Spunti di preghiera dalle Letture di domenica 8 ottobre

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Is 5,1-7; Sal 79; Fil 4,6-9; Mt 21,33-43.

  • L’inizio della parabola evangelica di oggi potrebbe provocare in noi tristezza e sconforto, forse anche paura o timore poco sano.

  •  Isaia inizia con parole di poesia altissima, segno dell’amore da sempre di Dio per ognuno di noi, per la sua Chiesa

  • Vi è invece un peggioramento drammatico previsto nella prima lettura.

  • Da tenere presente però:

1.       Gesù Cristo come la vera vite che non tramonta, che vince il male con l’amore, che sconfigge la morte con l’amore filiale al Padre e di donazione a tutti noi suoi figli

2.       Il salmo, con un crescendo stupendo che possiamo realmente fare nostro:

Dio degli eserciti [non perché violento, ma Onnipotente], ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Correzione filiale a riguardo di eresie propagate

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In questi giorni tanti parlano della Lettera rivolta da numerosi studiosi e teologi a Papa Francesco.
Allo scopo di ragionare sulle parole effettivamente scritte da queste persone, ne offriamo il testo integrale.
Se e quando il Santo Padre deciderà di prendere posizione al riguardo, sarà mio dovere pubblicarne le parole.
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Correctio filialis de haeresibus propagatis
16 luglio 2017,
Festa della Madonna del Carmine
Beatissimo Padre,
con profondo dolore, ma mossi dalla fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo, dall’amore alla Chiesa
e al papato, e dalla devozione filiale verso di Lei, siamo costretti a rivolgerLe una correzione a
causa della propagazione di alcune eresie sviluppatesi per mezzo dell’esortazione apostolica
Amoris laetitia e mediante altre parole, atti e omissioni di Vostra Santità.
Ci è consentito fare questa correzione in virtù della legge naturale, della legge di Cristo e della
legge della Chiesa, tre cose che Vostra Santità è chiamato dalla divina Provvidenza a proteggere.
Dalla legge naturale: poiché come gli inferiori per natura hanno il dovere di obbedire ai loro
superiori in tutte le cose previste dalla legge, così essi hanno il diritto di essere governati secondo
la legge e pertanto di insistere, qualora ci fosse bisogno, che i loro superiori così governino. Dalla
legge di Cristo: poiché il suo Spirito ispirò l’apostolo Paolo di rimproverare Pietro in pubblico
quando quest’ultimo non agì secondo la verità del Vangelo (Gal 2). San Tommaso d’Aquino nota
che questo rimprovero pubblico di un inferiore al superiore fu lecito in ragione dell’imminente
pericolo di scandalo concernente la fede (Summa Theologiae 2a 2ae, 33, 4 ad 2) e la “Glossa di
Sant’Agostino” aggiunge che, in quell’occasione, «Pietro stesso diede l’esempio ai superiori di non
sdegnare di essere corretti dai sudditi, quando capitasse loro di allontanarsi dalla giusta via» (ibid).
Anche la legge della Chiesa ci costringe a ciò, poiché afferma che «i fedeli […]in modo
proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, […] hanno il diritto, e
anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il
bene della Chiesa» (Codice di Diritto Canonico, can. 212, § 2 e 3; Codice dei Canoni delle Chiese orientali,
can. 15, § 3).
È stato dato scandalo alla Chiesa e al mondo, in materia di fede e di morale, mediante la
pubblicazione di Amoris laetitia e mediante altri atti attraverso i quali Vostra Santità ha reso
sufficientemente chiari la portata e il fine di questo documento. Di conseguenza, si sono diffusi
eresie e altri errori nella Chiesa; mentre alcuni vescovi e cardinali hanno continuato a difendere le
verità divinamente rivelate circa il matrimonio, la legge morale e la recezione dei sacramenti, altri
hanno negato queste verità e da Vostra Santità non hanno ricevuto un rimproveroma un favore.
Per contro, quei cardinali che hanno presentato i dubia a Vostra Santità, affinché attraverso
questo metodo radicato nel tempo la verità del vangelo potesse essere facilmente affermata, non
hanno ricevuto una risposta ma il silenzio.
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Santo Padre, il ministero petrino non Le è stato affidato perché imponga strane dottrine ai fedeli,
ma perché Lei, quale servo fedele, custodisca il deposito fino al giorno della venuta del Signore
(Lc 12; 1Tm 6). Aderiamo incondizionatamente alla dottrina dell’infallibilità papale come definita
dal Concilio Vaticano I e pertanto aderiamo alla spiegazione che lo stesso concilio diede di questo
carisma, la quale include la seguente dichiarazione: «[…] ai successori di Pietro è stato promesso
lo Spirito Santo non perché per sua rivelazione manifestassero una nuova dottrina, ma perché
con la sua assistenza custodissero santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione trasmessa
dagli apostoli, cioè il deposito della fede» (Pastor Aeternus, cap. 4). Per questa ragione, il Suo
predecessore, il Beato Pio IX, lodò la dichiarazione collettiva dei vescovi tedeschi, i quali
dichiararono che «l’opinione secondo cui il papa è “un sovrano assoluto in ragione della sua
infallibilità” è basata su una comprensione completamente falsa del dogma dell’infallibilità papale»
1. Similmente, al Concilio Vaticano II, la Commissione Teologica mise in luce, in riferimento alla
Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, che i poteri del Romano Pontefice sono
limitati in molti modi2.
Tuttavia, quei cattolici che non afferrano chiaramente i limiti dell’infallibilità papale sono
condotti, mediante le parole e le azioni di Vostra Santità,in uno di due erroridisastrosi: o arrivano
ad abbracciare le eresie che ora sono propagate o, coscienti che queste dottrine sono contrarie
alla Parola di Dio, dubiteranno delle prerogative dei papi o le negheranno. Altri fedeli sono
portati a mettere in dubbio la validità della rinuncia del Papa emerito Benedetto XVI. In tal
modo, l’ufficio petrino, conferito alla Chiesa da Nostro Signore Gesù Cristo per il bene dell’unità
della fede, è strumentalizzato al punto di aprire una strada all’eresia e allo scisma. Di più, notando
che le pratiche ora incoraggiate dalle parole e dalle azioni di Vostra Santità sono contrarie non
solo alla fede perenne e alla disciplina della Chiesa, ma anche alle dichiarazioni magisteriali dei
suoi predecessori, i fedeli riflettono sul fatto che le dichiarazioni di Vostra Santità non possono
avere un’autorità maggiore di quella dei papi precedenti; così l’autentico magistero papale soffre
di una ferita che potrebbe non rimarginarsi presto.
Noi tuttavia crediamo che Vostra Santità possiede il carisma dell’infallibilità e la giurisdizione
universale sui fedeli di Cristo, nel senso definito dalla Chiesa. Nella nostra denunciadiAmoris
laetitia edi altri atti, parole e omissioni collegati ad essa, non neghiamo l’esistenza di questo
carisma papale o il suo possesso da parte di Vostra Santità, dal momento che né Amoris laetitia né
alcuna delle affermazioni che hanno contribuito a propagare le eresie insinuate da questa
esortazione sono protette da quella divina garanzia di verità. La nostra correzione è necessitata
dalla fedeltà agli insegnamenti papali infallibili che sono incompatibili con alcune dichiarazioni di
Vostra Santità.
Come sudditi, non abbiamo il diritto di indirizzare a Vostra Santità quella forma di correzione
mediante la quale un superiore minaccia o amministra la punizione a coloro che sono sottomessi
a lui (cf. Summa Theologiae 2a 2ae, 33,4). Le rivolgiamo questa correzione, piuttosto, al fine di
proteggere i nostri fratelli cattolici – e quelli fuori della Chiesa, dai quali la chiave della
conoscenza non deve essere portata via (cf. Lc 11) – sperando di prevenire una diffusione
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maggiore di dottrine che tendono per se stesse alla profanazione di tutti i sacramenti e alla
sovversione della Legge di Dio.
* * *
Desideriamo ora mostrare come alcuni passaggi di Amoris laetitia, insieme ad atti, parole e
omissioni di Vostra Santità, servono a propagare sette proposizione eretiche3.
I passaggi di Amoris laetitia ai quali ci riferiamo sono i seguenti:
AL 295: «In questa linea, san Giovanni Paolo II proponeva la cosiddetta “legge della
gradualità”, nella consapevolezza che l’essere umano “conosce, ama e realizza il bene
morale secondo tappe di crescita”. Non è una “gradualità della legge”, ma una gradualità
nell’esercizio prudenziale degli atti liberi in soggetti che non sono in condizione di
comprendere, di apprezzare o di praticare pienamente le esigenze oggettive della legge».
AL 296: «[…] due logiche percorrono tutta la storia della Chiesa: emarginare e reintegrare
[…]. La strada della Chiesa, dal Concilio di Gerusalemme in poi, è sempre quella di Gesù:
della misericordia e dell’integrazione […]. La strada della Chiesa è quella di non
condannare eternamente nessuno;
AL 297: «Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del
Vangelo!»
AL 298: «I divorziati che vivono una nuova unione, per esempio, possono trovarsi in
situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni
troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale.
Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata
fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della
propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si
cadrebbe in nuove colpe. La Chiesa riconosce situazioni in cui “l’uomo e la donna, per
seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo
della separazione” [nota 329: «In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la
possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che, se
mancano alcune espressioni di intimità, “non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e
possa venir compromesso il bene dei figli”»].C’è anche il caso di quanti hanno fatto
grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto, o
quello di “coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei
figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio,
irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido”. Altra cosa invece è una nuova
unione che viene da un recente divorzio, con tutte le conseguenze di sofferenza e di
confusione che colpiscono i figli e famiglie intere, o la situazione di qualcuno che
ripetutamente ha mancato ai suoi impegni familiari. Dev’essere chiaro che questo non è
l’ideale che il Vangelo propone per il matrimonio e la famiglia. I Padri sinodali hanno
affermato che il discernimento dei Pastori deve sempre farsi «distinguendo
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adeguatamente», con uno sguardo che discerna bene le situazioni. Sappiamo che non
esistono “semplici ricette”».
AL 299: «Accolgo le considerazioni di molti Padri sinodali, i quali hanno voluto affermare
che “i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati
nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo. La
logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale, perché non
soltanto sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano
avere una gioiosa e feconda esperienza. Sono battezzati, sono fratelli e sorelle, lo Spirito
Santo riversa in loro doni e carismi per il bene di tutti. […] Essi non solo non devono
sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa,
sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li
incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo”».
AL 300: «[…] poiché “il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”, le
conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli
stessi [nota 336: «Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento
che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa
grave»]».
AL 301: «Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche
situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia
santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della
norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel
comprendere “valori insiti nella norma morale” o si può trovare in condizioni concrete
che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una
nuova colpa».
AL 303: «Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde
obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e
onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire
con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo
in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale
oggettivo».
AL 304: «Prego caldamente che ricordiamo sempre ciò che insegna san Tommaso
d’Aquino e che impariamo ad assimilarlo nel discernimento pastorale: “Sebbene nelle
cose generali vi sia una certa necessità, quanto più si scende alle cose particolari, tanto più
si trova indeterminazione. […] In campo pratico non è uguale per tutti la verità o norma
pratica rispetto al particolare, ma soltanto rispetto a ciò che è generale; e anche presso
quelli che accettano nei casi particolari una stessa norma pratica, questa non è ugualmente
conosciuta da tutti. […] E tanto più aumenta l’indeterminazione quanto più si scende nel
particolare”. È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai
disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare
assolutamente tutte le situazioni particolari».
AL 305: «A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una
situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia
in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere
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nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa [nota 351: «In
certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, “ai sacerdoti ricordo
che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del
Signore”. Ugualmente segnalo che l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti, ma un
generoso rimedio e un alimento per i deboli”]».
AL 308: «Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo
ad alcuna confusione. Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene
che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui
esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, “non rinuncia al bene possibile,
benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada”».
AL 311: «L’insegnamento della teologia morale non dovrebbe tralasciare di fare proprie
queste considerazioni […]».
Le parole, gli atti e le omissioni di Vostra Santità ai quali desideriamo riferirci e che insieme a
questi passaggi di Amoris laetitia stanno contribuendo a propagare eresie nella Chiesa sono i
seguenti:
– Vostra Santità ha rifiutato di dare una risposta positiva ai dubia a Lei presentati dai Cardinali
Burke, Caffarra, Brandmüller e Meisner, attraverso i quali Le veniva richiesto rispettosamente di
confermare che l’Esortazione apostolica Amoris laetitia non abolisce cinque insegnamenti della
fede cattolica.
– Vostra Santità è intervenuta nella composizione della Relatio post disceptationem del Sinodo
Straordinario sulla Famiglia. La Relatio proponeva di concedere la Comunione ai cattolici
divorziati e risposati, distinguendo “caso per caso” e diceva che i pastori dovrebbero enfatizzare
gli “aspetti positivi” degli stili di vita che la Chiesa considera gravemente peccaminosi, inclusi il
matrimonio civile dopo il divorzio e la coabitazione prematrimoniale. Queste proposte furono
incluse nella Relatio in ragione della Sua personale insistenza, nonostante che esse non avessero
raggiunto i due-terzi della maggioranza richiesta dalle regole del Sinodoperché una proposta
potesse essere inclusa nella Relatio.
– In un’intervista dell’aprile 2016, un giornalista chiese a Vostra Santità se ci siano concrete
possibilità per i divorziati risposati che non esistessero prima della pubblicazione di Amoris laetitia.
Lei ha risposto: «Io posso dire, sì. Punto». Vostra Santità ha dichiarato poi che alla domanda del
giornalista aveva risposto il Cardinale Schönborn nella sua presentazione di Amoris laetitia. In
quella presentazione il Cardinale Schönborn ha affermato:
La mia grande gioia per questo documento sta nel fatto che esso coerentemente superi
l’artificiosa, esteriore, netta divisione fra “regolare” e “irregolare” e ponga tutti sotto
l’istanza comune del Vangelo, secondo le parole di San Paolo: “Dio infatti ha rinchiuso
tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!” (Rom 11, 32). […] Si pone
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naturalmente la domanda: e cosa dice il Papa a proposito dell’accesso ai sacramenti per
persone che vivono in situazioni “irregolari”? Già Papa Benedetto aveva detto che non
esistono delle “semplici ricette” (AL 298, nota 333). E Papa Francesco torna a ricordare la
necessità di discernere bene le situazioni, nella linea della Familiaris consortio (84) di San
Giovanni Paolo II (AL 298). “Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di
risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a
volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione
che dànno gloria a Dio” (AL 305). E Papa Francesco ci ricorda una frase importante che
aveva scritto nell’Evangelii gaudium 44: “Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani,
può essere più gradito Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni
senza fronteggiare importanti difficoltà” (AL 304). Nel senso di questa “via caritatis” (AL
306) il Papa afferma, in maniera umile e semplice, in una nota (351), che si può dare
anche l’aiuto dei sacramenti “in certi casi”»4.
Vostra Santità ha amplificato questa dichiarazione asserendo che Amoris laetitia appoggia
l’approccio ai divorziati risposati praticato nella diocesi del Cardinale Schönborn, dove a costoro
è permesso di ricevere la Comunione.
– Il 5 settembre 2016 i vescovi della regione di Buenos Aires hanno pubblicato una dichiarazione
circa l’applicazione di Amoris laetitia, nella quale asseriscono:
6) En otras circunstancias más complejas, y cuando no se pudo obtener una
declaración de nulidad, la opción mencionada puede no ser de hecho factible. No
obstante, igualmente es posible un camino de discernimiento. Si se llega a reconocer
que, en un caso concreto, hay limitaciones que atenúan la responsabilidad y la
culpabilidad (cf. 301-302), particularmente cuando una persona considere que caería
en una ulterior falta dañando a los hijos de la nueva unión, Amoris laetítía abre la
posibilidad del acceso a los sacramentos de la Reconciliación y la Eucaristía (cf. notas
336 y 351). Estos a su vez disponen a la persona a seguir madurando y creciendo con
la fuerza de la gracia. […]9) Puede ser conveniente que un eventual acceso a los sacramentos se realice de
manera reservada, sobre todo cuando se prevean situaciones conflictivas. Pero al
mismo tiempo no hay que dejar de acompañar a la comunidad para que crezca en un
espíritu de comprensión y de acogida, sin que ello implique crear confusiones en la
enseñanza de la Iglesia acerca del matrimonio indisoluble. La comunidad es
instrumento de la misericordia que es «inmerecida, incondicional y gratuita» (297).
10) El discernimiento no se cierra, porque «es dinámico y debe permanecer siempre
abierto a nuevas etapas de crecimiento y a nuevas decisiones que permitan realizar el
ideal de manera más plena» (303), según la «ley de gradualidad» (295) y confiando en
la ayuda de la gracia.

