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Da Costanza Miriano. Tempo perso

Caro Gesù bambino,

come sai per Natale quest’anno ti ho chiesto il regalo della fedeltà alla preghiera, e siccome siamo ancora a Natale, in tutta l’ottava, continuo a chiedertelo, perché più ci penso e più mi sembra il regalo giusto. Per quanto il 31 dicembre per noi cristiani significhi poco, è sempre comunque un tempo in cui ci si ferma a guardare un po’ indietro, e anche avanti, e se peso quello che ho fatto, e progetto quello che vorrei ancora fare, mi rendo conto che tutto quello che non ho dato via, l’ho perso.

Il tempo che ho tenuto per me, per la mia soddisfazione personale, perso. Le volte che ho avuto ragione e sono riuscita a dimostrarlo: brava, complimentoni. Ma tempo perso, perché non ho amato chi mi stava davanti. Le volte in cui ho fatto vedere a me stessa e agli altri quanto ero brava: tempo perso, perché Dio vuole solo che ci fidiamo del suo amore, non che ci illudiamo di averne diritto per merito. Le volte in cui ho perso la pazienza, ho perso. I soldi che ho speso per me, persi. I miei progetti realizzati per me, occasioni di amare perse. Le volte in cui mi sono presa il posto più comodo, la fetta più buona, la prima fila: occasioni perse di fare spazio a qualcun altro, di amare di più, di mettere qualcosa da parte nel conto che abbiamo in cielo. I sorrisi non fatti, i perdono non chiesti, le offese non dimenticate, le volte in cui mi sono girata dall’altra parte: tutto tempo perso di questo 2018. Sarà che sto invecchiando, e, bene che vada, so che ho vissuto più di metà della mia vita (ma magari l’embolo che mi farà morire è già partito), sarà per questo ma ho fretta di perdere tutto quello che mi appesantisce, e cioè tutto l’amore per me stessa. Tutto non esageriamo, è un obiettivo ambizioso. Diciamo che già sarebbe bello perdere un pezzetto di vita, per darne di più agli altri. Ho fretta di imparare a volere bene seriamente. E’ per questo che ho chiesto il regalo della preghiera seria, perché si ama solo di ginocchio: noi non siamo capaci di amare, e più credo di andare avanti nella vita spirituale (immagino di essere un passo avanti rispetto a dieci anni fa, oggi, forse, spero) più ne sono certa.

La preghiera che mi sale dal cuore più spontaneamente, in questo momento, è solo questa: “Signore Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatrice”. Abbi pietà del mio egoismo, e scorticamene un po’. Abbi pietà della mia presunzione, e ricordami quanto sono niente, quanto la mia fedeltà è legata a un soffio di vento, quanto tutto quello che ho capito lo devo ad altri, quanto nulla di quello che ho me lo sono guadagnato, non certo più di chi non ha avuto le stesse cose.

Ecco, a proposito, grazie di tutti quelli che mi hai dato, della bontà di mio marito, della meraviglia che sono i nostri figli, ognuno unico al mondo, di tutto l’affetto dei confratelli e consorelle che camminano con noi verso di te.

Fonte: https://costanzamiriano.com/2018/12/31/tempo-perso/#more-20282

“Bon principi!”

Anche tu, Maria

Quante ore, quanto sudare,

quanto meditare,

la musica le confidenze,

in cucina o a fare il bucato.

La casa e la bottega

le immagino ordinate,

essenziali negli oggetti,

colme di luci.

Come intendevi tu

pulire,

Tu l’Immacolata

nel profondo più profondo?

O Maria, regina

della cucina, del pulito, del bucato,

grazie per tutte le persone

in generosità

dietro alle quinte.

Ausiliatrice, dona il tuo balsamo di sollievo

a tutte le donne maltrattate

e a cui provano a togliere

ogni dignità:

rendici coraggiosi

nel difenderle e valorizzarle.

Donaci, Maria Santissima,

di non scordare mai anche la cura

delicata e discreta dell’anima nostra e dei giovani che ci affidi.


