Cardinale Biffi: l’unicità di Gesù Cristo.

“Con molta frequenza si sente dire che tutte le religioni sono uguali; tutte hanno del buono; fra tutte ciascuno può scegliere liberamente, press’a poco come liberamente si può scegliere tra le diverse squadre di calcio da sostenere.

In chiaro contrasto, noi dobbiamo insegnare senza ambiguità e senza paura la singolarità di Cristo e l’assoluta irriducibilità del cristianesimo.

I «luoghi comuni» che propongono l’interscambiabilità e la relatività di tutte le religioni non toccano e non chiamano in causa il cristianesimo, il quale, primariamente e per sé, non è una religione né un’ideologia né una cultura né una morale né una liturgia. Primariamente e per sé è un «fatto», anche se è un fatto che implica e contiene delle concezioni religiose, delle norme etiche e dei riti propri. E in quanto «fatto» è imparagonabile con quelli che si presentano soltanto come «culti» o «dottrine».
Essendo assolutamente eterogeneo, il cristianesimo non può essere classificato; e non tollera di essere collocato «tra» le varie forme espressive dello spirito. Così come Gesù, il Figlio di Dio crocifisso e risorto, non può essere assimilato ai fondatori di religione o agli altri uomini della storia: classificarlo e collocarlo significherebbe fraintenderlo.
Tutto ciò andrà ribadito senza stanchezza nelle catechesi a tutti i livelli, in tutte le occasioni di annuncio e di testimonianza, in tutti i momenti di confronto e di dialogo, in tutti gli ambienti, perché molti nostri fratelli sono vittime dell’indifferentismo – quando addirittura non si fanno buddisti, musulmani, adepti alle sette (crocifiggendo così il Figlio di Dio una seconda volta, secondo la severa parola di Ebrei 6,4-8) – solo perché non sanno chi sia Cristo in se stesso e che cosa propriamente sia il cristianesimo.
Questo sarà il secondo cardine della nostra azione pastorale dei prossimi anni: riscoprire e far riscoprire l’unicità di Gesù Cristo e il primario carattere di «avvenimento» della salvezza cristiana”.

Fonte: Cardinale Giacomo Biffi, “Christus Hodie”.

Vedi anchehttps://costanzamiriano.com/2018/10/29/lunicita-di-gesu-cristo/#more-19937

Intervento e intervista in 




D. Bonhoeffer. Spunti per la meditazione di domenica 8 aprile

Giovanni 20,19-31. Il mondo ha una sete ardente della pace di Dio, anela a vedere l’arcobaleno di pace della divina grazia risplendere dopo la tempesta,

eppure non riesce a liberarsi dall’agitazione e dall’inquietudine, poiché è un mondo decaduto a cui è inflitto il destino inesorabile del non conoscere la pace.

Se mi si chiede in che consista questa pace, posso solo suggerire l’immagine di qualcosa che è transitorio per dare un’idea di ciò che è imperituro. Voi conoscete la pace di un bambino addormentato, sapete qualcosa della pace che un uomo sperimenta in sé quando incontra la donna amata, della pace che l’amico trova quando guarda negli occhi l’amico fedele; voi conoscete qualcosa della pace che un figlio prova tra le braccia di sua madre, della pace che riposa su certi volti maturi, nell’ora della morte; della pace del sole vespertino e della notte che tutto copre e delle stelle perenni; voi conoscete qualcosa della pace di colui che morì in croce. Ecco, prendete tutto questo come segno caduco, come povero simbolo di ciò che è la pace di Dio. Avere la pace significa sapersi al sicuro, sapersi amati, sapersi custoditi; significa poter diventare tranquilli, completamente tranquilli; avere la pace con un uomo significa poter costruire saldamente sulla sua fedeltà, significa sapersi una cosa sola con lui, sapersi da lui perdonati.