[6) In altre circostanze più complesse, e quando non si è potuta ottenere la dichiarazione di
nullità, l’opzione appena menzionata può di fatto non essere percorribile. Ciò nonostante, è
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ugualmente possibile un percorso di discernimento. Se si giunge a riconoscere che, in un
determinato caso, ci sono dei limiti personali che attenuano la responsabilità e la
colpevolezza (cfr. 301-302), particolarmente quando una persona consideri che cadrebbe in
ulteriori mancanze danneggiando i figli della nuova unione, Amoris laetitia apre la possibilità
dell’accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia (cfr. nota 336 e 351).
Questi, a loro volta, disporranno la persona a continuare il processo di maturazione e a
crescere con la forza della grazia. […]9) Può essere opportuno che un eventuale accesso ai sacramenti si realizzi in modo
riservato, soprattutto quando si possano ipotizzare situazioni di disaccordo. Ma allo stesso
tempo non bisogna smettere di accompagnare la comunità per aiutarla a crescere in spirito
di comprensione e di accoglienza, badando bene a non creare confusioni a proposito
dell’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La comunità è strumento
di una misericordia che è «immeritata, incondizionata e gratuita» (297).
10) Il discernimento non si conclude, perché «è dinamico e deve rimanere sempre aperto a
nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo
più pieno» (303), secondo la «legge della gradualità» (295) e confidando sull’aiuto della
grazia].
Qui si asserisce che secondo Amoris laetitia non si deve creare confusione circa l’insegnamento
della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio, che i divorziati risposati possono ricevere i
sacramenti e che il rimanere in questo stato è compatibile con il ricevere l’aiuto della grazia.
Vostra Santità ha scritto una lettera ufficiale, che porta la data dello stesso giorno in cui scrivono i
vescovi argentini, al vescovo Sergio Alfredo Fenoy di San Miguel, delegato dei vescovi argentini
della regione di Buenos Aires, nella quale Lei dichiara che i vescovi della regione di Buenos Aires
hanno dato l’unica interpretazione possibile di Amoris laetitia:
«Querido hermano:
Recibí el escrito de la Región Pastoral Buenos Aires «Criterios básicos para la aplicación
del capítulo VIII de Amoris laetítia». Muchas gracias por habérmelo enviado; y los felicito
por el trabajo que se han tomado: un verdadero ejemplo de acompañamiento a los
sacerdotes… y todos sabemos cuánto es necesaria esta cercanía del obíspo con su clero y
del clero con el obispo . El prójimo «más prójimo» del obispo es el sacerdote, y el
mandamiento de amar al prójimo como a sí mismo comienza para nosotros obispos
precisamente con nuestros curas.
El escrito es muy bueno y explícita cabalmente el sentido del capitulo VIII de Amoris
Laetitia. No hay otras interpretaciones».

