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Tra vizi e virtù. 3. Lussuria e castità

Soprattutto a questo riguardo, mi pare che don Bosco proporrebbe di partire dalla bellezza della virtù della castità e, solo dopo, additare il brutto che si cela dietro al vizio della lussuria.

Ciascuno di noi è un diamante preziosissimo, con sfaccettature diverse, ma tutte bellissime. Non dovremmo aver paura di chiamarci a vicenda e di lasciarci descrivere come “corone regali”, “diademi splendenti”: “Tu sei prezioso ai miei occhi”. Usando un’immagine, Dio ha voluto scendere dalla lontananza delle galassie ed emergere dalle più profonde oscurità del mare, facendosi Dio e uomo in Gesù Cristo, proprio per poterci incontrare e testimoniare con la vita quanto ci tiene a noi. Ancora oggi Gesù stesso non smette di ripeterci: “Tu sei una meraviglia stupenda”.

Il primo passo verso la virtù della castità consiste proprio, allora, nel riconoscere a noi stessi questo valore tanto grande da non poter essere misurato. Veramente, neanche a noi stessi è dato di poterci rendere simili alle cose materiali. Quando le ha create, il buon Dio le ha proclamate “buone”. Ma solo davanti all’uomo e alla donna il Signore è esploso in ammirazione, proclamandoci “molto buoni”.

Dunque, anche la sessualità è dimensione indispensabile della persona umana, non è riducibile ad una cosa materiale che si può mettere, togliere, pulire, sporcare, disprezzare, esaltare dimenticando tutto il resto… e poi provare a fare in modo che tutto torni a risplendere “molto bello” senza un vero cammino, aiutato da qualche persona più avanti nel cammino rispetto a noi.

In realtà, l’uomo e la donna non hanno un corpo e uno spirito, ma sono essi stessi un corpo in cui soffia lo Spirito di Dio. Allora non è preciso dire che noi abbiamo una sessualità; dovremmo piuttosto imparare con il giusto stupore a capire, meditare, pregare, vivere in base al fatto che siamo (anche) la nostra sessualità. Il “molto buono” che si riferisce all’uomo e alla donna, si rivela anche nella sessualità! Proprio perché è creata “molto buona” e allo stesso tempo segnata dalla limitatezza e dal peccato, la sessualità assume una fortissima ambivalenza: ci può far raggiungere le vette più alte del nostro corpo-spirito; al tempo stesso, in quanto attraente, buona e desiderabile, rischia facilmente di essere presa come un assoluto, dimenticando altri aspetti come il dialogo profondo, l’autenticità di relazione, l’ascolto reciproco, la condivisione di progetti anche “a lungo termine”, il rispetto dei tempi e delle modalità dell’altro/a…

Dunque, il cuore di tutto sta nel trattare se stessi e le persone che ci sono care come “tesori preziosi” e non come delle “semplici cose” da affascinare, conquistare, consumare e – sempre più spesso, sempre con maggior facilità – buttar via con rabbia reciproca. Non solo con dei litigi, ma proprio con i pugni chiusi maschili o con le lacrime amare soprattutto femminili che ci dimostrano quanto di noi abbiamo buttato via.

Il secondo passaggio che ci può riavvicinare alla bellezza, allo splendore della castità consiste nel curare le amicizie, le relazioni con gli altri. Anche nella misura in cui riconosciamo noi stessi personalmente preziosi, possiamo guardare gli altri con occhi totalmente diversi. Purtroppo, esiste anche uno sguardo che spoglia l’altro/a. Ci sono, malauguratamente, amicizie e relazioni anche più impegnative che si giocano nello sfruttarsi a vicenda. Gesù ci dice anche oggi: “ogni cosa che avrai fatto al tuo fratello/sorella più piccolo, l’hai fatto a me”. E se il fratello o sorella più bisognosi di amicizia sincera, di affetto maturo, anche di rispetto e non di strumentalizzazione ai miei interessi… fossero proprio le persone che mi stanno accanto, i miei compagni/e di classe, quelli con cui esco il sabato sera?

