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Da LaNuovaBussolaQuotidiana.

Nell’Uttarkashi, 300.000 abitanti, negli ultimi 3 mesi, in 132 villaggi, sono nati 216 bambini: nessuna femmina. La magistratura indiana ha deciso di indagare, ma intanto dai numeri appare chiaro che si tratta di aborto selettivo. Che è una realtà presente anche nella nostra Europa. Dove, mentre si parla di “diritti”, la si continua a ignorare.

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Dalla NuovaBussolaQuotidiana. Nuova follia progressista: l’aborto è come svuotare un’anguria

Philadelphia, conferenza progressista con oltre 3.600 attivisti. Una di loro, Jen Moore Conrow, mostra, tra le risate dei presenti, come si esegue un aborto servendosi di un aspiratore e di… un cocomero. «La faccenda è tutta qui», dice lei. Peccato che non si ricordino tutte le conseguenze psicofisiche descritte dalla letteratura scientifica e, soprattutto, si oscura l’omicidio del nascituro. Il che è un classico della cultura abortista, ma il parallelo con l’anguria è un nuovo vertice di disumanità.

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Da “Il Timone” di giugno 2019. Dietro le quinte dell’aborto

Che cosa c’è dietro quella che il mondo presenta come “la libera scelta di una donna”? Quale è il vero scopo dell’industria delle cosiddette interruzioni volontarie di gravidanza? Ne parla il primo piano del Timone del mese di giugno che presenta due indagini che arrivano dagli Stati Uniti dove una nuova e determinata generazione di pro life è arrivata a minare il più grande colosso abortista americano, Planned Parenthood. Giulia Tanel racconta del lavoro investigativo di Live Action (nella foto a sinistra la presidente Lila Rose) e del Center for Medical Progress e dell’orrore che hanno portato alla luce.

Un ruolo centrale, quando si parla di aborto, lo ricopre il sistema mediatico. Pochi però sanno che bufale e fake news sono all’ordine del giorno e non certo da oggi. Basta guardare indietro per vedere il legame tra aborto e inganno, basta partire dalla più grande fake news del nostro paese, che racconta in questo numero Giuliano Guzzo, quella del disastro di Seveso e dell’allarme diossina che ha causato la morte di centinaia di bambini perfettamente sani.

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Da Marco Tosatti. “Marcia per la vita a Roma. Molti preti, due cardinali. Stranieri. Vescovi e porporati italiani non pervenuti…”

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, speriamo di farvi una cosa gradita pubblicando una piccola galleria di fotografie della Marcia per la Vita 2019 che si è svolta oggi pomeriggio a Roma. Molti i sacerdoti e le religiose; presenti anche due cardinali, il card. Raymond Leo Burke e il cardinale arcivescovo di Utrecht, Eijk. Entrambi stranieri. Assenti totalmente i presuli italiani, (salvo mons. Negri, mi dice un lettore) a cui evidentemente il fatto che ogni sei minuti circa secondo gli ultimi dati disponibili nel nostro Paese venga soppresso un bambino non è sufficiente a farli scendere per strada magari guidando il loro gregge per dimostrare il loro dolore. Tante volte i loro partiti di riferimento – PD e Cinque Stelle, se il Fatto Quotidiano ha ragione – si offendessero…

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L’Alabama vieta l’aborto, negli Usa c’è un’aria nuova (Nuova Bussola Quotidiana)

Il 14 maggio, grazie alla forte maggioranza repubblicana, è stata approvata in Alabama la legge che vieta l’aborto anche nei casi di stupro e incesto. Le eccezioni ammesse rimangono il serio rischio per la salute e la vita della madre, ma il pericolo dovrà essere documentato. Fuori da questi casi l’aborto viene punito come un reato di classe A (fino a 99 anni di carcere, madri escluse). Si tratta quindi di una legge di portata mondiale, che diminuirà fortemente la mattanza di bambini nel grembo, e potrebbe condurre a sfidare davanti alla Corte Suprema la Roe contro Wade.

 

Da oggi in Alabama l’aborto è vietato. Vietato anche per i famosi e classici cavalli di Troia dello stupro e dell’incesto, ovvero quei casi pietosi e gravi sì, ma liminali e costantemente usati come grimaldello per aprire nel muro della difesa della vita quelle brecce che prestissimo si trasformano in voragini incolmabili.

Le eccezioni ammesse in Alabama rimangono il serio rischio per la salute (fisica e non anche mentale, a meno che quest’ultimo pericolo non sia certificato da un secondo medico, psichiatra) e per la vita della madre, ma il quadro generale comunque non cambia. Il pericolo per la vita della madre dovrà infatti essere documentatamente serio.

La legge approvata dal Congresso dello Stato dell’Alabama è una notizia di portata mondiale, un unicum straordinario. Dopo quattro ore di dibattito, martedì 14 maggio, il Senato dello Stato, a maggioranza repubblicana, ha approvato, con 25 voti a favore contro 6, la proposta di legge HB 314, la più restrittiva di tutta l’Unione federale nordamericana in tema di protezione della vita nascente, allineandosi a quanto già fatto dalla Camera, pure a maggioranza repubblicana, il 30 aprile quando la proposta è stata approvata con 74 voti contro 3. Di conseguenza adesso in Alabama l’aborto è un reato di classe A e può comportare fino a un massimo di 99 anni di carcere (con l’esclusione delle madri), laddove il tentato aborto figura come reato di classe C per il quale si può essere condannati a un massimo di 10 anni di prigione.