La pace di Dio è la fedeltà di Dio a dispetto della nostra infedeltà. Nella pace di Dio noi siamo posti al sicuro, siamo protetti e amati. Certo, egli non ci leva del tutto la nostra preoccupazione, la nostra responsabilità, la nostra inquietudine; ma dietro a tutte le nostre agitazioni e a tutte le nostre preoccupazioni si è levato l’arcobaleno della pace divina: noi sappiamo che c’è chi porta la nostra vita, che essa è in unità con la vita eterna di Dio. Che Dio faccia di noi degli uomini della sua incomparabile pace, uomini che riposano in lui, pur nel trambusto delle cose del mondo; che questa pace purifichi e rischiari le vostre anime, e che qualcosa della purezza e della luminosità della pace che Dio pone nei nostri cuori irradi in altre anime ancora senza pace; che voi diventiate l’uno all’altro, l’amico all’amico, lo sposo alla sposa, la madre al figlio, portatori di questa pace che viene da Dio!




Papa Francesco. La risurrezione di fronte al discepolo intirizzito e paralizzato

Non è qui, è risorto! E ti aspetta in Galilea, ti invita a tornare al tempo e al luogo del primo amore,

per dirti: “Non avere paura, seguimi”.

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Sabato Santo, 31 marzo 2018

[Multimedia]


 

Questa celebrazione l’abbiamo cominciata all’esterno, immersi nell’oscurità della notte e nel freddo che l’accompagna. Sentiamo il peso del silenzio davanti alla morte del Signore, un silenzio in cui ognuno di noi può riconoscersi e che cala profondo nelle fenditure del cuore del discepolo che dinanzi alla croce rimane senza parole.

Sono le ore del discepolo ammutolito di fronte al dolore generato dalla morte di Gesù: che dire davanti a questa realtà? Il discepolo che rimane senza parole prendendo coscienza delle proprie reazioni durante le ore cruciali della vita del Signore: di fronte all’ingiustizia che ha condannato il Maestro, i discepoli hanno fatto silenzio; di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite dal Maestro, i discepoli hanno taciuto. Durante le ore difficili e dolorose della Passione, i discepoli hanno sperimentato in modo drammatico la loro incapacità di rischiare e di parlare in favore del Maestro; di più, lo hanno rinnegato, si sono nascosti, sono fuggiti, sono stati zitti (cfr Gv 18,25-27).

E’ la notte del silenzio del discepolo che si trova intirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare di fronte a tante situazioni dolorose che lo opprimono e lo circondano. E’ il discepolo di oggi, ammutolito davanti a una realtà che gli si impone facendogli sentire e, ciò che è peggio, credere che non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli.

E’ il discepolo frastornato perché immerso in una routine schiacciante che lo priva della memoria, fa tacere la speranza e lo abitua al “si è fatto sempre così”. E’ il discepolo ammutolito e  ottenebrato che finisce per abituarsi e considerare normale l’espressione di Caifa: «Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!» (Gv 11,50).

E in mezzo ai nostri silenzi, quando tacciamo in modo così schiacciante, allora le pietre cominciano a gridare (cfr Lc 19,40) e a lasciare spazio al più grande annuncio che la storia abbia mai potuto contenere nel suo seno: «Non è qui. E’ risorto» (Mt 28,6). La pietra del sepolcro gridò e col suo grido annunciò a tutti una nuova via. Fu il creato il primo a farsi eco del trionfo della Vita su tutte le realtà che cercarono di far tacere e di imbavagliare la gioia del vangelo. Fu la pietra del sepolcro la prima a saltare e, a modo suo, a intonare un canto di lode e di entusiasmo, di gioia e di speranza a cui tutti siamo invitati a partecipare.

