Ciao

Ti saluto

e rimani nel cuore.

Parti ricolmo

o svuotato nell’intimo?

Che dolore vederti raggomitolato

di fronte alla domanda

banale/cruciale:

il momento più bello?

Ti assicuro che cambierai…

e mi chiedi cosa significhi.

Forse allora è vero che solo

l’artista, il poeta…il santo

possono risuonare con te.

Il buon Dio ti benedica.

E i tuoi veri Maestri ti guidino.




Da Giulia Tanel (NuovaBussolaQuotidiana). “Mostrami l’amore”, così si parla di (vera) affettività

Nel nostro contesto ipersessualizzato e pornografico, dove si moltiplicano i corsi che riducono la sessualità a mero “tecnicismo”, è importante formare una cultura affettiva sana che coinvolga i genitori come primi responsabili dell’educazione dei figli. Con questi scopi nascono i cinque sussidi di Mostrami l’amore, rivolti a diverse fasce d’età e intesi a trasmettere tanti insegnamenti oggi ignorati.

«Non conosco l’amore, mostramelo tu!». È questo un interrogativo che, presto o tardi, matura nella mente e nel cuore di tutti i ragazzi e le ragazze, e che vorrebbero rivolgere ai loro adulti di riferimento. Questa richiesta, spesso non esplicita, talvolta non viene tuttavia raccolta e coltivata come meriterebbe, oppure la sua trattazione viene delegata ad agenzie educative terze, non sempre allineate e rispettose dei valori dei genitori e che spesso riducono la sessualità a un mero “tecnicismo”. Il tutto, in un contesto sociale ipersessualizzato, che dice e mostra tanto (troppo!), ma senza uno sguardo integrato e volto al vero benessere delle persone.

Insomma, la confusione è tanta. Ed è proprio nel tentativo di porvi un argine che nel 2014 è nata l’associazione di promozione sociale Progetto Pioneer, che negli ultimi anni si è distinta per i suoi progetti educativi rivolti a vari target, per la formazione pensata per persone coinvolte nel mondo dell’educazione, per la produzione di materiali e per la realizzazione di convegni. Tra queste attività rientra la sfida del progetto Mostrami l’amore, che si pone l’obiettivo di rispondere alla domanda da cui si è partiti, dando così il proprio contributo per la formazione di una nuova cultura dell’educazione affettivo-sessuale.

Mostrami l’amore si sostanzia nella produzione di 5 sussidi, «testi divulgativi per aiutare genitori e ragazzi ad affrontare la pervasività dei contenuti pornografici in modo responsabile, cautelante ed efficace». Il primo è 100.000 baci, a cura degli psicologi Miriam Incurvati e Giovanni Petrichella, inerente alla fascia d’età 0-10 anni: si rivolge ai genitori «con consigli per aumentare la sintonia emotiva tra genitori e bambini, sviluppare un sano rapporto con il piacere del contatto tra i corpi di sé e dell’altro attraverso le coccole, il gioco e la gestione del pudore».

Per la fase prepuberale, tra gli 8 e i 12 anni, sono stati quindi pensati due sussidi per genitori e figli: Sicuri alla scoperta della rete (a cura delle psicologhe Valeria Vichi e Alessandra Uliano) e Chi SiAmo: un viaggio alla scoperta dell’adolescenza (a cura dei medici Virginia Conti e Donatella Sanna). Il primo interessa «la gestione della privacy, del pudore online, dei pericoli di Internet, della libertà di scelta e delle minacce alla libertà di scelta (messaggi ipercoinvolgenti, subliminali, dipendenza indotta)»; mentre il secondo si pone l’obiettivo «di trasmettere ai ragazzi la bellezza e l’unicità del proprio corpo, la consapevolezza del valore di sé e dell’altro e un’idea sulla sessualità positiva e relazionale».

Arrivando all’età adolescenziale (10-16 anni), è stato elaborato dallo psicologo Gabriele Di Marco il testo FiltriAmo, pensato per soli genitori, con consigli tecnici su come porre dei filtri a Internet, uniti a consigli pratici sulla gestione di figli adolescenti. Infine, dai 16 anni in su, la psicologa Laura Perrotti ha curato Mostrami cosa posso fare, un manuale di autoaiuto «su come trovare un equilibrio e capacità di libera scelta rispetto all’uso di materiale pornografico e per uscire dalla dipendenza».

