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Non Robin Hood ma esperto mascalzone

Se tutte le famiglie che non arrivano a fine mese cominciassero a rubare?

Se tutti quelli che non riescono a pagare l’affitto decidessero di occupare abusivamente una casa?

Quel cardinale non insegna il Vangelo, ma come rubare.

Così la Chiesa, oltre ad aver sdoganato anche altre cose importanti, permette ed avvalla il furto (vedi posizioni di Avvenire, giornale della CEI).

 

don Paolo Mojoli sdb

 

Si veda anche la pagina facebook di don Fortunato di Noto:

“Mi allaccia, padre, abusivamente la luce? Almeno una decina di telefonate e contatti, famiglie piene di bollette evase. Tanti i bambini. Queste le situazioni di ogni giorno in una parrocchia, di periferia o del centro città. A voi sembra provocatorio questo post, ma è la realtà. Ogni giorno. Non ho mai consigliato l’allaccio abusivo, non è mai prevalsa la carità furibonda, è prevalso il buon senso di un pastore che vive nel mondo, ma non è del mondo. I ricchi diano ai poveri, e i poveri condividano, e lo fanno, il pane anche se duro.Nelle regole e oltre le regole partendo dai propri soldi e dalla reale carità di chi possiede uno spicciolo. E chi poi riceve, doni a sua volta …. ” (Don Fortunato Di Noto)

 

“Sono un semplice cane pastore. Ho incontrato dei giovani, in un convegno, sulla legalità e dottrina sociale della Chiesa. Presentando, con profezia evangelica, a: tendere non solo la mano ma trasformare le strutture – o brutture umane della città (frase del Sindaco Giorgio La Pira), nella giustizia e nella legalità. Mi hanno detto che sono un fariseo, la illegalità è cosa umana, dicevano. Senza neanche conoscermi… giudizi gratuiti e fake news, come al solito: tutto da bruciare…. tutto. Io non lo so, eppure ci metto sempre la vita e la faccia… sempre. Un semplice cane pastore ….” (Don Fortunato Di Noto)

 

 

Dalla Congregazione per la Dottrina della fede. “Piacque a Dio…”

Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura… Sia l’individualismo neo-pelagiano che il disprezzo neo-gnostico del corpo sfigurano la confessione di fede in Cristo, Salvatore unico e universale… La consapevolezza della vita piena in cui Gesù Salvatore ci introduce spinge i cristiani alla missione, per annunciare a tutti gli uomini la gioia e la luce del Vangelo.

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Che vuol dire benedire una coppia di persone dello stesso sesso? di Costanza Miriano

Dopo il membro – di fresca nomina – della Pontificia Accademia per la Vita che in un’aula della Gregoriana invita all’uso della contraccezione (don Maurizio Chiodi), arriva il vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Franz-Josef Bode, a chiedere di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso, dal momento che “ormai sono un fatto: visto che c’è molto di positivo, buono e corretto in questo, perché non considerare non una messa, ma almeno una benedizione?”.

Il successivo invito alla “piena accettazione da parte della Chiesa di tutte le forme di convivenza, senza dilungarsi in superflue e inutili distinzioni e analisi caso per caso” non ne è che la ovvia conseguenza. Maschi, femmine, sposati o non sposati, non è che staremo a guardare il capello, adesso. Quanto al sacramento, immagino sia considerato un inutile orpello, magari un fatto scenografico. Insomma una Chiesa che fondamentalmente si vergogna di Cristo, che non crede che l’uomo abbia bisogno di essere salvato (dunque, Gesù sarà morto di raffreddore), per cui tenta disperatamente di risultare friendly con tutti (tranne che coi credenti). Un alto prelato a cui l’ho fatto notare mi ha risposto che il suo, il loro lavoro è di strappare le anime al diavolo. Ma ci si chiede (e gli ho chiesto): essere simpatici salva davvero queste persone? Dire che tutto va bene, che tutto è uguale a tutto, è davvero per il bene dell’uomo? L’uomo funziona così? Se vive male ma qualcuno gli dice che va bene lo stesso, tutto funziona? O c’è un male oggettivo che ti fa stare male, indipendentemente dal fatto che qualcuno te lo dica o no?

Nello specifico: che vuol dire benedire una coppia di persone dello stesso sesso? Se vuol dire: io, pastore, chiedo per te la grazia di Dio, prego per te perché ti salvi e sia felice, e, fino al giorno in cui chiudi gli occhi per sempre, non ti dico che sarà impossibile per te la salvezza, ti sto vicino e ti faccio compagnia, se vuol dire questo, è ovvio che non solo si possono, ma si devono benedire tutti. Se vuol dire, come pare evidente dalla dichiarazione dei vescovi tedeschi, che c’è del buono nel vivere stabilmente e programmaticamente nel peccato, allora benedire questa scelta è fare a quelle persone la più grande cattiveria possibile. Perché peccare vuol dire sbagliare mira, mancare il bersaglio, e quindi essere infelici. Se la Chiesa benedice due persone dello stesso sesso che decidono di stare insieme e, si suppone, di compiere atti intrinsecamente disordinati insieme per sempre, toglie a queste persone l’unica possibilità di ascoltare da qualcuno la verità.

Tutto il mondo li benedice. Tutti dicono loro che sono smart, e gay (contenti) e pieni pride e di colori allegrissimi (a differenza di noi poveracci, costretti al grigio delle famiglie, che poi peraltro la mia è fatta di tre maschi e tre femmine, e se permettete siamo più arcobaleno di due maschi omocolore). Non hanno bisogno – e spesso se ne fregano – della benedizione della Chiesa. Avrebbero bisogno di qualcuno che dicesse loro la verità, cioè che l’omosessualità non è il vero progetto sulla loro vita, che è un mistero, che spesso è la risposta a una ferita esistenziale, e che da quella ferita può passare l’incontro con Dio, l’unico in grado di farli felici. Un Dio che ama e per questo giudica, perché vede meglio di noi il nostro vero bene.