[1] Ave Maria di Lourdes

Domenica del Battesimo del Signore Gesù

Oggi desidero consegnarti una parola speciale, che esprima il cuore del messaggio del vangelo ad un uomo-donna che viva nel nostro mondo secolarizzato:

«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»

Perché questo messaggio risultasse vero e aderente alla vita, in ogni suo momento, anche in quelli più dolorosi, Gesù è stato disposto ad amarci da morire.

Sono parole dette a te con tutta la tenerezza e la forza che l’amore può avere.

Il nostro è un mondo in cui le voci che risuonano più forti gridano:

“Tu non sei buono, sei brutto; sei indegno; devi solo dimostrare che vali; vale il giudizio tagliente e senza remissione; concorrenza sfrenata”

 

Quando si dà ascolto alle voci che ci chiamano indegni e non amabili, allora il successo, la popolarità e il potere sono facilmente percepiti come soluzione attraente.

Quindi:

  • Rifiuto di noi stessi; non sono buono, mi merito di essere messo da parte, dimenticato, rifiutato, abbandonato
  • Arroganza: mettere me stesso su di un piedistallo, per evitare di essere visto come io mi vedo

 

La sofferenza più profonda nasce dal non sentirmi profondamente benvenuto nell’esistenza umana. Anche se mi è sempre stato detto di essere l’amato, era come se qualcosa, dentro di me, si rifiutasse di ascoltare la voce che proviene dalla parte più profonda e autentica del mio essere e che dice: “Tu sei l’amato, in e mi sono compiaciuto”

 

Invece: “Dimostra che sei degno di qualcosa, fai qualcosa di significativo, spettacolare o potente, e allora potrai guadagnare l’amore che desideri”

 

In verità, tante volte sono stato elogiato, ricompensato, amato… ma sotto sotto rimaneva l’interrogativo: “Se tutti quelli che mi coprono di tanta attenzione potessero vedere e conoscere la parte più intima di me stesso, mi amerebbero ancora?”

 

Non stai sperando anche tu, come me, che qualche persona, cosa o evento possano darti quel sentimento definitivo di intima pace e gioia che tu desideri? Quante volte pensi “forse questo viaggio, questo libro, questa idea, questa serie di eventi, questo lavoro o questa relazione porterà a compimento il mio desiderio più profondo”… Finché rimani nell’attesa di questo misterioso momento, andrai avanti correndo alla cieca, sempre ansioso e senza pace, sempre febbrile e furioso.

 

Ma io e te siamo in realtà AMATI DI UN AMORE INFINITO, SENZA CONDIZIONI da parte di Dio; assai prima che chiunque potesse accoglierci o rifiutarci; amarci o disprezzarci. È Dio che dice “ovunque tu sia, io ci sarò; niente mai ci separerà”.

 

Cf. Isaia 43 «Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, poiché io sono il Signore, tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo salvatore. Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l’Etiopia e Seba al tuo posto. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo, do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita. Non temere, perché io sono con te; dall’oriente farò venire la tua stirpe, dall’occidente io ti radunerò».

 

Cf. Salmo 139: “Signore, tu mi scruti e mi conosci… Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano e la luce intorno a me sia notte», nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno; per te le tenebre sono come luce…  Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda… “

Questa voce è come una sorgente che sgorga nel deserto: da custodire come preziosa, di fronte a tutti i nemici, specialmente quelli interni a noi.

 

(Cf. H.M. Nouwen, Sentirsi amati. La vita spirituale in un mondo secolare, Queriniana, Brescia 2005)

 

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Intera Trinità si mette in gioco in modo che questa verità sia proclamata al mondo a riguardo di Gesù.

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Quello che voglio dirti oggi è che tu, proprio tu che sei distratto dalle preoccupazioni o assonnato perché il bimbo non ha dormito stanotte o il giovane figlio è rientrato ormai stamattina dalla discoteca, tu che sei preoccupato per il tuo matrimonio che va a rotoli…… tu (e lui) sei l’Amato.

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Sì, è quella voce, la voce che parla dall’alto o da dentro i nostri cuori, che sussurra dolcemente o dichiara con forza: “Tu sei l’amato, in te mi sono compiaciuto”.