I sussidi 100.000 baci e Chi SiAmo: un viaggio alla scoperta dell’adolescenza sono già disponibili, editi da Città Nuova, e verranno ufficialmente presentati domenica 26 maggio alle ore 19.00 presso Horti Balbinae (Piazza Santa Balbina 8, Roma), alla presenza degli autori, del presidente di Progetto Pioneer Marco Scicchitano, di Tonino Cantelmi e di Giampaolo Nicolais. L’ingresso è libero, ma su prenotazione a info@progettopioneer.com.

 

 

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/mostrami-lamore-cosi-si-parla-di-vera-affettivita

 




Da Massimo Gramellini. “Una carezza nel buio”

Una volta sentii Andrea Bocelli dire una cosa meravigliosa: il mondo è pieno di male, ma se nonostante tutto rimane in piedi, è perché di bene ce n’è un po’ di più. In un piccolo paese chiamato Consuma, un pugno di case sparpagliate sull’Appennino toscano, tutte le mattine il signor Romano solleva dal letto le sue ottantaquattro primavere, le sistema dentro l’automobile e passa a prendere un bimbo ipovedente di sei anni per portarlo a scuola. Un’impresa tutt’altro che semplice, racconta Giulio Gori sul Corriere Fiorentino: la scuola si trova quindici chilometri più in basso e per raggiungerla bisogna percorrere una strada a zig-zag, impostando curve strette e scalando marce di continuo. Quindici ad andare e quindici a tornare, due volte al giorno, dal momento che il signor Romano va pure a riprenderlo al termine delle lezioni. Perché lo fa? Il bambino ipovedente non è suo nipote. Non è nemmeno il nipote di un suo amico. È il figlio di un taglialegna macedone che lavora nei boschi e non ha tempo per portarlo a scuola. Il piccolo non può usufruire del servizio bus del Comune: manca l’accompagnatore richiesto per i disabili. E così ci pensa il signor Romano. Lui dice che a 84 anni la fatica è tanta, ma è ricompensata dalla visione del suo minuscolo passeggero mentre saluta i compagni a uno a uno, accarezzandoli sulla faccia per riconoscerli. Bocelli ha ragione. Grazie al signor Romano e a quel bambino, il mondo ricomincerà anche domattina.

11 maggio 2019 (modifica il 11 maggio 2019 | 07:46)

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Fonte: https://www.corriere.it/caffe-gramellini/19_maggio_11/carezza-buio-59a57808-7363-11e9-8065-6d20dff6bd65.shtml




Dal Corriere della Sera. I sogni dei bambini in ospedale realizzati nel ricordo di Giulia

La giovane di Bergamo, scomparsa a 14 anni, ha ispirato la onlus «conGiulia». Il vescovo di Bergamo sta avviando la causa di beatificazione

Voi non conoscete la storia di Giulia. Giulia che crede nei sogni. Giulia che non si lascia mai andare. Giulia che sfida il tumore. Giulia che non ha paura. Giulia che piange da sola. Giulia che si arrabbia con Dio. Giulia che non può fare a meno di Dio. Giulia che crede nella vita. Giulia che commuove i medici. Giulia che incoraggia i genitori. Giulia che immagina il paradiso come nei cartoni animati. Giulia che lancia in aria la parrucca e va incontro alla morte con il sorriso, perché ha due finali da scrivere: uno senza malattia e l’altro con il Signore e comunque vada, dice, sono entrambi bei finali. Ecco, la sua storia, comincia qui. Dal coraggio di vivere. E da un ponfo sulla mano, un piccolo gonfiore che sembra una puntura di tafano. E invece è un rabdomiosarcoma alveolare. Uno spietato killer. Giulia ha appena dodici anni, ha fatto da poco la Cresima, la sua estate al mare è un’estate felice fino al 2 settembre 2009. La diagnosi è un brivido: non sarà una passeggiata, dicono i medici.

Nella casa di Bergamo, un condominio in fondo al sentiero di via Elba, dietro la ferrovia, il papà e la mamma raccontano i primi giorni in ospedale, la chemio e gli esami che non vanno: ci sono porte che a dodici anni si aprono sulla vita, per Giulia si aprono solo dalla parte sbagliata. Sara e Antonio Gabrieli hanno gli occhi umidi, come il giorno in cui lei li ha presi per mano dicendo che se la sarebbe giocata, che non si può passare la giornata a lamentarsi, che «ci sono persone che stanno peggio di noi…». Il tumore non è una cosa alla quale si pensa tutti i giorni, però ci sono i medici, i farmaci, le cure che potrebbero funzionare. E comunque c’è sempre quel Signore lassù, anche lui qualcosa potrebbe fare. «Intanto mi hanno messa in un letto al secondo piano invece che allo zero, ed è già tanto», scrive sul diario. Così è più vicina al cielo.