Con tutta evidenza, il provvedimento è importantissimo in sé: diminuirà fortemente la mattanza di innocenti non ancora nati entro i confini dell’Alabama, costituisce un esempio virtuoso di buone prassi da parte di un’amministrazione politica e scardina la logica della “cultura di morte” che per altri versi sembra invece avanzare indisturbata in tutto il mondo. Ma la nuova legge dell’Alabama è importantissima anche per una seconda ragione, forse persino maggiore. Accende la miccia della bomba che può far saltare per aria la legalità dell’aborto in tutti gli Stati Uniti.

La prima domanda che sorge spontanea all’indomani dell’approvazione dell’HB 314 è infatti: come può una legge come quella convivere con la sentenza della Corte Suprema federale che nel 1973 chiuse il caso Roe v. Wade imponendo l’aborto a tutto il Paese? Una domanda di buonsenso, prima ancora che legittima, che certamente si stanno ponendo tutti, anzitutto il fronte abortista. Ma con imbarazzo enorme. Presto o tardi, infatti, se il fronte abortista contesterà la legittimità di quella legge, il caso finirà davanti alla Corte Suprema di Washington, la quale a quel punto non potrà non tirare direttamente in ballo anche la sentenza del 1973. E visto che oggi la Corte Suprema è a maggioranza conservatrice, potrebbe anche accadere ciò che fino a poco tempo fa era del tutto impensabile. Difficile pensare che non ci abbiano pensato anche i Repubblicani che in Alabama hanno votato per la vita con proporzioni “bulgare”.

Intanto nel clima generale del Paese spira una brezza fresca. Non solo perché nella Corte Suprema siedono cinque giudici su nove, presidente compreso, favorevoli al diritto alla vita (John G. Roberts, Neil Gorsuch, Brett M. Kavanaugh, Clarence Thomas e Samuel A. Alito Jr.) e i filoabortisti sono una minoranza (Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer, Elena Kagan e Sonia Sotomayor). Non solo perché la punta più acuminata del quartetto liberal dentro la Corte Suprema, Ruth Bader Ginsburg, ha oggi 86 anni e può darsi che la Casa Bianca venga chiamata magari non tra molto a sostituirla, rafforzando ancora di più la maggioranza pro-life del massimo tribunale del Paese. Ma è il Paese intero che sta dando contraccolpi forti.

Se è vero che lo Stato di New York ha approvato una legge abortista aberrante, e che il Vermont ne ha varata una se possibile peggiore, è però anche vero che pochi giorni prima del voto pro-life dell’Alabama, il 7 maggio, il governatore repubblicano della Georgia, Brian Kemp, ha firmato la legge votata dal Congresso del suo Stato per impedire l’aborto dal momento stesso in cui sia possibile ascoltare il battito cardiaco di un bimbo nel ventre della madre, cosa che può avvenire anche alla sesta settimana di gravidanza laddove prima in Georgia era possibile abortire fino alla ventesima settimana di vita della creatura. E che non siano rondini isolate lo mostra la primavera denunciata con preoccupazione già nel 2013 dall’Alan Guttmacher Institute, costola della Planned Parenthood, il quale parlava di 135 leggi a favore della vita approvate in ben 30 Stati americani.

A questo punto non c’è che augurarsi che i liberal portino in giudizio il nuovo divieto totale dell’aborto sancito dall’Alabama di modo che nella Corte Suprema si giochi finalmente a carte completamente scoperte. Sarà un bene comunque vada. O si smaschereranno i falsari una volta per tutte, oppure…

 

Autore: Marco Respinti

 

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/lalabama-vieta-laborto-negli-usa-ce-unaria-nuova

 

Comunicato stampa dal Congresso Mondiale delle Famiglie

Toni Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie, pubblicano un comunicato stampa in cui affermano: «Sentire che, dopo tante polemiche, per Matteo Salvini, “impresentabili sono coloro che sostengono l’utero in affitto”, ci stimola ulteriormente ad andare avanti. E poi sentire ancora il vicepresidente del Consiglio ribadire una verità ovvia, che il bambino ha bisogno di una madre e di un padre, ci rassicura e ci trova perfettamente in sintonia».

«Abbiamo molto apprezzato anche l’intervento del Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che alla fine del 2018, ha approvato il consenso informato da parte dei genitori nella scelta delle attività didattiche extracurricolari dei figli» per tentare di arginare il diffondersi di corsi sul gender a danno dei minori.

Certamente chi è intervenuto ha detto cose apprezzabili, ma rimangono non condivisibili le posizioni pro aborto di Meloni e Salvini espresse prima del Congresso.

https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/xiii-wcf-verona-gli-organizzatori-oggi-la-rivincita-contro-le-intimidazioni-mediatiche-siamo-la-maggioranza-non-piu-silenziosa/

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

Da Notizie pro vita. Da abortista a pro life: la storia di Abby nel film Unplanned

I lettori più assidui di Pro Vita sicuramente conosceranno la storia di Abby Johnson, che da direttrice di una clinica abortista di Planned Parenthood è divenuta fervente attivista pro lifeAbbiamo già parlato della sua storia che la vide protagonista di un arduo faccia a faccia con il caposaldo dell’abortismo seriale: il profitto. Quando cominciò a nutrire serie perplessità sui dati relativi ai “servizi” della sua clinica, che vedevano gli aborti salire e il sostegno alla maternità stagnare, ne parlò col suo superiore, ricevendo questa risposta: «Abby, devi avere chiare le tue priorità. La tua priorità deve essere l’aborto, perché lì ci sono i soldi».

