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Giornata Mondiale della Pace. Secondo Papa Francesco

«La maggioranza migra seguendo un percorso regolare, mentre alcuni prendono altre strade, soprattutto a causa della disperazione, quando la patria non offre loro sicurezza né opportunità, e ogni via legale pare impraticabile, bloccata o troppo lenta». Un triste No Comment da parte nostra.

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Scambio ammirevole

Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

 

Dal vangelo secondo Luca

 

 

Don Tonino Bello:

E ora vogliamo chiedere perdono se, come Chiesa, qualche volta abbiamo disatteso il tuo stile: soprattutto quando non abbiamo testimoniato la reciprocità. Abbiamo giudicato i “barbari” costituzionalmente incapaci di poterci offrire qualcosa che noi non avessimo già. Abbiamo rifiutato il baratto con le culture altre. Abbiamo trascurato la trattativa con il diverso. Ci è sfuggito di mente quel vocabolo di sapore volutamene mercantile con il quale i testi liturgici hanno l’audacia di designare il mistero dell’incarnazione: “commercium”, ovvero “admirabile commercium“, scambio ammirevole.
Insomma talvolta abbiamo preteso di dare soltanto, senza accogliere nulla, per non contaminare la nostra aristocrazia puritana. Ha resistito in noi una pregiudiziale di superiorità. Ci siamo dimenticati che il dono unilaterale è la forma più sottile di potere. Ci siamo illusi che per essere missionari sia sufficiente trasportare battesimi, teologia, civiltà. E cinquecento anni fa, mentre i conquistatori, le cui spade non abbiamo avuto sufficiente coraggio di maledire, mettevano nelle loro bisacce oro e ricchezza, noi come Chiesa non abbiamo saputo mettere nella nostra bisaccia neppure un frusto di anima Amerinda, dopo averne data tanta della nostra.

In cammino verso la santità: Titus Zeman

È l’11 gennaio del 1969. Fa freddo e tutto è coperto di neve. Don Andrej Dermek, ispettore dei Salesiani in Slovacchia, sta vicino alla tomba scavata nel cimitero di Vajnory, presso Bratislava dove si stanno svolgendo le esequie di don Titus e tiene un discorso che è un’autentica memoria della testimonianza di questo salesiano prete, a tal punto che le spie del regime presenti al funerale riporteranno nei verbali che è morto un martire.

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La casa sulla roccia


 – Parola di Dio: nel cuore e nell’anima, alla mano, come un pendaglio tra gli occhi. Ebrei osservanti lo hanno preso alla lettera con i filatteri. Come gesto prima del vangelo: la parola di Dio chiede in sé di giungere ad ogni piega della nostra vita.
– Parola di Dio ci chiede sia di conoscere, che di amare; non solo intellettualismo, neppure sentimentalismo o devozionalismo.
– Ancora una volta il vangelo ci spiazza: non basta dire Signore, Signore; non sono sufficienti neppure i gesti clamorosi o appariscenti, profetizzare, cacciare demoni, compiere miracoli. Tutte queste belle cose, che sembrerebbero attestazioni inequivocabili della presenza di Dio, sono giudicate iniquità. Non basta nella nostra vita compiere belle azioni, Gesù ci chiede qualcosa di diverso, di compiere la volontà del Padre.
– San Tommaso d’Aquino si è dilungato sulla difficoltà oggettiva di capire se questo gesto concreto della mia vita, il mio divertimento, la mia preghiera, le scelte di lavoro… sono veramente volontà di Dio. Certamente ci sono dei segnali che ci possono inizialmente aiutare:
– il primo è il vangelo, i comandamenti. Sicuramente ci danno le prime indicazioni; ma la nostra vita è molto più ampia, più complessa, piena di contraddizioni e di equilibri che la legge di Dio non affronta direttamente.
– il secondo criterio è la felicità che proviamo dentro quando facciamo la scelta giusta. È quella risonanza interiore che ci dice, sei veramente al tuo posto, stai compiendo l’azione giusta. Ma anche qui c’è il problema che questa parola così importante e decisiva assume sfaccettature molto diverse: si è felici dopo un sano divertimento e si è felici quando si compie una scelta difficile, faticosa, magari contrastata anche dalle persone vicine, ma che noi sappiamo che è veramente la scelta giusta. E poi bisogna tornare sempre al criterio evangelico: come poteva Gesù essere felice in croce, mentre soffriva fisicamente e spiritualmente per la lontananza da quelli che amava?
– sempre san Tommaso affermava che per cogliere e vivere la volontà di Dio sono indispensabili le virtù, dei potenziamenti delle nostre capacità naturali che da sole ci permetterebbero solo di dire “Signore Signore”, ma non di vivere cristianamente: prudenza, fortezza, temperanza, giustizia.
– parlando della casa sulla roccia che è il vangelo, viene in mente san Francesco, che come carisma, come vocazione specifica nella chiesa, ha ricevuto quello di vivere il vangelo alla lettera, senza accomodamenti. Quando si è trovato davanti al papa e ai cardinali per spiegare le sue scelte, gli hanno contestato che la sua forma di vita veramente povera e radicale l’avrebbe potuta vivere lui, magari pochi altri contagiati direttamente, ma non sarebbe potuta divenire una regola proponibile al popolo cristiano. La sua risposta è fondamentale: “io mi sono limitato a vivere secondo il vangelo, se dite che le mie scelte sono irrealizzabili, vuol dire che anche il vangelo è solo un bel discorso impossibile da praticare”.
– Questo in realtà è un sentimento che nasce in ogni cristiano che sia onesto con se stesso e cerchi di vivere nella radicalità evangelica, di prendere sul serio le parole e la vita di Gesù: la legge semplicemente mette in evidenza la nostra condizione di peccatori; è solo la grazia che viene da Cristo che ci rende capaci di fede illuminata nei pensieri, nel cuore e nella vita; di carità concreta e operosa; di speranza anche nei momenti bui della vita.
– Gesù non ci chiede semplicemente di essere buoni, ma di lasciarci plasmare da Dio fino alla santità; Dio non ci chiede semplicemente di correre con tutte le nostre forze per realizzare il vangelo, ma nel momento che ci affidiamo a lui, che costruiamo la casa della nostra vita sulla roccia, ci dona di volare oltre le barriere del suono; alla base di ogni vocazione e di ogni missione non c’è semplicemente la vita morale, l’essere buoni; ma la vita mistica, godere di un’amicizia intima e profonda con Cristo temprata alla prova delle difficoltà. Un teologo del secolo scorso diceva: il cristiano del XXI sec, o sarà un mistico, o semplicemente non sarà.