Nel salotto ci sono foto, libri, ricordi. Come se Giulia non fosse mai andata via. Davide, il fratello gioca alla playstation. La nonna cucina. Sara e Antonio Gabrieli dicono che la figlia ha fatto del quotidiano lo straordinario e ha trasformato lo straordinario in normalità. Oggi testimoniano loro questa forza di vivere: incontri, dibattiti, una onlus, vanno dove c’è bisogno di speranza e di fiducia. «Giulia è una bella pianta che è cresciuta da sola. Noi l’abbiamo lasciata crescere e oggi continuiamo a camminare con lei».

Sul tavolo c’è un pieghevole con l’immagine di Gesù e dentro una preghiera, un ringraziamento a Dio. L’ha finito nel suo letto a casa, poi se n’è andata: era il 19 agosto 2011. Aveva 14 anni e voleva lasciare dei segni forti, accidenti a lei. Ne ha lasciati tanti. Ai medici del reparto di oncoematologia dei Riuniti di Bergamo, per esempio, i supereroi, come li chiamava, che salvano la vita a tutti, anche agli sconosciuti. Era lei a fargli forza contro l’alieno, quando l’insofferenza ai farmaci la faceva stare malissimo.«Voi mi consolate nei momenti più difficili e rimanete con me finché non mi tranquillizzo. Siete grandi». È riuscita persino ad abbracciarli quando dovevano comunicargli che c’era una maledetta recidiva.«Se ce l’ho fatta con la prima chemio posso farcela anche con la seconda…».

Un altro segno lo ha lasciato per i compagni di scuola: non smettere mai di sognare. Lei sognava di diventare medico, di essere utile alle persone che soffrono. Era brava Giulia. Pagella super, gran talento per la scrittura. Il secondo e il terzo anno delle medie li ha fatti con il pigiama addosso. Poi ci sarebbe stato il liceo. Con l’amica Chiara, ovviamente. Dividevano tutto, dall’asilo, alle elementari, alle vacanze. Insieme anche all’esame di terza media. Giulia l’ha strappato alla sofferenza e ai dati clinici. Con la tesina sulla Shoah la commissione si è alzata in piedi : standing ovation.

Ma alla fine il segnale più forte l’ha dato vincendo la paura, facendo coraggio agli altri, ringraziando tutti per quello che ha ricevuto. «Purtroppo non riuscirò a ripagarvi di questo», ha lasciato scritto. Spiazzava i luoghi comuni, sorprendeva sempre. Era felice per una gita a Eurodisney e un viaggio a Medjugorje: evasione e preghiera, senza complessi di colpa. «Manifestava la sua gioia in entrambi i casi con la stessa intensità», ricorda il padre. A Medjugorje c’è tornata una seconda volta: compiva quattordici anni, ma era già adulta.

Non è facile riuscire a dire che il tempo passato in un letto d’ospedale tra siringhe e dolori non è un tempo perduto, sottratto a un’età spensierata. O riempire i momenti di sconforto pensando a chi sta ancora peggio di te, perché non ha una famiglia, non ha amici, non ha nessuno. Giulia ce l’ha fatta. Ha accettato la malattia. Ha cercato risposte logiche, umane. Si è interrogata su Dio. Poi ha fatto squadra con lui e ha concluso, per noi che stiamo da questa parte, che non c’è niente che non valga la pena vivere: anche quando stai male c’è una luce che ti porti dentro. Diceva alla mamma: «Ognuno ha un Dio, c’è un Dio per tutti». Vengono in mente le parole di Dietrich Bonhoeffer, il teologo vittima del nazismo che dialoga con Dio e trasforma la sua fine in un nuovo inizio. «Sono solo ma tu non mi abbandoni… Non capisco le tue vie, ma tu sai qual è la mia strada».

Lei non era teologa, ma al Signore dava lo stesso del tu. In un video che da anni gira anche sulla rete sembra parlare a una platea immaginaria: «Dio è come un padre che ci prende per mano e ci aiuta a superare gli scalini troppo alti». Il papà e la mamma non sanno dove trovasse tanta forza. La fede, certo. Ma a volte non basta. «Giulia aveva una misteriosa forza di attrazione», commenta il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi. Proprio lui fra qualche giorno avvierà la causa di beatificazione. In una terra di devozione, di papi e di santi affiora l’idea di un’altra santità, che non è quella del martirio o dell’eccezione. È una santità normale, che passa attraverso una ragazza che nonostante la malattia ha continuato ad essere se stessa e a sognare. Il processo sarà lungo e complesso. Serve l’autorizzazione della Congregazione delle cause dei santi, poi la raccolta delle prove e delle testimonianze. E serve soprattutto un miracolo accertato.