Da un lato c’è questa Chiesa sempre meno virile, che non ha più abbastanza testosterone per dire la verità. Dall’altra ci sono i giornali che o cercano disperatamente di compiacerla, tipo Avvenire, o la usano per le loro battaglie, come Repubblica che ormai ha arruolato alla causa lgbt Paolo Rodari (e il titolista): “Quel vescovo che accoglie dopo il coming out”, titolava ieri, raccontando di mons Luigi Marrucci, vescovo di Civitavecchia e Tarquinia, che ha incaricato due genitori di una figlia omosessuale di seguire famiglie con vicende simili. Come la pensi il vescovo non lo so. Quanto ai genitori, è la solita solfa, si parla di “sofferenza per il giudizio della Chiesa, ma il Signore accoglie sempre e non giudica”. Ovviamente i genitori dicono di sé che sono “cresciuti con una educazione cattolica moralista” (non ho mai conosciuto uno che davvero avesse incontrato Dio e fosse moralista), perché “la Chiesa ha un atteggiamento omofobo che le persone intimizzano” (forse volevano dire interiorizzano, ma quando si è molto aperti di mentalità anche le parole si inventano a piacere). Io invece cari genitori vorrei dirvi che le persone omosessuali non “soffrono perché diventano essi stessi omofobi per paura della Chiesa”, figuriamoci. Le persone che provano attrazione per lo stesso sesso soffrono per conto loro, non per gli articoli del Catechismo e neanche per lo stigma sociale.

Se non di uno scisma nella Chiesa (che di fatto per me già c’è), possiamo dire che oggi al suo interno convivono due antropologie irriducibili l’una all’altra. Secondo una l’uomo se agisce secondo la coscienza credendo di fare il bene, può fare quello che in fede ritiene giusto. Noi non possiamo da fuori giudicare perché bisogna conoscere l’intimo di ognuno, e poiché ogni cuore è un abisso, giudicare le azioni in modo oggettivo non è lecito. Secondo l’altra, un bene e un male oggettivo ci sono, anche se la partecipazione e la responsabilità dell’uomo dipendono dalla consapevolezza e da molti fattori. Secondo la prima l’uomo può conoscere e fare il bene, e quindi in fondo non ha bisogno di rapportarsi alla legge di Dio, perché in ultima analisi non ha bisogno di Dio. Per la seconda, l’uomo ha bisogno di essere salvato, perché da solo non è capace di bene (senza di me non potete far nulla, dice Gesù). Immagino che la prima idea di uomo vada bene per le brave persone. Noi peccatori, invece, noi mendicanti, assetati di verità, noi che non sappiamo neanche cosa chiedere in preghiera, noi che abbiamo un abisso al posto del cuore, noi che siamo un mistero a noi stessi, noi che sappiamo di essere capaci di male, noi che sappiamo quanto sia difficile amare davvero, noi abbiamo bisogno di Dio, perché sappiamo che è la sua legge e non “andare dove ci porta il cuore” che ci fa felici, e ci custodisce dal male.

 

 

Fonte: http://www.laverita.info/La-Verita-quotidiano-indipendente-diretto-da-Maurizio-Belpietro

Come cera in mano a Dio. Venezia

Giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 – PATRONATO SALESIANO LEONE XIII, Calle San Domenico 1281 – Castello 30122 Venezia.

 

Presentazione attraverso le immagini

Domande all’Autore

Firma libri

Scambio ammirevole

Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

 

Dal vangelo secondo Luca

 

 

Don Tonino Bello:

E ora vogliamo chiedere perdono se, come Chiesa, qualche volta abbiamo disatteso il tuo stile: soprattutto quando non abbiamo testimoniato la reciprocità. Abbiamo giudicato i “barbari” costituzionalmente incapaci di poterci offrire qualcosa che noi non avessimo già. Abbiamo rifiutato il baratto con le culture altre. Abbiamo trascurato la trattativa con il diverso. Ci è sfuggito di mente quel vocabolo di sapore volutamene mercantile con il quale i testi liturgici hanno l’audacia di designare il mistero dell’incarnazione: “commercium”, ovvero “admirabile commercium“, scambio ammirevole.
Insomma talvolta abbiamo preteso di dare soltanto, senza accogliere nulla, per non contaminare la nostra aristocrazia puritana. Ha resistito in noi una pregiudiziale di superiorità. Ci siamo dimenticati che il dono unilaterale è la forma più sottile di potere. Ci siamo illusi che per essere missionari sia sufficiente trasportare battesimi, teologia, civiltà. E cinquecento anni fa, mentre i conquistatori, le cui spade non abbiamo avuto sufficiente coraggio di maledire, mettevano nelle loro bisacce oro e ricchezza, noi come Chiesa non abbiamo saputo mettere nella nostra bisaccia neppure un frusto di anima Amerinda, dopo averne data tanta della nostra.

ESTRATTO DALLA NOVITA’: indice generale e il secondo capitolo di “Come cera in mano a Dio”

Disponibile presso l’autore (paolo.mojoli@bearzi.it , 8€; 10 € con spedizione in Italia) dall’8 dicembre. Alcune pagine di semplice, quotidiana e al tempo stesso profonda spiritualità salesiana.

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