image_pdf

Tra Pecora e Pastore. Il Cristo-valorizzatore

Pecorelle smarrite: Caro Pastore, noi come pecore siamo sensibili alle temperatura e la nostra tosatura ci permette di stare meglio. In questi giorni si è parlato in maniera ancor più frequente, se possibile del riscaldamento globale ovvero dell’innalzamento delle temperature nel nostro pianeta terra. Cosa ne sai a riguardo?

Pastore: Semplicemente quello che ho letto sui giornali. Ti ricordo, carissima Pecorella mia, che di Tuttologi ce n’è fin troppi, io sono un semplice Pastore. Se oltrepasso il mio campo con pronunciamenti non strettamente competenti la mia vocazione e missione, chissà le tasse e i sindacati…

Pecorelle smarrite: Che le temperature si stiano alzando, in media, è un dato che può essere dato per certo statisticamente (rilevazioni oggettive lo confermano). Il problema sostanziale è: quale la causa? E qui viene il bello poiché si dà per scontato che la causa sia antropica. Che mi sai dire su questo?

Pastore: Come direbbe il buon don Camillo, la domanda è inequivocabilmente tendenziosa. Ti rispondo solo andando un po’ fuori tema. Alcuni dicono che l’energia nucleare sia la più pericolosa in assoluto, soprattutto per il futuro. Altri affermano esattamente il contrario. Il fatto è che in Italia abbiamo deciso con un referendum di non averne. Pur essendo circondati, anche a brevissima distanza, dalle centrali di Francia, Slovenia, Croazia. Guarda caso, la grandissima parte della nostra industria, almeno al Nord Italia… è basata sull’energia elettrica che compriamo, a caro prezzo, in mezza Europa.

Perché a Brescia hanno costruito da decenni un termovalorizzatore e maxi inceneritore che riscalda l’intera città e i rifiuti di Napoli devono essere trasportati, via treno, in Germania (sempre bruciati, a caro prezzo per tutti gli italiani). E poi, ho abitato a Roma per qualche anno. Ogni mattina passava il camion dell’immondizia (posso chiamarla così?). Bene, c’erano 4 bidoni con  generi di raccolta diversi (credo, prescritti per legge). Ma, ne sono sicuro, lui mescolava tutto nella sua stessa medesima unica pancia! Va bene così?

Pecorelle smarrite: Ovviamente starai pensando che siamo pecorelle confuse oltre che smarrite. Che senso ha fare domande su questi temi ad un pastore se anche gli scienziati sono divisi a riguardo? Beh, sai che i tuoi “superiori” ultimamente hanno modificato le loro priorità. L’aborto? La famiglia? Il peccato? La Salvezza eterna? Ma no! Il clima è il problema principale su cui scrivere anche un’Enciclica! Concordi che forse bisognerebbe rimettere in ordine le questioni?

Pastore: Per ordini superiori, mi costringi ad un asciuttissimo “no comment” (Pur sapendo che ci sono Facoltà Pontificia intere che si concentrano sul tema; assieme a superiori provinciali e vescovi che, per principio, si son rifiutati solo di meditare sulla… “Laudato sii”)

Pecorelle smarrite: Concludiamo con un’ultima domanda provocatoria. Perché questo affannarsi nell’inseguire il mondo invece che seguire il… Cristo?Pastore: Ammetto di essermi trovato in difficoltà quando mi hanno raccontato che alcuni gruppi ecclesiali hanno incentrato il loro cammino formativo annuale… su come la raccolta differenziata era organizzata nella loro città. Oppure quando una mamma lavoratrice mi ha dato il permesso di raccontare pubblicamente di non aver fatto la comunione a Messa più volte perché, mentre la figlia prepara tanto amorevolmente i 4 (o 5?) sacchetti della raccolta differenziata, a lavare i piatti e le pulizie è comunque la mamma, che aveva tralasciato e mescolato l’umido…

Vizi e virtù. 2. Dall’invidia alla benevolenza e carità

A qualcuno capita di non essere mai invidioso/a? C’è differenza tra l’invidia e la gelosia? Sono più invidiosi i ragazzi o le ragazze? Credo di non essere per nulla troppo curioso ponendomi questi interrogativi di fronte a quel vizio che il dizionario descrive come “sentimento spiacevole che si prova per un bene o una qualità altrui che si vorrebbero per sé, accompagnato spesso da avversione e rancore per colui che invece possiede tale bene o qualità; anche, la disposizione generica a provare tale sentimento, dovuta per lo più a un senso di orgoglio per cui non si tollera che altri abbia doti pari o superiori, o riesca meglio nella sua attività o abbia maggior fortuna”.