Uno c’è già. In sette anni Giulia è riuscita a far sognare molte persone. A dare speranza, sentimento che in tempi difficili ha ancora più valore. È nata con lei, dalla sua forza di non arrendersi, «conGiulia», una onlus che si rivolge alle scuole e al mondo della sanità per dare spazi di normalità ad altri bambini malati, che vivono per mesi e a volte anni nelle corsie d’ospedale. L’ultimo progetto trasforma il sogno in una fotografia e prima ancora in una rappresentazione scenica. Settimio Benedusi, il fotografo, ha allestito un set nell’ospedale di Bergamo, dove un diario di bordo raccoglie i pensieri di tutti, pazienti, medici e infermieri.

Massimo Provenzi, il direttore del reparto di Oncoematologia, racconta che l’incontro con Giulia l’ha aiutato a migliorare il rapporto medico-paziente: alla cura servono empatia e umanità e quella ragazzina ne aveva da vendere. Grazie a lei è nata anche la scuola estiva per i piccoli degenti. «Aveva questo in testa — ricorda il padre — mi ripeteva sempre: la malattia non va in vacanza, perché la scuola sì?». Se vuoi capire il valore della vita, diceva Gianni Bonadonna, il grande medico dell’Istituto tumori, entra in un reparto di oncologia pediatrica. Lì si misura la forza della speranza, del coraggio e dell’umanità. Da lì sono cresciuti giovani capaci di sognare, come quelli che hanno scritto la canzone «Palle di Natale» e realizzato un fumetto mettendosi nei panni dei supereroi. Da analoghi reparti e dalla Fondazione Magica Cleme, a Milano, sono partiti i ragazzi e le ragazze del Bullone, che hanno realizzato un sogno con un giornale e un laboratorio di moda. E dal letto di un’oncologia pediatrica Giulia ha chiesto agli amici di Bergamo di far vivere i sogni. Come se fossero ancora i suoi. Missione compiuta.

11 marzo 2019 (modifica il 12 marzo 2019 | 18:01)© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore: Giangiacomo Schiavi

Fonte:https://www.corriere.it/buone-notizie/19_marzo_11/i-sogni-bambini-ospedale-realizzati-ricordo-giulia-d33ceb1e-43e4-11e9-bcde-19097826363a.shtml




Da Avvenire. Quirinale. Mattarella premia 29 giovani “Alfieri della Repubblica”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito 29 attestati d’onore di “Alfiere della Repubblica” a giovani che si sono distinti come costruttori di comunità, attraverso la loro testimonianza, il loro impegno, le loro azioni coraggiose e solidali. Sono giovani, nati tra il 1999 e il 2008, che rappresentano modelli positivi di cittadinanza e che sono esempi dei molti ragazzi meritevoli presenti nel nostro Paese.

Accanto ai 29 attestati d’onore sono state assegnate anche quattro targhe per azioni collettive, sempre ispirate a valori di altruismo e al senso di responsabilità verso il bene comune. La cerimonia di consegna degli Attestati si svolgerà al Quirinale, mercoledì 13 marzo alle 11.

Si tratta di:

Davide Indino, 18/06/2002, residente a Tricase (Lecce). È impegnato nella promozione e nella diffusione dei libri.
Claudia Gallo, 29/04/2000, residente a Firenze. Ha ideato e organizzato un progetto, che ha coinvolto 32 classi, per sensibilizzare gli studenti sulle problematiche relative ai disturbi specifici dell’apprendimento. Rebecca Maria Abate, 22/04/2008, residente a Lucera (Foggia). L’aiuto che è riuscita a dare a una compagna di scuola con grave disabilità ha consentito a questa di uscire dal silenzio e di aprire una comunicazione con l’intera classe.
Elena Piergentili, 18/08/2005, residente a Sarnano (Macerata). Vive in uno dei paesi del cratere del terremoto del 2016. Ha dovuto abbandonare la sua casa e trasferirsi – con la famiglia composta di sei persone – in un’abitazione di due sole camere. Nonostante le difficoltà, non ha perso il sorriso e la disponibilità verso i compagni di scuola e di gioco.
Andrea Ciarrocchi, 17/03/2004, residente a Civita Castellana (Viterbo). Primo partecipante al progetto “mini pioniere Cri 8-13”, organizzato dalla Croce Rossa italiana per formare bambini e giovani alle attività socio-assistenziali.
Giuseppe Bungaro, 08/04/2000, residente a Fragagnano (Taranto). Giovane eccellenza nella ricerca scientifica, ha progettato uno stent pericardico capace di ridurre i rischi post-operatori dei pazienti sottoposti ad angioplastica. Dopo che le nuove protesi sono state valutate dagli esperti, si è aggiudicato la medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali dei Progetto scientifici.
Nicolò Vallana, 07/07/2000, residente a Rimini, Luca Fermi, 17/07/2000, residente a Misano Adriatico (Rimini) ed Edoardo Puce, 07/10/2000, residente a Rimini – Sono tre studenti dell’istituto ‘Belluzzi-Da Vinci’ di Rimini. Per aiutare un compagno di classe, appena uscito dal coma e costretto a indossare un busto rigido, hanno ideato e realizzato un busto ortopedico flessibile, altamente tecnologico, che ha migliorato le condizioni di vita del giovane reduce dall’incidente.
Filippo Pasquazzo, 27/09/2001, residente Castel Ivano (Trento), Samuele Ropelato, 24/08/2001, residente a Scurelle (Trento), Enrico Cescato, 09/07/2001, residente a Castel Ivano (Trento). Sono tre studenti dell’istituto ‘De Gasperi’ di Borgo Valsugana (Trento). Hanno realizzato un’app (My Voices) per smartphone allo scopo di consentire a un loro compagno con disabilità comunicativa e relazionale di esprimersi e interagire con il resto della classe.
Manuel Pala, 15/01/2001, residente a Genova. Appassionato di cinema, ha girato il film Cuori in guerra, i cui proventi saranno destinati al Fondo malattie renali nel bambino, Onlus che opera presso l’ospedale Gaslini di Genova.
Alberto Franceschini, 28/01/2002, residente a Firenze. Svolge attività di volontariato con diverse associazioni.
Lucia Ferrante, 26/08/2000, residente a Viterbo. Si è particolarmente distinta partecipando a Corleone al progetto sulla legalità.
Tancredi Mazzei Paterni, 16/07/2006, residente a Washington (Usa). Il 22 luglio 2018 ha salvato un uomo che rischiava di annegare nel mare tra Vada e Rosignano Solvay. Con il suo surf si stava divertendo tra le onde, quando si è accorto di una persona in affanno. Ha raggiunto a nuoto il bagnante e lo ha accompagnato a riva.
Chiara Bordi, 01/09/2000, residente a Tarquinia (Viterbo). Studentessa liceale, modella e barista nel periodo estivo. Si è classificata terza al concorso di Miss Italia. Sei anni fa perse parte della gamba sinistra in un incidente stradale, ed è stata la prima a partecipare al concorso con una protesi. È stata costretta ad affrontare giudizi denigratori, apparsi sui social. Ha risposto che «una ragazza senza un arto può gareggiare al pari di tutte, che la diversità non è vincolante, che la vita non si interrompe mai ed è sempre bella, anche quando sembra che ce l’abbia con te, che da un dramma si rinasce e si cresce più forti di prima. Tutto sta nel saper reagire».
Ariane Benedikter, 02/11/2000, residente a San Lorenzo di Sebato (Bolzano). È stata rappresentante dell’Italia, membro permanente, e poi vicepresidente dell’Organizzazione non governativa ‘Plant for the planet’. 
Luigi Pignoli, 11/11/2005, residente ad Accumoli (Rieti). Ha dato prova di coraggio nei momenti drammatici del terremoto, il 24 agosto 2016, quando, nonostante la tenera età, ha contribuito a mettere in salvo alcuni componenti della famiglia.
Ginevra Costantini Negri, 18/09/2000, residente a Milano. Musicista di talento, è impegnata nella diffusione del patrimonio pianistico italiano.
Jasmine Manbal, 06/08/2002, residente a Prato – Campionessa di judo, svolge attività di volontariato e fa parte del Consiglio dei ragazzi e delle ragazze del Meyer, l’ospedale pediatrico fiorentino nel quale da anni è in cura per una malattia cronica.
Marcos Alexandre Cappato De Araujo, 14/01/2001, residente a Milano – Scrive racconti, testi di canzoni e ha realizzato un cortometraggio sulla disabilità, o meglio, su come l’amicizia possa superare le barriere della paura. Affetto da tetraparesi spastica, è molto attivo nella difesa dei diritti dei disabili, a partire dall’impegno all’interno della sua scuola.
Angelica Mililli, 10/08/2004, residente a Roma. – Studentessa brillante e generosa, che ha saputo farsi apprezzare nella scuola nonostante le difficoltà certificate come disturbi specifici dell’apprendimento.
Roman Moryak, 30/05/2005, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria) – Si è distinto per la passione e l’impegno dimostrati prima nello studio del sassofono, poi nell’attività di calciatore, e quindi in quella di scacchista.
Leonardo Cesaretti, 30/05/2002, residente ad Albano Laziale (Roma) – È stato vittima di bullismo, ma ha reagito donando il proprio impegno a favore dei più deboli.
Celeste Montenovo, 28/12/1999, residente a Cupra Marittima (Ascoli Piceno) – Partecipa con impegno alle attività di diverse associazioni benefiche mostrando attenzione e sensibilità verso chi vive in condizioni di difficoltà.
Jacopo Cavagna, 31/01/2002 residente a Rimini – Volontario Unicef, tre anni fa ha deciso di ricostruire insieme ad alcuni amici il gruppo ‘Younicer – Young for Unicef’ della sua città.
Alessandra Cortesia, 20/09/2000, residente a S. Lucia di Piave (Treviso) – Ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi giovanili di break dance, a Buenos Aires. Il suo successo è frutto di talento, ma anche di una grande forza di volontà, dopo aver subito lo scherno e l’emarginazione da parte dei compagni per essere la più piccola della classe, oltre che una delle più brave.
Anna Balbi, 27/06/2006, residente a Napoli -. Frequenta la scuola in un quartiere impegnativo di Napoli e partecipa attivamente alle attività di carattere sociale e civile. Presta servizio presso la mensa per gli anziani e i poveri, servendo loro il pranzo. Ha preso parte ad operazioni di pulizia dai rifiuti del territorio e della spiaggia, organizzate da Libera e Wwf.

