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Da Giulia Tanel (NuovaBussolaQuotidiana). “Mostrami l’amore”, così si parla di (vera) affettività

Nel nostro contesto ipersessualizzato e pornografico, dove si moltiplicano i corsi che riducono la sessualità a mero “tecnicismo”, è importante formare una cultura affettiva sana che coinvolga i genitori come primi responsabili dell’educazione dei figli. Con questi scopi nascono i cinque sussidi di Mostrami l’amore, rivolti a diverse fasce d’età e intesi a trasmettere tanti insegnamenti oggi ignorati.

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“La famiglia sia libera di scegliere l’istruzione dei figli” (Nuova Bussola Quotidiana)

«I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli» è nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Perché proprio nel Paese con la “Costituzione più bella del mondo” non viene rispettato? Se prendiamo sul serio il motto “prima gli italiani” non discriminiamo quegli italiani che vogliono scegliere per i figli.

In Italia ci vantiamo di vivere in una democrazia che affonda le sue radici nella Resistenza e che è basata su una tra le carte costituzionali più belle, secondo il parere di giuristi insigni. Ma, a 70 anni dall’approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (ONU, 10 dicembre 1948) come è messo il nostro Paese nella garanzia dei diritti umani?

La Dichiarazione rappresenta un riferimento essenziale per l’educazione interculturale: è costituita da un preambolo e da trenta articoli che fissano valori cardine come l’uguaglianza, la libertà e la dignità di tutti gli uomini, il diritto al lavoro, all’istruzione e l’irrilevanza di distinzioni di razza, colore, religione, sesso, lingua e opinione politica. In questa sede ci soffermiamo sull’art. 26: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli». È noto che il documento – pur essendo privo di effetti obbligatori per gli Stati e avendo piuttosto il valore di una “raccomandazione” internazionale – ha comunque ispirato le carte costituzionali di vari Paesi per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti inviolabili. Qualora il buon senso non bastasse… 

«Prima gli italiani!», si sente dire oggi. C’è dunque evidentemente una reale determinazione a garantire i diritti dei propri cittadini. Potremmo mai accettare che allievi, docenti e genitori italiani siano gli unici in Europa a dover subire una discriminazione per ragioni economiche? No, mai! L’Italia, del resto, pur essendo entrata a far parte delle Nazioni Unite solo il 14 dicembre 1955 (non era quindi fra i 48 Paesi, su 58 Stati membri, che si dichiararono a favore del documento), poteva già allora vantare un’ampia ricezione del principio di diritto di cui all’art. 30 della Costituzione: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli».

«Sono un italiano e ne vado fiero», canta Toto Cotugno. Alle dichiarazioni, però, debbono sempre seguire le azioni, altrimenti esse non soltanto restano lettera morta, ma insinuano anche il dubbio che quel: «siamo italiani!» possa essere inteso nell’accezione di: «siamo parolai!» (alcuni nostri emigrati meridionali se lo sono sentito dire, un tempo, in America… La memoria impedisce il ripetersi della storia più buia: ecco perché è bene studiare). E difatti la lingua italiana ha un peso (forse qui l’affermazione: «Prima gli italiani!» ci vuole proprio…). Sì, le parole hanno un peso, e lo hanno ancor più per un avvocato e per quei ministri che si fanno paladini dei cittadini italiani. Che senso ha riconoscere un diritto, se poi esso non viene garantito o, peggio, viene ostacolato a causa di una delle più gravi discriminazioni economiche permesse dallo Stato italiano? E questo a dispetto delle pari opportunità sancite dall’art. 3 della Costituzione. Quegli allievi, quei genitori e docenti che crescono con la fierezza di essere italiani («Prima gli italiani!») si stanno domandando, dal 1948: «Perché in Europa solo noi siamo discriminati? Potremmo andare a vivere in Francia o in Svezia o in Danimarca (la scelta è ampia: basta escludere la Grecia), così i nostri figli non sarebbero discriminati per ragioni economiche nel loro sacrosanto diritto di istruzione. Però siamo italiani e ne andiamo fieri! Quindi deve esserci un piano B».

L’unica strada da percorrere per uscire dalla situazione appena descritta è quella di riconoscere alla famiglia il suo diritto, ossia quello di educare liberamente i figli. Come? Attraverso il costo standard di sostenibilità, che prevede di fornire alla famiglia una quota (che si colloca sui 5.500 euro annui per studente) da spendere per l’istruzione dei figli. Sarà poi la famiglia stessa a decidere dove spendere tale quota, se in una scuola pubblica statale o in una scuola pubblica paritaria. E il ruolo dello Stato in tutto questo? Sarebbe quello di garante e controllore, non di gestore e controllore… di se stesso! Solo in questo modo il sistema scolastico italiano riuscirà ad emergere da una situazione di costante emergenza. Solo in questo modo la scuola non sarà più considerata un ammortizzatore sociale («Chi non sa che cosa fare va a insegnare»). Le famiglie potranno scegliere, gli allievi avranno garantito un servizio decisamente migliore e non saranno in balia di frequenti cambiamenti di insegnanti; a questi ultimi, poi, sarà possibile scegliere dove esercitare la propria professione, a parità di stipendio, come già avviene nel resto dell’Europa. 

Autore: Anna Monia Alfieri

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/la-famiglia-sia-libera-di-scegliere-listruzione-dei-figli

Tra vizi e virtù. 3. Lussuria e castità

Soprattutto a questo riguardo, mi pare che don Bosco proporrebbe di partire dalla bellezza della virtù della castità e, solo dopo, additare il brutto che si cela dietro al vizio della lussuria.