E se ieri, con le donne, abbiamo contemplato «colui che hanno trafitto» (Gv 19,37; cfr Zc 12,10), oggi con esse siamo chiamati a contemplare la tomba vuota e ad ascoltare le parole dell’angelo: «Non abbiate paura […] E’ risorto» (Mt 28,5-6). Parole che vogliono raggiungere le nostre convinzioni e certezze più profonde, i nostri modi di giudicare e di affrontare gli avvenimenti quotidiani; specialmente il nostro modo di relazionarci con gli altri. La tomba vuota vuole sfidare, smuovere, interrogare, ma soprattutto vuole incoraggiarci a credere e ad aver fiducia che Dio “avviene” in qualsiasi situazione, in qualsiasi persona, e che la sua luce può arrivare negli angoli più imprevedibili e più chiusi dell’esistenza. E’ risorto dalla morte, è risorto dal luogo da cui nessuno aspettava nulla e ci aspetta – come aspettava le donne – per renderci partecipi della sua opera di salvezza. Questo è il fondamento e la forza che abbiamo come cristiani per spendere la nostra vita e la nostra energia, intelligenza, affetti e volontà nel ricercare e specialmente nel generare cammini di dignità. Non è qui… E’ risorto! E’ l’annuncio che sostiene la nostra speranza e la trasforma in gesti concreti di carità. Quanto abbiamo bisogno di lasciare che la nostra fragilità sia unta da questa esperienza! Quanto abbiamo bisogno che la nostra fede sia rinnovata, che i nostri miopi orizzonti siano messi in discussione e rinnovati da questo annuncio! Egli è risorto e con Lui risorge la nostra speranza creativa per affrontare i problemi attuali, perché sappiamo che non siamo soli.

Celebrare la Pasqua significa credere nuovamente che Dio irrompe e non cessa di irrompere nelle nostre storie, sfidando i nostri determinismi uniformanti e paralizzanti. Celebrare la Pasqua significa lasciare che Gesù vinca quell’atteggiamento pusillanime che tante volte ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza.

La pietra del sepolcro ha fatto la sua parte, le donne hanno fatto la loro parte, adesso l’invito viene rivolto ancora una volta a voi e a me: invito a rompere le abitudini ripetitive, a rinnovare la nostra vita, le nostre scelte e la nostra esistenza. Un invito che ci viene rivolto là dove ci troviamo, in ciò che facciamo e che siamo; con la “quota di potere” che abbiamo. Vogliamo partecipare a questo annuncio di vita o resteremo muti davanti agli avvenimenti?

Non è qui, è risorto! E ti aspetta in Galilea, ti invita a tornare al tempo e al luogo del primo amore, per dirti: “Non avere paura, seguimi”.




Spunti di meditazione per la Veglia Pasquale 2018

Questa è la notte in cui la vita ha vinto la morte. Il peggior nemico dell’uomo, l’unico di cui dobbiamo veramente avere paura è rimasto senza armi. Adesso può spaventare, trarre in inganno, ma la vittoria è in Cristo.

O notte beata, che hai assistito e che ancora oggi assisti alla più grande e preziosa rivoluzione del creato: il ritorno della creatura al suo creatore: “Dio si è fatto uomo, perché l’uomo divenisse dio”.

Questa è la notte che ci rimanda al principio, alla fonte iniziale da cui è sgorgata la nostra vita: l’amore del Padre che, in Cristo, effonde lo Spirito creatore. “E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: ‘ Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra ’.

Questa è la notte in cui si compiono sovrabbondantemente le promesse compiute da Dio ad Abramo e agli antichi Padri: “Io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare… Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”.

Questa è la notte in cui il tuo Creatore, per l’ennesima volta, nonostante i tuoi tradimenti, ti proclama e ti dimostra di essere il tuo sposo: “Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti raccoglierò con immenso amore… Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia”.

Questa è la notte in cui, dice il Signore, perdutamente innamorato del suo popolo, “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati, io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”.

 

 

“O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore!”

 

“Ti preghiamo dunque, Signore, che questo cero, offerto in onore del tuo nome per illuminare l’oscurità di questa notte, risplenda di luce che mai si spegne. Salga a te come profumo soave, si confonda con le stelle del cielo.