Insomma, ce n’è per tutti. Io non tollero che un altro abbia qualcosa o compia un’attività meglio di me. La gelosia, sottilmente diversa, ci allontana da noi stessi pretendendo di essere gli unici a possedere. Come vedremo per tutti i vizi, essi in qualche modo, essendo capitali, raccolgono e in qualche modo dis-ordinano ciò che trovano attorno a sé.

Quali ambiti possono essere toccati dall’invidia? Praticamente tutti. C’è chi invidia le origini familiari, chi una maggiore (o presunta) intelligenza, chi le ricchezze, chi il moroso o la morosa altrui, chi gli amici e le amiche… Partiamo dalle relazioni umane, in quanto sono doppiamente coinvolte: prima come amicizia o innamoramento o anche fidanzamento, poi nell’invidia in quanto tale. La questione sottostante credo sia proprio la seguente: come imposto le mie relazioni? A mio favore, a mio vantaggio? Solo secondo una “simpatia” molto superficiale che si tramuta troppo facilmente in “antipatia” tanto “a pelle” quanto devastatrice? Se le premesse sono queste, solo frequentando una persona, conoscendo pian piano i suoi pregi e difetti… ecco che il “nemico” avrà molta facilità a far capovolgere un coinvolgimento di emozioni che prima era positivo in negativo: ecco nata l’invidia.

Ma andiamo più a fondo. Quale è la radice profondissima dell’invidia, quel fondamento che normalmente non ci passa neppure per l’anticamera del cervello e del cuore? Si tratta della paura di non essere amati veramente. Di non essere all’altezza di essere amati; che l’altro – in quanto più bello, intelligente, ricco – possa letteralmente rubarmi l’amore di cui sono assetato più dell’acqua. Esempio lampante: Adamo ed Eva, appena creati, prima del peccato originale, erano nudi e non se ne vergognavano. Ebbene: se mi togliessero tutte le mie difese mentali, materiali, di relazione, di abilità… (essere nudi, limpidi, totalmente essenziali come Adamo ed Eva), gli altri che adesso sembrano amarmi, continuerebbero ad amarmi?

In termini più precisi e meno taglienti: se io baso le mie relazioni – come si fa “normalmente” – su ciò che possiedo, sul numero di sms, WhatsApp che ricevo o che invio, sull’intelligenza, sull’essere o no all’interno di un gruppo, sulla capacità di influenzare le scelte degli altri… mi pare proprio che sarà facile cadere nell’altra faccia della medaglia: l’invidia.

Può capitare invece che, a furia di sbattere il naso contro le delusioni; con il sostegno di un padre spirituale; purtroppo – bisogna dirlo – anche a causa di insuccessi, fatiche insopportabili o malattie; o più semplicemente grazie ad un confronto molto molto schietto con Gesù e il suo vangelo… ci troviamo ad essere “terribilmente nudi” di fronte a noi stessi e forse addirittura di fronte agli altri. Qui nasce la vera carità, che in questo caso declinerei come benevolenza in quanto sguardo profondamente limpido su se stessi e sul prossimo. Il nostro sguardo comincia ad essere come quello di Gesù: non giudica ostentatamente, perentoriamente e senza scampo, ma accoglie la fragilità umana. L’invidioso e il geloso giudicano (gli altri o se stessi superiori al prossimo).

Gesù, Francesco di Sales, Don Bosco, Madre Mazzarello, Madre Teresa di Calcutta, Giovanni Paolo II e tutta la vastissima schiera dei santi avevano e hanno un occhio sereno e pacificante per ciascuno di noi, proprio perché il loro sguardo è di benevolenza; il loro abbraccio non ti trattiene, non è finalizzato a possedere ma ad accoglierti, insieme ai tuoi doni più intimi e alle tue ferite più laceranti, quelle che non hai coraggio di guardare anche quando sei solo/a. Quelle stesse che ti fanno piangere o tirare pugni contro il muro di fronte ad uno specchio “troppo veritiero”. Mentre l’invidia e la gelosia ci portano inevitabilmente alla menzogna verso noi stessi e gli altri; invece lo sguardo benevolente di Dio, che ama senza condizioni e senza ricatti, ci ridona – purificati – a noi stessi. Lasciamoci amare e amiamo nel modo di Dio: dal fango dell’invidia sgorgherà la benevolenza.

Semplici accorgimenti allo scopo di una concreta benevolenza e carità:

  • Riscopro il valore del silenzio e della preghiera, come ascolto e dialogo con quel Dio di Gesù Cristo che mi ama senza mettermi condizioni di intelligenza, bellezza, successo… ma guarda solo la limpidezza del cuore
  • Mi guardo attorno con più attenzione: è proprio detto che chi possiede di più è maggiormente felice? L’amore, la benevolenza, la carità… fanno eccezione, perché non sono delle cose che si conquistano, ma dei doni. È come mettersi sotto una cascata (quella della grazia di Dio), lasciarsi inzuppare e giungere a chiamare gratuitamente più gente possibile a ricevere la grazia dell’amore.
  1. Apro gli occhi ancora meglio: hai mai incontrato una persona ammalata, che però conserva degli occhi splendidi e limpidi; un animo sereno e benevolente?