Ciascuno di noi è un diamante preziosissimo, con sfaccettature diverse, ma tutte bellissime. Non dovremmo aver paura di chiamarci a vicenda e di lasciarci descrivere come “corone regali”, “diademi splendenti”: “Tu sei prezioso ai miei occhi”. Usando un’immagine, Dio ha voluto scendere dalla lontananza delle galassie ed emergere dalle più profonde oscurità del mare, facendosi Dio e uomo in Gesù Cristo, proprio per poterci incontrare e testimoniare con la vita quanto ci tiene a noi. Ancora oggi Gesù stesso non smette di ripeterci: “Tu sei una meraviglia stupenda”.

Il primo passo verso la virtù della castità consiste proprio, allora, nel riconoscere a noi stessi questo valore tanto grande da non poter essere misurato. Veramente, neanche a noi stessi è dato di poterci rendere simili alle cose materiali. Quando le ha create, il buon Dio le ha proclamate “buone”. Ma solo davanti all’uomo e alla donna il Signore è esploso in ammirazione, proclamandoci “molto buoni”.

Dunque, anche la sessualità è dimensione indispensabile della persona umana, non è riducibile ad una cosa materiale che si può mettere, togliere, pulire, sporcare, disprezzare, esaltare dimenticando tutto il resto… e poi provare a fare in modo che tutto torni a risplendere “molto bello” senza un vero cammino, aiutato da qualche persona più avanti nel cammino rispetto a noi.

In realtà, l’uomo e la donna non hanno un corpo e uno spirito, ma sono essi stessi un corpo in cui soffia lo Spirito di Dio. Allora non è preciso dire che noi abbiamo una sessualità; dovremmo piuttosto imparare con il giusto stupore a capire, meditare, pregare, vivere in base al fatto che siamo (anche) la nostra sessualità. Il “molto buono” che si riferisce all’uomo e alla donna, si rivela anche nella sessualità! Proprio perché è creata “molto buona” e allo stesso tempo segnata dalla limitatezza e dal peccato, la sessualità assume una fortissima ambivalenza: ci può far raggiungere le vette più alte del nostro corpo-spirito; al tempo stesso, in quanto attraente, buona e desiderabile, rischia facilmente di essere presa come un assoluto, dimenticando altri aspetti come il dialogo profondo, l’autenticità di relazione, l’ascolto reciproco, la condivisione di progetti anche “a lungo termine”, il rispetto dei tempi e delle modalità dell’altro/a…

Dunque, il cuore di tutto sta nel trattare se stessi e le persone che ci sono care come “tesori preziosi” e non come delle “semplici cose” da affascinare, conquistare, consumare e – sempre più spesso, sempre con maggior facilità – buttar via con rabbia reciproca. Non solo con dei litigi, ma proprio con i pugni chiusi maschili o con le lacrime amare soprattutto femminili che ci dimostrano quanto di noi abbiamo buttato via.

Il secondo passaggio che ci può riavvicinare alla bellezza, allo splendore della castità consiste nel curare le amicizie, le relazioni con gli altri. Anche nella misura in cui riconosciamo noi stessi personalmente preziosi, possiamo guardare gli altri con occhi totalmente diversi. Purtroppo, esiste anche uno sguardo che spoglia l’altro/a. Ci sono, malauguratamente, amicizie e relazioni anche più impegnative che si giocano nello sfruttarsi a vicenda. Gesù ci dice anche oggi: “ogni cosa che avrai fatto al tuo fratello/sorella più piccolo, l’hai fatto a me”. E se il fratello o sorella più bisognosi di amicizia sincera, di affetto maturo, anche di rispetto e non di strumentalizzazione ai miei interessi… fossero proprio le persone che mi stanno accanto, i miei compagni/e di classe, quelli con cui esco il sabato sera?

Andiamo sul difficile. Una volta ho rivolto questa domanda ad un mio amico ingegnere informatico: lo strumento costituito da internet è qualcosa che è stato pensato, costruito, diffuso a favore del bene o per il male? Lui mi ha risposto in modo molto intelligente. Mi ha chiesto se ritenessi che il tritolo o l’energia atomica fossero qualcosa di positivo o negativo. Possono essere utili nelle miniere o uccidere migliaia di persone. Possono produrre energia elettrica per intere regioni o colpire a morte milioni di uomini e donne. Attraverso internet ho riscoperto l’esistenza di un manoscritto antico che anni fa era stato scannerizzato in una biblioteca canadese. C’è invece chi è schiavo di internet, in modo particolare della pornografia contenuta in esso. Chissà se qualcuno pensa mai che le persone che vede attraverso lo schermo sono in realtà uomini e donne con una loro storia e soprattutto che hanno tutti e tutte una grande schiavitù: quella dell’apparire, del guadagno facile. Soprattutto, certamente non sono convinte di essere un diamante prezioso, che va ben al di là della materialità del loro corpo.

Quanto sarebbe bello giungere a guardarci sempre con stupore rinnovato e con senso del mistero. Chi prova a vivere camminando, con l’aiuto di Dio, verso la virtù della castità non può che sentire nel profondo – insieme ad un’immancabile e profonda lacerazione – anche una consapevolezza di una ancora più profonda libertà: quella di non essere schiavi, neppure di se stessi, ma liberi figli di Dio. Parlavo di tentativi, proprio perché tutti, proprio tutti… possono vivere una conversione verso il diamante prezioso. Qualunque sia il nostro passato.