Targhe

Reparto Agesci di Rutigliano (Bari) – In seguito a una uscita presso un ex convento del Seicento, il gruppo scout ha realizzato un video per sensibilizzare la comunità sul rispetto dell’ambiente e la conservazione del patrimonio storico. In particolare, i giovani hanno dato testimonianza di come sia possibile tenere pulito il sito e come si possano diffondere buone pratiche di smaltimento dei rifiuti.

Classe di scuola primaria di Baone (Padova), Istituto Comprensivo “G. Pascoli” – Venti bambini di otto anni, un’intera classe della scuola primaria, si sono sottoposti al vaccino antinfluenzale per proteggere una compagna immunodepressa. L’iniziativa ha coinvolto anche le maestre e i genitori in un’azione collettiva di solidarietà.

Classe di scuola primaria di Riccione (Rimini) Scuola primaria “Annika Brandi” – La maestra ha insegnato agli alunni il pronto intervento in caso di crisi epilettiche di un loro compagno e ha stabilito i compiti di ciascuno nell’emergenza: chi deve prendere il farmaco dal cassetto, chi allungare il cuscino, chi avvisare il bidello. Gli incarichi di emergenza sono stati scritti su un cartellone appeso in aula.

Tommaso e Filippo Bolondi, 10 e 12 anni, Milano – Due giovanissimi fratelli – Tommaso e Filippo Bolondi – hanno ideato un’applicazione anti-bullismo (Jolly) e il papà Federico, su loro richiesta e con le loro indicazioni, l’ha programmata. Jolly è un’applicazione gratuita e utilizzabile su Apple e Android. Ha lo scopo di aumentare l’autostima dei ragazzi tra i 10 e i 16 anni, attraverso lo scambio di messaggi positivi in uno spazio protetto da insulti e offese. L’applicazione e’ una via di mezzo tra un social network e un gioco, e ha due regole: le domande sono solo positive e le risposte anonime.

Fonte: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/quirinale-mattarella-premia-29-giovani-alfieri-della-repubblica

Autore: Redazione Romana di Avvenire




In arrivo durante il tempo di Pasqua: Fiorisce la speranza

Altre poesie, insieme a musiche di pianoforte e flauto, allo scopo di celebrare festosamente la speranza cristiana.




Cancelleria e zaini in dono ai bambini di Gaza da coetanei di Betlemme

Attraverso la solidarietà le persone interagiscono; un gesto che accresce in loro il senso di condivisione.