Chiaramente la decisione di abbandonare quel mondo non giunse istantanea, per un insieme di ragioni facilmente intuibili, ma nel giro di un mese Abby rinunciò coraggiosamente a una posizione che le garantiva lauti guadagni per abbracciare la causa della vita, cominciando dalla collaborazione con la Coalition for Life che operava proprio all’esterno della sua clinica…

La straordinaria vicenda di Abby Johnson è ora racchiusa in un film ispirato al suo libro, Unplanned (letteralmente: non pianificato). L’associazione 40 Days for Life ha colto l’occasione e sabato 9 febbraio darà la possibilità di vedere in anteprima ufficiale il film Unplanned a Londra; film che ovviamente non sarà distribuito nel Regno Unito (e chissà in quanti altri Paesi) e quindi si tratterà dell’unica opportunità di vederlo prima che esca in Dvd. Sarà presente Shawn Carney, attore del film, che terrà un intervento dopo la proiezione. All’inizio della giornata ci sarà una conferenza dal titolo Dentro l’industria dell’aborto, di Sue Thayer, che per 15 anni ha lavorato come manager del centro per aborti, ma ora è un avvocato pro vita e direttore di Outreach per 40 Days for Life. Il suo intervento racconterà alcuni dei segreti meno noti del lavorare per Planned Parenthood.

Ottima iniziativa dell’associazione 40 Days for Life, alla quale auguriamo la più ampia diffusione. Chi fosse residente a Londra o avesse amici o parenti da quelle parti, può considerare questo evento per trascorrere un week end nel più autentico spirito pro life.
La prenotazione del biglietto si può fare qui.

Redazione Pro vita

Madre Teresa di Calcutta. E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto

Qui di seguito riproponiamo il testo completo del suo discorso tenuto a Oslo, l’11 dicembre 1979, al conferimento del Nobel per la Pace.

Poiché ci troviamo qui riuniti insieme penso che sarebbe bello per ringraziare Dio per il Premio Nobel per la Pace che pregassimo con una preghiera di San Francesco d’Assisi che mi sorprende sempre molto. Noi diciamo questa preghiera ogni giorno dopo la Santa Comunione, perché è molto adatta a ciascuno di noi, e penso sempre che quattro, cinquecento anni fa quando San Francesco d’Assisi compose questa preghiera dovevano avere le stesse difficoltà che abbiamo oggi, visto che compose una preghiera così adatta anche a noi. Penso che alcuni di voi ce l’abbiano già, dunque pregheremo insieme.

Ringraziamo Dio per l’opportunità che abbiamo tutti insieme oggi, per questo dono di pace che ci ricorda che siamo stati creati per vivere quella pace, e Gesù si fece uomo per portare questa buona notizia ai poveri. Egli essendo Dio è diventato uomo in tutto eccetto che nel peccato, e ha proclamato molto chiaramente di essere venuto per portare questa buona notizia. La notizia era pace a tutti gli uomini di buona volontà e questo è qualcosa che tutti vogliamo, la pace del cuore, e Dio ha amato il mondo tanto da dare suo Figlio – è stato un dono – è come dire che a Dio ha fatto male dare, perché ha amato tanto il mondo da dare suo Figlio, e lo dette alla Vergine Maria, e Lei allora che cosa fece? Appena arrivò nella sua vita, fu subito ansiosa di darne la buona notizia, e appena entrò nella casa di sua cugina, il bambino – il bambino non ancora nato – il bambino nel grembo di Elisabetta, sussultò di gioia. Era un piccolo bambino non ancora nato, fu il primo messaggero di pace. Riconobbe il Principe della Pace, riconobbe che Cristo era venuto a portare una buona notizia per me e per te. E se non fosse abbastanza – se non fosse abbastanza diventare uomo – Egli morì sulla Croce per mostrare quell’amore più grande, e morì per voi e per me e per quel lebbroso e per quell’uomo che muore di fame e per quella persona nuda nelle strade non solo di Calcutta ma dell’Africa, e New York, e Londra, e Oslo – e insistette che ci amassimo gli uni gli altri come Lui ci ha amato.

Lo abbiamo letto molto chiaramente nel Vangelo: “Amatevi come io vi ho amato, come io vi amo, come il Padre ha amato me così io amo voi”, e tanto più forte il Padre lo ha amato, tanto da donarcelo, e quanto ci amiamo noi, noi pure dobbiamo donarci gli uni agli altri finché non fa male. Non è abbastanza per noi dire: “Amo Dio, ma non amo il mio prossimo”. San Giovanni dice che sei un bugiardo se dici di amare Dio e non il prossimo. Come puoi amare Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi, che tocchi, con cui vivi? Così è molto importante per noi capire che l’amore, per essere vero, deve fare male. Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male. E per essere sicuro che ricordassimo il suo grande amore si fece pane della vita per soddisfare la nostra fame del suo amore. La nostra fame di Dio, perché siamo stati creati per questo amore. Siamo stati creati a sua immagine. Siamo stati creati per amare ed essere amati, ed Egli si è fatto uomo per permettere a noi di amare come Lui ci ha amato. Egli è l’affamato, il nudo, il senza casa, l’ammalato, il carcerato, l’uomo solo, l’uomo rifiutato e dice: “L’avete fatto a me”. Affamato del nostro amore, e questa è la fame dei nostri poveri. Questa è la fame che voi e io dobbiamo trovare, potrebbe stare nella nostra stessa casa.

