Dalla sofferenza

Un amico, dagli occhi furbi e dal passo svelto, anche se segnato dal morbo di Parkinson, cura questa pagina.

 

“Dalla sofferenza”, già: proprio così titola questa rubrica; ma come mai proprio “dalla” e non, ad esempio, “nella”, piuttosto che “con la” oppure “accanto alla”?

Il motivo è semplice: con questa rubrica vorrei dare voce propria a ciò che viene dalla sofferenza, alle reazioni che essa genera, agli interrogativi che essa suscita.

Tutti ne facciamo esperienza, ciascuno a modo suo: qualcuno sembra esserne appena sfiorato; su altri essa si abbatte in maniera terrificante, tanto che ci si chiede come possano sopportarla; su altri ancora, poi, in modo subdolamente “leggero”, ma senza pausa, generando quello che gli “spiriti eleganti” hanno chiamato le mal du vivre, che possiamo tradurre con “la sofferenza d’essere al mondo”.

Nessuno, insomma, anzi, nulla ne è risparmiato; sì, “nulla”, perché la sofferenza non è solo quella che fa partire noi uomini, ma anche quella, non meno profonda, che colpisce l’intero creato, esseri viventi e cose inanimate, quella che vediamo nelle foreste in fiamme e nelle regioni devastate da terremoti, eruzioni vulcaniche, uragani e maremoti o, addirittura, nei corpi celesti che si scontrano o collassano, liberando quantità inimmaginabili d’energia che si riversa nello spazio, dando luogo a fenomeni al tempo stesso terrificanti ed affascinanti ed i cui effetti sono talora ulteriormente distruttivi.

È questa diffusa sofferenza generale quella che ha sollecitato la riflessione di grandi pensatori e mistici di tutte le civiltà: è stato guardando ad essa, per dire, che il Buddha fu portato all’idea della grande compassione.

Naturalmente, la più inaccettabile è quella che è frutto di indifferente stupidità o, peggio, di assurda e disumana crudeltà, per non dire, poi, di quella, incomprensibile e scandalosa, che colpisce gli innocenti; ma il male della sofferenza è, invero, una realtà molto più generale, dalla quale, non solo come ho detto prima nulla è risparmiato, ma tutto viene anzi coinvolto in un vortice sempre più ampio.

Non voglio certo spargere pessimismo con quest’osservazione, ma semplicemente far capire di che cosa sto parlando e, d’altra parte, non posso nascondere né a me, né a voi, il fatto che la realtà della sofferenza e del suo crescendo sono incontestabili.

E da tutta questa sofferenza, da questo progressivo e inarrestabile male, nasce una prima domanda che da sempre si è fatta strada nell’animo degli uomini e continua a porgersi: perché? Che senso ha?

Risposte vere non se ne trovano e così ecco le reazioni più disparate: c’è chi non sopporta l’angoscia e si abbandona alla disperazione, a volte senza rimedio, fino alla decisione di non continuare più una vita divenuta insopportabile; c’è chi vi trova motivo per rafforzare la propria fede e, all’opposto, c’è chi finisce col trovare assurda una qualsiasi fede e preferisce affrontare stoicamente la falsa tranquillità del non senso, non senso del mondo e non senso della vita; ci sono poi quelli che accettano di fermarsi dinanzi al dubbio, consapevoli della sua insuperabilità, e, tra questi, alcuni si danno alla “dolce vita”, mentre altri offrono l’intero proprio essere a sollevare chi sta nella sofferenza.

Ebbene: lo scopo di questa rubrica non sarà quello di formulare giudizi, ma semplicemente quello, con l’aiuto di chi vorrà, di continuare a riflettere e cercare, pur senza alcuna illusione di arrivare ad una qualsiasi parvenza di soluzione esaustiva, delle piccole aperture, piccoli bagliori di luce, attraverso la condivisione.

Eccoci dunque al punto: tutti siete invitati, se lo volete, a partecipare a questa condivisione; scrivetemi e, nei limiti del possibile, quello che vorrete mettere in comune potrà essere pubblicato e, magari, accompagnato da qualche considerazione.

Io resto in attesa.

 

UNO DI VOI

 

Allo scopo di contattare l’autore di questa rubrica, garantendo a lui l’anonimato, chiediamo il favore di clickare su “Contattami” nella pagina iniziale del sito e porre come oggetto “Rubrica Dalla sofferenza”. Don Paolo girerà al più presto il commento al destinatario, il quale sarà libero di rispondere nel modo che ritiene maggiormente opportuno. Grazie