Almeno per qualcuno, viene qui spontaneo pensare alla confessione sacramentale. Che però viene trattata a volte come una macchinetta per bevande o snack: metto la moneta, magari un po’ di pentimento e il diamante si pulisce quasi magicamente. No, non è così. Perché siamo persone libere e la nostra libertà, il nostro saper ragionare, pensare, meditare, contemplare, volere, decidere… è tutto connesso in un dialogo da persone vere con Dio.

Ora si tratta, ancora una volta di mostrare quanto splendida sia la luce; quanto fascino abbia un arcobaleno… insomma – alla don Bosco – la bellezza della virtù. Pensiamo ad un’“acqua di fonte cristallina e pura” (che non vale solo per le ragazze). Contempliamo assieme al poeta totalmente e perdutamente innamorato, il quale bisbiglia alle orecchie dell’amata “Sì, al di là della gente ti cerco. Non nel tuo nome, se lo dicono, non nella tua immagine, se la dipingono. Al di là, più in là, più oltre”. Leggiamo, rileggiamo, meditiamo approfonditamente, regaliamoci qualche bel commento sul libro che, nella storia, è sempre stato considerato come la perla dell’intera Bibbia: il Cantico dei Cantici. Allora scopriremo la differenza tra la virtù della castità e il grande errore della lussuria o, al contrario, della negazione della sessualità (castrazione). La Chiesa non ti propone quest’ultimo errore. In nessun modo.

Forse non lo hai mai considerato, ma anche oggi ci sono testimonianze stupende e sofferte, incomprensibili per la cultura dominante: prova a chiedere ai fidanzati che, spesso compiendo un cammino con un padre/madre spirituale, hanno provato ad arrivare casti al matrimonio. Ora sono sposati, hanno figli e sono felicissimi della loro scelta precedente: ha permesso loro di conoscersi in tante dimensioni più profonde, delicate, non banali o scontate. In una parola, hanno imparato a dialogare accogliendosi l’uno con l’altra. E questo capita anche oggi. Se vuoi, posso farti tanti nomi.

Non so se te ne hanno mai parlato, ma esiste anche una castità nel matrimonio, in cui le coppie sono chiamate ancora e sempre di più a rispettarsi, aspettarsi, ascoltarsi.

Lo Spirito santo, accolto e custodito in tutto il nostro corpo-spirito, ci aiuti ad uscire dalla tentazione dell’egoismo e della chiusura, per giungere a fare in modo che anche la sessualità divenga sempre più uno spiraglio per giungere a Dio donandosi totalmente, rispettosamente, delicatamente…

Infine, un invito a riflettere sul filmato amore senza rimorso: si trova con questo nome su YouTube.

Autore: don Paolo Mojoli

Dal Corriere della Sera. I sogni dei bambini in ospedale realizzati nel ricordo di Giulia

La giovane di Bergamo, scomparsa a 14 anni, ha ispirato la onlus «conGiulia». Il vescovo di Bergamo sta avviando la causa di beatificazione

Voi non conoscete la storia di Giulia. Giulia che crede nei sogni. Giulia che non si lascia mai andare. Giulia che sfida il tumore. Giulia che non ha paura. Giulia che piange da sola. Giulia che si arrabbia con Dio. Giulia che non può fare a meno di Dio. Giulia che crede nella vita. Giulia che commuove i medici. Giulia che incoraggia i genitori. Giulia che immagina il paradiso come nei cartoni animati. Giulia che lancia in aria la parrucca e va incontro alla morte con il sorriso, perché ha due finali da scrivere: uno senza malattia e l’altro con il Signore e comunque vada, dice, sono entrambi bei finali. Ecco, la sua storia, comincia qui. Dal coraggio di vivere. E da un ponfo sulla mano, un piccolo gonfiore che sembra una puntura di tafano. E invece è un rabdomiosarcoma alveolare. Uno spietato killer. Giulia ha appena dodici anni, ha fatto da poco la Cresima, la sua estate al mare è un’estate felice fino al 2 settembre 2009. La diagnosi è un brivido: non sarà una passeggiata, dicono i medici.

Nella casa di Bergamo, un condominio in fondo al sentiero di via Elba, dietro la ferrovia, il papà e la mamma raccontano i primi giorni in ospedale, la chemio e gli esami che non vanno: ci sono porte che a dodici anni si aprono sulla vita, per Giulia si aprono solo dalla parte sbagliata. Sara e Antonio Gabrieli hanno gli occhi umidi, come il giorno in cui lei li ha presi per mano dicendo che se la sarebbe giocata, che non si può passare la giornata a lamentarsi, che «ci sono persone che stanno peggio di noi…». Il tumore non è una cosa alla quale si pensa tutti i giorni, però ci sono i medici, i farmaci, le cure che potrebbero funzionare. E comunque c’è sempre quel Signore lassù, anche lui qualcosa potrebbe fare. «Intanto mi hanno messa in un letto al secondo piano invece che allo zero, ed è già tanto», scrive sul diario. Così è più vicina al cielo.

Nel salotto ci sono foto, libri, ricordi. Come se Giulia non fosse mai andata via. Davide, il fratello gioca alla playstation. La nonna cucina. Sara e Antonio Gabrieli dicono che la figlia ha fatto del quotidiano lo straordinario e ha trasformato lo straordinario in normalità. Oggi testimoniano loro questa forza di vivere: incontri, dibattiti, una onlus, vanno dove c’è bisogno di speranza e di fiducia. «Giulia è una bella pianta che è cresciuta da sola. Noi l’abbiamo lasciata crescere e oggi continuiamo a camminare con lei».