 

https://cmcterrasanta-eu.s3.amazonaws.com/2018/2ca529aa-ab0e-42d6-b109-d97f21770de9.m4v

 

Un gruppo di donne a Betlemme, ha per questo invitato i bambini della scuola Sant’ Afram a realizzare un piccolo atto di beneficenza. E così i piccoli hanno deciso di donare una parte della loro paghetta per comprare articoli di cancelleria per i loro compagni più bisognosi nella Striscia di Gaza.

NELLY ABU AITA Tutor – Scuola St. Afram / Beit Jala

È un messaggio d’amore – un messaggio da un bambino palestinese a un altro bambino palestinese. Un dono che potrebbe rendere felice quei bambini che vivono condizioni molto difficili e un blocco economico. Forse un modo molto semplice per far sì che uno studente si senta felice mentre sta per intraprendere un nuovo anno scolastico è quello di ricevere uno zaino o della semplice cartoleria. L’idea è appunto di regalare loro beni utili in cambio di un dono più sostanziale che ci viene dato dai bambini di Gaza: la loro resistenza e il superamento dell’oppressione e del dolore. Dare è il culmine della gioia. Pensieri improvvisati; un vocabolario semplice, con qualche errore di grammatica… ma sono impeccabili i loro sentimenti e il loro impegno. I bambini della scuola hanno impresso messaggi d’ amore e pace su carta bianca, bianca come il loro cuore, dimostrando cosi il loro sostegno ai bambini di Gaza, incoraggiandoli a proseguire gli studi nonostante le condizioni di vita difficili

LAIAN Scuola St. Afram / Beit Jala INSEGNANTE: Cosa hai donato? ALUNNA: Una piccola scatola piena di matite colorate per il bene dei bambini di Gaza INSEGNANTE: Perché hai donato per Gaza? ALUNNA: Perché Gaza è stata quasi distrutta

“Perché Gaza è stata quasi distrutta” – parole spontanee pronunciate da una ragazzina Laian, di età non superiore ai 10 anni. Un messaggio semplice che riflette la dura situazione vissuta dal popolo di Gaza. Lei, come altri bambini palestinesi, si è resa conto che vivere la vita quotidiana normalmente non è alla portata di tutti i bambini e questi articoli di cancelleria per la scuola non sono altro che una piccola goccia che può contribuire a donare un momento di gioia in mezzo a tanta sofferenza.

 

Fontehttps://cmc-terrasanta.org/it/media/terra-santa-news/15805/cancelleria-e-zaini-in-dono-ai-bambini-di-gaza




In ascolto dell’uomo, di Dio, della vita. 18 (Lumignacco, Ud) e 30 (Chiasottis, Ud) novembre 2018




Ritorno al bosco dei 100 acri

Cinema Teartro Don Bosco (San Donà di Piave – VE): da Walt Disney Pictures in prima visione nazionale.

DOMENICA 2 SETTEMBRE
LUNEDI’ 3 SETTEMBRE
MARTEDI’ 4 SETTEMBRE
MERCOLEDI’ 5 SETTEMBRE

ogni giorno alle 16:30, 18:45 e 21:00

 

Ritorno al Bosco dei 100 Acri, il film diretto da Marc Forster, vede protagonista un Christopher Robin (Ewan McGregor), il bambino che ha vissuto tante avventure con i suoi amici, i vivaci e adorabili animali di pezza del Bosco dei Cento Acri, diventato ormai adulto.
Vive a Londra, nella metà del 900, intrappolato in un lavoro stressante e sottopagato come responsabile del settore efficientamento presso la Valigeria Winslow, ha davanti a sé un futuro incerto.
Ha una moglie (Hayley Atwell) e una figlia (Bronte Carmichael) ma il lavoro gli lascia poco tempo da dedicare alla famiglia.
Christopher ha quasi dimenticato l’infanzia idilliaca trascorsa in compagnia di un orsetto di pezza un po’ sciocco e goloso di miele e dei suoi amici. Ma quando si ricongiunge con Winnie the Pooh, lacero e sporco dopo anni di abbracci e giochi, la loro amicizia si riaccende, permettendo a Christopher di ricordare gli infiniti giorni di meraviglia e immaginazione che hanno caratterizzato la sua infanzia, quando non fare niente era considerata la cosa migliore al mondo. A causa di uno spiacevole contrattempo con la valigetta di Christopher Robin, contenente documenti di lavoro, Pooh e i suoi amici, inclusi Pimpi, Ih-Oh e Tigro, escono dalla foresta e si avventurano a Londra per restituirne l’importante contenuto… perché i migliori amici sono sempre pronti ad aiutarti nel momento del bisogno.