«Caro Fratello,
Ho ricevuto il documento della Regione Pastorale Buenos Aires “Criteri basilari per
l’applicazione del capitolo VIII di Amoris laetitia”. Molte grazie per avermelo inviato; mi
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felicito con loro per il lavoro che hanno fatto: un vero esempio di accompagnamento dei
sacerdoti…e tutti sappiamo quanto è necessaria questa vicinanza del vescovo al suo clero
e del clero al vescovo. Il prossimo “più prossimo” del vescovo è il sacerdote e il
comandamento di amare il prossimo come se stessi comincia per noi vescovi
precisamente con i nostri sacerdoti. Lo scritto è molto buono e spiega completamente il
significato del capitolo VIII di Amoris Laetitia. Non ci sono altre interpretazioni»5.
– Vostra Santità ha nominato l’Arcivescovo Vincenzo Paglia presidente della Pontificia
Accademia per la Vita e Gran Cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su
Matrimonio e Famiglia. Come capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia, l’Arcivescovo Paglia
è stato responsabile di una pubblicazione di un libro, Famiglia e Chiesa, un legame indissolubile
(Libreria Editrice Vaticana, 2015), il quale contiene le conferenze fatte a tre seminari promossi dal
suo dicastero sui temi “Matrimonio: fede, sacramenti, disciplina”; Famiglia, amore coniugale e
generazione”; e “La famiglia ferita e le unioni irregolari: quale atteggiamento pastorale”. Questo
libro e i seminari che descrive mirano a portare avanti i propositi del Sinodo sulla Famiglia e
promuovere la concessione della Comunione ai cattolici divorziati e risposati.
– Sotto l’autorità di Vostra Santità, sono state compilate le linee guida della diocesi di Roma, le
quali permettono la recezione dell’Eucaristia in alcune circostanze da parte dei cattolici che sono
civilmente divorziati risposati e che vivono more uxorio con il loro partner civile.
– Vostra Santità ha nominato il Vescovo Kevin Farrel prefetto del nuovo Dicastero per i Laici,
Famiglia e Vita e lo ha fatto cardinale. Il Cardinale Farrel ha manifestato il suo supporto alla
proposta del Cardinale Schönborn che i divorziati risposati ricevano la Comunione. Egli ha
dichiarato che la recezione della Comunione da parte dei divorziati risposati è un «processo di
discernimento e di coscienza»6.
– Il 17 gennaio 2017, L’Osservatore Romano, giornale ufficiale della Santa Sede, ha pubblicato le
linee guida redatte dall’Arcivescovo di Malta e dal Vescovo di Gozo per la recezione
dell’Eucaristia da parte di persone che vivono in una relazione adulterina. Queste linee guida
hanno permesso la recezione sacrilega dell’Eucaristia da parte di alcune persone in questa
condizione, affermando che in alcuni casi è impossibile per tali persone praticare la castità e
nocivo provare a praticare la castità. Nessuna critica è stata fatta a queste linee guida
dall’Osservatore Romano, che le ha meramente presentate come esercizio dell’insegnamento e
dell’autorità episcopale. Questa pubblicazione è un atto ufficiale della Santa Sede, non corretto da
Vostra Santità.
Correctio
His verbis, actis, et omissionibus, et in iis sententiis libri Amoris Laetitia quas supra diximus,
Sanctitas Vestra sustentavit recte aut oblique, et in Ecclesia (quali quantaque intelligentia
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nescimus nec iudicare audemus) propositiones has sequentes, cum munere publico tum actu
privato, propagavit, falsas profecto et haereticas:
1) “Homo iustificatus iis caret viribus quibus, Dei gratia adiutus, mandata obiectiva legis
divinae impleat; quasi quidvis ex Dei mandatis sit iustificatis impossibile; seu quasi Dei
gratia, cum in homine iustificationem efficit, non semper et sua natura conversionem
efficiat ab omni peccato gravi; seu quasi non sit sufficiens ut hominem ab omni peccato
gravi convertat”.
2) “Christifidelis qui, divortium civile a sponsa legitima consecutus, matrimonium civile
(sponsa vivente) cum alia contraxit; quique cum ea more uxorio vivit; quique cum plena
intelligentia naturae actus sui et voluntatis propriae pleno ad actum consensu eligit in hoc
rerum statu manere: non necessarie mortaliter peccare dicendus est, et gratiam
sanctificantem accipere et in caritate crescere potest”.
3) “Christifidelis qui alicuius mandati divini plenam scientiam possidet et deliberata
voluntate in re gravi eam violare eligit, non semper per talem actum graviter peccat”.
4) “Homo potest, dum divinae prohibitioni obtemperat, contra Deum ea ipsa
obtemperatione peccare”.
5) “Conscientia recte ac vere iudicare potest actus venereos aliquando probos et honestos
esse aut licite rogari posse aut etiam a Deo mandari, inter eos qui matrimonium civile
contraxerunt quamquam sponsus cum alia in matrimonio sacramentali iam coniunctus
est”.
6) “Principia moralia et veritas moralis quae in divina Revelatione et in lege naturali
continentur non comprehendunt prohibitiones qualibus genera quaedam actionis
absolute vetantur utpote quae propter obiectum suum semper graviter illicita sint”.
7) “Haec est voluntas Domini nostri Iesu Christi, ut Ecclesia disciplinam suam perantiquam
abiciat negandi Eucharistiam et Absolutionem iis qui, divortium civile consecuti et
matrimonium civile ingressi, contritionem et propositum firmum sese emendandi ab ea in
qua vivunt vitae conditione noluerunt patefacere”7.
Tutte queste proposizioni contraddicono verità divinamente rivelate che i cattolici devono
credere con assenso di fede divina. Esse sono state già identificate come eresie nella petizione
riguardante Amoris laetitia che fu inviata da 45 studiosi cattolici ai Cardinali e ai Patriarchi delle
Chiese Orientali8. È necessario per il bene delle anime che esse siano ancora una volta
condannate dall’autorità della Chiesa. Nell’elencare queste sette proposizioni, non intendiamo
offrire una lista esaustiva di tutte le eresie ed errori che ad una lettura obbiettiva di Amoris laetitia,
secondo il suo senso naturale e ovvio, il lettore evidenzierebbe in quanto affermati, suggeriti o
favoriti dal documento: una lettera inviata a tutti i cardinali della Chiesa e ai patriarchi della
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Chiesa Orientale ne elenca 19 di tali proposizioni. Piuttosto ci riferiamo alle proposizioni che
Vostra Santità, mediante parole, atti e omissioni – come già descritto – ha in effetti sostenuto e
propagato, causando grande e imminente pericolo per le anime.
Pertanto, in quest’ora critica, ci rivolgiamo alla cathedra veritatis, la Chiesa Romana, che per legge
divina ha preminenza su tutte le Chiese e della quale siamo e intendiamo rimanere sempre figli
leali. Rispettosamente insistiamo affinché Vostra Santità pubblicamente rigetti queste
proposizioni, compiendo così il mandato di Nostro Signore Gesù Cristo dato a Pietro e
attraverso di lui a tutti i suoi successori fino alla fine del mondo: «Ho pregato per te, perché la tua
fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».
Rispettosamente chiediamo la Vostra Benedizione Apostolica, assicurandoLe la nostra devozione
filiale in Nostro Signore e la nostra preghiera per il bene della Chiesa.
* * *
Delucidazione
Al fine di delucidare la nostra Correctioe di redigere una difesa contro la diffusione degli errori,
desideriamo ora attirare l’attenzione su due fonti generali di errori che ci appaiono quale veicolo
delle eresie che abbiamo elencato. Parliamo per primo di una falsa comprensione della Divina
Rivelazione che generalmente riceve il nome di Modernismo e poi degli insegnamenti di Martin
Lutero.
A. Il problema del Modernismo
La comprensione cattolica della Divina Rivelazione è frequentemente negata da teologi
contemporanei e questa negazione ha portato a una dilagante confusione tra i Cattolici circa la
natura della Divina Rivelazione e della fede. Allo scopo di evitare ogni incomprensione che
potrebbe sorgere da questa confusione e per poter giustificare ciò che sosteniamo circa la
presente propagazione di eresie nella Chiesa, descriveremo la comprensione cattolica della Divina
Rivelazione e della fede, di cui abbiamo fatto uso in questo documento.
Questa descrizione è necessaria anche per rispondere ai passaggi di Amoris laetitia dove viene
asserito che si dovrebbero seguire gli insegnamenti di Cristo e del magistero della Chiesa. Questi
passaggi includono i seguenti: «Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di
prassi […]» (AL 3). «Fedeli all’insegnamento di Cristo guardiamo alla realtà della famiglia oggi in
tutta la sua complessità […]» (AL 32). «In questo senso l’Enciclica Humanae vitae (cfr 10-14) e
l’Esortazione apostolica Familiaris consortio (cfr 14; 28-35) devono essere riscoperte […]» (AL 222).
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«Le parole del Maestro (cfr Mt 22,30) e quelle di san Paolo (cfr 1 Cor 7,29-31) sul matrimonio
sono inserite – non casualmente – nella dimensione ultima e definitiva della nostra esistenza, che
abbiamo bisogno di recuperare» (AL 325). Questi passaggi potrebbero essere considerati come
un’assicurazione del fatto che nulla in Amoris laetitiacontribuisce a propagare errori contrari
all’insegnamento cattolico. Una descrizione della vera natura dell’adesione all’insegnamento
cattolico sarà utile a chiarire la nostra posizione: Amoris laetitia veramente contribuisce a
propagare tali errori.
Le verità seguenti, insegnate dalla Sacra Scrittura, dalla Sacra Tradizione, dal consenso universale
dei Padri e dal magistero della Chiesa, offrono una somma dell’insegnamento cattolico sulla fede,
la Divina Rivelazione, l’insegnamento del magistero infallibile e l’eresia:
1. I vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, il cui carattere storico è asserito senza
esitazioni dalla Chiesa, fedelmente trasmettono ciò che Gesù Cristo, mentre viveva in
mezzo agli uomini, realmente fece e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in
cui ascese in cielo9.
2. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. Di conseguenza, tutti i suoi insegnamenti sono
insegnamenti di Dio stesso10.
3. Tutte le proposizioni che sono contenute nella fede cattolica sono verità comunicate da
Dio11.
4. Nel credere a queste verità con un assenso, cioè con un atto della virtù teologale della
fede, crediamo alla testimonianza di colui che parla. L’atto di fede divina è una forma
particolare dell’attività intellettuale generale nel credere a una proposizione in quanto
asserita da colui che parla e perché colui che parla è ritenuto onesto e informato riguardo
all’asserzione che fa. In un atto di fede divina, si crede a Dio che parla ed Egli è creduto
perché è Dio e perciò informato e sincero12.
5. Credere alla testimonianza divina differisce dal credere alla testimonianza degli esseri
umani che non sono divini, poiché Dio è onnisciente e perfettamente buono. Di
conseguenza, Egli non può né mentire né ingannare. È perciò impossibile che la
testimonianza divina sia errata. Poiché le verità della fede cattolica ci sono comunicate da
Dio, l’assenso della fede dato ad esse è certissimo. Un credente cattolico non ha
fondamento razionale per dubitare di una di queste verità o per non credervi13.
6. La ragione umana da sé può stabilire la verità della fede cattolica basata sull’evidenza
pubblica dell’origine divina della Chiesa Cattolica, ma un tale ragionamento non può
produrre un atto di fede. La virtù teologale della fede e l’atto di fede possono essere
prodotti solo dalla grazia divina. Una persona che ha questa virtù, ma che liberamente e
consapevolmente sceglie di non credere a una verità della fede cattolica, pecca
mortalmente e perde la vita eterna14.
7. La verità di una proposizione consiste nel dire cos’è ciò che è; in termini scolastici si tratta di
un’adaequatio rei et intellectus. Ogni verità è tale, non importa da chi o quando o in quali
circostanze è considerata. Nessuna verità può contraddire un’altra verità15.
8. La fede cattolica non esaurisce tutte le verità su Dio poiché solo l’intelletto divino può