Vizi e virtù. Introduzione

La persona umana è molto fortunata, gode di una dignità altissima: viene da Dio, addirittura è sua immagine e somiglianza. Non solo ha origine in Dio, ma ha una sete di Dio talmente alta e profonda da poter non solo sognare, ma addirittura sperare fondatamente di poter partecipare alla vita dello stesso Dio che ci ha creati e salvati dal peccato in Cristo, morto e risorto per noi.

Ma… la vita non è tutta rose e fiori: l’esistenza stessa di ciascuno e del mondo intero è segnata dai molteplici limiti di cui facciamo esperienza ogni giorno, poi anche dal male e dal peccato. Riferendosi a quest’ultima parola, tanti combinano dei grossi guai interiori. Alcuni (specialmente negli anni passati, ma è possibile ancora oggi) credevano di onorare Dio avendo proprio paura, terrore di Dio, percependosi come incalliti peccatori, privi di speranza di uscire da questo circolo vizioso. C’è quindi chi dice: “Sono perso, non riuscirò mai a vivere senza peccare”.

Oggi si rischia esattamente il contrario: ritenere il peccato, la confessione sacramentale e tutto quello che ci sta dietro quasi come un’invenzione della chiesa e dei preti. Allora “il peccato non c’è, ci credono solo le vecchiette”, “è solo un mezzo umano per far nascere nelle persone dei terribili sensi di colpa…” Al massimo parliamo di fragilità. Ma dire peccato sembra proprio troppo.

Un saggio autore, proprio per descrivere questa vera, autentica, oggettiva lontananza da Dio di cui si tratta parlando del peccato, esclamava più volte, semplicemente: “Peccato!!!” Sì, “peccato!” ancora una volta non ho colpito il bersaglio della risposta alla volontà di Dio (quindi della mia e nostra conseguente felicità). Continuo a ribellarmi all’Amore, non facendomi amare, ritenendomene non degno o comunque sempre con il conto “in passivo”.

In questa rubrica ci soffermeremo in particolare sulle virtù cardinali e sui vizi capitali. Più semplicemente: la saggia e autentica tradizione della Chiesa ci insegna che tutte le nostre mancanze, anche la nostra piccola o grande cattiveria (anche tu ne hai fatto esperienza, vero?) ha una varietà di fantasia e di esagerazioni o di mancanze molto ampia. Prova è chi viene a confessarsi portando una lunga “lista della spesa”. In realtà, con un po’ più di preghiera, di saggezza spicciola e soprattutto l’aiuto del padre spirituale e del confessore, ci accorgiamo che i nostri peccati singoli possono essere come divisi in “categorie”. Queste grandi “famiglie” di peccati vengono proprio chiamati vizi (appunto, che stanno a capo dei peccati singoli, per questo capitali).

Tutto è perduto? La nostra vita si limita ad essere un passaggio da un peccato all’altro o ad esplorare un vizio per poi rivolgere l’attenzione ad un altro?

No! Accettando di lasciarci aiutare da Dio e per mezzo della nostra positiva collaborazione, possiamo arrivare ad una robustezza interiore, di opere e parole, per cui succede che non solo evitiamo di cedere al peccato (la gran parte delle volte, possibilmente…). Ma siamo docili a costruire – con Dio, per l’intercessione di Maria santissima e di tutti i santi – qualcosa di buono, di solido, di resistente.

Don Bosco direbbe che possiamo, siamo chiamati, dobbiamo veramente arrivare a vivere, celebrare, contemplare “la bellezza della virtù e la bruttezza del peccato”.

Il primo vizio che tratteremo, nella prossima settimana, sarà quello dell’invidia, che è chiamata a convertirsi, fare dietro-front, fare un’inversione a U, per diventare benevolenza.

Per oggi, solo alcune provocazioni, che possono diventare preghiera e vita quotidiana:

  • Mi metto alla presenza di Dio, invocando in me il suo Spirito d’amore.
  • Guardando alla mia vita, provo a scoprire quali potrebbero essere i miei atteggiamenti tipici o abitudinari (quasi spontanei), sia in positivo che in negativo.
  • Per i più coraggiosi, comincio a provare (possibilmente aiutato/a dal confessore o padre spirituale) a distinguere in tre colonne: errori non voluti; piccola o grande cattiveria compiuta in modo inusuale; piccola o grande cattiveria compiuta in modo che ormai si è radicato dentro di me.
  • Trovo il coraggio, all’inizio della Quaresima di vivere una buona confessione di lode, di peccato, di proposito di miglioramento.

Buona Quaresima!!!

Autore: don Paolo Mojoli