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Non è certamente facile ascoltare quella voce in un mondo che ci assedia e pieno di altre voci che gridano: “Tu non sei buono, sei brutto, sei indegno, sei da disprezzare, non sei nessuno e non puoi dimostrare il contrario”

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Quando si dà ascolto alle voci che ci chiamano indegni e non amabili, allora il successo, la popolarità, il potere, la sessualità disordinata sono facilmente percepiti come soluzioni attraenti. Ma la vera trappola è il rifiuto di noi stessi.

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Vi chiedo perdono per tutte quelle volte in cui la Chiesa o la morale cristiana, invece di spiegare le vere ed evangeliche ragioni dell’agire moralmente bene, si è presa gioco di noi e di voi facendo leva solo sui sensi di colpa. Il senso di colpa è come sentirsi sporchi dentro, come avere una macchia che si lava ogni volta ad esempio con la confessione, ma che riemerge sempre (vedi Lady Macbeth). Il peccato autenticamente cristiano, invece, riguarda una relazione personale con Dio e con i fratelli: come un’amicizia interrotta, ma che un abbraccio, un “ti voglio bene”, a volte anche solo una telefonata può riallacciare. Il senso di colpa distrugge, rende aggrovigliati su se stessi; il perdono del peccato rialza, permette di crescere!

«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Allora è proprio vero che l’intera Trinità si mette in gioco in modo che questa verità sia proclamata al mondo a riguardo di me, di te che ascolti, di ogni fratello e sorella che incontriamo…

 

Giornata Mondiale della Pace. Secondo Papa Francesco

«La maggioranza migra seguendo un percorso regolare, mentre alcuni prendono altre strade, soprattutto a causa della disperazione, quando la patria non offre loro sicurezza né opportunità, e ogni via legale pare impraticabile, bloccata o troppo lenta». Un triste No Comment da parte nostra.

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Il film della settimana. Vi presento Christopher Robin

Il commediografo A.A. Milne, Blue per gli amici, fatica a riprendere la propria vita sociale e professionale dopo aver combattuto la prima guerra mondiale e aver visto morire i suoi compagni. Per questo decide di prendere una casa nel Sussex, per cercare la serenità nella natura, ma la decisione va stretta alla moglie Dafne, che lo lascia solo con loro figlio per inseguire il richiamo della vita cittadina. Per intrattenere il piccolo Christopher Robin, Blue inventa le storie di Winnie Pooh e dei suoi amici e le dà alle stampe, con la complicità di un amico illustratore, senza poter prevedere il successo mondiale e duraturo a cui sarebbe andate incontro.

Da Alessandro D’Avenia: Che libro ti regalo?

Il bellissimo inserto di Tuttolibri della Stampa del 16 dicembre è tutto dedicato a consigli di libri da regalare e regalarsi. I suggerimenti vengono da diversi scrittori. Ecco la mia parte. Se non vi bastassero in fondo trovate i link ad altri articoli e liste di consigli.

***

Cari lettori, nel suo recente “Come diventare vivi”, Giuseppe Montesano invoca un ritorno alla lettura profonda, che non accade quasi mai perché i libri sono diventati sempre funzionali a qualcos’altro anziché consustanziali alla vita. La lettura profonda è simile all’acqua in un pozzo per un assetato, serve alla vita in quanto vita, libera risorse che senza quell’incontro, spesso in aspre profondità interiori, non si sarebbero mai svegliate. Senza alcuna idolatria dei libri, lui che sui libri ci aveva lasciato la salute recuperando però altrettanta e più vita, Leopardi asseriva che i libri non avevano messo in lui qualcosa che già non ci fosse, ma avevano accelerato il processo di maturazione di quelle premesse. La lettura di cui abbiamo bisogno è al servizio della vita e la sua reale maturazione, e non quella funzionale all’accumulo, allo snobismo, al consumo, alla fuga dal reale, al passatempo. Per questo il “vademecum per lettori selvaggi”, come l’autore, professore di liceo, definisce i lettori profondi, è il libro che consiglio di leggere soprattutto ai miei colleghi di scuola, per inaugurare una rinnovata riflessione sulle letture scolastiche: può un assetato odiare l’acqua?