comprendere interamente l’essere divino. Nonostante ciò, ogni verità della fede cattolica è
interamente e completamente vera; le caratteristiche della realtà che tale verità descrive
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sono esattamente tali quali queste verità le presentano. Non c’è differenza tra il contenuto
degli insegnamenti della fede e le cose così come sono16.
9. Il discorso divino che comunica le verità della fede cattolica è espresso in lingue umane. Il
testo ispirato delle Sacre Scritture, ebraico e greco, è espresso da Dio in tutte le sue parti.
Non è un mero resoconto umano o un’interpretazione della Divina Rivelazione e nessuna
parte del suo significato è riconducibile solamente a cause umane. Nel credere
all’insegnamento delle Sacre Scritture crediamo direttamente a Dio. Non crediamo a ciò
che dice Dio basandoci sul credere nella testimonianza di qualcun altro: una persona nondivina
o persone in genere17.
10. Quando la Chiesa cattolica infallibilmente insegna che una proposizione è una parte
divinamente rivelata della fede cattolica ed è da essere creduta con un assenso di fede, i
cattolici che dànno il loro assenso a questo insegnamento credono a ciò che Dio ha
comunicato e lo credono in ragione del fatto che Egli ha detto ciò18.
11. Le lingue con cui la Divina Rivelazione è espressa e le culture e la storia che hanno dato
forma a queste lingue non limitano, distorcono o aggiungono qualcosa alla Divina
Rivelazione espressa in esse. Nessuna parte o aspetto delle Sacre Scritture o
dell’insegnamento infallibile della Chiesa concernente il contenuto della Divina
Rivelazione è prodotto solo dal linguaggio e dalle condizioni storiche in cui sono espresse
e non dall’azione di Dio che comunica le verità. Perciò, nessuna parte del contenuto
dell’insegnamento della Chiesa può essere rivisto o rigettato sulla base del fatto che esso è
prodotto da circostanze storiche piuttosto che dalla Divina Rivelazione19.
12. L’insegnamento magisteriale della Chiesa dopo la morte dell’ultimo apostolo deve essere
capito e creduto come un tutt’uno. Non è diviso tra un magistero del passato e un
magistero contemporaneo o vivente che potrebbe ignorare un insegnamento magisteriale
precedente o rivederlo a proprio comodo20.
13. Il Papa, il quale ha la suprema autorità nella Chiesa, non è esente egli stesso dall’autorità
della Chiesa, secondo la legge divina ed ecclesiastica. Egli è vincolato nell’accettare e nel
sostenere l’insegnamento definitivo dei suoi predecessori nell’ufficio papale21.
14. Una proposizione eretica è una proposizione che contraddice una verità divinamente
rivelata contenuta nella fede cattolica22.
15. Il peccato di eresia è commesso da una persona che possiede la virtù teologale della fede,
ma che liberamente e consapevolmente sceglie di non credere a una verità della fede
cattolica o di dubitarne. Tale persona pecca mortalmente e perde la vita eterna. Il giudizio
della Chiesa circa il peccato personale di eresia è esercitato solo dal sacerdote nel
sacramento della penitenza23.
16. Il crimine di eresia, secondo il diritto canonico, è commesso quando un cattolico: a)
pubblicamente dubita di una o più verità della fede cattolica o le nega, o pubblicamente
rifiuta di dare l’assenso ad una o più verità della fede cattolica, ma non dubita di tutte
queste verità o le nega o nega l’esistenza della rivelazione cristiana; b) è pertinace nella sua
negazione. “Pertinace” significa che la persona in questione continua a dubitare
pubblicamente di una o più verità della fede cattolica o a negarle, dopo essere stato
richiamato dalla competente autorità ecclesiastica al fatto che il suo dubbio o la sua
negazione è un rigetto di una verità della fede, che deve rinunciare al suo dubbio o alla
sua negazione e che la verità in questione deve essere affermata pubblicamente come
divinamente rivelata dalla medesima persona24.
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(Le suddette descrizioni relative al peccato personale di eresia e al crimine di eresia secondo il
diritto canonico vengono fornite solamente al fine di escluderle dall’oggetto della nostra
correzione. Siamo solo preoccupati di evidenziare le proposizioni eretiche propagate mediante
parole, atti e omissioni di Vostra Santità. Non abbiamo la competenza per affrontare la questione
canonica dell’eresia e neppure l’intenzione).
B. L’influenza di Martin Lutero
In secondo luogo, siamo obbligati in coscienza a fare riferimento ad una simpatia senza
precedenti di Vostra Santità per Martin Lutero e all’affinità tra le idee di Lutero sulla legge, la
giustificazione e il matrimonio e quelle insegnate o favorite da Vostra Santità in Amoris laetitia e
altrove25. Ciò è necessario affinché la nostra denuncia delle sette proposizioni eretiche elencate in
questo documento possa essere completa; desideriamo mostrare, seppure a modo di sommario,
che questi non sono errori isolati, quanto piuttosto parte di un sistema eretico. I cattolici devono
essere messi in guardia non solo contro questi sette errori, ma anche contro questo sistema
eretico come tale, non per ultimo in ragione della lode di Vostra Santità all’uomo che l’ha
originato.
Così, in una conferenza stampa del 26 giugno 2016, Vostra Santità ha dichiarato:
«Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore.
Forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se leggiamo la storia del Pastor,
per esempio – un tedesco luterano che poi si è convertito quando ha visto la realtà di quel
tempo, e si è fatto cattolico – vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da
imitare: c’era corruzione nella Chiesa, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al
potere. E per questo lui ha protestato. Poi era intelligente, e ha fatto un passo avanti
giustificando il perché faceva questo. E oggi luterani e cattolici, con tutti i protestanti,
siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su questo punto tanto importante lui
non aveva sbagliato»26.
In un’omelia tenuta nella Cattedrale luterana di Lund, Svezia, il 31 ottobre 2016, Vostra Santità ha
dichiarato:
«Cattolici e luterani abbiamo cominciato a camminare insieme sulla via della
riconciliazione. Ora, nel contesto della commemorazione comune della Riforma del 1517,
abbiamo una nuova opportunità di accogliere un percorso comune, che ha preso forma
negli ultimi cinquant’anni nel dialogo ecumenico tra la Federazione Luterana Mondiale e
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la Chiesa Cattolica. Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la
separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento
cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno
impedito di comprenderci gli uni gli altri.
Gesù ci dice che il Padre è il padrone della vigna (cfr v. 1), che la cura e la pota perché dia
più frutto (cfr v. 2). Il Padre si preoccupa costantemente del nostro rapporto con Gesù,
per vedere se siamo veramente uniti a lui (cfr v. 4). Ci guarda, e il suo sguardo di amore ci
incoraggia a purificare il nostro passato e a lavorare nel presente per realizzare quel futuro
di unità a cui tanto anela.
Anche noi dobbiamo guardare con amore e onestà al nostro passato e riconoscere l’errore
e chiedere perdono: Dio solo è il giudice. Si deve riconoscere con la stessa onestà e amore
che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, che
aspira naturalmente a rimanere unito, ed è stata storicamente perpetuata da uomini di
potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele, che sempre e in ogni
luogo ha bisogno di essere guidato con sicurezza e tenerezza dal suo Buon Pastore.
Tuttavia, c’era una sincera volontà da entrambe le parti di professare e difendere la vera
fede, ma siamo anche consapevoli che ci siamo chiusi in noi stessi per paura o pregiudizio
verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diversi.
[…]«L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare
nulla senza Dio. “Come posso avere un Dio misericordioso?”. Questa è la domanda che
costantemente tormentava Lutero. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio è la
questione decisiva della vita. Come è noto, Lutero ha scoperto questo Dio misericordioso
nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto. Con il concetto di “solo
per grazia divina”, ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi
risposta umana, nel momento stesso in cui cerca di suscitare tale risposta. La dottrina
della giustificazione, quindi, esprime l’essenza dell’esistenza umana di fronte a Dio»27.
Oltre ad affermare che Martin Lutero non si è sbagliato circa la giustificazione e in stretta
consonanza con la sua visione, Vostra Santità ha dichiarato più di una volta che i nostri peccati
sono il luogo dove incontriamo Cristo (nella Sua omelia del 4 settembre e del 18 settembre 2014),
giustificando il suo punto di vista con San Paolo, il quale in realtà si vanta delle sue “debolezze”
(“astheneìais”, cf. 2Cor 12,5.9) e non dei suoi peccati, così che la potenza di Cristo dimori in lui28.
In un discorso ai membri di Comunione e Liberazione del 7 marzo 2015, Vostra Santità ha detto:
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«Il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il
mio peccato. E per questo, alcune volte, voi mi avete sentito dire che il posto, il luogo
privilegiato dell’incontro con Gesù Cristo è il mio peccato»29.
Inoltre, in aggiunta ad altre proposizioni di Amoris laetitia, elencate in una lettera mandata a tutti i
Cardinali e Patriarchi della Chiese orientali e qualificate come eretiche, erronee o ambigue,
leggiamo anche questa:
«Tuttavia, non è bene confondere piani differenti: non si deve gettare sopra due persone
limitate il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra
Cristo e la sua Chiesa, perché il matrimonio come segno implica “un processo dinamico,
che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio”» (AL 122).
Mentre è vero che il segno sacramentale del matrimonio implica un processo dinamico verso la
santità, è anche vero che mediante il segno sacramentale viene perfettamente riprodotta per
mezzo della grazia l’unione di Cristo con la Chiesa nella coppia di sposi. Non si tratta di imporre
«un tremendo peso» su due persone limitate, quanto piuttosto di riconoscere l’opera del
sacramento e della grazia (res et sacramentum).
In modo sorprendente notiamo qui, come in diverse altre parti di questa Esortazione Apostolica,
una vicinanza al discredito del matrimonio da parte di Lutero. Per il Rivoluzionario tedesco, la
concezione cattolica di sacramento ex opere operato, ritenuta essere “meccanica”, è inaccettabile.
Quantunque egli mantenga la distinzione di signum et res, dopo il 1520, con La cattività babilonese
della Chiesa, non la applica più al matrimonio. Lutero nega che il matrimonio sia sacramentale sulla
base del fatto che in nessun luogo nella Bibbia leggiamo che l’uomo che sposa una donna riceva
la grazia di Dio e neppure leggiamo che il matrimonio è stato istituito da Dio quale segno di
qualcosa. Lutero ritenne che il matrimonio fosse un mero simbolo, aggiungendo che quantunque
esso possa rappresentare l’unione di Cristo con la Chiesa, tali figure e allegorie non sono
sacramenti nel senso in cui usiamo il termine (cf. Luther’s Works [LW] 36:92). Per questa ragione,
il matrimonio – il cui fine fondamentale è concepire i figli e educarli nella via di Dio (cf. LW
44:11-12) – secondo Lutero appartiene all’ordine della creazione e non a quello della salvezza (cf.
LW 45:18); è dato solo allo scopo di estinguere il fuoco della concupiscenza e quale bastione
contro il peccato (cf. LW 3, Gn 16:4).
Di più, principiando dalla sua personale visione della natura umana corrotta dal peccato, Lutero è
cosciente che l’uomo non sempre è prono ad osservare la legge di Dio. Perciò egli è convinto che
c’è un duplice modo mediante il quale Dio governa il genere umano, al quale corrisponde una
visione morale duplice del matrimonio e del divorzio. Così il divorzio è generalmente ammesso
