia dell’Antica Alleanza

Fra i testi che mostrano non solo la dipen­denza, ma il legame stretto fra la liturgia giu­daica e la liturgia cristiana, il più conosciuto è probabilmente il «Didaché», che ci offre una formula eucaristica del primo secolo della Chie­sa cristiana. Tale testo altro non è che una rac­colta delle preghiere della Sinagoga, con l’ag­giunta, qua e là, delle parole «per il Tuo ser­vitore Gesù Cristo» e consimili. Per il resto il testo è identico alla liturgia della Sinagoga.

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Dal Rettor Maggiore dei Salesiani: “Quando è possibile solo la fede, il silenzio e la preghiera…”

Carissimi fratelli e sorelle della Famiglia Salesiana nel mondo

vi scrivo per condividere una triste notizia e per invitarvi nuovamente a porre la vostra vita e la vostra missione nelle mani dell’Unico nel quale risiede il significato pieno di ogni avvenimento: il Dio dell’Amore e suo Figlio Gesù Cristo, il Signore risorto.

Stavo giungendo a Brazzaville (Repubblica del Congo) per la visita questa nuova Visitatoria quando l’Ispettore dell’Ispettoria dell’Africa Francofona Occidentale (AFO) mi ha comunicato che, pochi minuti prima (17 maggio 2019), il confratello missionario P. Fernando Hernández è stato crudelmente assassinato e che il P. Germain Plakoo-Mlapa è stato gravemente ferito e si trova ora all’ospedale. Il P. Germain Plakoo-Mlapa era al fianco di P. César Antonio Fernández, che è stato assassinato proprio tre mesi fa come ieri.

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Gli eroi della resistenza antisovietica nei Paesi dell’Est (da NBQ)

Il 22 maggio 1945 il generale tedesco Reinhard Gehlen (1926-1979) si consegnò ai vincitori americani. Era stato responsabile delle Armate Straniere Est, cioè di quei volontari baltici, ucraini e russi che avevano collaborato con i tedeschi in funzione antisovietica sia in gruppi autonomi, sia entrando a far parte della Wehrmacht o addirittura delle SS combattenti. Gehlen portava in dote ben 52 casse di documenti riguardanti le formazioni ucraine, lituane, lettoni ed estoni che ancora resistevano al regime sovietico (e che in alcune zone avrebbero continuato a farlo fino al 1956).

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La Messa Mistero nuziale. 1. L’Eucaristia viene da lontano

Tratto da UN CERTOSINO, La Messa Mistero nuziale, Gribaudi, Torino, 1981.

Si parla tanto di Eucarestia, ma è piuttosto raro sentir parlare di Eucarestia «cristiana». L’aggettivo pare superfluo, eppure l’Eucare­stia che Gesù Cristo ci ha lasciato come dono del suo amore era stata preceduta da un’altra Eucarestia.

Il dono dell’Eucarestia riassume e ci presen­ta in modo intimamente tangibile la sostanza stessa del nuovo Testamento; in un solo atto comprende e offre alla nostra accoglienza tutta la Rivelazione dell’amore di Dio nella nuova Al­leanza. Ma come il nuovo Testamento è stato preceduto e preparato dal vecchio Testamento, come la nuova Alleanza nel sangue di Gesù è stata preceduta e preparata dalla vecchia Al­leanza nel sangue dell’agnello pasquale, nes­suna meraviglia che Dio abbia anche voluto preparare l’Eucarestia cristiana – che celebra la salvezza dell’uomo nel sangue di Gesù – con un’Eucarestia, quella della vecchia Alleanza, che celebrava – e celebra ancora oggi in tutte le sinagoghe del mondo – la salvezza del po­polo di Dio dalla schiavitù d’Egitto.

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