Coerentemente consiglio qualche altro titolo, cercando di toccare generi diversi, che ho letto “selvaggiamente” in questi ultimi tempi.

“Se volete figli intelligenti leggete loro le fiabe”, diceva Einstein, potreste allora allietare il freddo con due bellissimi volumi di Iperborea, che raccolgono le “Fiabe islandesi” e “Fiabe svedesi”, leggetele ad alta voce ai vostri figli, o alle persone che amate, perché solo così si reimpara a leggere, e si scopre che la lettura ad alta voce penetra nell’anima, inoculando la meraviglia in angoli da cui poi non può essere più scalzata.

Le vacanze danno il tempo di indugiare sulla realtà, salvo poi essere travolti dalle vacanze stesse, per questo consiglio il libro del filosofo tedesco di origini coreane Byung-Chul Han, “Il profumo del tempo – l’arte di indugiare sulle cose”, pagine a tratti complesse, ma decisive per ritrovare l’armonia tra vita contemplativa e vita attiva, dato l’affievolirsi della prima a scapito della seconda (che poi però viene frantumata proprio per questo), e non per il solito luogo comune dell’accelerazione della vita, ma per una più radicale destrutturazione del tempo, di cui l’accelerazione è solo una conseguenza. Quando diciamo “non ho tempo” abbiamo bisogno di una cura più profonda di una pausa o di una vacanza…

Se volete dedicarvi a un corposo fumetto (quasi mille pagine di godimento narrativo e iconico) consiglio la raccolta in volume unico di “Bone” di J.Smith, sintesi azzardata ma riuscita tra epica tolkieniana e personaggi simil-disneyani, il risultato è sorprendente e garantisce ore di immersione in un mondo secondario da cui si ritorna nel primario corroborati e arricchiti.

Se invece volete un romanzo originale per la sua struttura narrativa a racconti vi consiglio “Olive Kitteridge” di E. Strout. La lettura ha un effetto simile a quello del bellissimo “Stoner” di J.E.Williams: ci viene raccontata la vita di uomini e donne ordinari, immersi in un quotidiano spesso grigio e ripetitivo, rimescolato da impennate drammatiche o comiche, che rendono ogni esistenza pur sempre meravigliosa nell’inesausta ricerca dell’amore che ci meritiamo. Si narra soprattutto di relazioni e dello sguardo ora maschile ora femminile sul mondo.

A tal proposito consiglio due saggi dalla prosa gentile che costituiscono un dittico, la psicoterapeuta Mariolina Migliarese ha infatti pubblicato prima “Erotica e materna”, in cui cerca di scandagliare le ragioni del divorzio di queste due dimensioni nella donna contemporanea, e di recente “Maschi”, in cui analizza la perdita del maschile di riflesso al femminile: la potenza del maschio, chiamata alla difesa e all’esplorazione, si è ripiegata ora in impotenza narcisistica, ora in prepotenza violenta.

Suggerisco un classico che ho riletto recentemente a motivo del mio ultimo romanzo: le “Metamorfosi” di Ovidio. Lasciatevi incantare dalla gioia del narrare lo spettacolo del mondo, che per gli antichi era frutto dell’originario trasformarsi delle vite di uomini e dei in oggetti, piante, animali, creature di ogni tipo. Da Eco a Narciso a Orfeo ed Euridice, una cavalcata nella meraviglia dei miti nei versi seducenti del poeta latino. Senza meraviglia non si dà nessuna domanda, nessuna esplorazione, solo dalla meraviglia scaturisce una vita più viva, non la vita che viviamo, ma la vita attraverso cui viviamo, quella che ci nutre e rende la prima una sorpresa continua.

PS. visto che siamo a Natale ne approfitto per aggiungere il bel volume di J.Ratzinger “L’infanzia di Gesù”, che sposa precisione esegetico-teologica con una prosa semplice. Per aprire uno spiraglio sul mistero del Natale. Che sia meraviglioso per tutti i lettori selvaggi.