Non dimentico mai l’opportunità che ebbi di visitare una casa dove tenevano tutti questi anziani genitori di figli e figlie che li avevano semplicemente messi in un istituto e forse dimenticati. Sono andata là, ho visto che in quella casa avevano tutto, cose bellissime, ma tutti guardavano verso la porta. E non ne ho visto uno con il sorriso in faccia. Mi sono rivolta alla Sorella e le ho domandato: come mai? Com’è che persone che hanno tutto qui, perché guardano tutti verso la porta, perché non sorridono? Sono così abituata a vedere il sorriso nella nostra gente, anche i morenti sorridono, e lei disse: questo accade quasi tutti i giorni, aspettano, sperano che un figlio o una figlia venga a trovarli. Sono feriti perché sono dimenticati – e vedete, è qui che viene l’amore.

Come la povertà arriva proprio a casa nostra, dove trascuriamo di amarci. Forse nella nostra famiglia abbiamo qualcuno che si sente solo, che si sente malato, che è preoccupato, e questi sono giorni difficili per tutti. Ci siamo, ci siamo per accoglierli, c’è la madre ad accogliere il figlio? Sono stata sorpresa di vedere in occidente tanti ragazzi e ragazze darsi alle droghe, e ho cercato di capire perché, perché succede questo, e la risposta è: perché non hanno nessuno nella loro famiglia che li accolga. Padre e madre sono così occupati da non averne il tempo. I genitori giovani sono in qualche ufficio e il figlio va in strada e rimane coinvolto in qualcosa. Stiamo parlando di pace.

Queste sono cose che distruggono la pace, ma io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: “Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò. Ti ho inciso sul palmo della mano”. Siamo incisi nel palmo della sua mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio. E quello che mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che “Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare, io non ti dimenticherò”. E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti.

Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla. Per questo faccio appello in India, faccio appello ovunque. Restituiteci i bambini, quest’anno è l’anno dei bambini. Che abbiamo fatto per i bambini? All’inizio dell’anno ho detto, ovunque abbia parlato ho detto: Quest’anno facciamo che ogni singolo bambino, nato o non nato, sia desiderato”. E oggi è la fine dell’anno, abbiamo reso ogni bambino desiderato?

Vi darò qualcosa di impressionante. Stiamo combattendo l’aborto con le adozioni, abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo inviato messaggi a tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia: Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”. Così ad ogni ora del giorno e della notte c’è sempre qualcuno, abbiamo parecchie ragazze madri. Dite loro di venire: “Noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino”. E abbiamo un’enorme domanda da parte di famiglie senza bambini, per noi questa è una grazia di Dio.

Stiamo anche facendo un’altra cosa molto bella. Stiamo insegnando ai nostri mendicanti, ai nostri lebbrosi, agli abitanti degli slum, alla nostra gente sulla strada, i metodi naturali di pianificazione familiare. E solo in Calcutta in sei anni, nella sola Calcutta, abbiamo avuto 61.273 bambini in meno da famiglie che li avrebbero avuti, ma perché praticano questo metodo naturale di astinenza, di auto-controllo, con amore reciproco. Insegniamo loro il metodo della temperatura che è molto bello, molto semplice, e la nostra povera gente capisce. E sapete che cosa mi hanno detto? “La nostra famiglia è sana, la nostra famiglia è unita, e possiamo avere un bambino ogni volta che vogliamo”. Così chiaro, quelle persone nelle strade, quei mendicanti, e io penso che se la nostra gente può farlo tanto più potete voi e tutti gli altri che potete conoscere i metodi e i mezzi senza distruggere la vita che Dio ha creato in noi.

I poveri sono grandi persone. Possono insegnarci molte cose belle. L’altro giorno uno di loro è venuto a ringraziare e ha detto: “Voi che avete fatto voto di castità siete le persone migliori per insegnarci la pianificazione familiare”. Perché non è altro che auto-controllo per amore reciproco. E penso che abbiano detto una frase molto bella. E queste sono persone che magari non hanno niente da mangiare, magari non hanno dove vivere, ma sono grandi persone. I poveri sono persone meravigliose.

Una sera siamo uscite e abbiamo raccolto quattro persone per la strada. Una di loro era in condizioni terribili e ho detto alle Sorelle: “Prendetevi cura degli altri tre, io mi occupo di questa che sembrava stare peggio”. Ho fatto per lei tutto quello che il mio amore poteva fare. L’ho messa a letto, e c’era un tale meraviglioso sorriso sulla sua faccia. Ha preso la mia mano e ha detto solo una parola: “Grazie”, ed è morta. Non ho potuto non esaminare la mia coscienza di fronte a lei, e mi sono chiesta cosa avrei detto al suo posto. E la mia risposta è stata molto semplice. Avrei provato ad attirare un po’ di attenzione su di me, avrei detto che ho fame, che sto morendo, che ho freddo, dolore, o altro, ma lei mi ha dato molto di più. Mi ha dato il suo amore riconoscente. Ed è morta con il sorriso sul volto.

Come quell’uomo che abbiamo raccolto dal canale, mezzo mangiato dai vermi, e l’abbiamo portato a casa. “Ho vissuto come un animale per strada, ma sto per morire come un Angelo, amato e curato”. Ed è stato così meraviglioso vedere la grandezza di quell’uomo che poteva parlare così, poteva morire senza accusare nessuno, senza maledire nessuno, senza fare paragoni. Come un Angelo. Questa è la grandezza della nostra gente. Ed è per questo che noi crediamo che Gesù disse: “Ero affamato, ero nudo, ero senza casa, ero rifiutato, non amato, non curato, e l’avete fatto a me”.