da Lutero nel caso di adulterio, ma solo per le persone non spirituali.
Il suo ragionamento poggia sul fatto che vi sono due forme di governo divino in questo mondo:
una spirituale e l’altra temporale. Mediante il governo spirituale, lo Spirito Santo guida i cristiani e
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i giusti con il Vangelo di Cristo; con il governo temporale, Dio trattiene i non cristiani e i malvagi
al fine di mantenere la pace esterna (cf. LW 45:91). Due sono anche le leggi che regolano la vita
morale: una è spirituale, per coloro che vivono sotto l’influsso dello Spirito Santo, l’altra
temporale o mondana, per coloro che non riescono ad osservare la legge spirituale (cf. LW 45:88-
93). Questa doppia visione morale è applicata da Lutero all’adulterio in riferimento a Mt 5:32.
Pertanto, i cristiani non devono divorziare in caso di adulterio (legge spirituale); ma il divorzio
esiste ed è stato permesso da Mosè a causa del peccato (legge mondana). Il permesso di
divorziare è visto così come un limite posto da Dio alle persone carnali per trattenere il loro
cattivo comportamento e per preservarli dal commettere di peggio in ragione della loro malizia
(cf. LW 45:31).
Come non possiamo vedere qui una somiglianza molto stretta con quanto è stato detto da Vostra
Santità in Amoris laetitia? Da un lato il matrimonio è apparentemente salvaguardato come
sacramento, mentre dall’altro lato il divorzio e il matrimonio civile che è seguito sono considerati
“misericordiosamente” come status quo, da essere integrati – quantunque solo “pastoralmente” –
nella vita della Chiesa, contraddicendo così apertamente la parola di Nostro Signore. Lutero fu
guidato ad accettare una seconda unione in ragione della sua identificazione della concupiscenza
con il peccato, considerando il matrimonio come rimedio alla concupiscenza. In verità, la
concupiscenza non è in sé peccato, così come una seconda unione, quando uno dei coniugi è
ancora in vita, non è uno status, ma una privazione della verità.
Tuttavia, l’autocontraddizione di Lutero, generata dalla sua doppia visione del matrimonio – visto
in se stesso come un qualcosa che appartiene propriamente alla Legge e non al Vangelo – è
apparentemente superata con la precedenza della fede: una “fiducia cordiale” che permette di
aderire soggettivamente a Dio. Egli reputa che la fede giustifichi l’uomo nella misura in cui la
giustizia punitiva si ritira nella misericordia ed è cambiata permanentemente in amore che
perdona. Questo è reso possibile in virtù di un “gioioso scambio” (fröhlicher Wechseln), mediante
cui il peccatore può dire a Cristo: «Tu sei la mia giustizia così come io sono il tuo peccato» (LW
48:12; cf. anche 31:351; 25:188). Per mezzo di questo “gioioso scambio”, Cristo diventa l’unico
peccatore e noi siamo giustificati mediante l’accettazione della Parola nella fede.
Nel Suo pellegrinaggio a Fatima per l’inizio di questo provvidenziale centenario, Vostra Santità ha
fatto chiaramente allusione alla visione luterana della fede e della giustificazione, dichiarando, il
12 maggio 2017, quanto segue:
«Grande ingiustizia si commette contro Dio e la sua grazia, quando si afferma in primo
luogo che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre – come manifesta il
Vangelo – che sono perdonati dalla sua misericordia! Dobbiamo anteporre la misericordia
al giudizio e, comunque, il giudizio di Dio sarà sempre fatto alla luce della sua
misericordia. Ovviamente la misericordia di Dio non nega la giustizia, perché Gesù ha
preso su di Sé le conseguenze del nostro peccato insieme al dovuto castigo. Egli non negò
il peccato, ma ha pagato per noi sulla Croce. E così, nella fede che ci unisce alla Croce di
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Cristo, siamo liberi dai nostri peccati; mettiamo da parte ogni forma di paura e timore,
perché non si addice a chi è amato (cfr 1 Gv 4,18)»30.
Il Vangelo non insegna che tutti i peccati saranno di fatto perdonati, né che Cristo soltanto ha
sperimentato il “giudizio” o la giustizia di Dio, lasciando solo la misericordia al resto dell’umanità.
Mentre c’è una “sofferenza vicaria” di Nostro Signore al fine di espiare i peccati, non c’è una
“punizione vicaria”, poiché Cristo fu fatto «peccato per noi» (cf. 2 Cor 5,21) e non peccatore. A
causa dell’amore divino e non perché oggetto dell’ira di Dio, Cristo ha offerto il supremo
sacrificio di salvezza per riconciliarci con Dio, prendendo su di sé solamente le conseguenze dei
nostri peccati (cf. Gal 3:13). Pertanto, non è sufficiente avere fede che i nostri peccati sono stati
rimossi da una supposta punizione vicaria perché siamo giustificati; la nostra giustificazione
consiste nella conformità al nostro Salvatore che si realizza mediante la fede che opera per mezzo
della carità (cf. Gal 5,6).
Santo Padre, ci permetta infine di esprimere anche la nostra meraviglia e dolore per due eventi
accaduti nel cuore della Chiesa, i quali similmente manifestano il favore di cui gode l’eresiarca
tedesco sotto il Suo pontificato. Il 15 gennaio 2016 è stata concessa la Santa Comunione a un
gruppo di luterani finlandesi nel corso della celebrazione di una Santa Messa nella basilica di San
Pietro. Il 13 ottobre 2016, Vostra Santità ha presieduto un incontro di cattolici e luterani in
Vaticano, nella Sala Nervi, in cui era stata erettauna statua a Martin Lutero.
1 Denzinger-Hünermann (DH) 3117, Lettera apostolica Mirabilis illa constantia, 4 marzo 1875.
2 Cf. Relatio della Commissione Teologica sul n. 22 di Lumen gentium, in Acta Synodalia, III/I, p. 247.
3 Questa sezione contiene la Correctio propriamente parlando che i firmatari intendono principalmente e
direttamente sottoscrivere.
4https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2016/04/08/0241/00531.html#sc
h.
5http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/12/amoris_laetitia_lettera_del_papa_ai_vescovi_di_buenos_ai
res/1257574.
6 https://www.ncronline.org/news/vatican/new-cardinal-farrell-amoris-laetitia-holy-spirit-speaking.
7Per mezzo di queste parole, atti e omissioni e per mezzo dei suddetti passaggi del documento Amoris
laetitia, Vostra Santità ha sostenuto, in modo diretto o indiretto (con quale e quanta consapevolezza non lo
sappiamo né vogliamo giudicarlo), le seguenti proposizioni false ed eretiche, propagate nella Chiesa tanto
con il pubblico ufficio quanto con atto privato:
1) “Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti
oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per
colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo,
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non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non
fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.
2) “I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati
e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali
vivono more uxorio con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena
consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in
questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia
santificante e crescere nella carità”.
3) “Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere
di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di
quell’azione”.
4) “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa
obbedienza”.
5) “La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone
che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano
sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da
Dio”.
6) “I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non
includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il
loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.
7) “Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare
l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non
manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.
8 Questi sono i riferimenti bibliografici che sono stati inclusi nella lettera ai cardinali e patriarchi
riguardanti le sette proposizioni:
1) Concilio di Trento, sessione 6, canone 18: «Se qualcuno afferma che i comandamenti di Dio sono
impossibili da osservare per un uomo che è giustificato e stabilito nella grazia, sia su di lui l’anatema» (DH
1568).
Vedi anche: Gn 4:7; Dt 30:11-19; Sir 15: 11-22; Mc 8:38; Lc 9:26; Eb 10:26-29; 1Gv 5:17; Zosimo, 15° (or
16°) Sinodo di Cartagine, can. 3 sulla grazia, DH 225; Felice III, II Sinodo di Orange, DH 397; Concilio di
Trento, sessione 5, canone 5; sessione 6, canoni 18-20, 22, 27 e 29; Pio V, Bolla Ex omnibus afflictionibus,
Circa gli errori di Michele Baio, 54, (DH 1954); Innocenzo X, Const. Cum occasione, Circa gli errori di
Cornelio Jansen, 1 (DH 2001); Clemente XI, Const. Unigenitus, Circa gli errori di Pasquier Quesnel, 71
(DH 2471); Giovanni Paolo II, Esortazione Ap. Reconciliatio et paenitentia 17, AAS 77 (1985) 222; Id.,
Veritatis splendor 65-70, AAS 85 (1993) 1185-89 (DH 4964-67).
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2) Mc 10, 11-12: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la
donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
Vedi anche: Es. 20:14; Mt. 5:32, 19:9; Lc 16:18; 1Cor 7: 10-11; Eb 10:26-29; Concilio di Trento, Sessione
6, canoni 19-21, 27; Sessione 24, canoni 5 and 7; Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei ‘Lassisti’, 62-
63 (DH 2162-63); Alessandro VIII, Decreto del Santo Uffizio sul ‘Peccato Filosofico, DH 2291; Giovanni
Paolo II, Veritatis splendor, 65-70, AAS 85 (1993) 1185-89 (DH 4964-67).
3) Concilio di Trento, sessione 6, canone 20: «Se qualcuno afferma che un uomo giustificato, per quanto
perfetto egli possa essere, non è tenuto ad osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa ma è tenuto
soltanto a credere, come se il Vangelo fosse solo una promessa assoluta di vita eterna senza la condizione
che i comandamenti siano osservati, sia l’anatema su di lui» (DH 1570).
Vedi anche: Mc 8:38; Lc 9:26; Eb 10:26-29; 1Gv 5:17; Concilio di Trento, sessione 6, canoni 19 and 27;
Clemente XI, Const. Unigenitus, Circa gli errori di Pasquier Quesnel, 71 (DH 2471); Giovanni Paolo II,
Esortazione Ap. 17, AAS 77 (1985) 222; Id., Veritatis splendor, 65-70, AAS 85 (1993) 1185-89 (DH 4964-
67).
4) Sal 18, 8: «La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima».
Vedi anche: Sir 15:21; Concilio di Trento, sessione 6, canone 20; Clemente XI, Const. Unigenitus, Circa gli
errori di Pasquier Quesnel, 71 (DH 2471); Leone XIII, Libertas praestantissimum, ASS 20 (1887-88) 598 (DH
3248); Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 40, AAS 85 (1993) 1165 (DH 4953).
5) Concilio di Trento, sessione 6, canone 21: «Se qualcuno afferma che Gesù Cristo è stato dato da Dio
agli uomini come un redentore nel quale avere fede ma non anche come un legislatore al quale sono tenuti
ad obbedire, che l’anatema sia su di lui» (DH 1571).
Concilio di Trento, sessione 24, canone 2: «Se qualcuno afferma che è lecito per i Cristiani avere più mogli
allo stesso tempo, e che ciò non è proibito da alcuna legge divina, sia su di lui l’anatema” (DH 1802).
Concilio di Trento, sessione 24, canone 5: “Se qualcuno afferma che il legame del matrimonio può essere
disciolto per causa di eresia o difficoltà nella coabitazione o a causa della volontaria assenza di uno dei
coniugi, sia su di lui l’anatema» (DH 1805)
Concilio di Trento, sessione 24, canone 7: «Se qualcuno afferma che la Chiesa è in errore per aver
insegnato e per insegnare tuttora che, in accordo con la dottrina evangelica ed apostolica, il legame
matrimoniale non può essere disciolto per causa di adulterio da parte di uno dei coniugi e che nessuno dei
due, nemmeno l’innocente che non ha dato alcun motivo di infedeltà, può contrarre un altro matrimonio
durante la vita dell’altro, e che il marito che ripudia una moglie adultera e si sposa di nuovo e la moglie che
ripudia il marito adultero e si sposa di nuovo sono entrambi colpevoli di adulterio, sia su di lui l’anatema»
(DH 1807).
