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Giornata internazionale per il superamento dell’omofobia e della transfobia

Incontri ecumenici e fiaccolate in molte diocesi per la Giornata internazionale per il superamento dell’omofobia e della transfobia.

 

Secondo Avvenire, saranno molti i vescovi presenti a queste iniziative e momenti di preghiera.

 

Si veda, tra gli altri, l’altare arcobaleno a Vicenza

 

Dov’è finito il confine tra il bene e il male?

 

Esiste ancora un “bene oggettivo” e un “male oggettivo”?

 

 

don Paolo Mojoli sdb

Pecorella e Pastore. Essere omosessuali: è un peccato?

 

Pecorella: Caro Pastore, partiamo dal tweet qui sopra. E’ del gesuita James Martin, padre che non nasconde la sua volontà di sdoganare l’omosessualità anche nella Chiesa.
Infatti il suo tweet inizia proprio con “Essere gay non è una colpa. E’ la modalità con cui Dio ha creato alcune persone”. Già con questo incipit c’è da discutere abbastanza. Che dici?

 

Pastore: Questo gesuita dice che l’omosessualità non è un peccato in senso preciso, per intenderci uno di quelli da confessare. Infatti non vale l’equazione secondo la quale ogni omosessuale, in quanto tale e solo in riferimento a questo, sarebbe un peccatore. Ma, sebbene psichiatri e psicologi abbiano speso notevoli energie per sdoganare l’omosessualità e la vita sessualmente attiva da parte degli omosessuali, per la Chiesa essa rimane un “disordine oggettivo”. Pur non mettendo in discussione la bontà d’animo e la spiccata sensibilità di molte persone omosessuali.

Più profondamente, i veri problemi spesso tralasciati o sottovalutati anche da molti teologi sono:

  1. L’esistenza, nella morale cattolica, di norme oggettive, cioè di atti intrinsecamente sbagliati (si veda la Veritatis splendor di San Giovanni Paolo II e l’intero stesso Catechismo della Chiesa Cattolica)
  2. Il fallimento del tentativo di fondare una morale cattolica basata solo sulla Bibbia, prescindendo totalmente dalla sana Tradizione di morale cattolica che ci precede. Si veda il recente intervento da parte di Benedetto XVI https://www.corriere.it/cronache/19_aprile_11/papa-ratzinger-chiesa-scandalo-abusi-sessuali-3847450a-5b9f-11e9-ba57-a3df5eacbd16.shtml?refresh_ce-cp.

 

Pecorella: Ribadiamo che non è in discussione la persona omosessuale ma l’atto omosessuale (come ha sempre affermato la Chiesa nel suo insegnamento). Resta un problema di fondo che, non ci pare, la scienza abbia risolto: l’omosessualità è un fatto “naturale” ovvero “si nasce così”?

 

Pastore: Cara Pecorella Smarrita, ammetto:

  1. di essere un uomo che ha provato per anni e sta ancora cercando di approfondire la propria fede, non uno scienziato, tantomeno un “tuttologo”;
  2. dalle (lo ammetto) poche notizie che ho raccolto al riguardo della tua domanda, sinceramente ho sentito talmente parlare, sia persone di Chiesa, che scienziati laici, in modo così contrastante, da avermi fatto perdere la fiducia in una risposta seria, a breve tempo, su questo argomento. Cioè se l’omosessualità faccia parte della natura (“si nascerebbe così”) o della cultura (“si diventerebbe così”).
  3. A livello di fede, è facile tornare alle prime pagine della Bibbia. Esse hanno un valore teologico, di fede, non storico o strettamente scientifico. Infatti esse non si chiedono: “in che modo è nato il mondo e la persona umana?” (domanda storico-scientifica). Ma piuttosto: “PERCHE’ è nato il mondo e l’uomo e la donna?”. O, detto in un altro modo: “Cosa c’entra Dio con l’esistenza di tutto il creato e della persona umana?”. A questo riguardo viene detto:
    1. che l’uomo e la donna sono creati “a immagine e somiglianza di Dio”;
    2. che “maschio e femmina li creò”, in modo differente e complementare;
    3. che c’è stato un pasticcio iniziale (il peccato originale), il quale, tra le altre cose, ha compromesso anche la serenità di relazione tra l’uomo (maschio) e la donna (femmina). Essi, infatti, subito dopo il peccato originale cominciano a scaricare il barile del peccato l’uno sull’altro, si incolpano vicendevolmente.
  4. A livello ecclesiale cattolico, è totalmente in errore la Diocesi di Torino, la quale avalla e promuove degli incontri in cui  “insegnare la fedeltà alle persone dello stesso sesso”. Concordo pienamente con l’analisi e l’aiuto alla riflessione offerto da parte di Costanza Miriano, la quale afferma: “Quello che è drammatico è invece il fatto che sia proprio la Diocesi stessa a proporre un cammino, in modo ufficiale. Nella migliore e più benevola delle ipotesi si tratta di un grave errore pastorale che produce confusione. Nella peggiore invece si tratta di un tentativo di cambiare la dottrina, svuotandola dal di dentro, proponendo quella omosessuale come una delle varianti della sessualità umana, cosa che Sua Eccellenza Monsignor Cesare Nosiglia dovrebbe sconfessare pubblicamente.”