Credo che noi non siamo veri operatori sociali. Forse svolgiamo un lavoro sociale agli occhi della gente, ma in realtà siamo contemplative nel cuore del mondo. Perché tocchiamo il Corpo di Cristo ventiquattro ore al giorno. Abbiamo ventiquattro ore di questa presenza, e così voi e io. Anche voi provate a portare questa presenza di Dio nella vostra famiglia, perché la famiglia che prega insieme sta insieme. E io penso che noi nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e armi, di distruggere per portare pace. Semplicemente stiamo insieme, amiamoci reciprocamente, portiamo quella pace, quella gioia, quella forza della presenza di ciascuno in casa. E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo.

C’è tanta sofferenza, tanto odio, tanta miseria, e noi con la nostra preghiera, con il nostro sacrificio iniziamo da casa. L’amore comincia a casa, e non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Sta a Dio Onnipotente. Quanto facciamo non ha importanza, perché Lui è infinito, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Quanto facciamo a Lui nella persona che stiamo servendo. Qualche tempo fa a Calcutta avemmo grande difficoltà ad ottenere dello zucchero, e non so come i bambini lo seppero, e un bambino di quattro anni, un bambino Hindu, andò a casa e disse ai suoi genitori: “Non mangerò zucchero per tre giorni, darò il mio zucchero a Madre Teresa per i suoi bambini”. Dopo tre giorni suo padre e sua madre lo portarono alla nostra casa. Non li avevo mai incontrati prima, e questo piccolo riusciva a malapena pronunciare il mio nome, me sapeva esattamente che cosa era venuto a fare. Sapeva che voleva condividere il suo amore. E questo è perché ho ricevuto tanto amore da voi tutti.

Dal momento che sono arrivata qui sono stata semplicemente circondata da amore, da vero amore comprensivo. Si percepiva come se ciascuno in India, ciascuno in Africa fosse qualcuno molto speciale per voi. E mi sono sentita proprio a casa dicevo alla Sorella oggi. Mi sento in Convento con le Sorelle come se fossi a Calcutta con le mie Sorelle. Così completamente a casa qui, proprio qui. E così sono qui a parlarvi. Voglio che voi troviate il povero qui, innanzitutto proprio a casa vostra. E cominciate ad amare qui. Siate questa buona notizia per la vostra gente. E informatevi sul vostro vicino di casa. Sapete chi sono?

Ho avuto un’esperienza veramente straordinaria con una famiglia Hindu che aveva otto bambini. Un signore venne alla nostra casa e disse: “Madre Teresa, c’è una famiglia con otto bambini, non mangiano da tanto tempo. Faccia qualcosa”. Così ho preso del riso e sono andata immediatamente. E ho visto i bambini, i loro occhi luccicanti per la fame. Non so se abbiate mai visto la fame. Ma io l’ho vista molto spesso. E lei prese il riso, lo divise, e uscì. Quando fu tornata le chiesi: “Dove sei andata, che hai fatto?” Lei mi dette una risposta molto semplice: “Anche loro hanno fame”. Quel che mi colpì di più fu che lei sapeva chi sono loro, una famiglia musulmana. Lei lo sapeva. Non portai più del riso quella sera perché volevo che godessero la gioia della condivisione. Ma c’erano quei bambini, che irradiavano gioia, condividendo la gioia con la loro madre perché lei aveva amore da dare. E vedete è qui che comincia l’amore: a casa…

Sono molto grata per quello che ho ricevuto. È stata un’esperienza enorme e torno in India, tornerò la prossima settimana, il 15 spero, e potrò portare il vostro amore. E so bene che non avete dato del vostro superfluo, ma avete dato fino a farvi male. Oggi i piccoli bambini hanno, ero così sorpresa, c’è così tanta gioia per i bambini che hanno fame. Che i bambini come loro avranno bisogno di amore e cura e tenerezza, come ne hanno tanto dai loro genitori. Così ringraziamo Dio che abbiamo avuto questa opportunità di conoscerci, e questa conoscenza reciproca ci ha portati così vicini. E potremo aiutare non solo i bambini indiani e africani ma potremo aiutare i bambini del mondo intero, perché come sapete le nostre Sorelle stanno in tutto il mondo.

E con questo premio che ho ricevuto come premio di pace, proverò a fare una casa per molti che non hanno una casa. Perché credo che l’amore cominci a casa, e se possiamo creare una casa per i poveri, penso che sempre più amore si diffonderà. E potremo mediante questo amore comprensivo portare pace, essere la buona notizia per i poveri. I poveri della nostra famiglia per primi, nel nostro paese e nel mondo. Per poter fare questo, le nostre Sorelle, le nostre vite devono essere intessute di preghiera. Devono essere intessute di Cristo per poter capire, essere capaci di condividere. Perché oggi c’è così tanto dolore. Sento che la Passione di Cristo viene rivissuta ovunque di nuovo. Siamo noi là a condividere questa Passione, a condividere questo dolore della gente. In tutto il mondo, non solo nei paesi poveri, ma ho trovato la povertà dell’occidente tanto più difficile da eliminare.

Quando prendo una persona dalla strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo di pane, l’ho soddisfatta. Ho rimosso quella fame. Ma una persona che è zittita, che si sente indesiderata, non amata, spaventata, la persona che è stata gettata fuori dalla società, quella povertà è così dolorosa e diffusa, e la trovo molto difficile. Le nostre Sorelle stanno lavorando per questo tipo di persone nell’occidente.