Sul tavolo c’è un pieghevole con l’immagine di Gesù e dentro una preghiera, un ringraziamento a Dio. L’ha finito nel suo letto a casa, poi se n’è andata: era il 19 agosto 2011. Aveva 14 anni e voleva lasciare dei segni forti, accidenti a lei. Ne ha lasciati tanti. Ai medici del reparto di oncoematologia dei Riuniti di Bergamo, per esempio, i supereroi, come li chiamava, che salvano la vita a tutti, anche agli sconosciuti. Era lei a fargli forza contro l’alieno, quando l’insofferenza ai farmaci la faceva stare malissimo.«Voi mi consolate nei momenti più difficili e rimanete con me finché non mi tranquillizzo. Siete grandi». È riuscita persino ad abbracciarli quando dovevano comunicargli che c’era una maledetta recidiva.«Se ce l’ho fatta con la prima chemio posso farcela anche con la seconda…».

Un altro segno lo ha lasciato per i compagni di scuola: non smettere mai di sognare. Lei sognava di diventare medico, di essere utile alle persone che soffrono. Era brava Giulia. Pagella super, gran talento per la scrittura. Il secondo e il terzo anno delle medie li ha fatti con il pigiama addosso. Poi ci sarebbe stato il liceo. Con l’amica Chiara, ovviamente. Dividevano tutto, dall’asilo, alle elementari, alle vacanze. Insieme anche all’esame di terza media. Giulia l’ha strappato alla sofferenza e ai dati clinici. Con la tesina sulla Shoah la commissione si è alzata in piedi : standing ovation.

Ma alla fine il segnale più forte l’ha dato vincendo la paura, facendo coraggio agli altri, ringraziando tutti per quello che ha ricevuto. «Purtroppo non riuscirò a ripagarvi di questo», ha lasciato scritto. Spiazzava i luoghi comuni, sorprendeva sempre. Era felice per una gita a Eurodisney e un viaggio a Medjugorje: evasione e preghiera, senza complessi di colpa. «Manifestava la sua gioia in entrambi i casi con la stessa intensità», ricorda il padre. A Medjugorje c’è tornata una seconda volta: compiva quattordici anni, ma era già adulta.

Non è facile riuscire a dire che il tempo passato in un letto d’ospedale tra siringhe e dolori non è un tempo perduto, sottratto a un’età spensierata. O riempire i momenti di sconforto pensando a chi sta ancora peggio di te, perché non ha una famiglia, non ha amici, non ha nessuno. Giulia ce l’ha fatta. Ha accettato la malattia. Ha cercato risposte logiche, umane. Si è interrogata su Dio. Poi ha fatto squadra con lui e ha concluso, per noi che stiamo da questa parte, che non c’è niente che non valga la pena vivere: anche quando stai male c’è una luce che ti porti dentro. Diceva alla mamma: «Ognuno ha un Dio, c’è un Dio per tutti». Vengono in mente le parole di Dietrich Bonhoeffer, il teologo vittima del nazismo che dialoga con Dio e trasforma la sua fine in un nuovo inizio. «Sono solo ma tu non mi abbandoni… Non capisco le tue vie, ma tu sai qual è la mia strada».

Lei non era teologa, ma al Signore dava lo stesso del tu. In un video che da anni gira anche sulla rete sembra parlare a una platea immaginaria: «Dio è come un padre che ci prende per mano e ci aiuta a superare gli scalini troppo alti». Il papà e la mamma non sanno dove trovasse tanta forza. La fede, certo. Ma a volte non basta. «Giulia aveva una misteriosa forza di attrazione», commenta il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi. Proprio lui fra qualche giorno avvierà la causa di beatificazione. In una terra di devozione, di papi e di santi affiora l’idea di un’altra santità, che non è quella del martirio o dell’eccezione. È una santità normale, che passa attraverso una ragazza che nonostante la malattia ha continuato ad essere se stessa e a sognare. Il processo sarà lungo e complesso. Serve l’autorizzazione della Congregazione delle cause dei santi, poi la raccolta delle prove e delle testimonianze. E serve soprattutto un miracolo accertato.

Uno c’è già. In sette anni Giulia è riuscita a far sognare molte persone. A dare speranza, sentimento che in tempi difficili ha ancora più valore. È nata con lei, dalla sua forza di non arrendersi, «conGiulia», una onlus che si rivolge alle scuole e al mondo della sanità per dare spazi di normalità ad altri bambini malati, che vivono per mesi e a volte anni nelle corsie d’ospedale. L’ultimo progetto trasforma il sogno in una fotografia e prima ancora in una rappresentazione scenica. Settimio Benedusi, il fotografo, ha allestito un set nell’ospedale di Bergamo, dove un diario di bordo raccoglie i pensieri di tutti, pazienti, medici e infermieri.

Massimo Provenzi, il direttore del reparto di Oncoematologia, racconta che l’incontro con Giulia l’ha aiutato a migliorare il rapporto medico-paziente: alla cura servono empatia e umanità e quella ragazzina ne aveva da vendere. Grazie a lei è nata anche la scuola estiva per i piccoli degenti. «Aveva questo in testa — ricorda il padre — mi ripeteva sempre: la malattia non va in vacanza, perché la scuola sì?». Se vuoi capire il valore della vita, diceva Gianni Bonadonna, il grande medico dell’Istituto tumori, entra in un reparto di oncologia pediatrica. Lì si misura la forza della speranza, del coraggio e dell’umanità. Da lì sono cresciuti giovani capaci di sognare, come quelli che hanno scritto la canzone «Palle di Natale» e realizzato un fumetto mettendosi nei panni dei supereroi. Da analoghi reparti e dalla Fondazione Magica Cleme, a Milano, sono partiti i ragazzi e le ragazze del Bullone, che hanno realizzato un sogno con un giornale e un laboratorio di moda. E dal letto di un’oncologia pediatrica Giulia ha chiesto agli amici di Bergamo di far vivere i sogni. Come se fossero ancora i suoi. Missione compiuta.