Lo trovi acceso la stella del mattino, quella stella che non conosce tramonto: Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti fa risplendere sugli uomini la sua luce serena e vive e regna nei secoli dei secoli”

Auguri di buona Pasqua di Risurrezione!




Spunti di riflessione per la terza domenica di Quaresima 2018

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.

Questione iniziale:

  • Di fronte al problema come reagisco?
  • Rabbia, violenza, arrivo io che sistemo tutto?
  • Pessimismo?

 

 

Posizione di Gesù

  • Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli passassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare: valore delle persone, specialmente quelle più bisognose.
  • Nello stesso luogo: vedova che dona tutto ciò che aveva
  • Mai perdere la speranza: Dio, presente non nelle mura, ma nella persona di Gesù, risorgerà

 

Cuore di questo messaggio evangelico:

Gesù è il vero tempio in cui il Padre viene adorato in Spirito e verità

 

Risonanza salesiana

  • Rettor maggiore: racconta di giovani invitati ad un convegno in cui si parla di loro, ma non vengono veramente accolti, scappano, lui li ascolta… fino ad invitarli a messa
  • Vi voglio bene, come don Bosco, mi avete rubato il cuore.



Come cera in mano a Dio. Venezia

Giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 – PATRONATO SALESIANO LEONE XIII, Calle San Domenico 1281 – Castello 30122 Venezia.

 

Presentazione attraverso le immagini

Domande all’Autore

Firma libri




2017 = tempo di martiri = testimoni di Cristo

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio.
Tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, [udendo le sue parole,] erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.

Parola di Dio




Natale mistero d’Amore

Tutto il creato, il cosmo, la Chiesa intera, ogni uomo e donna invochi con la trepidanza e gioia degli amanti:

“Vieni Signore, Gesù!”

Vieni anche oggi, trovandoci con le porte e le finestre aperte, anche se il vento dello Spirito porta a fare fracasso o a rimanere al gelo superficiale delle incertezze.

Nel profondo del cuore percepiremo, invece un calore e una gioia insospettabili e forse mai sperimentati.

 

Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,

né la tua terra sarà più detta Devastata,

ma sarai chiamata Mia Gioia

e la tua terra Sposata,

perché il Signore troverà in te la sua delizia

e la tua terra avrà uno sposo.

[Isaia]

 

Tu vivi sempre nei tuoi atti.

Con la punta delle dita

sfiori il mondo, gli strappi

aurore, trionfi, colori,

allegrie: è la tua musica.

La vita è ciò che tu suoni.

 

Dai tuoi occhi solamente

emana la luce che guida

i tuoi passi. Cammini

fra ciò che vedi. Soltanto.

 

E se un dubbio ti fa cenno

a diecimila chilometri,

abbandoni tutto, ti lanci

su prore, su ali,

sei subito lì; con i baci,

coi denti lo laceri:

non è più dubbio.

Tu mai puoi dubitare… Ma in realtà con la vita che continua permetti ad un dubbio di scavarti dentro … fino a ripetere senza stancarsi:

Al di là, più in là, più oltre.

Al di là di te ti cerco.

[da una poesia d’amore di Pedro Salinas nel poema La voce a te dovuta.

Natale non è altro che mistero d’amore]

 

Ho sentito Dio veramente gravido di me. Quanto ha gioito Dio di fronte alla nostra gioia; quanto patisce per il dolore innocente; per la madre che vede il figlio, che fino ad allora era sano, completamente bloccato per una cura sbagliata…

Trento e le sue chiese: Sovrasta la Madonna addolorata.

Fa pensare a Gesù che nasce scansando di poco una strage di bimbi innocenti.

Terra abbandonata, devastata. Così viene inizialmente descritta la terra di stretta appartenenza del Signore. Una ragazza una volta disse a papà e mamma: “mi avete dato tante cose, ma non amore”. Mi sembra che già qui vengano proclamate due verità tanto scomode quanto reali.