Andiamo sul difficile. Una volta ho rivolto questa domanda ad un mio amico ingegnere informatico: lo strumento costituito da internet è qualcosa che è stato pensato, costruito, diffuso a favore del bene o per il male? Lui mi ha risposto in modo molto intelligente. Mi ha chiesto se ritenessi che il tritolo o l’energia atomica fossero qualcosa di positivo o negativo. Possono essere utili nelle miniere o uccidere migliaia di persone. Possono produrre energia elettrica per intere regioni o colpire a morte milioni di uomini e donne. Attraverso internet ho riscoperto l’esistenza di un manoscritto antico che anni fa era stato scannerizzato in una biblioteca canadese. C’è invece chi è schiavo di internet, in modo particolare della pornografia contenuta in esso. Chissà se qualcuno pensa mai che le persone che vede attraverso lo schermo sono in realtà uomini e donne con una loro storia e soprattutto che hanno tutti e tutte una grande schiavitù: quella dell’apparire, del guadagno facile. Soprattutto, certamente non sono convinte di essere un diamante prezioso, che va ben al di là della materialità del loro corpo.

Quanto sarebbe bello giungere a guardarci sempre con stupore rinnovato e con senso del mistero. Chi prova a vivere camminando, con l’aiuto di Dio, verso la virtù della castità non può che sentire nel profondo – insieme ad un’immancabile e profonda lacerazione – anche una consapevolezza di una ancora più profonda libertà: quella di non essere schiavi, neppure di se stessi, ma liberi figli di Dio. Parlavo di tentativi, proprio perché tutti, proprio tutti… possono vivere una conversione verso il diamante prezioso. Qualunque sia il nostro passato.

Almeno per qualcuno, viene qui spontaneo pensare alla confessione sacramentale. Che però viene trattata a volte come una macchinetta per bevande o snack: metto la moneta, magari un po’ di pentimento e il diamante si pulisce quasi magicamente. No, non è così. Perché siamo persone libere e la nostra libertà, il nostro saper ragionare, pensare, meditare, contemplare, volere, decidere… è tutto connesso in un dialogo da persone vere con Dio.

Ora si tratta, ancora una volta di mostrare quanto splendida sia la luce; quanto fascino abbia un arcobaleno… insomma – alla don Bosco – la bellezza della virtù. Pensiamo ad un’“acqua di fonte cristallina e pura” (che non vale solo per le ragazze). Contempliamo assieme al poeta totalmente e perdutamente innamorato, il quale bisbiglia alle orecchie dell’amata “Sì, al di là della gente ti cerco. Non nel tuo nome, se lo dicono, non nella tua immagine, se la dipingono. Al di là, più in là, più oltre”. Leggiamo, rileggiamo, meditiamo approfonditamente, regaliamoci qualche bel commento sul libro che, nella storia, è sempre stato considerato come la perla dell’intera Bibbia: il Cantico dei Cantici. Allora scopriremo la differenza tra la virtù della castità e il grande errore della lussuria o, al contrario, della negazione della sessualità (castrazione). La Chiesa non ti propone quest’ultimo errore. In nessun modo.

Forse non lo hai mai considerato, ma anche oggi ci sono testimonianze stupende e sofferte, incomprensibili per la cultura dominante: prova a chiedere ai fidanzati che, spesso compiendo un cammino con un padre/madre spirituale, hanno provato ad arrivare casti al matrimonio. Ora sono sposati, hanno figli e sono felicissimi della loro scelta precedente: ha permesso loro di conoscersi in tante dimensioni più profonde, delicate, non banali o scontate. In una parola, hanno imparato a dialogare accogliendosi l’uno con l’altra. E questo capita anche oggi. Se vuoi, posso farti tanti nomi.

Non so se te ne hanno mai parlato, ma esiste anche una castità nel matrimonio, in cui le coppie sono chiamate ancora e sempre di più a rispettarsi, aspettarsi, ascoltarsi.