Allora dovete pregare per noi affinché siamo capaci di essere questa buona notizia, ma non possiamo farlo senza di voi, lo dovete fare qui nel vostro paese. Dovete arrivare a conoscere i poveri, magari la gente qui ha beni materiali, tutto, ma penso che se noi tutti cerchiamo nelle nostre case, quanto troviamo difficile a volte sia sorriderci reciprocamente, e che il sorriso è l’inizio dell’amore. E così incontriamoci sempre con un sorriso, perché il sorriso è l’inizio dell’amore, e quando cominciamo ad amarci è naturale voler fare qualcosa. Così pregate per le nostre Sorelle e per me e per i nostri Fratelli, e per i nostri Collaboratori che sono sparsi nel mondo. Essi possono rimanere fedeli al dono di Dio, amarlo e servirlo nei poveri insieme con voi. Quello che abbiamo fatto non avremmo potuto farlo se voi non lo aveste condiviso con le vostre preghiere, i vostri doni, questo continuo dare.

Ma non voglio che mi diate del vostro superfluo, voglio che mi diate finché vi fa male. L’altro giorno ho ricevuto 15 dollari da un uomo che è stato sdraiato per venti anni, e l’unica parte che poteva muovere è la mano destra. E l’unica cosa di cui gode è fumare. E mi ha detto: non fumo per una settimana, e ti mando questi soldi. Deve essere stato un sacrificio terribile per lui, ma guardate quanto è bello, come ha condiviso, e con quei soldi ho comprato del pane e l’ho dato a quelli che sono affamati con gioia da tutte e due le parti, lui stava dando e i poveri stavano ricevendo. Questo è un dono di Dio per noi poter condividere il nostro amore con gli altri. E fate come se fosse per Gesù. Amiamoci gli uni gli altri come Egli ci ha amato. Amiamo Lui con amore indiviso. E la gioia di amare Lui e amarci gli uni gli altri, diamo ora, che Natale è così vicino. Conserviamo la gioia di amare Gesù nei nostri cuori. E condividiamo questa gioia con tutti quelli con cui veniamo in contatto. E questa gioia radiosa è vera, perché non abbiamo motivo di non essere felici perché non abbiamo Cristo con noi. Cristo nei nostri cuori, Cristo nel povero che incontriamo, Cristo nel sorriso che diamo e nel sorriso che riceviamo.

Facciamone un impegno: che nessun bambino sia indesiderato, e anche che ci accogliamo con un sorriso, specialmente quando è difficile sorridere. Non dimentico mai qualche tempo fa circa quattordici professori vennero dagli Stati Uniti da diverse università. E vennero a Calcutta nella nostra casa. Stavano parlando e dicevano di essere stati alla casa per i morenti. Abbiamo una casa per i morenti a Calcutta, dove abbiamo raccolto più di 36.000 persone solo dalle strade di Calcutta, e di questo grande numero più di 18.000 hanno avuto una bella morte. Sono semplicemente andati a casa da Dio; e sono venuti nella nostra casa e abbiamo parlato di amore, di compassione, e poi uno di loro mi ha chiesto: “Madre, per favore ci dica qualcosa che possiamo ricordare”. E ho detto loro: “Sorridetevi gli uni gli altri, dedicatevi del tempo nelle vostre famiglie. Sorridetevi”. E un altro mi ha chiesto: “Sei sposata?”, e ho detto: “Sì”, e trovo a volte molto difficile sorridere a Gesù perché può essere molto esigente a volte. Questo è qualcosa di vero, ed è là che viene l’amore, quando è esigente, e tuttavia possiamo darlo a Lui con gioia.

Come ho detto oggi, ho detto che se non vado in Cielo per qualcos’altro andrò in Cielo per tutta la pubblicità, perché mi ha purificata e sacrificata e resa veramente pronta ad andare in Cielo. Penso che questo sia qualcosa, che dobbiamo vivere la nostra vita in modo bello. Abbiamo Gesù con noi e Lui ci ama. Se potessimo solo ricordarci che Gesù mi ama, e ho l’opportunità di amare gli altri come Lui ama me, non nelle grandi cose, ma nelle piccole cose con grande amore, allora la Norvegia diventerebbe un nido d’amore. E quanto bello sarà che da qui sia stato dato un centro per la pace. Che da qui esca la gioia per la vita dei bambini non nati. Se diventate una luce bruciante nel mondo della pace, allora veramente il Nobel per la pace è un dono per il popolo norvegese. Dio vi benedica!

Da Il Timone. Aborto, la principale causa di morte al mondo è una “scelta”. Quasi 42 milioni in un anno. Dicono che è una notizia da non sapere, tantomeno da divulgare

Il 2018 si è da poco concluso e numerosi e diversificati sono stati i bilanci che i media hanno presentato sui 365 giorni che ci siamo appena lasciati alle spalle. Principalmente, come da abitudine, si sono fatti resoconti sugli eventi politici, sociali, sportivi e climatici più rilevanti, quelli cioè che hanno interessato il maggior numero di persone. Eppure, nonostante i tentativi giornalistici di offrire le sintesi più accurate e complete sul 2018, c’è da scommettere che quasi nessuno sottolineerà il dato più drammatico dell’anno scorso, ossia quello della principale causa di morte, che ha comportato qualcosa come 41 milioni di vittime: 41.9 per la precisione, dunque quasi 42.

Per quale ragione la morte di decine di milioni di persone rischia di passare sotto silenzio? Semplice: perché ad averle uccise non sono stati la malattia, l’inquinamento, il fumo, la violenza di coppia o altro – tutte realtà a cui i media, come noto, riservano quotidiana attenzione. No, la causa di queste decine di milioni di morti è un’altra: è l’aborto volontario. A stabilirlo, sono state le elaborazioni effettuate a cura di Worldometers, che non è un sito tendenzioso o poco attendibile, essendo stato indicato come uno dei portali gratuiti più affidabili dall’American Library Association.