11 marzo 2019 (modifica il 12 marzo 2019 | 18:01)© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore: Giangiacomo Schiavi

Fonte:https://www.corriere.it/buone-notizie/19_marzo_11/i-sogni-bambini-ospedale-realizzati-ricordo-giulia-d33ceb1e-43e4-11e9-bcde-19097826363a.shtml

Tra Pecora e Pastore. Farmaco blocca pubertà: la “morale della situazione”

Pecorelle smarriteLaura Palazzani non è una qualsiasi: è corrispondente della Pontificia Accademia Pro Vita e bioeticista di diverse istituzioni cattoliche. 
Vatican News è il portale ufficiale dell’informazione vaticana. 
La professoressa intervistata da Vatican News ritiene che il farmaco TRP-triptorelina (il cosiddetto farmaco blocca-pubertà) va somministrato “solo in casi molto circoscritti, con prudenza, con una valutazione caso per caso” Com’è possibile affermare una cosa del genere?

Pastore: Tutto questo fa parte della cosiddetta “morale della situazione”, già all’auge ai tempi di san Giovanni Paolo II, il quale – anche per rispondere adeguatamente a queste posizioni – aveva scritto la lettera enciclica Veritatis Splendor.

n. 56: Per giustificare simili posizioni, alcuni hanno proposto una sorta di duplice statuto della verità morale. Oltre al livello dottrinale e astratto, occorrerebbe riconoscere l’originalità di una certa considerazione esistenziale più concreta. Questa, tenendo conto delle circostanze e della situazione, potrebbe legittimamente fondare delle eccezioni alla regola generale e permettere così di compiere praticamente, con buona coscienza, ciò che è qualificato come intrinsecamente cattivo dalla legge morale. In tal modo si instaura in alcuni casi una separazione, o anche un’opposizione, tra la dottrina del precetto valido in generale e la norma della singola coscienza, che deciderebbe di fatto, in ultima istanza, del bene e del male. Su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette «pastorali» contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un’ermeneutica «creatrice», secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare.

Non vi è chi non colga che con queste impostazioni si trova messa in questione l’identità stessa della coscienza morale di fronte alla libertà dell’uomo e alla legge di Dio. Solo la chiarificazione precedentemente fatta sul rapporto tra libertà e legge fondato sulla verità rende possibile il discernimento circa questa interpretazione «creativa» della coscienza.

n. 59: Il giudizio della coscienza è un giudizio pratico, ossia un giudizio che intima che cosa l’uomo deve fare o non fare, oppure che valuta un atto da lui ormai compiuto. È un giudizio che applica a una situazione concreta la convinzione razionale che si deve amare e fare il bene ed evitare il male. Questo primo principio della ragione pratica appartiene alla legge naturale, anzi ne costituisce il fondamento stesso, in quanto esprime quella luce originaria sul bene e sul male, riflesso della sapienza creatrice di Dio, che, come una scintilla indistruttibile (scintilla animae), brilla nel cuore di ogni uomo. Mentre però la legge naturale mette in luce le esigenze oggettive e universali del bene morale, la coscienza è l’applicazione della legge al caso particolare, la quale diventa così per l’uomo un interiore dettame, una chiamata a compiere nella concretezza della situazione il bene. La coscienza formula così l’obbligo morale alla luce dalla legge naturale: è l’obbligo di fare ciò che l’uomo, mediante l’atto della sua coscienza, conosce come un bene che gli è assegnato qui e ora. Il carattere universale della legge e dell’obbligazione non è cancellato, ma piuttosto riconosciuto, quando la ragione ne determina le applicazioni nell’attualità concreta. Il giudizio della coscienza afferma «ultimamente» la conformità di un certo comportamento concreto rispetto alla legge; esso formula la norma prossima della moralità di un atto volontario, realizzando «l’applicazione della legge oggettiva a un caso particolare».

Pecorelle smarrite: l’antropologia cattolica dice che l’uomo è sinolo (unione inscindibile) di anima e corpo; è possibile anche cambiare il sesso dell’anima?

Pastore: Accordato il fatto che la questione non è banale o risolvibile in poche parole, credo che sia chiaro ad ogni cristiano cattolico che cultura, storia, situazioni concrete… NON permettono di cambiare il sesso né del corpo (con le circostanze negative di cui i medici sono perfettamente a conoscenza), TANTOMENO è POSSIBILE CAMBIARE L’ANIMA tramite un’operazione chirurgiche o delle sedute di psicoterapia. L’anima e il corpo umano hanno una dignità che va molto oltre questi mezzi umani.

Pecorelle smarrite:non dovremmo chiederci il motivo di tali sofferenze, sul perché «vivono forti disagi circa la loro corporeità maschile o femminile e intendono cambiare sesso»? Nemmeno un dubbio sull’ambiente sociale nel quale crescono i nostri figli, sul modo in cui li educhiamo? La risposta a queste sofferenze è semplicemente di tipo chimico?

Pastore: L’uomo e la donna non si possono ridurre ad un prodotto chimico. L’unica risposta sta nell’educazione positiva e fatta di esempio concreto.
I genitori (specialmente donne) che fanno dormire il compagno altrove (in un’altra stanza; se non mandandolo fuori casa) e invece scelgono di mantenere un rapporto patologicamente simbiotico con il figlio (spesso maschio, anche adolescente) facendolo sempre dormire a letto con loro… non fanno molti più danni?