 

Pecorella: Hai citato la diocesi di Torino con questa iniziativa fuori luogo. Il problema è che non è una iniziativa isolata. Sembra che la Chiesa cerchi di presentarsi “politicamente corretta” e, visto che giuridicamente (non scientificamente!) l’omosessualità è stata sdoganata, si vuole apparire moderni sotto questo punto di vista. Cosa suggeriresti ad una ragazza o ad un ragazzo che ti chiede aiuto dichiarandosi omosessuale?

 

Pastore: Non scientificamente? Chiedilo alle centinaia di migliaia di psichiatri, psicologi, psicoterapeuti che, attenendosi alle indicazioni della quinta edizione (2013) del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM5) redatto dall’Associazione Psichiatrica Americana, diffuso e ritenuto come assolutamente certo nella grandissima parte del mondo, ritengono che l’omosessualità NON sia una malattia.

Come afferma papa Francesco, fino a 20/25 anni è impreciso parlare di autentica omosessualità, in quanto l’identità della persona si sta ancora formando. In questo caso, un cammino sia psicologico che saggiamente spirituale può aiutare molto.

Ho conosciuto anche delle persone adulte che dichiarano la loro consolidata omosessualità. Mi pare che sia necessario congiungere un estremo rispetto per la persona in quanto tale e le scelte “oggettivamente disordinate”.

 

Pecorella: La chiesa è comunque confusa. Il Papa afferma “In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio? E’ importante. Una cosa è quando si manifesta da bambino, ci sono tante cose da fare con la psichiatria. Altra cosa è quando si manifesta dopo venti anni” (scatenando le proteste delle comunità omosessuali) e poi invita al sinodo della famiglia in Irlanda il James Martin, sj, di cui sopra. Perché si continua con questa confusione quando Gesù stesso ci invitò alla chiarezza dicendo: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”? E’ la solita strategia di far finta di non cambiare la dottrina modificando la pastorale con conseguenze… dottrinali?

Pastore: Spero proprio di no. Certo che i messaggi contraddittori creano un grande disorientamento; di fronte al quale si può rispondere solo attraverso una dose massiccia di preghiera, che inglobi tutto il corpo mistico di Cristo (Chiesa in cielo e in terra); attraverso l’impegno per una risposta sempre più generosa all’invito che Gesù rivolge a ciascuno di noi a favore della santità della Chiesa e di ciascuno; attraverso il coraggio e la capacità di pagare sulla propria pelle il dono ricevuto dell’appartenenza a Cristo, morto e risorto per noi.

Da Marco Tosatti. Giù le mani dai bambini. Reazioni alla follia gender di Raitre

Ben volentieri Stilum Curiae ospita due reazioni importanti alla sconcertante – per non dire peggio – forma di indottrinamento pro-gender e trasgender operata dalla Rai – Rai Tre, ovviamente – nei confronti di una classe di bambini dai nove ai dodici anni per lo strumento di Vladimir Luxuria, al secolo Vladimiro Guadagno. È auspicabile che i responsabili di questa aggressione morale nei confronti di minori vengano individuati, e ne rispondano personalmente. L’impressione che si ricava è che la vecchia gestione ideologica della RAI, la deep RAI nutrita da decenni di post-comunismo, stia cercando di saggiare con continue provocazioni il grado di reattività della nuova gestione.