Vedi anche: Sal 5,5; Sal 18,8-9; Ecclesiastico 15,21; Eb 10,26-29; Gc. 1:13; 1Gv 3,7; Innocenzo XI,
Proposizioni condannate dei ‘Lassisti’, 62-63 (DH 2162-63); Clemente XI, Const. Unigenitus, Circa gli
errori di Pasquier Quesnel, 71 (DH 2471); Leone XIII, Lettera enc. Libertas praestantissimum, ASS 20 (1887-
88) 598 (DH 3248); Pio XII, Decreto del Santo Uffizio sull’etica della situazione, DH 3918; Concilio
Vaticano II, Gaudium et spes, 16; Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 54, AAS 85 (1993): 1177; Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1786-87.
6) Giovanni Paolo II, Veritatis splendor 115: «Ciascuno di noi conosce l’importanza della dottrina che
rappresenta il nucleo dell’insegnamento di questa Enciclica e che oggi viene richiamata con l’autorità del
successore di Pietro. Ciascuno di noi può avvertire la gravità di quanto è in causa, non solo per le singole
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persone ma anche per l’intera società, con la riaffermazione dell’universalità e della immutabilità dei
comandamenti morali, e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti
intrinsecamente cattivi» (DH 4971).
Vedi anche: Rom 3,8; 1Cor 6: 9-10; Gal 5: 19-21; Ap 22:15; Concilio Lateranense IV, cap. 22 (DH 815);
Concilio di Costanza, Bolla Inter cunctas, 14 (DH 1254); Paolo VI, Humanae vitae, 14, AAS 60 (1968) 490-91;
Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 83, AAS 85 (1993) 1199 (DH 4970).
7) 1 Cor. 11, 27: “Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo
del corpo e del sangue del Signore”.
Giovanni Paolo II, Esortazione Ap. Familiaris consortio, 84: «La riconciliazione nel sacramento della
penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che,
pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una
forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto,
che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono
soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi
dagli atti propri dei coniugi».
Concilio Lateranense II, canone 20: «Poiché vi è una cosa che in modo evidente causa grave turbamento
alla santa Chiesa, ovvero la falsa penitenza, ammoniamo i nostri fratelli nello episcopato e i sacerdoti di
non permettere che le anime dei laici siano ingannate o trascinate in inferno da false penitenze. È certo
che una penitenza è falsa quando molti peccati sono ignorati ed una penitenza è fatta per uno solo, o
quando è fatta in modo tale che il penitente non rinuncia ad un altro» (DH 717).
Vedi anche: Mt 7,6; Mt 22,11-13; 1Cor 11:27-29; Eb 13:8; Concilio di Trento, sessione 14, Decreto sulla
penitenza, cap. 4; Concilio di Trento, sessione 13, Decreto sulla SS. Eucaristia (DH 1646-47); Innocenzo
XI, Proposizioni condannate dei ‘Lassisti’, 60-63 (DH 2160-63); Catechismo della Chiesa Cattolica, 1451,
1490.
9 Clemente VI, Super quibusdam, a Mekhitar, katholicos degli armeni, questione 14, DH 1065: «Se tu hai
creduto e credi che il Nuovo e l’Antico Testamento, in tutti i libri che l’autorità della chiesa romana ci ha
consegnato, contengono la verità certa su tutte le cose».
Concilio Vaticano II, Dei verbum 18-19: «Infatti, ciò che gli apostoli per mandato di Cristo predicarono, in
seguito, per ispirazione dello Spirito Santo, fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in
scritti che sono il fondamento della fede, cioè l’Evangelo quadriforme secondo Matteo, Marco, Luca e
Giovanni. La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i
quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto
Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna
salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo (cfr At 1,1-2)».
Vedi anche: Lc 1,1-4; Gv 19,35; 2Pt 1,16; Pio IX, Syllabus, 7; Leone XIII, Providentissimus Deus, ASS 26
(1893-94) 276-77; Pio X, Lamentabili sane, 13-17; Praestantia Scripturae ASS 40 (1907) 724ss.
10 1Gv 5,10: «Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un
bugiardo […]».
Concilio di Calcedonia, Definizione, DH 301: «Seguendo i santi padri, all’unanimità noi insegniamo a
confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto
nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e di corpo, consostanziale al
Padre per la divinità e consostanziale a noi per l’umanità […]».
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Concilio Vaticano II, Dei verbum 4: «Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti,
Dio “alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2). Mandò infatti suo Figlio,
cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i
segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come “uomo agli
uomini”, “parla le parole di Dio” (Gv 3,34)».
Vedi anche: Mt 7,29; Mt 11:25-27; Mc 1,22; Lc 4,32; Gv 1,1-14; Pio X, Lamentabili sane, 27.
11 Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Quanto a questa fede – inizio dell’umana salvezza – la chiesa
cattolica professa che essa è una virtù soprannaturale, per cui, sotto l’ispirazione di Dio e con l’aiuto della
grazia, crediamo vere le cose da lui rivelate».
Pio X, Lamentabili sane, 22 (proposizione condannata): «I dogmi, che la Chiesa presenta come rivelati, non
sono verità cadute dal cielo, […]».
Vedi anche: 1Ts 2,13; Pio X, Lamentabili sane, 23-26; Pascendi dominici gregis, ASS 40 (1907) 611;
Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, 24 giugno 1973.
12 Gv 3,11: «In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che
abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza».
Gv 14,6: «Io sono la via, la verità e la vita».
1Gv 5,9-10: «Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la
testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa
testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo […]».
Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3, can. 2: «Se qualcuno dice che la fede divina non si distingue dalla
conoscenza naturale di Dio e della morale e che, quindi, non è necessario per la fede divina che si creda la
verità rivelata per l’autorità di Dio che la rivela, sia anatema».
Pio X, Lamentabili sane, 26 (proposizione condannata): «I dogmi della Fede debbono essere accettati
soltanto secondo il loro senso pratico, cioè come norma precettiva riguardante il comportamento, ma non
come norma di Fede».
Pio X, Giuramento contro gli errori del Modernismo, DH 3542: «Quinto: certissimamente tengo per fermo e
sinceramente confesso che la fede non è un cieco sentimento religioso che erompe dalle oscurità del
subcosciente per impulso del cuore e per inclinazione della volontà moralmente formata, ma un vero
assenso dell’intelletto ad una verità ricevuta dall’esterno mediante l’ascolto, per il quale appunto, sul
fondamento dell’autorità di Dio sommamente verace, noi crediamo che sono vere tutte le cose che dal
Dio personale, creatore e Signore nostro, sono state dette, attestate e rivelate».
Vedi anche: Gv 8,46; 10,16; Rom 11,33; Eb 3,7; 5,12; Pio IX, Qui pluribus, Acta (Roma 1854) 1/1,6-13;
Syllabus, 4-5; Pio X, Lamentabili sane, 20; Pascendi dominici gregis, AAS 40 (1907) 604ss.; Giovanni Paolo II,
Dich. sull’unicità salvifica di Cristo e della Chiesa, Dominus Iesus, 7.
13 Nm 23,19: «Dio non è un uomo perché Egli menta […]».
Pio IX, Qui pluribus, DH 2778: «Chi infatti può ignorare che bisogna avere ogni fede nel Dio parlante e che
nulla è più conforme alla ragione stessa che ammettere, attaccandovisi saldamente, quelle cose che si siano
constatate come rivelate da Dio, che non può essere ingannato né ingannare».
Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Quanto a questa fede – inizio dell’umana salvezza – la chiesa
cattolica professa che essa è una virtù soprannaturale, per cui, sotto l’ispirazione di Dio e con l’aiuto della
grazia, crediamo vere le cose da lui rivelate, non per la intrinseca verità delle cose, chiara alla luce naturale
della ragione, ma per l’autorità dello stesso Dio, che le rivela, che non può né ingannarsi né ingannare».
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Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3, can. 6: «Se qualcuno dice che è uguale la condizione dei fedeli e di
quelli che non sono ancora giunti all’unica vera fede, così che i cattolici potrebbero avere giusto motivo di
mettere in dubbio, sospendendo il loro assenso, quella fede che hanno abbracciato sotto il magistero
ecclesiastico, fino a che non abbiano completato la dimostrazione scientifica della credibilità e della verità
della loro fede, sia anatema».
Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 12: «La totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo, (cfr. 1
Gv 2,20 e 27), non può sbagliarsi nel credere […]».
Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, n. 4, DH 4538: «Tutti i dogmi, però,
perché rivelati, devono essere ugualmente creduti per fede divina».
Vedi anche: Ap 3,14; Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei “Lassisti”, 20-21, DH 2120-21; Pio IX,
Syllabus, 15-18; Pio X, Lamentabili sane, 25.
14 Mc 16:20: «Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e
confermava la Parola con i segni che la accompagnavano».
2Cor 3,5: «Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra
capacità viene da Dio […]».
1Pt 3,15: «[…] ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi
domandi ragione della speranza che è in voi».
Tt 3,10-11: «Dopo un primo e un secondo ammonimento sta’ lontano da chi è fazioso (eretico), ben
sapendo che persone come queste sono fuorviate e continuano a peccare, condannandosi da sé».
Ap 22,19: «[…] e se qualcuno toglierà qualcosa dalle parole di questo libro profetico, Dio lo priverà
dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro».
Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Nondimeno, perché l’ossequio della nostra fede fosse conforme
alla ragione, Iddio volle che agli interiori aiuti dello Spirito santo si aggiungessero anche gli argomenti
esterni della sua rivelazione: fatti divini, cioè; e in primo luogo i miracoli e le profezie, che manifestando in
modo chiarissimo l’onnipotenza di Dio e la sua scienza infinita, sono argomenti certissimi della divina
rivelazione, adatti ad ogni intelligenza. Perciò sia Mosè ed i profeti, sia in modo particolare Cristo stesso
signore, fecero molti chiarissimi miracoli e profezie. […] Perché poi potessimo soddisfare al dovere di
abbracciare la vera fede e di perseverare costantemente in essa, per mezzo del figlio suo Dio istituì la
chiesa, provvedendola delle note di una istituzione divina, perché potesse essere conosciuta da tutti come
la custode e la maestra della parola rivelata. nella sola chiesa cattolica, infatti, si riscontrano tutti quegli
elementi, che così abbondantemente e meravigliosamente sono stati disposti da Dio per rendere credibile
con maggior evidenza la fede cristiana».
Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Quantunque, inoltre, l’assenso della fede non sia affatto un moto
cieco dell’anima, nessuno, tuttavia, può prestare il suo consenso alla predicazione del vangelo, com’è
necessario al conseguimento dell’eterna salute, senza l’illuminazione e l’ispirazione dello Spirito santo, che
rende soave ad ognuno l’accettare e il credere la verità. La fede, quindi, in se stessa, anche se non opera
per mezzo della carità, è un dono di Dio, e l’atto suo proprio è opera riguardante la salvezza […]».
Vedi anche: Secondo Concilio di Orange, can. 7; Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei “Lassisti” 20-21;
Gregorio XVI, Tesi sottoscritte da Louis-Eugène Bautain, 6, DH 2756; Pio IX, Syllabus, 15-18; Pio X,
Pascendi dominici gregis, ASS 40 (1907) 596-97; Id., Giuramento contro gli errori del Modernismo, DH 3539; Pio
XII, Humani generis, AAS 42 (1950) 571.
15 Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 15: «L’uomo ha ragione di ritenersi superiore a tutto l’universo
delle cose, a motivo della sua intelligenza, con cui partecipa della luce della mente di Dio. […]www.correctiofilialis.org
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L’intelligenza, infatti, non si restringe all’ambito dei soli fenomeni, ma può conquistare con vera certezza la