Pecorelle smarrite:Non più la ragione, la facoltà più elevata donata da Dio agli uomini; ma «la direzione da loro desiderata», il desiderio, le passioni? Si tratta di un ribaltamento completo rispetto all’antropologia della Chiesa, che ha sempre insegnato il dominio delle passioni e la guida della ragione, in grado di cogliere la realtà metafisica. Non è più così?

Pastore: Se leggiamo i classici della tradizione cattolica, specialmente quelli antichi, troviamo una visione equilibrata del rapporto tra ragione e passioni. Senza”castrazione” di nessuno dei due elementi. La ragione è il dono di Dio tipico della persona umana; che non contrasta, ma collabora intimamente con la passione-guidata-dalla-ragione. Oggi è ancora così. Solo che alcuni, per aderire alle mode del tempo, inventano di sana pianta situazioni e relative risposte non coerenti con il Credo cristiano cattolico. Si ha paura di perdere il consenso di alcuni e così, per buonismo o tentativo di melensa accondiscendenza, si arriva ad affermazioni non compatibili com la propria fede. Se desidero il punto di vista luterano o anche islamico, so bene a chi rivolgermi.

Spesso, ormai, le parole e le azioni di sacerdoti della Chiesa cattolica contraddicono la loro appartenenza.

Da Avvenire. Quirinale. Mattarella premia 29 giovani “Alfieri della Repubblica”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito 29 attestati d’onore di “Alfiere della Repubblica” a giovani che si sono distinti come costruttori di comunità, attraverso la loro testimonianza, il loro impegno, le loro azioni coraggiose e solidali. Sono giovani, nati tra il 1999 e il 2008, che rappresentano modelli positivi di cittadinanza e che sono esempi dei molti ragazzi meritevoli presenti nel nostro Paese.

Accanto ai 29 attestati d’onore sono state assegnate anche quattro targhe per azioni collettive, sempre ispirate a valori di altruismo e al senso di responsabilità verso il bene comune. La cerimonia di consegna degli Attestati si svolgerà al Quirinale, mercoledì 13 marzo alle 11.

Si tratta di:

Davide Indino, 18/06/2002, residente a Tricase (Lecce). È impegnato nella promozione e nella diffusione dei libri.
Claudia Gallo, 29/04/2000, residente a Firenze. Ha ideato e organizzato un progetto, che ha coinvolto 32 classi, per sensibilizzare gli studenti sulle problematiche relative ai disturbi specifici dell’apprendimento. Rebecca Maria Abate, 22/04/2008, residente a Lucera (Foggia). L’aiuto che è riuscita a dare a una compagna di scuola con grave disabilità ha consentito a questa di uscire dal silenzio e di aprire una comunicazione con l’intera classe.
Elena Piergentili, 18/08/2005, residente a Sarnano (Macerata). Vive in uno dei paesi del cratere del terremoto del 2016. Ha dovuto abbandonare la sua casa e trasferirsi – con la famiglia composta di sei persone – in un’abitazione di due sole camere. Nonostante le difficoltà, non ha perso il sorriso e la disponibilità verso i compagni di scuola e di gioco.
Andrea Ciarrocchi, 17/03/2004, residente a Civita Castellana (Viterbo). Primo partecipante al progetto “mini pioniere Cri 8-13”, organizzato dalla Croce Rossa italiana per formare bambini e giovani alle attività socio-assistenziali.
Giuseppe Bungaro, 08/04/2000, residente a Fragagnano (Taranto). Giovane eccellenza nella ricerca scientifica, ha progettato uno stent pericardico capace di ridurre i rischi post-operatori dei pazienti sottoposti ad angioplastica. Dopo che le nuove protesi sono state valutate dagli esperti, si è aggiudicato la medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali dei Progetto scientifici.
Nicolò Vallana, 07/07/2000, residente a Rimini, Luca Fermi, 17/07/2000, residente a Misano Adriatico (Rimini) ed Edoardo Puce, 07/10/2000, residente a Rimini – Sono tre studenti dell’istituto ‘Belluzzi-Da Vinci’ di Rimini. Per aiutare un compagno di classe, appena uscito dal coma e costretto a indossare un busto rigido, hanno ideato e realizzato un busto ortopedico flessibile, altamente tecnologico, che ha migliorato le condizioni di vita del giovane reduce dall’incidente.
Filippo Pasquazzo, 27/09/2001, residente Castel Ivano (Trento), Samuele Ropelato, 24/08/2001, residente a Scurelle (Trento), Enrico Cescato, 09/07/2001, residente a Castel Ivano (Trento). Sono tre studenti dell’istituto ‘De Gasperi’ di Borgo Valsugana (Trento). Hanno realizzato un’app (My Voices) per smartphone allo scopo di consentire a un loro compagno con disabilità comunicativa e relazionale di esprimersi e interagire con il resto della classe.
Manuel Pala, 15/01/2001, residente a Genova. Appassionato di cinema, ha girato il film Cuori in guerra, i cui proventi saranno destinati al Fondo malattie renali nel bambino, Onlus che opera presso l’ospedale Gaslini di Genova.
Alberto Franceschini, 28/01/2002, residente a Firenze. Svolge attività di volontariato con diverse associazioni.
Lucia Ferrante, 26/08/2000, residente a Viterbo. Si è particolarmente distinta partecipando a Corleone al progetto sulla legalità.
Tancredi Mazzei Paterni, 16/07/2006, residente a Washington (Usa). Il 22 luglio 2018 ha salvato un uomo che rischiava di annegare nel mare tra Vada e Rosignano Solvay. Con il suo surf si stava divertendo tra le onde, quando si è accorto di una persona in affanno. Ha raggiunto a nuoto il bagnante e lo ha accompagnato a riva.
Chiara Bordi, 01/09/2000, residente a Tarquinia (Viterbo). Studentessa liceale, modella e barista nel periodo estivo. Si è classificata terza al concorso di Miss Italia. Sei anni fa perse parte della gamba sinistra in un incidente stradale, ed è stata la prima a partecipare al concorso con una protesi. È stata costretta ad affrontare giudizi denigratori, apparsi sui social. Ha risposto che «una ragazza senza un arto può gareggiare al pari di tutte, che la diversità non è vincolante, che la vita non si interrompe mai ed è sempre bella, anche quando sembra che ce l’abbia con te, che da un dramma si rinasce e si cresce più forti di prima. Tutto sta nel saper reagire».
Ariane Benedikter, 02/11/2000, residente a San Lorenzo di Sebato (Bolzano). È stata rappresentante dell’Italia, membro permanente, e poi vicepresidente dell’Organizzazione non governativa ‘Plant for the planet’. 
Luigi Pignoli, 11/11/2005, residente ad Accumoli (Rieti). Ha dato prova di coraggio nei momenti drammatici del terremoto, il 24 agosto 2016, quando, nonostante la tenera età, ha contribuito a mettere in salvo alcuni componenti della famiglia.
Ginevra Costantini Negri, 18/09/2000, residente a Milano. Musicista di talento, è impegnata nella diffusione del patrimonio pianistico italiano.
Jasmine Manbal, 06/08/2002, residente a Prato – Campionessa di judo, svolge attività di volontariato e fa parte del Consiglio dei ragazzi e delle ragazze del Meyer, l’ospedale pediatrico fiorentino nel quale da anni è in cura per una malattia cronica.
Marcos Alexandre Cappato De Araujo, 14/01/2001, residente a Milano – Scrive racconti, testi di canzoni e ha realizzato un cortometraggio sulla disabilità, o meglio, su come l’amicizia possa superare le barriere della paura. Affetto da tetraparesi spastica, è molto attivo nella difesa dei diritti dei disabili, a partire dall’impegno all’interno della sua scuola.
Angelica Mililli, 10/08/2004, residente a Roma. – Studentessa brillante e generosa, che ha saputo farsi apprezzare nella scuola nonostante le difficoltà certificate come disturbi specifici dell’apprendimento.
Roman Moryak, 30/05/2005, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria) – Si è distinto per la passione e l’impegno dimostrati prima nello studio del sassofono, poi nell’attività di calciatore, e quindi in quella di scacchista.
Leonardo Cesaretti, 30/05/2002, residente ad Albano Laziale (Roma) – È stato vittima di bullismo, ma ha reagito donando il proprio impegno a favore dei più deboli.
Celeste Montenovo, 28/12/1999, residente a Cupra Marittima (Ascoli Piceno) – Partecipa con impegno alle attività di diverse associazioni benefiche mostrando attenzione e sensibilità verso chi vive in condizioni di difficoltà.
Jacopo Cavagna, 31/01/2002 residente a Rimini – Volontario Unicef, tre anni fa ha deciso di ricostruire insieme ad alcuni amici il gruppo ‘Younicer – Young for Unicef’ della sua città.
Alessandra Cortesia, 20/09/2000, residente a S. Lucia di Piave (Treviso) – Ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi giovanili di break dance, a Buenos Aires. Il suo successo è frutto di talento, ma anche di una grande forza di volontà, dopo aver subito lo scherno e l’emarginazione da parte dei compagni per essere la più piccola della classe, oltre che una delle più brave.
Anna Balbi, 27/06/2006, residente a Napoli -. Frequenta la scuola in un quartiere impegnativo di Napoli e partecipa attivamente alle attività di carattere sociale e civile. Presta servizio presso la mensa per gli anziani e i poveri, servendo loro il pranzo. Ha preso parte ad operazioni di pulizia dai rifiuti del territorio e della spiaggia, organizzate da Libera e Wwf.


Targhe

Reparto Agesci di Rutigliano (Bari) – In seguito a una uscita presso un ex convento del Seicento, il gruppo scout ha realizzato un video per sensibilizzare la comunità sul rispetto dell’ambiente e la conservazione del patrimonio storico. In particolare, i giovani hanno dato testimonianza di come sia possibile tenere pulito il sito e come si possano diffondere buone pratiche di smaltimento dei rifiuti.

Classe di scuola primaria di Baone (Padova), Istituto Comprensivo “G. Pascoli” – Venti bambini di otto anni, un’intera classe della scuola primaria, si sono sottoposti al vaccino antinfluenzale per proteggere una compagna immunodepressa. L’iniziativa ha coinvolto anche le maestre e i genitori in un’azione collettiva di solidarietà.

Classe di scuola primaria di Riccione (Rimini) Scuola primaria “Annika Brandi” – La maestra ha insegnato agli alunni il pronto intervento in caso di crisi epilettiche di un loro compagno e ha stabilito i compiti di ciascuno nell’emergenza: chi deve prendere il farmaco dal cassetto, chi allungare il cuscino, chi avvisare il bidello. Gli incarichi di emergenza sono stati scritti su un cartellone appeso in aula.