 

La prima: siamo noi, uomini e donne, cominciamo guardandoci attorno tra noi che siamo qui, ad essere la terra di stretta appartenenza del Signore. Si pensa subito a preti e suore come direttamente consacrati a Dio. È vero, ma riduttivo. In forza del fatto che Dio non ci ha creato come cose, come oggetti, come macchine, ma come persone. Riflettiamo su tutte le volte che noi pensiamo i nostri amici, marito, moglie, figli… come un mezzo che dovrebbe produrre la nostra soddisfazione, la nostra serenità, il nostro benessere. L’altro sarebbe creato allo scopo della nostra happyness (Mulino Bianco)… e noi? Tanti, specie negli ultimi anni, si giustificano dicendo: se no (vado) andiamo in fallimento. Ma il vero fallimento non è solo quello economico: è la partita persa di persone che non si permettono di amare e non permettono agli altri di amarli.

Cominciare subito ad amare. Sì, ma come?

– non perdere l’occasione di dare la mano a due persone in più oggi durante il momento dello scambio della pace,

– doniamo il sorriso e portiamolo ogni giorno; come fosse il mazzo di chiavi che prendiamo il mattino uscendo di casa, non scordiamolo mai

– telefoniamo ad un amico (o il papà, la mamma, i figli…) che non sentiamo più perché quella volta è successo che…

È Natale: si azzera il rancore, lo si converte in qualcosa di meno meschino (qui mi viene in mente una lettura di un testo delle elementari, il cui titolo era: il peso dell’odio.
E diceva in soldoni che un mendicante per anni ha portato una pietra nella bisaccia per poter colpire il ricco che lo aveva umiliato un giorno, e quando ha avuto finalmente l’occasione, incontrando il ricco dopo anni,  di lanciargli quella pietra… l’ha lasciata cadere a terra, e ha capito quanto gli era pesata per anni nella bisaccia, in spalla , mentre il cuore si era finalmente alleggerito dal peso di un odio che, ormai, non aveva più senso).

La seconda verità che mi pare di intravedere in queste parole: quanti uomini, donne, bambini, adolescenti abbandonati e profondissimamente feriti! Ma anche qui, non andiamo a cercare lontano. Famiglie divise, persone umiliate, ragazzi che non vengono mai ascoltati, adolescenti a cui non è permesso di meravigliarsi e di sognare il presente e il futuro. Quanti nostri contemporanei sotto anestesia. O perché si lasciano imbambolare da mille cose, o perché auto-anestetizzati: se non lo fossero, soffrirebbero troppo.

Anche a causa di noi uomini, donne di Chiesa: siamo ancora capaci di ascoltare, di perdere il tempo, di giocare, di donare un sorriso?

Ma allora chi sono io? Dice il Signore: il tuo vero nome è “mia gioia” (da quanto non ci chiamiamo così in famiglia?), “delizia del Signore”, amata prescelta e scelta.

 

  • Che vale il mondo rispetto alla vita?
  • E che vale la vita se non per essere data?
  • E perché tormentarsi quando è così semplice obbedire? [a Dio]

 

  • L’Angelo squillante ancora una volta ai cieli e alla terra in ascolto dà l’annunzio usato
  • Sì, Voce-di-Rosa, Dio è nato!
  • Dio si è fatto uomo!
  • È morto!
  • È risuscitato!
  • Le campane non sono il segno dell’Angelus, ma quello della comunione.
  • Le tre note come un sacrificio ineffabile sono accolte nel seno della Vergine senza peccato.

[Paul Claudel, nell’altissimo dramma dell’Annuncio a Maria]

Mai nessuno disperi per sempre [padre David Maria Turoldo]

Un santo vescovo augurava proprio a Natale “tanti auguri scomodi”. Anche a voi, tanti auguri scomodi, ma che magari ci scandalizzino, l’importante è che non ci lascino [cominciando da noi preti] impassibili nelle nostre sicurezze, nel nostro egoismo, orgoglio e superbia. Bene, continuiamo con le tradizioni di sempre… ma anche a me, anche a voi… TANTI AUGURI SCOMODI!