Luxuria. ProVita e Gen. Famiglia: “E’ lavaggio del cervello. Fuori il gender dalla Rai”

“Caro Luxuria, ma quale favoletta sul maschietto che non era contento di essere maschietto. La trasmissione “Alla lavagna“, andata in onda ieri sera in seconda serata su Raitre, è una scelta ben precisa: quella di indottrinare i bambini attraverso vere e proprie lezioni sul cambio di sesso. Si vergogni e anche la Rai”: è la denuncia di Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidenti di ProVita e Generazione Famiglia che sono tra le associazioni promotrici del Family Day, contro il racconto della storia personale della nota trangender attraverso uno show ambientato in una classe composta di bambini dai 9 ai 12 anni.

 “E‘ ancora più scandaloso che si sia usata una metafora ornitologica sull’”uccello che si libera della sua gabbia” davanti a innocenti orecchie come quelle dei bimbi, facendo accettare di fatto la propaganda gender anche ai minori” hanno accusato i due presidenti. 

“Sì è trattato di uno show non adatto ai minori e per di più sulla Tv di Stato di cui siamo obbligati a pagare il canone. Bene ha fatto il senatore Simone Pillon a chiedere un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai” hanno proseguito indignati Brandi e Coghe. 

“Non sono solo favolette, questa è teoria del gender – hanno poi concluso ProVita e Generazione Famiglia – e ci appelliamo affinché il nuovo Presidente della Rai, Marcello Foa, ascolti le famiglie e non le lobby LGBTI e intervenga contro questi lavaggi del cervello a minori indifesi i cui diritti fondamentali all’infanzia e alla protezione dell’innocenza vengono continuamente calpestati”.

GANDOLFINI (FAMILY DAY): OLTRAGGIOSA LA RIEDUCAZIONE GENDER NELLA TV PUBBLICA; SI RISTABILISCANO DEMOCRAZIA, PLURALISMO E RIGORE SCIENTIFICO

Il solito vergognoso abuso di potere: ieri sera RAI Tre ha mandato in onda una lezione di rieducazione gender, impartita da Vladimir Luxuria, la cui competenza scientifica è quantomeno dubbia, ad un pubblico di innocenti bambini dai 9 ai 12 anni, privi della struttura cognitiva e culturale per recepire correttamente un tema di alta complessità come la disforia di genere ed il cambio di sesso. Il tutto violando anche la più elementare norma della democrazia, rappresentata da un adeguato contradditorio.

Fermo restando il rispetto assoluto per tutte le persone, di ogni orientamento sessuale, riteniamo oltraggioso che la televisione di Stato affronti temi così delicati e complessi, utilizzando bambini in una cornice scolastica (la lezione avviene in una classe) che fa assurgere le tesi personali di Luxuria a teorie scientifiche degne di una cattedra.

Siamo passati dai virtuosi programmi di contrasto all’analfabetismo (chi non ricorda con gratitudine il grande maestro Manzi con il suo “Non è mai troppo tardi”), all’indottrinamento e alla propaganda ideologica del programma “Alla lavagna”. Gli Autori, dopo la prima puntata, hanno scelto di parlare di transessualità con un attivista del mondo lgbt, quando potevano presentare mille storie positive come modelli di vita generosamente vissuta: da una madre che sceglie la vita, al campione paralimpico, al ricercatore che ha salvato migliaia di persone con le sue scoperte. Siamo fortemente convinti che il primo insegnamento da proporre ai bambini è la conoscenza e il rispetto del proprio corpo, anche e soprattutto quando sono presenti condizioni critiche. In un epoca in cui si registra un aumento preoccupante delle “disforie di genere”, alimentate dalla pseudocultura dell’indifferentismo, la RAI ha fatto un pessimo servizio ai bambini e alle famiglie.

Il Family Day protesterà nelle sedi opportune, chiedendo con forza che si ristabilisca il confronto democratico, il pluralismo informativo e la rigorosità scientifica all’interno della TV pubblica, da troppi anni megafono ideologico di teorie radical-chic che non hanno nulla a che fare con il dovere di informazione e con l’intrattenimento degli italiani costretti a pagare il canone. Al danno, aggiungiamo la beffa.