Lo Spirito santo, accolto e custodito in tutto il nostro corpo-spirito, ci aiuti ad uscire dalla tentazione dell’egoismo e della chiusura, per giungere a fare in modo che anche la sessualità divenga sempre più uno spiraglio per giungere a Dio donandosi totalmente, rispettosamente, delicatamente…

Infine, un invito a riflettere sul filmato amore senza rimorso: si trova con questo nome su YouTube.

Autore: don Paolo Mojoli

Anna Kolesarova e Teresa Bracco, due beate ispirate dalla santità di Domenico Savio

(AgenziaNotizieSalesiane – Roma) – Anna Kolesarova è stata beatificata sabato 1° settembre in Slovacchia, nello stadio Lokomotíva di Košice, dal cardinal Giovanni Angelo Becciu, neo prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, in rappresentanza del Santo Padre. Teresa Bracco fu beatificata vent’anni fa da Giovanni Paolo II. Queste due donne hanno in comune, oltre la giovanissima età in cui sono morte, la devozione verso san Domenico Savio, che ispirò la loro vita.

Anna, o Anka come la chiamavano i suoi cari, era nata nel villaggio di Vysoka nad Uhom, nella Slovacchia dell’Est, in una famiglia profondamente religiosa che la fece battezzare il giorno dopo la nascita. Poi, all’età di dieci anni ricevette l’Eucaristia e confermò successivamente la sua fede con la Cresima.

La sua vita procedeva tranquilla fin quando, con l’avanzata del fronte sovietico, l’armata russa occupò il suo villaggio. Durante un raid dell’Armata Rossa, il 22 novembre 1944, Anka e i suoi si nascosero, ma un soldato li scoprì e, nonostante i tentativi del padre di rabbonirlo, lui iniziò a fare avances alla giovane. Lei oppose resistenza, per difendere la sua castità. La reazione del soldato fu la più terribile: la uccise davanti ai suoi familiari.

A causa della difficile situazione, i suoi parenti dovettero celebrare il rito funebre in segreto e solo dopo la caduta del regime si tornò a parlare di questa eroica ragazza, morta per difendere la sua purezza. I giovani iniziarono allora ad andare nel cimitero del villaggio e a pregare sulla sua tomba, dove è inciso il motto di Domenico Savio: “La morte, ma non i peccati”.

Lo stesso motto ispirò tutta la vita di un’altra giovanissima Beata, Teresa Bracco. Nata a Santa Giulia, oggi frazione di Dego, in provincia di Savona, era cresciuta in una famiglia profondamente religiosa e fin da piccola mostrò una singolare inclinazione alla pietà. Nel 1931 ricevette la Comunione e due anni dopo la Cresima. La sua vita spirituale cresceva di giorno in giorno. Fu molto colpita da un’immagine di Domenico Savio recante il suo famoso motto “La morte, ma non peccati”, così la collocò in capo al letto e ne fece il programma della sua vita.

La sua vita fu sconvolta nell’agosto del 1944, quando le truppe naziste occuparono il suo paese. Durante la fuga venne catturata da un soldato che provò ad abusare di lei. Lei lottò coraggiosamente per difendere la sua castità e questo le costò la vita. Il soldato la uccise con un colpo di pistola.

Anna e Teresa hanno difeso la propria purezza a costo della vita, tenendo fede fino alla fine al motto di Domenico Savio “La morte, ma non i peccati”, che aveva ispirato tutta la loro esistenza.

 

 

Fontehttp://www.infoans.org/sezioni/notizie/item/6303-rmg-anna-kolesarova-e-teresa-bracco-due-beate-ispirate-dalla-santita-di-domenico-savio

È Beata Anna Kolesarova, la Maria Goretti della Slovacchia. Alla scuola di San Domenico Savio

È Beata Anna Kolesarova, la Maria Goretti della Slovacchia

Grande festa in Slovacchia per la beatificazione della prima laica originaria del Paese: si tratta di una sedicenne morta per difendere la propria purezza. Alla cerimonia, nello stadio Lokomotíva di Košice, in rappresentanza del Santo Padre il card. Giovanni Angelo Becciu, neo prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi

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