Ebbene, grazie a questa fonte sappiamo per esempio che, al 31 gennaio 2018, nel mondo le persone morte per cancro ammontassero a 8,2 milioni, di quali 5 a causa del fumo, mentre – come si diceva poc’anzi – gli esseri umani eliminati con l’aborto sono risultati oltre cinque volte tanti. Per la precisione, lo scorso anno poco meno di un quarto di tutte le gravidanze (il 23%) sono terminate con un aborto con il risultato finale che, per ogni 33 nativi viti, 10 bambini sono stati soppressi in frase prenatale. Per un totale, appunto, di quasi 42 milioni di morti. Una vera e propria carneficina.

Certo, chi nonostante tutto volesse ostinatamente cercare il bicchiere mezzo pieno potrebbe sempre ribattere che, nel male, si sta comunque verificando una riduzione mondiale del numero degli aborti, che dal 2010 al 2014, l’Oms stimava in 56 milioni all’anno. Un’affermazione, questa, che però merita di essere presa con le molle dal momento che – fanno notare diversi osservatori – notoriamente l’Oms, per elaborare le proprie stime, si appoggia all’istituto Guttmacher, ente notoriamente abortista e che, soprattutto, pare non conteggi nelle proprie stime i dati reali di molti Paesi.

Ne consegue quindi come, prima di tentare di ridimensionare una tragedia davvero epocale quale è quella dell’aborto procurato, convenga riflettere su quelle 42 milioni di persone eliminate prima che vedessero la luce, che – numeri alla mano – risultano parecchie di più delle vittime di cancro, malaria, Hiv, fumo, alcool e incidenti stradali messe assieme. Ciò nonostante, non soltanto della prima causa di morte nel pianeta, c’è da scommettere, si continuerà a non parlare ma, anche laddove lo si farà, lo si farà ricorrendo a quella neolingua che anziché di aborto preferisce parlare di «interruzione volontaria di gravidanza», con una sostituzione terminologica giudicata ingannevole e mendace anche da san Giovanni Paolo II nella sua Evangelium Vitae.

Così la tragedia dell’aborto  «una scelta», secondo il vocabolario della cultura dominante – continuerà a ripetersi nell’indifferenza generale anche in questo 2019. Anzi, si sta già ripetendo dato che, sempre secondo le stime di Worldometers, in questo inizio anno pare si siano già verificati più di 170.000 aborti. Ovviamente, anche di questo nessuno parlerà; anche se si sono già sommate, solo nell’ultimo anno, 42 milioni di ottime ragioni per farlo.

Liete notizie

È possibile che i bimbi in grembo abortiti, volontariamente e non, abbiano accettato di morire per Cristo a salvezza delle anime dei genitori e di tutto il mondo? È l’ipotesi di un opuscolo, “La via nascosta dei bimbi nati in cielo”, scritto da due semplici sacerdoti e da un teologo, che pone fondamento nella ragione, nella fede e nell’esperienza e che il Magistero della Chiesa non esclude come possibile.

C’è un opuscolo, scritto da due sacerdoti e un teologo, sicuramente destinato a far discutere e magari ad influire sulla vita della Chiesa. In una via di nascondimento. Motivo per cui non troverete le firme degli autori della pubblicazione, che però sappiamo essere persone fortemente fedeli alla tradizione e alla dottrina cattolica. Detto questo, come sempre accade nella Chiesa, l’intuizione di uno di questi preti, avallata dal teologo e dall’altro prete come possibile e ragionevole, è già nella coscienza del popolo.

La tesi di questo piccolo opuscolo, “La via nascosta dei bimbi nati in cielo”(ed Ancilla), è infatti la conferma di quanto molte madri con un sensum fidei che hanno perso i loro bambini in grembo percepivano già come vera: quei piccoli sono in cielo e il loro sacrificio è servito alla salvezza della loro famiglia. Anche i bambini volontariamente abortiti dai loro genitori espierebbero i peccati del mondo. In queste pagine si trova solo la conferma che questa ipotesi non è esclusa dalla Chiesa, come si evince dal documento del 2007 (ampiamente citato) della Commissione Teologica Internazionale La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo.

Facciamo alcune premesse partendo dal commento del teologo, che interviene nell’opuscolo per ricordare che per il fatto che i bimbi in grembo hanno un’anima la Chiesa non può escludere che abbiano un rapporto reale, seppur misterioso, con Dio. Di più, avendo sì il peccato originale, ma non avendone mai commesso alcuno i non nati vivono in uno stato di purezza tale da godere di un’intimità con il Creatore maggiore.

Il grande don Divo Barsotti conferma poi che la perfezione dell’anima non è lo stato d’infanzia, ma c’è «un grado più alto. Bisogna non essere nati, essere ancora nel seno della mamma. Ed è questa la perfezione del cristiano: essere nascosti nel seno di Dio…Quando siamo nel seno della mamma non si piange nemmeno…l’anima che affonda nel seno di Dio non parla più. Affondare nell’abisso divino; in quel fondo c’è Dio, l’anima vive di silenzio». Questa spiritualità, si legge ancora, è perfetta per i nostri tempi, perché mette davanti all’apparire e al fare della comunità cristiana l’umiltà, la rinuncia e il dono. Il che vale anche per la Chiesa, perché nella scelta di donarsi a Dio di questi piccoli «emerge la vita eterna prima di quella terrena, la verticalità come dimensione qualitativa della vita e dell’essere, invece dell’orizzontalità della qualità del fare».