Pensiamo che quando parliamo di “governo del cambiamento” significhi anche questo, considerato il deserto antropologico degli ultimi anni.

Fonte:https://www.marcotosatti.com/2019/01/22/giu-le-mani-dai-bambini-reazioni-alla-follia-gender-di-raitre/

Da Il Timone. Usa, per un’associazione accademica dire che siamo maschi o femmine è «ideologia»

Cari comuni mortali che avete l’abitudine di chiedere se il pargoletto in grembo è un bambino o una bambina e alla nascita magari vi piace esporre i fiocchetti azzurri o rosa, sappiate che tutto quello che avete creduto finora – voi creduloni che nulla sapete della Nuova Scienza Arcobaleno – è solo «ideologia». L’American association of university professors (Aaup), che conta oltre 500 diramazioni e 39 associazioni statali, ha pubblicato a novembre un documento intitolato The assault on gender and gender studies («L’assalto al genere e agli studi di genere»), secondo cui definire il sesso su base binaria, cioè nella sua natura maschile-femminile, sarebbe roba da «fondamentalisti religiosi».

Il documento dell’Aaup, approvato da due suoi comitati interni (il comitato sulle donne e quello sulla libertà accademica), si scaglia contro il piano dell’amministrazione Trump di adottare nella legge federale una definizione di genere che sia «su base biologica chiara, fondata sulla scienza, oggettiva e gestibile», il che risolverebbe molti paradossi creati dal proliferare della propaganda transessualista. L’Aaup condanna anche il decreto con cui il premier ungherese Viktor Orban ha proibito di tenere corsi universitari sugli studi di genere, il termine pulito dietro cui si cela l’ideologia gender, che per i suoi proponenti continua a non esistere…

Stessa critica per Polonia, Bulgaria e Brasile dove ci sono stati «tentativi di rifiutare il consenso accademico che l’identità di genere è variabile»: in questo consenso esaltato dall’Aaup immaginiamo rientri lo psicologo e sessuologo John Money, tra gli inventori del concetto di identità di genere, il quale convinse dei genitori a crescere il loro bambino, Bruce Peter Reimer (cui era stato tagliato il pene per una maldestra circoncisione), come se fosse una bambina. Bruce, cresciuto come «Brenda», non si identificò mai nel sesso femminile e morì suicida nel 2004, ma prima volle raccontare la sua storia perché non venisse fatto ad altri quanto era stato fatto a lui.

Nonostante ciò, l’Aaup afferma che «biologi, antropologi, storici e psicologi hanno ripetutamente mostrato che le definizioni del sesso e della sessualità sono variate attraverso il tempo, le culture e i regimi politici», ma non è dato sapere chi siano queste illustri figure, perché l’importante è far credere che la natura maschile-femminile sia un mero costrutto culturale, anziché un dato innanzitutto biologico. Segue il solito polpettone radical-femminista sulla famiglia patriarcale e le strutture di potere, per poi arrivare all’esplicito attacco a chi afferma la complementarità sessuale tra uomo e donna: «Politici e fondamentalisti religiosi non sono né scienziati né studiosi. I loro motivi sono ideologici. Sono loro che offrono “l’ideologia gender” cercando di annullare le intuizioni di studiosi seri. […] impongono la loro volontà nel nome di una “scienza” che non ha il supporto dei fatti».

La mistificazione della realtà operata dall’Aaup raggiunge l’apice quando scrive che definire il genere su base biologica farebbe «sproporzionatamente» soffrire «specialmente le persone povere e le persone di colore»: il perché rimane un mistero, ma si sa che quando non si ha un’argomentazione logica si mescola un po’ di tutto per ottenere un qualche consenso. E le menzogne ripetute, purtroppo, tornano utili allo scopo.