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Ecco i consigli del 2016 e quelli del 2015. E se non foste sazi ecco un’altra bella lista di consigli per tutti i gusti ed età.

Creature e Creatore. 13. Natale d’altri tempi

Oramai siamo nel Tempo del Natale. La città è un tripudio di luci, le vetrine fanno a gara su scintillii e addobbi, si comincia la seria ricerca dei regali, si prenota il ristorante per il pranzo di Natale. Nelle chiese si comincia ad allestire il Presepe. Nelle case si fa spazio per l’albero (per lo più finto) da allestire con addobbi preziosi e a tema.
Il mio non è un pensiero nostalgico, ma il ricordo che ho del Natale è un po’ diverso.

Alle elementari ci si preparava per la recita dell’ultimo giorno prima delle vacanze; le bidelle, con l’aiuto di qualche maestra, preparavano il presepe ai piedi della scala che portava alle aule del piano superiore e addobbavano anche un albero di Natale in modo molto semplice con finti pacchettini, bigliettini, nastri colorati e fiocchi..tutto fatto in casa e in parte anche da noi bambini. Tutto dicembre era vissuto in questi preparativi, senza contare la mitica letterina a Gesù Bambino piena di brillantini nella quale si chiedeva sottovoce se era possibile avere un regalo, quasi sempre senza osare specificare quale, e la maggior parte delle righe era riservata per ringraziare per i genitori e i fratellini e per chiedere di diventare più buoni e obbedienti perchè alla fine questo era il regalo più bello! Nella mia famiglia i doni non li portava Gesù Bambino, neppure Babbo Natale e neppure San Nicolò che passava solo dall’altra parte del Piave dove era nata la mamma e al quale i bambini facevano trovare fuori dell’uscio un po’ di paglia e biada per il povero asinello. A casa mia arrivava la Befana (Epifania che tutte le feste si porta via) e nessuno come lei sapeva portare fiammanti biciclette rosse, strabilianti scatole di traforo, le pistole dorate di Tex Willer, il libro di fiabe con la copertina azzurra di cartone rigido e splendidi disegni in ogni pagina, che poi era davvero difficile tornare a scuola il giorno dopo!
Si faceva l’albero di Natale: un pino vero con le radici che profumava di bosco tutto il salotto e che poi veniva piantato in giardino con la speranza che attecchisse per l’anno dopo. Le decorazioni erano ghirlande di svariati colori, fragilissime palline di vetro colorato e decorato, uccellini con la coda di piume, candeline rosse e lo splendido inarrivabile puntale. Si faceva anche un piccolo presepe: la capanna, qualche pastore, le pecorelle e il muschio che noi bimbi raccogliavamo nel prato dietro casa. Il papà decorava con le luci il pino del giardino e noi ci incantavamo a guardarlo dalla finestra del soggiorno. La sera della vigilia ci veniva concesso di restare alzati a guardare le comiche in televisione perchè poi si andava alla Messa di mezzanotte, mentre la mamma in cucina era indaffarata ai fornelli per preparare arrosti e bolliti, ragù, funghi e verdure cotte e crude per l’abbondanza del pranzo di Natale. La chiesa era gremita e molti non trovavano posto nei banchi; i bambini si sforzavano di restare svegli ma il tepore e l’omelia li facevano cedere al sonno da cui subito venivano risvegliati dai canti del coro: Tu scendi dalle stelle, Astro del Ciel, Adeste Fideles, Angeli della campagna, Santa Notte. Il momento più bello era quando il Bambinello veniva deposto nella mangiatoia del Presepe: era davvero arrivato Natale! E se ritornando a casa si diceva di aver freddo, la mamma subito ci ricordava che noi avevamo i cappotti e i guanti mentre Gesù era avvolto solo in poveri panni e il suo lettino era la paglia della mangiatoia del bue. Ma per scaldarci, una volta rientrati, ci preparava il latte caldo con il panettone: e sì, era davvero la notte di Natale!

