Avventure di un Prof.

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2. Pubblicato da noi il 3 novembre 2017

Orgoglio e pregiudizio

Solitamente all’inizio dell’ora di Matematica o di Fisica inizio chiedendo “avete fatto gli esercizi per casa?”
E’ una delle domande più pericolose da porre. Mi sento un insegnante incosciente ogni volta che la rivolgo. Perché? Perché un coro di voci, per nulla armonico, inizia ad elencare gli esercizi non riusciti (partono numeri che neppure alla tombola degli anziani vengono sparati con questa frenesia).
Spesso il coro si chiude con un ritornello all’unisono, questo sì sorprendentemente ritmato, del tipo “non ho capito nulla!”
Beh, questa è una di quelle frasi che proprio non sopporto e che mi fa arrabbiare (dentro, ho un buon autocontrollo, per ora, ma considerato il continuo innalzarsi dell’età pensionabile non garantisco per il futuro).
A mio parere non si può affermare “non ho capito niente” perché uno studente si convince di quello che dice (rivedersi Forrest Gump a proposito a proposito della definizione di “stupido”),  mentre nel 99,6% dei casi la proposizione è falsa.
Infatti procedo facendo domande all’intrepido studente che ha osato proferir tal affermazione e gli dimostro che non è vera se non proprio in minima parte (sperando che l’autostima dell’intrepido aumenti). Al termine dell’anno solitamente nessuno si azzarda a ridire che “non ha capito nulla”.
Passo quindi a chiamare alcuni studenti per controllare il quaderno e lo svolgimento degli esercizi. Dico sempre che non mi interessa la correttezza dell’esercizio ma, anzi, voglio che il quaderno trasudi dell’impegno profuso nell’affrontare il problema (chiedo  sudore e sangue sui fogli quadrettati come prove empiriche ma senza esiti positivi ad oggi).
In alcuni casi mi sembra evidente che gli esercizi siano stati sviluppati in modo frettoloso e poco accurato.
Alla mia domanda “come hai fatto questi esercizi” lo studente risponde pacato “con impegno!” Furbo, sa che è la risposta che preferisco. Allora lo pungolo “da chi li hai copiati?”
Ecco il pregiudizio (mio) che scuote l’orgoglio (dello studente): “prof, mi ritengo offeso!”
Non me l’aspettavo questa risposta e mi ritrovo spiazzato. Perché? Perché ha ragione, è offensivo, anche se provavo a fare una battuta per provocarlo, l’insinuazione ha toccato l’onore dello studente, che anche se ha fatto male l’ultimo compito, è da considerare integerrimo sino a prova contraria (nelle prove scritte è più facile trovare le prove di copiatura ma negli esercizi per casa bisognerebbe controllarli tutti!)

Touché

 

 

 

1. Pubblicato il 22 ottobre 2017

Giustizia e verità

 

Oggi è s. Valentino.
Compito di Fisica in prima.
È prevista un’ora di ripasso prima della prova per togliere gli ultimi dubbi.
Accolgo all’inizio dell’ora la delegazione dei rappresentanti di classe per una richiesta. “Possiamo spostare il compito”. Rido. Richiesta respinta (la preparazione c’è stata).
Dopo 55 minuti di domande e risposte iniziamo la prova. Sembrano più pronti di quanto siano consapevoli.
Consegno i fogli delle verifiche e controllo sommariamente astucci e quanto sopra al banco (l’essenziale non è noto a molti studenti per cui si fa sparire l’inutile).
Si parte!
Proseguo con il check in (anche le gomme!)
E… beccato!
Uno studente viene pescato con il righello nell’astuccio con retro fornito di formule pronte all’uso.
Si comunica allo studente la valutazione in tempo reale: l’unico numero primo pari (due!).
Consapevole dell’errore lo studente esclama: “sono un deficiente!”.
Non glielo dico ma concordo.
Lo invito cmq a procedere perché terrò conto di cosa sa fare e cosa invece rimarrà come lacuna. Il voto è cmq definito.
Tutti gli studenti svolgono il compito concentrati e impegnati. Suona la campanella. Raccolgo tutte le prove.
Sto per uscire e lo studente “sgammato” viene da me: “Mi scusi prof”. “Perché?” gli chiedo di getto. “Le ho mancato di rispetto”.
Bel colpo ragazzo!