San GPII a riguardo della dignità altissima ed inviolabile della donna – 1

La Donna, Madre di Dio

La donna si trova al cuore di questo evento salvifico [la nascita e la manifestazione del vero Dio e vero uomo]
L’autorivelazione di Dio, che è l’imperscrutabile unità della Trinità, è contenuta nelle sue linee fondamentali nell’annunciazione di Nazareth. 
«Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Egli sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo». «Come avverrà questo? Non conosco uomo». «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio (…). Nulla è impossibile a Dio» (cf. Lc 1, 31-37).
E’ facile pensare a questo evento nella prospettiva della storia d’Israele, il popolo eletto di cui Maria è figlia; ma è facile anche pensarvi nella prospettiva di tutte quelle vie, lungo le quali l’umanità da sempre cerca risposta agli interrogativi fondamentali ed insieme definitivi che più l’assillano. 
Non si trova forse nell’annunciazione di Nazareth l’inizio di quella risposta definitiva, mediante la quale Dio stesso viene incontro alle inquietudini del cuore dell’uomo? Qui non si tratta solo di parole di Dio rivelate per mezzo dei Profeti, ma, con questa risposta, realmente «il Verbo si fa carne» (cf. Gv 1, 14).  
Maria raggiunge così un’unione con Dio tale da superare tutte le attese dello spirito umano. 
Supera persino le attese di tutto Israele e, in particolare, delle figlie di questo popolo eletto, le quali, in base alla promessa, potevano sperare che una di esse sarebbe un giorno divenuta madre del Messia. Chi di loro, tuttavia, poteva supporre che il Messia promesso sarebbe stato il «Figlio dell’Altissimo»? A partire dalla fede monoteista vetero-testamentaria ciò era difficilmente ipotizzabile. Solamente in forza dello Spirito Santo, che «stese la sua ombra» su di lei, Maria poteva accettare ciò che è «impossibile presso gli uomini, ma possibile presso Dio» (cf. Mc 10, 27).
Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Mulieris Dignitatem (15 agosto 1988), n. 3 

Essere stella… tra le baracche

“Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce: 
la gloria del Signore brilla sopra di te. 
Poiché ecco la tenebra ricopre la terra, 
nebbia fitta avvolge i popoli, 
ma su di te risplende il Signore, 
la Sua Gloria appare su di te…” (Is. 60, 1-6)

E’ la gioia che esplode nel profeta che “vede” il giorno in cui Dio si mostra qui sulla nostra terra.
Il giorno unico, meraviglioso di Dio che si mostra agli uomini, di ogni parte del mondo.
Chi di noi ha avuto il dono dei Magi, di fare un cammino di fede, oggi si chiede pensosamente che senso si può dare alla vita senza la presenza del Padre che ci ama.
La risposta è nella solitudine che è un’amara esperienza di tanti.
Non si può ignorare l’amore di Dio che, facendosi uomo, vuole diventare il solo sostegno e la sola gioia vera per l’uomo.
Ma noi, che, per Grazia, lo abbiamo incontrato che cosa offriremo al Salvatore del mondo, al Re dell’universo, l’Emmanuele, il Dio con noi, l’Atteso dalle genti?
Come è stato scritto in una “Intervista impossibile a… i Re Magi”, in cui compare un… quarto sapiente che studia il cosmo e l’umanità, alla domanda: “E tu, cosa offrirai al grande Re?”, risponde: “Avevo con me tre splendide perle del Golfo Persico. Ma non le ho più. Durante il cammino ho trovato tante persone vittime del bisogno e della violenza: le ho date in dono per la loro vita. 
Ciò che io sono, questo è il dono che offrirò“.
Dobbiamo anche noi diventare, con la nostra fede, la nostra testimonianza, “stella” e “dono” per chi ci sta intorno.
Ricordo una Epifania nel Belice, tra le baracche.
Venne meno l’elettricità e la sola luce era un cielo incredibilmente stellato.
Era difficile essere lieti.
Passeggiando tra le baracche, come a condividere anche questa sofferenza, dissi ad un gruppo di persone, affacciate sulle porte: “Ci manca tutto”.
Mi risposero: “Finché lei è tra di noi, sappiamo di avere una buona stella”.
Provai una gioia intensa e profonda.
Possiate davvero diventare “stella” e “dono” per i fratelli che il Signore vi ha affidato, ponendoli sulla strada della vostra esistenza, e sarà “gioia piena”, perché scoprirete nel loro volto il Volto del Bambino, il grande Re.

di Mons. Antonio Riboldi