Tommaso e Filippo Bolondi, 10 e 12 anni, Milano – Due giovanissimi fratelli – Tommaso e Filippo Bolondi – hanno ideato un’applicazione anti-bullismo (Jolly) e il papà Federico, su loro richiesta e con le loro indicazioni, l’ha programmata. Jolly è un’applicazione gratuita e utilizzabile su Apple e Android. Ha lo scopo di aumentare l’autostima dei ragazzi tra i 10 e i 16 anni, attraverso lo scambio di messaggi positivi in uno spazio protetto da insulti e offese. L’applicazione e’ una via di mezzo tra un social network e un gioco, e ha due regole: le domande sono solo positive e le risposte anonime.

Fonte: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/quirinale-mattarella-premia-29-giovani-alfieri-della-repubblica

Autore: Redazione Romana di Avvenire

Dal Vaticano. Incontro. La protezione dei minori nella chiesa. 21-24 febbraio 2019

Un incontro all’insegna di solidarietà, umiltà e penitenza

“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (1 Cor 12:26)

“Di fronte alla situazione di ampio e crescente disagio in seguito a nuovi rapporti e rivelazioni di casi gravissimi di abusi sessuali coinvolgenti membri del clero, il 12 settembre scorso, al termine di una delle riunioni del Consiglio di cardinali era stata annunciata la decisione del Santo Padre di convocare in Vaticano, dal 21 al 24 del prossimo mese di febbraio, un incontro di ampia portata su ‘La protezione dei minori nella Chiesa’.

Si tratta certamente di un incontro inedito, ma chiaramente inserito nella prospettiva della sinodalità, tanto cara a papa Francesco e centrale nel suo disegno di riforma della Chiesa. Dovendo affrontare un problema che si dimostra sempre più presente e grave nelle varie aree geografiche del mondo e della Chiesa Cattolica, il Papa ha ordinato ai più alti rappresentanti delle diverse comunità ecclesiali di dare una risposta unitaria a livello universale. Tutta la Chiesa deve scegliere di vivere all’insegna della solidarietà, soprattutto verso le vittime, le loro famiglie e le comunità ecclesiali ferite dagli scandali. Come ha scritto il Papa ‘Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme’ (1 Cor 12:26), occorre che l’impegno alla protezione dei minori sia assunto con chiarezza ed efficacia dall’intera comunità, a partire da coloro che ricoprono posizioni di massima responsabilità.

Parlare degli abusi sessuali da parte dei membri del clero è un tema doloroso e spiacevole. A volte, anche in ambienti di Chiesa si sente dire che è ora di cambiare argomento, che non è giusto dare troppo peso a questo tema, perché se ne resta oppressi e la questione viene ingigantita. Ma questa è una strada sbagliata. Se la questione non viene affrontata fino in fondo nei suoi diversi aspetti, la Chiesa continuerà a trovarsi davanti a una crisi dopo l’altra, la credibilità sua e di tutti i suoi sacerdoti ne resterà ferita gravemente, e soprattutto ne soffrirà la sostanza della sua missione di annuncio evangelico e di lavoro educativo per l’infanzia e per la gioventù, che è stato da secoli uno degli aspetti più belli e preziosi del suo servizio per l’umanità.”


Nella consapevolezza dei fatti, l’incontro vede se stesso come un passo in avanti su un lungo cammino di rivalutazione, guarigione e trasformazione della Chiesa, che deve sempre essere una trasformazione verso una più profonda e più generosa sequela di Gesù Cristo.

Questa homepage è stata creata per essere in grado di seguire in modo trasparente e autentico il processo di cambiamento e sviluppo, sia durante l’incontro che successivamente. Quindi, dopo febbraio 2019, dovrebbe essere comprensibile quale stimolo sia venuto dall’interno e dall’esterno dell’incontro per la protezione dei minori, e come questo sia stato implementato e / o sviluppato ulteriormente. Tutti i partecipanti sono consapevoli del fatto che non devono rimanere solo parole e annunci. Azione specifica deve seguire. Tutti possono utilizzare questa homepage per formarsi la propria opinione su se e come ciò avrà successo in futuro.


Federico Lombardi, S.J.
Moderatore dell Incontro “Protezione dei Minori nella Chiesa
Citazioni dall’articolo “Verso l’incontro dei vescovi sulla protezione dei minori” 
laciviltacattolica.com (19 dic, 2018)

Fonte: http://www.pbc2019.org/it/home

Link ufficiale da in cui è inserita questa pagina:http://www.vatican.va

Da Il Timone. Educare secondo Giacomo Biffi

«Per educare è necessario avere idee chiare su ciò che è bene e ciò che è male, e stimolare continuamente alla scelta giusta. Per educare è necessario poter indicare dei modelli personali di vita, perchè il ragazzo ha bisogno che le idee diventino davanti a lui esempi di comportamento; esempi non concettuali ma storici.

Il guaio della società contemporanea è che non ha più ideali da offrire, nemmeno ideali sbagliati. Non sa più distinguere il bene dal male, perchè il suo mito è la relativizzazione di tutto e la disponibilità a tutto. Non ha più modelli da proporre e se ne vanta.

La citatissima e ammiratissima frase di Bertold Brecht «beato il popolo che non ha bisogno di eroi» a me è sembrata un’idiozia travestita da intelligenza. Beato il popolo che capisce di aver bisogno di eroi, e si sceglie eroi giusti.

Una società così non deve meravigliarsi se non è in grado di educare nessuno». (Incontro con i giovani 20/09/1989)

Fonte:http://www.iltimone.org/news-timone/educare-secondo-giacomo-biffi/