A dispetto di quanto dice l’Aaup, è proprio la scienza a sostenere il tentativo dell’amministrazione Trump di specificare nella legge federale che il termine «sesso» è legato alla biologia e non ha alcun legame con il concetto fasullo di identità di genere. Già quasi 30 mila persone hanno firmato una petizione lanciata da medici e accademici come la pediatra Michelle Cretella e l’endocrinologo pediatrico Quentin Van Meter, rispettivamente direttrice esecutiva e presidente dell’American college of pediatricians, Donna Harrison, direttrice dell’American association of pro-life obstetricians and gynecologists, Peter Morrow, presidente della Catholic medical association, e molti altri professionisti e docenti universitari. «La norma per il progetto umano», si legge nella petizione, «è di essere concepiti o maschio o femmina. La sessualità umana è binaria per progetto per l’ovvio scopo della riproduzione della nostra specie. Questo principio è auto-evidente. “XY” e “XX” sono i marcatori genetici rispettivamente del maschio e della femmina, e si trovano in ogni cellula del corpo umano, incluso il cervello. Il sesso è stabilito al momento del concepimento, si dichiara nell’utero ed è riconosciuto alla nascita».

Inoltre, «i disordini congeniti non sono sessi aggiuntivi. […] Questi disordini [presenti nelle persone che oggi vengono chiamate “intersessuali”, ndr] si verificano in meno dello 0,02% di tutte le nascite», ma «l’uso dei disordini congeniti per far avanzare il mito che ci sia una moltitudine di sessi umani esistenti su uno spettro è attivismo ideologico e politico, non scienza», attivismo che poi produce assurdità come la settantina di “generi” sessuali fissati tempo fa da Facebook, e rappresentati da sigle sempre più lunghe, come Lgbtqi+.

È sempre la scienza, ricorda la petizione, ad aver approfondito le differenze sessuali tra maschi e femmine, scoprendo che conoscerle adeguatamente serve anche a fare progressi in campo sanitario. «L’Istituto di Medicina ha riconosciuto la singolare importanza del sesso nel campo della salute e della medicina quasi due decenni fa. I cromosomi sessuali rivelano differenze innate tra uomini e donne letteralmente in ogni cellula del nostro corpo».

La petizione presenta poi una panoramica dei danni causati dall’ideologia Lgbt, e transgender in particolare (elevati tassi di suicidio, disturbi mentali, uomini che gareggiano in competizioni femminili, uomini che diventano responsabili di abusi in bagni e carceri femminili, ecc.), e spiega che coloro che si definiscono tali «meritano un trattamento medico ottimale influenzato dal sesso biologico». Affinché la legge rispetti «la dignità umana di tutti gli americani, inclusi coloro che si identificano come transgender, deve essere basata sulla verità biologica; non sulle falsità ideologiche a scapito dei diritti dei bambini e delle donne, della salute e dello stare bene». Oggi bisogna chiamare in causa la scienza per ricordare ciò che è ovvio, come dire che la profezia scritta più di un secolo fa da Chesterton – sulle spade che sarebbero state sguainate per dimostrare che le foglie in estate sono verdi – era proprio azzeccata.

Autore: Redazione

Fonte: http://www.iltimone.org/news-timone/usa-unassociazione-accademica-dire-maschi-femmine-ideologia/

La Nuova Bussola Quotidiana: Gender nella scuola cattolica. Tutto ok per il parroco

Che l’ideologia gender sia presente nelle scuole statali è, purtroppo, un fatto così diffuso che quasi non fa più notizia. Ma nemmeno le scuole paritarie cattoliche si possono dire immuni dalle infiltrazioni, come dimostra il caso dell’istituto «Madonna Pellegrina» di Modena.

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Il ministro Fontana scrive a “Il Tempo”