realtà intelligibile […]».
Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 27: «Di per sé, ogni verità anche parziale, se è realmente verità, si presenta
come universale. Ciò che è vero, deve essere vero per tutti e per sempre».
Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 82: «Ecco, dunque, una seconda esigenza: appurare la capacità dell’uomo
di giungere alla conoscenza della verità; una conoscenza, peraltro, che attinga la verità oggettiva, mediante
quella adaequatio rei et intellectus a cui si riferiscono i Dottori della Scolastica».
Vedi anche: Pio XII, Humani generis, AAS 42 (1950) 562-63, 571-72, 574-75; Giovanni XXIII, Ad Petri
cathedram, AAS 1959 (51) 501-2; Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 4-10, 12-14, 49, 54, 83-85, 95-98.
16 1Cor 2,9-10: «Ma, come sta scritto: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono
in cuore di uomo Dio le ha preparate per coloro che lo amano”. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo
dello Spirito […]».
1Cor 2,12-13: «Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere
ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo […]».
Pio XII, Humani generis, DH 3882-83: «E perciò taluni, più audaci, sostengono che ciò possa, anzi debba
farsi perché i misteri della fede, essi affermano, non possono mai esprimersi con concetti adeguatamente
veri, ma solo con concetti “approssimativi” e sempre mutevoli, con i quali la verità viene in un certo qual
modo manifestata, ma necessariamente anche deformata. Perciò ritengono non assurdo, ma del tutto
necessario che la teologia, in conformità dei vari sistemi filosofici di cui essa nel corso dei tempi si serve
come strumenti, sostituisca nuovi concetti agli antichi; cosicché in modi diversi, e sotto certi aspetti anche
opposti, ma – come essi dicono – equivalenti, esponga al modo umano le medesime verità divine. […] Da
quanto abbiamo detto è chiaro che queste tendenze non solo conducono al “relativismo” dogmatico, ma
di fatto già lo contengono […]».
Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, n. 5, DH 4540: «Quanto poi al
significato stesse delle formule dogmatiche, esso nella chiesa rimane sempre vero e coerente, anche quando
è maggiormente chiarito e meglio compreso. Devono, quindi, i fedeli cristiani rifuggire dall’opinione la
quale ritiene che le formule dogmatiche (o qualche categoria di esse) non possono manifestare la verità
determinatamente, ma solo delle sue approssimazione cangianti, che sono, in certa maniera, deformazioni
o alterazioni della medesima; e che le stesse formule, inoltre, manifestano soltanto in modo indefinito la
verità, la quale deve esser continuamente cercata attraverso quelle approssimazioni».
Vedi anche: Pio X, Lamentabili sane, 4.
17 1Tes 2,13: «Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la
parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è
veramente, come parola di Dio […]».
2Tim 3,16: «Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è utile per insegnare […]».
2Pt 1,20-21: «Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione,
poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni
uomini da parte di Dio».
Pio XII, Divino afflante Spiritu, AAS 35 (1943) 299-300: «[…] non è assolutamente permesso “restringere
l’ispirazione soltanto ad alcune parti della Sacra Scrittura o concedere che lo stesso autore sacro abbia
errato”, perché la divina ispirazione “di sua natura non solo esclude ogni errore, ma con quella medesima
necessità lo esclude e lo respinge, con la quale è d’uopo che Dio, somma Verità, non possa essere autore
d’alcun errore. Tale è l’antica e costante fede della Chiesa”. Questa dunque è la dottrina che il Nostro
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Predecessore Leone XIII con tanta gravità ha esposta, e che Noi pure con la Nostra autorità proponiamo
e inculchiamo […]».
Concilio Vaticano II, Dei verbum, 11: «Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei
libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo La santa madre Chiesa, per fede
apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le
loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo; hanno Dio per autore e come tali sono stati
consegnati alla Chiesa per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle
loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori, tutte e
soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte».
Vedi anche: Gv 10,16.35; Eb 3,7.5,12; Leone XIII Providentissimus Deus, DH 3291-92; Pio X, Lamentabili
sane, 9-11; Pascendi dominici gregis, ASS 40 (1907) 612-13; Benedetto XV, Spiritus Paraclitus, AAS 12 (1920)
393; Pio XII, Humani generis, DH 3887.
18 1Tes 2,13: «1Tes 2,13: «Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché,
ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma,
qual è veramente, come parola di Dio […]».
Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3: «Quanto a questa fede – inizio dell’umana salvezza – la chiesa
cattolica professa che essa è una virtù soprannaturale, per cui, sotto l’ispirazione di Dio e con l’aiuto della
grazia, crediamo vere le cose da lui rivelate, non per la intrinseca verità delle cose, chiara alla luce naturale
della ragione, ma per l’autorità dello stesso Dio, che le rivela, che non può né ingannarsi né ingannare. […]Con fede divina e cattolica deve credersi tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o tramandata,
e che è proposto dalla chiesa come divinamente rivelato sia con giudizio solenne, sia nel suo magistero
ordinario universale».
Vedi anche Gv 10,16; Eb 3,7.5,12; Pio XII Mystici corporis Christi, AAS 35 (1943) 216.
19 Pio XII, Humani generis, DH 3883: «[…] la Chiesa non può essere legata ad un qualunque effimero
sistema filosofico; ma quelle nozioni e quei termini, che con generale consenso furono composti
attraverso parecchi secoli dai dottori cattolici per arrivare a qualche conoscenza e comprensione del
dogma, senza dubbio non poggiano su di un fondamento così caduco. Si appoggiano invece a principi e
nozioni dedotte da una vera conoscenza del creato; e nel dedurre queste conoscenze, la verità rivelata,
come una stella, ha illuminato per mezzo della Chiesa la mente umana. Perciò non c’è da meravigliarsi se
qualcuna di queste nozioni non solo sia stata adoperata in Concili Ecumenici, ma vi abbia ricevuto tale
sanzione per cui non ci è lecito allontanarcene».
Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, n. 5, DH 4540, cit.
Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 87: «Si deve considerare, al contrario, che anche se la formulazione è in
certo modo legata al tempo e alla cultura, la verità o l’errore in esse espressi si possono in ogni caso,
nonostante la distanza spazio-temporale, riconoscere e come tali valutare».
Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 95: «La parola di Dio non si indirizza ad un solo popolo o a una sola
epoca. Ugualmente, gli enunciati dogmatici, pur risentendo a volte della cultura del periodo in cui vengono
definiti, formulano una verità stabile e definitiva».
Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Dominus Iesus, cit., 6: «La verità su Dio non viene abolita o
ridotta perché è detta in linguaggio umano. Essa, invece, resta unica, piena e completa perché chi parla e
agisce è il Figlio di Dio incarnato».
Vedi anche: Gv 10,35; 2Tm 3,16; 2Pt 1,20-21; Ap 22,18-19; Leone XIII, Providentissimus Deus, DH 3288;
Pio X, Lamentabili sane, 4; Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 84.
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20 Gal 1,9: «[…] se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!».
Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 4, can. 3: «Se qualcuno dice che è possibile che ai dogmi proposti dalla
chiesa, con il progredire della scienza debba essere dato, talvolta, altro senso, diverso da quello che intese
esprimere ed intende la chiesa, sia anatema».
Pio X, Giuramento contro gli errori del Modernismo, DH 3541: «Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della
fede trasmessa fino a noi dagli apostoli per mezzo dei padri ortodossi, nello stesso senso e sempre nello
stesso contenuto; e per questo respingo totalmente l’eretica invenzione dell’evoluzione dei dogmi, che
passano da un significato ad un altro, diverso da quello che prima riteneva la chiesa e ugualmente
condanno ogni errore con cui, al divino deposito consegnato da Cristo alla Sposa per essere da lei
custodito fedelmente, viene sostituita l’invenzione filosofica o la creazione dell’umana coscienza,
lentamente formatasi con lo sforzo degli uomini e da perfezionarsi per l’avvenire con un progresso
indefinito».
Vedi anche: 1Tm 6,20; 2Tm 1,13-14; Eb 13,7-9; Gd 3; Pio IX, Ineffabilis Deus, DH 2802; Pio X, Lamentabili
sane, 21, 54, 50, 60, 62; Pascendi dominici gregis, ASS 40 (1907) 616ss.; Pius XII, Humani generis, DH 3886;
Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, DH 4540.
21 Concilio Vaticano I, Pastor aeternus, cap. 4: «Infatti ai successori di Pietro è stato promesso lo Spirito
santo non perché per sua rivelazione manifestassero una nuova dottrina, ma perché con la sua assistenza
custodissero santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione trasmessa dagli apostoli, cioè il deposito
della fede. […] Perciò questo carisma di verità e di fede – che non verrà mai meno – è stato dato
divinamente a Pietro e ai suoi successori che siedono su questa cattedra, perché esercitassero questo loro
altissimo ufficio per la salvezza di tutti; perché l’intero gregge di Cristo, allontanato da essi dall’esca
avvelenata dell’errore, fosse nutrito col cibo della dottrina celeste […]».
Concilio Vaticano II, Dei verbum, 10: «L’ufficio poi d’interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o
trasmessa, è affidato al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù
Cristo. Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che
è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta,
santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge
tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio».
Vedi anche: Mt 16,23; Graziano, Decreto, Parte 1, Distinzione 40, Capitolo 6; Innocenzo III, Secondo
Sermone “Sulla consacrazione del supremo pontefice”, ML, 656; Quarto Sermone “Sulla consacrazione del supremo
pontefice”, ML, 670; Pio IX, Lett. ai Vescovi della Germania, Mirabilis illa constantia, DH 3117 (cf. DH 3114).
22 Cf CJC, 1983, can. 751; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 1436.
23 Cf. Mc 16,16; Gv 3,18; Gv 20,23; Rom 14,4; Gal 1,9-1 Tm 1,18-20; Gd 3-6; Concilio di Firenze, Cantate
Domino, DH 1351; Concilio di Trento, Sessione 14, can. 9.
24 Cf. Mt 18,17; Tt 3,10-11; Pio X, Lamentabili sane, 7: CJC, 1983, can. 751 e 1364; Codice dei Canoni delle
Chiese Orientali, can. 1436.
25 In questa sezione, i firmatari non intendono descrivere principalmente il pensiero di Martin Lutero,
materia di cui non tutti hanno la medesima competenza, quanto piuttosto descrivere alcune false nozioni
del matrimonio, della giustificazione e della legge che sembrano aver ispirato Amoris laetitia.
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26 https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/june/documents/papafrancesco_
20160626_armenia-conferenza-stampa.html.
27 https://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2016/documents/papafrancesco_
20161031_omelia-svezia-lund.html.
28http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/04/messa_del_papa_a_santa_marta/1105878;
https://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2014/documents/papa-francescocotidie_
20140918_il-profumo-della-peccatrice.pdf.
29 https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/march/documents/papafrancesco_
20150307_comunione-liberazione.html.
30https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/may/documents/papafrancesco_
20170512_benedizione-candele-fatima.html.