 

Fontehttp://www.inoratorio.it/cinema




Carlo Acutis, un modello di santità giovanile

Un adolescente del nostro tempo, simile a molti altri: impegnato nella scuola e tra gli amici, grande appassionato di computer.

(AgenziaNotizieSalesiane – Milano) – Tra i quattro decreti che Papa Francesco ha autorizzato a promulgare il 5 luglio 2018, c’è anche quello riguardante le virtù eroiche di Carlo Acutis, (Londra, 3 maggio 1991 – Monza, 12 ottobre 2006), un adolescente del nostro tempo, simile a molti altri: impegnato nella scuola e tra gli amici, grande appassionato di computer. Allo stesso tempo Carlo era un grande amico di Gesù e si affidava alla Vergine Maria. Leggendo la sua biografia si può apprezzare la perenne validità delle intuizioni pedagogiche di Don Bosco.

Carlo Acutis è morto a 15 anni in seguito a una leucemia fulminante; appena qualche giorno prima aveva offerto la sua vita per il Papa e per la Chiesa. Di lui racconta la mamma, Antonia: “La figura di Carlo è possibile riassumerla in questa sua frase: L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo. Mio figlio sin da piccolo, e soprattutto dopo la sua Prima Comunione, non ha mai mancato all’appuntamento pressoché quotidiano con la Santa Messa e il Rosario, e con un momento di adorazione eucaristica. Nonostante questa intensa vita spirituale, Carlo ha vissuto pienamente e gioiosamente i suoi quindici anni, lasciando in coloro che lo hanno conosciuto una profonda traccia. (…) Stare vicino a Carlo era come stare vicino ad una fontana d’acqua fresca e certamente l’eroicità con cui ha affrontato la sua malattia e la sua morte hanno convinto molti che veramente in lui c’era qualcosa di speciale”.

La figura di questo giovane si presenta vicina alla spiritualità salesiana per molti aspetti. La sua solarità e serenità: era un ragazzo che viveva con gioia il suo essere “giovane”, la sua età, senza drammi, senza tensioni, senza paure; era felice di essere giovane e, giorno per giorno, coglieva il bello, il buono, l’imprevisto della sua vita di giovane. La fede vissuta nella quotidianità: attraverso il compimento dei suoi doveri nello studio e nella vita di preghiera. Una straordinaria attenzione verso il prossimo: dagli extracomunitari ai disabili, ai bambini, ai mendicanti. E l’utilizzo della tecnologia e dei mezzi di comunicazioni per evangelizzare: molto richiesto da amici e compagni per un aiuto con il computer, si rendeva sempre disponibile e cercava sempre di dare testimonianza; e a soli 14 anni ideo e realizzò una mostra virtuale ancora presente sul web: http://www.miracolieucaristici.org

Carlo aveva anche approfondito la vita di Don Bosco e di altre figure di santità salesiana. Rimase colpito in particolare dalle vicende prodigiose della beata Alexandrina Maria da Costa, mistica dell’Eucaristia, Cooperatrice Salesiana che visse a Balasar in Portogallo. Per molto tempo paralizzata a letto, si era cibata per oltre tredici anni soltanto con l’ostia consacrata, e questo gli rafforzò la fede nella centralità dell’Eucaristia per la sua vita.

Inoltre, dopo la Cresima, ricevuta il 24 maggio 2003, festa di Maria Ausiliatrice, la sua vita ebbe una forte accelerazione, come ricorda una monaca di clausura che l’aveva conosciuto: “Carlo appariva ancora più spiritualizzato; traspariva dai suoi occhi puri un’anima limpida: sembrava un altro Domenico Savio!”.

Apprezzato e stimato dai suoi compagni di scuola, talvolta è stato anche deriso per la sua fede vivissima da alcuni di essi, ma lui non temeva le critiche e gli sberleffi, sapendo che erano ineluttabili per conquistare alla causa di Gesù compagni e amici.

Carlo Acutis, con soli 15 anni, s’inserisce in quello stuolo di giovani e piccoli che con la loro esistenza hanno narrato la bellezza e la gioia di donarsi per amore di Dio e il bene del prossimo.

Chiunque volesse ricevere notizie o riportare testimonianze circa la vita di Carlo Acutis può scrivere a info@carloacutis.com – www.carloacutis.com

Fonte: http://www.infoans.org/sezioni/l-approfondimento/item/5852-italia-carlo-acutis-un-modello-di-santita-giovanile