Egregio direttore,
ringrazio Lei, Il Tempo, la Sua redazione e tutti coloro che mi hanno espresso sostegno nei giorni in cui è in atto un forte tentativo di attacco non solo nei miei confronti, ma contro i valori in cui la maggioranza silenziosa e pacata del Paese si rispecchia. Quanto si è visto ricorda amaramente le previsioni di Gilbert Keith Chesterton: «Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate», una profezia che non sembra più così remota. Ed è quello che è successo. Abbiamo affermato cose che pensavamo fossero normali, quasi scontate: che un Paese per crescere ha bisogno di fare figli, che la mamma si chiama mamma (e non genitore 1), che il papà si chiama papà (e non genitore 2). Abbiamo detto che gli ultimi e gli unici che devono avere parola su educazione, crescita e cura dei bambini sono proprio mamma e papà, principio sacrosanto di libertà. La reazione – di certi ambienti che fanno del relativismo la loro bandiera – è stata violentissima. È partita un’accanita raffica di insulti, offese, anche personali, minacce (che saranno portate all’attenzione degli uffici competenti). I social hanno amplificato la portata di questa azione, da taluni condotta a tavolino. Viviamo in tempi strani. La furia di certa ideologia relativistica travalica i confini della realtà, arrivando anche a mettere in dubbio alcune lampanti evidenze, che trovano pieno riscontro nella nostra Costituzione. «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», recita l’articolo 29, che sarà il principio azione da ministro.
Detto questo: la rivolta delle élite non ci spaventa e non ci spaventa affrontare la dittatura del pensiero unico. Andiamo avanti, con grande motivazione, abbiamo tanti progetti da attuare. Lo facciamo con i tantissimi che – come Voi – ci hanno manifestato la loro solidarietà. Siete stati e siete numerosissimi e a tutti va un sentito ringraziamento. La storia ci conforta. «Vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri!», diceva San Pio X. E noi siamo fieri di non aver paura di dirci cristiani, di dirci madri, padri, di essere per la vita. Abbiamo le spalle abbastanza larghe per resistere agli attacchi gratuiti rispondendo con l’evidenza dei fatti, la forza delle idee e la concretezza delle azioni. Onore a un giornale libero che ha il coraggio di esprimere posizioni controcorrente. Mai come in questo momento battersi per la normalità è diventato un atto eroico.”
Con stima
Lorenzo Fontana, Ministro della Famiglia.

Che vuol dire benedire una coppia di persone dello stesso sesso? di Costanza Miriano

Dopo il membro – di fresca nomina – della Pontificia Accademia per la Vita che in un’aula della Gregoriana invita all’uso della contraccezione (don Maurizio Chiodi), arriva il vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Franz-Josef Bode, a chiedere di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso, dal momento che “ormai sono un fatto: visto che c’è molto di positivo, buono e corretto in questo, perché non considerare non una messa, ma almeno una benedizione?”.

Il successivo invito alla “piena accettazione da parte della Chiesa di tutte le forme di convivenza, senza dilungarsi in superflue e inutili distinzioni e analisi caso per caso” non ne è che la ovvia conseguenza. Maschi, femmine, sposati o non sposati, non è che staremo a guardare il capello, adesso. Quanto al sacramento, immagino sia considerato un inutile orpello, magari un fatto scenografico. Insomma una Chiesa che fondamentalmente si vergogna di Cristo, che non crede che l’uomo abbia bisogno di essere salvato (dunque, Gesù sarà morto di raffreddore), per cui tenta disperatamente di risultare friendly con tutti (tranne che coi credenti). Un alto prelato a cui l’ho fatto notare mi ha risposto che il suo, il loro lavoro è di strappare le anime al diavolo. Ma ci si chiede (e gli ho chiesto): essere simpatici salva davvero queste persone? Dire che tutto va bene, che tutto è uguale a tutto, è davvero per il bene dell’uomo? L’uomo funziona così? Se vive male ma qualcuno gli dice che va bene lo stesso, tutto funziona? O c’è un male oggettivo che ti fa stare male, indipendentemente dal fatto che qualcuno te lo dica o no?

Nello specifico: che vuol dire benedire una coppia di persone dello stesso sesso? Se vuol dire: io, pastore, chiedo per te la grazia di Dio, prego per te perché ti salvi e sia felice, e, fino al giorno in cui chiudi gli occhi per sempre, non ti dico che sarà impossibile per te la salvezza, ti sto vicino e ti faccio compagnia, se vuol dire questo, è ovvio che non solo si possono, ma si devono benedire tutti. Se vuol dire, come pare evidente dalla dichiarazione dei vescovi tedeschi, che c’è del buono nel vivere stabilmente e programmaticamente nel peccato, allora benedire questa scelta è fare a quelle persone la più grande cattiveria possibile. Perché peccare vuol dire sbagliare mira, mancare il bersaglio, e quindi essere infelici. Se la Chiesa benedice due persone dello stesso sesso che decidono di stare insieme e, si suppone, di compiere atti intrinsecamente disordinati insieme per sempre, toglie a queste persone l’unica possibilità di ascoltare da qualcuno la verità.