Il giorno dopo si ritornava alla Messa solenne delle undici e ci si fermava ad ammirare con calma il grande Presepe con tutte le statuine e le case e il laghetto. Il pranzo era in soggiorno e la tavola era preparata con la tovaglia più bella e il cibo era abbondante e tutto buonissimo. Al pomeriggio si andava in centro città per il giro dei Presepi: Duomo, Frati, San Nicolò, San Vito, San Martino vicino alla pasticceria più rinomata dove poi si prendeva la cioccolata con la panna. E gli occhi erano sbarluccicanti e pieni di tutti quegli allestimenti ognuno diverso e particolare che ricordavano terre lontane e lavori antichi e davvero non si sapeva scegliere quale fosse il più bello. Si ritornava giusto per la cena con i tortellini in brodo e quanto avanzato dal pranzo. Poi subito a letto perchè domani, Santo Stefano, si va alla Messa delle nove.
Non voglio far nessun paragone con oggi: addobbi fantastici, vacanze sulla neve o ai tropici, pranzi luculliani in ristoranti di lusso o agriturismi, regali a dismisura magari qualcuno inutile. Solo mi chiedo se sarebbe bello poter ridare ai bambini almeno un po’ di quel Natale, in cui lo spirito vero era quello della nascita di Gesù, in cui si aspettava la mezzanotte non per i botti ma per deporre il Bambinello nella greppia mentre tutti cantavano “Tu scendi dalle stelle o Dio del cielo, e vieni in questa grotta al freddo e al gelo. O bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar. O Dio beato, ah quanto ti costò l’avermi amato” e si sentiva tutto il freddo che quel neonato pativa, in cui la famiglia si riuniva per il giorno di festa, ed era davvero festa… e i regali se li lasciava alla Befana perché Gesù Bambino portava ben altri doni.

 

Gesù che sorride (ovverosia «il compimento di Isacco»)

L’hai tanto cercato.
Me l’hai chiesto di trovarlo
in italiano, latino, greco, aramaico.
Proprio ci tieni a scoprirlo.
E davanti ad una qualsiasi immagine sacra
il rigoroso criterio per valutarne
l’efficacia umana e divina
era: «guarda se sorride!»
Che fosse la Madonna,
Gesù bambino,
Gesù adulto.
Quanta fatica hai fatto
a trovare un volto di Gesù da grande
che non fosse sofferente, triste, arrabbiato,
che non ti guardasse di traverso.
«Dio ride»: questo significa il nome di Isacco,
perché nato «per uno scherzo di Dio».
Ma allora anche Dio scherza, gioca!
Mi piace di più la traduzione:
«Dio sorride», con gioia e benevolenza.
No, stai certo, non si diverte alle tue spalle,
non ride di te,
ma sorride con te.
E la vita rinasce!
Guido Reni (Bologna, 1575-1642), San Giuseppe con bambino Gesù

Gli auguri di san GP II

Sono gli ultimi auguri di buon anno che abbiamo ricevuto la grazia di ascoltare da lui…
Diceva così:
1. Iniziamo l’anno nuovo celebrando la festa di Maria, Madre di Dio, Theotokos.
La Vergine Santa offre al mondo il Messia che è la benedizione di Dio per ogni uomo e per il mondo intero. Su questa benedizione si fondano gli auguri che ci scambiamo quest’oggi: auguri di bene, perché in Cristo Dio ci ha colmato di ogni bene; auguri di pace, perché “Egli è la nostra pace” (Ef 2,14).
2. In questo contesto liturgico si colloca l’odierna Giornata Mondiale della Pace, che quest’anno ha per tema l’esortazione dell’apostolo Paolo: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12,21).
“Il male passa attraverso la libertà umana” (ivi, 2) e viene sconfitto quando questa, sotto la spinta della grazia, si orienta fermamente al bene, cioè, in definitiva, a Dio.
3. Maria, Regina della pace, ci aiuti tutti a costruire insieme questo fondamentale bene della convivenza umana. Solo così il mondo potrà progredire sulle vie della giustizia e della fraterna solidarietà.
Buon Anno!
Papa Giovanni Paolo II, 1 gennaio 2005