Si fa l’esempio di Giovanni Battista che pur in grembo esultò di gioia all’arrivo della Madonna incinta del suo Salvatore. Non solo, perché anche la scienza ormai riconosce che già in utero il bambino è reattivo agli stimoli e che intrattiene una relazione con la madre che avrà le sue conseguenze nella vita psico-fisca post natale. Perciò, conferma il teologo, «non si può escludere, anche se a noi sfugge empiricamente il “come”, che questi bambini proprio nel loro sacrificio abbiano compiuto con la Grazia di Dio la propria offerta».

Ma l’intuizione di questa possibilità (l’offerta volontaria della propria vita per la salvezza delle anime da parte dei bimbi abortiti volontariamente e non) la spiega il sacerdote stesso che l’ha avuta e che racconta la sua vocazione così: «In Seminario una cosa mi ha distinto ed è una convinzione che fin da ragazzo ho avuto: la gravità dell’aborto ed ancor più la gravità dell’indifferenza del mondo», mentre «salvare le anime, “mestiere” del prete, mi è sempre sembrato il massimo che uno possa fare». Un giorno poi, mentre il prete stava presentando la mostra del beato Jerome Legeune in difesa della vita e contro l’aborto, ricevette una messaggio dalla sorella che, avendo perso il figlio al quarto mese di gravidanza, gli scrisse: «Il bimbo è andato in cielo». In quel momento il sacerdote pensò che quel piccolo lo amava molto e che fosse morto anche per la sua salvezza. Poco dopo scoprirà che Sebastiano sarebbe dovuto nascere il giorno del suo onomastico e si troverà “per caso” di fronte ad un dipinto della Madonna del parto, davanti a cui alcune domande esploderanno con urgenza: «Ma perché Dio permette, con l’aborto, la fecondazione artificiale e le varie pillole, l’uccisione di milioni di esseri umani innocenti…perché questa tremenda “sconfitta”, almeno in apparenza?». Di qui l’intuizione e la successiva ricerca della conferma nel Magistero della Chiesa e nel documento sopra citato, che appunto «non esclude» l’offerta della vita di questi bimbi. E infine la scoperta che «è possibile offrire il sacrificio di un altro» durante la Messa.

Se poi il Ventesimo secolo è stato quello del Venerdì Santo mentre il nostro, come disse Benedetto XVI, è quello del Sabato Santo, «in cui la Chiesa sembrerà scomparire sempre di più agli occhi del mondo» e se, come fu per i discepoli di Emmaus, potrà apparire tutto finito, sappiamo che Gesù è risorto e che è «nel nascondimento che il signore prepara il suo Trionfo».

Perciò nel commento finale del secondo sacerdote, noto per la sue altezze spirituali e per la sua ortodossia, a cui è stata sottoposta questa intuizione si trovano altre conferme. Infatti, pur stranito da questa possibilità, oltre a sentire «nell’intimo che tutto quello che egli (il primo sacerdote, ndr) mi diceva era vero», leggendo a sua volta il Magistero comprese che «il dialogo tra il bimbo nel grembo materno e Dio è un’ipotesi plausibile. Se non altro, non si può escludere…anche la Sacra Particola è un Mistero: come possa sussistere Dio nell’ostia consacrata è qualcosa di indecifrabile; è una realtà, una certezza, ma rimane un mistero alla mia povera intelligenza».

Detto questo, pur ammesso che questi piccoli siano in Paradiso e si siano offerti, può davvero il sacerdote appropriarsi di un loro atto e rioffrirlo al Padre in Cristo Gesù?. Attraverso sant’Agostino, papa Innocenzo III e il Concilio di Trento il prete spiega perché questo già avviene nella Messa dove «l’assemblea comunitaria dei santi viene offerta a Dio come sacrificio universale per la mediazione del sacerdote», sia perché «in quel calice alzato e offerto» c’è «la presenza e l’associazione di tutti coloro che, in Cristo, hanno partecipato in qualche modo alla sua Passione» sia perché «la Messa di Cristo li rende partecipi del “battesimo di sangue” del Signore». Non è da meno il documento del 2007 in cui si legge che «è anche possibile che Dio semplicemente agisca per dare il dono della salvezza ai bambini non battezzati» come ha fatto con Maria donandole gratuitamente un’«immacolata concezione». Una conferma si trova persino nell’enciclica Gaudium et Spes

Ci si chiede poi se sia possibile paragonare questi bimbi ai Santi Innocenti che abbiamo festeggiato settimana scorsa. Secondo il sacerdote, i Santi Innocenti «anche se inconsapevolmente….hanno sofferto e sono morti per Cristo» ma, a maggior ragione, se l’atto di questi bimbi è volontario valgono le parole di Gesù: «In verità ti dico: ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me».

Quello che colpisce è poi la prova empirica descritta: «Dopo la celebrazione di queste Messe tutto pare cambiato nella vita interiore: si avverte una pace di fondo, un senso di protezione, una forza contro le tentazioni, che prima non si poteva nemmeno immaginare». Soprattutto «per la loro preghiera e intercessione, abbiamo ricevuto grazie che non ci aspettavamo! Abbiamo invocato il loro intervento su alcune coppie di sposi che sembravano già sull’orlo della separazione e si sono riappacificati…su situazioni che sembravano senza uscita» e «tanti cuori si sono sciolti…Noi stessi siamo senza parole». Perciò alla fine dell’opuscolo, si trova una coroncina e delle preghiere per continuare ad offrire il sacrificio di questi piccoli.