Tutto il mondo li benedice. Tutti dicono loro che sono smart, e gay (contenti) e pieni pride e di colori allegrissimi (a differenza di noi poveracci, costretti al grigio delle famiglie, che poi peraltro la mia è fatta di tre maschi e tre femmine, e se permettete siamo più arcobaleno di due maschi omocolore). Non hanno bisogno – e spesso se ne fregano – della benedizione della Chiesa. Avrebbero bisogno di qualcuno che dicesse loro la verità, cioè che l’omosessualità non è il vero progetto sulla loro vita, che è un mistero, che spesso è la risposta a una ferita esistenziale, e che da quella ferita può passare l’incontro con Dio, l’unico in grado di farli felici. Un Dio che ama e per questo giudica, perché vede meglio di noi il nostro vero bene.

Da un lato c’è questa Chiesa sempre meno virile, che non ha più abbastanza testosterone per dire la verità. Dall’altra ci sono i giornali che o cercano disperatamente di compiacerla, tipo Avvenire, o la usano per le loro battaglie, come Repubblica che ormai ha arruolato alla causa lgbt Paolo Rodari (e il titolista): “Quel vescovo che accoglie dopo il coming out”, titolava ieri, raccontando di mons Luigi Marrucci, vescovo di Civitavecchia e Tarquinia, che ha incaricato due genitori di una figlia omosessuale di seguire famiglie con vicende simili. Come la pensi il vescovo non lo so. Quanto ai genitori, è la solita solfa, si parla di “sofferenza per il giudizio della Chiesa, ma il Signore accoglie sempre e non giudica”. Ovviamente i genitori dicono di sé che sono “cresciuti con una educazione cattolica moralista” (non ho mai conosciuto uno che davvero avesse incontrato Dio e fosse moralista), perché “la Chiesa ha un atteggiamento omofobo che le persone intimizzano” (forse volevano dire interiorizzano, ma quando si è molto aperti di mentalità anche le parole si inventano a piacere). Io invece cari genitori vorrei dirvi che le persone omosessuali non “soffrono perché diventano essi stessi omofobi per paura della Chiesa”, figuriamoci. Le persone che provano attrazione per lo stesso sesso soffrono per conto loro, non per gli articoli del Catechismo e neanche per lo stigma sociale.

Se non di uno scisma nella Chiesa (che di fatto per me già c’è), possiamo dire che oggi al suo interno convivono due antropologie irriducibili l’una all’altra. Secondo una l’uomo se agisce secondo la coscienza credendo di fare il bene, può fare quello che in fede ritiene giusto. Noi non possiamo da fuori giudicare perché bisogna conoscere l’intimo di ognuno, e poiché ogni cuore è un abisso, giudicare le azioni in modo oggettivo non è lecito. Secondo l’altra, un bene e un male oggettivo ci sono, anche se la partecipazione e la responsabilità dell’uomo dipendono dalla consapevolezza e da molti fattori. Secondo la prima l’uomo può conoscere e fare il bene, e quindi in fondo non ha bisogno di rapportarsi alla legge di Dio, perché in ultima analisi non ha bisogno di Dio. Per la seconda, l’uomo ha bisogno di essere salvato, perché da solo non è capace di bene (senza di me non potete far nulla, dice Gesù). Immagino che la prima idea di uomo vada bene per le brave persone. Noi peccatori, invece, noi mendicanti, assetati di verità, noi che non sappiamo neanche cosa chiedere in preghiera, noi che abbiamo un abisso al posto del cuore, noi che siamo un mistero a noi stessi, noi che sappiamo di essere capaci di male, noi che sappiamo quanto sia difficile amare davvero, noi abbiamo bisogno di Dio, perché sappiamo che è la sua legge e non “andare dove ci porta il cuore” che ci fa felici, e ci custodisce dal male.

 

 

Fonte: http://www.laverita.info/La-Verita-quotidiano-indipendente-diretto-da-Maurizio-Belpietro