Santo Natale 2017: una gioia vera!

Ti auguro una gioia vera, cristiana. Non è banale, superficiale, ridanciana. Resiste alle prove della vita.

Ti auguro una gioia vera

  

Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.

 

Ti auguro una gioia vera, cristiana.

 

Non è banale, superficiale, ridanciana. Resiste alle prove della vita.

 

Come annunciare la gioia ad una famiglia che ha perso il lavoro e vive in ristrettezze economiche mentre il mondo non fa che spingerci a spendere sempre di più?

Ad un ragazzo o una ragazza delusi dall’amore, scottati in mille modi dalle relazioni affettive?

Ad un giovane che non trattiene le lacrime pensando al papà e la mamma che non fanno altro che litigare e giunge a dire: “magari si separassero”?

Alla mia amica che ha perso il marito?

Alla ragazza che aspetta un bambino da un uomo che adesso l’ha tradita con un’altra e abbandonata?

Ai miei amici che da nove mesi stanno curando il piccolo Davide dato spacciato dai medici e che adesso scoprono che è sordo?

 

La gioia cristiana, quella vera, annuncia la nascita di Gesù e la guarda con la prospettiva del Calvario e della risurrezione: quello stesso Gesù che oggi contempliamo nella paglia, è il Verbo eterno che ha creato il mondo per un prodigio di mistero di amore; è quel povero Cristo tradito dagli amici e che muore amando fino alla fine. È l’unico che può strappare la tua vita dalla paura che il tempo e la gioia ti scivolino via come sabbia tra le dita.

 

Solo grazie a Lui ogni spizzico di gioia di oggi ha risonanza di valore per l’eternità; solo in Lui ogni tua lacrima – te lo prometto – porterà frutti inaspettati di vita e di pace profonda.

 

Come diceva il grande don Tonino Bello: tanti auguri scomodi!

L’amore di Gesù per noi ci sconvolga, ci faccia ardere d’amore – come Lui – fino alla fine. Ci renda capaci di gesti coraggiosi, controcorrente.

 

Oggi è Natale: la tua vita non può più essere la stessa di ieri!!!

Quale passo concreto di carità, ascolto, perdono, compassione, relazione autentica… Gesù oggi ti propone?

(Attento: per una volta, prova a cominciare dalle persone più vicine, dalla tua famiglia, dagli amici di ogni giorno…)

 

Il Natale festeggia la speranza. Ribellati a chi ti dice «il mondo va sempre peggio, c’è spazio solo per il peggioramento»: non arrenderti di fronte a questa grossolana bestemmia.

 

Buon Natale di gioia vera!!!

 

dP




Terza domenica di Avvento, 17 dicembre 2017.

Io gioisco pienamente nel Signore!

«La vocazione cristiana è una vocazione ad un gaudio essenziale per chi l’accoglie.

Il cristianesimo è fortuna, è pienezza, è felicità.

Possiamo dire di più: è una beatitudine che non si smentisce; il cristiano è eletto ad una felicità, che non ha altra sorgente più autentica. Il Vangelo è una « buona novella », è un regno nel quale la letizia non può mancare.

Un cristiano, invincibilmente triste, non è autenticamente cristiano.

Noi siamo chiamati a vivere ed a testimoniare questo clima di vita nuova, alimentato da un gaudio trascendente, che il dolore e le sofferenze d’ogni genere della nostra presente esistenza non possono soffocare, sì bene provocare a simultanea e a vittoriosa espressione».

 

Papa Paolo VI, Discorso all’Udienza generale del 4 gennaio 1978

 

 

Immagine di intestazione: Leonardo da Vinci, Madonna con san’Anna

 

Segue qui sotto: Leonardo da Vinci, La Madonna col Bambino e fiori, al museo dell’Ermitage di san Pietroburgo, detta anche Madonna Benoit