San Francesco d’Assisi

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Avevo il cuore in subbuglio, non sapevo cosa fare della mia vita, qual era il progetto di Dio per me. Quelle settimane passeggiavo tanto e la mia meta preferita era la chiesetta diroccata di San Damiano, poco fuori delle mura di Assisi.
Chissà da quando non si celebrava la Messa in quella chiesetta, quando ci andavo vedevo qualche contadino che, dopo il lavoro, entrava e pregava, qualche bambino portava talvolta qualche fiori di campo.
I temporali avevano rovinato le mura e il tetto, che ormai era crollato del tutto, il pavimento non c’era più, c’erano pietre tutto intorno. Quel giorno c’era tanto silenzio, tanta pace e tranquillità. Era una bellissima giornata di sole che ormai volgeva al tramonto.
Sono entrato, come al solito nella chiesetta, mi sono avvicinato al grande Crocifisso e ho iniziato a pregare. Ho pensato al mio animo tanto turbato, alla ricchezza che possedevo, ma anche a quella chiesetta diroccata e alle persone povere che incontravo ogni giorno per le vie di Assisi.
Immerso nei miei pensieri ho alzato gli occhi verso il Cristo in croce e ho sentito una voce molto chiara nel mio cuore: “Va’ Francesco, ripara la mia casa, che come vedi, va in rovina!”.
Sono rimasto ammutolito e senza parole, ma sentivo già la risposta nascere dentro di me: “Sì, Signore… dimmi cosa devo fare”.
Alla fine della mia vita ho capito che Gesù voleva che io riparassi la sua casa, ma anche che mi donassi ai poveri e a tutti gli uomini e costruissi così una Chiesa più vera e più bella, come la voleva lui!

Un racconto per vivere la settimana in preparazione al vangelo della prossima domenica 1 ottobre

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Ricordo un giorno – ero ancora parroco nel Belice – in cui venni invitato a Catania per un Convegno di giovani. 
Con me, quella volta, la relatrice era Madre Teresa di Calcutta. La ricordo spuntare in silenzio da un lato, come a voler ‘non fare chiasso’, diversamente da noi.
Era impressionante la grande assemblea dei giovani che, letteralmente, ‘bevevano’ le parole di quella santa, che sembrava ‘distillare’ quanto diceva, tanto che ogni sua espressione aveva il senso delle realtà divine.
Terminata la conferenza, iniziarono le domande. Ci mettemmo d’accordo che alle mie domande avrebbe risposto lei e a quelle rivolte a lei avrei risposto io.
Ma ci fu una domanda che mi mise in imbarazzo; era troppo personale e non potevo rispondere in sua vece. La domanda era: ‘Madre Teresa, conoscendo i tanti sacrifici che Dio le ha chiesto, se rinascesse, direbbe ancora di sì a Dio?’.
Madre Teresa si raccolse in un profondo silenzio di qualche minuto. Poi sorprendendo tutti rispose: Sapendo quanto costa dire sì e temendo di non farcela, sarei tentata di dire no’. Facile immaginare lo smarrimento dell’assemblea. Fu un momento di ‘pesante’ silenzio. 
Poi riprese: ‘Ma sapendo quanto mi vuole bene e quanto Gliene voglio, credo proprio che tornerei a dirGli sì’.

Scoppiò un grido, come la liberazione da un incubo.

Mons. Antonio Riboldi

Vivi, ama, sogna, credi. E, con la grazia Dio, non disperare mai.

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La catechesi di oggi ha per tema: “educare alla speranza”. E per questo io la rivolgerò direttamente, con il “tu”, immaginando di parlare come educatore, come padre a un giovane, o a qualsiasi persona aperta ad imparare.
Pensa, lì dove Dio ti ha seminato, spera! Sempre spera.
Non arrenderti alla notte: ricorda che il primo nemico da sottomettere non è fuori di te: è dentro. Pertanto, non concedere spazio ai pensieri amari, oscuri. Questo mondo è il primo miracolo che Dio ha fatto, e Dio ha messo nelle nostre mani la grazia di nuovi prodigi. Fede e speranza procedono insieme. Credi all’esistenza delle verità più alte e più belle. Confida in Dio Creatore, nello Spirito Santo che muove tutto verso il bene, nell’abbraccio di Cristo che attende ogni uomo alla fine della sua esistenza; credi, Lui ti aspetta. Il mondo cammina grazie allo sguardo di tanti uomini che hanno aperto brecce, che hanno costruito ponti, che hanno sognato e creduto; anche quando intorno a sé sentivano parole di derisione.
Non pensare mai che la lotta che conduci quaggiù sia del tutto inutile. Alla fine dell’esistenza non ci aspetta il naufragio: in noi palpita un seme di assoluto. Dio non delude: se ha posto una speranza nei nostri cuori, non la vuole stroncare con continue frustrazioni. Tutto nasce per fiorire in un’eterna primavera. Anche Dio ci ha fatto per fiorire. Ricordo quel dialogo, quando la quercia ha chiesto al mandorlo: “Parlami di Dio”. E il mandorlo fiorì.
Ovunque tu sia, costruisci! Se sei a terra, alzati! Non rimanere mai caduto, alzati, lasciati aiutare per essere in piedi. Se sei seduto, mettiti in cammino! Se la noia ti paralizza, scacciala con le opere di bene! Se ti senti vuoto o demoralizzato, chiedi che lo Spirito Santo possa nuovamente riempire il tuo nulla.
Opera la pace in mezzo agli uomini, e non ascoltare la voce di chi sparge odio e divisioni. Non ascoltare queste voci. Gli esseri umani, per quanto siano diversi gli uni dagli altri, sono stati creati per vivere insieme. Nei contrasti, pazienta: un giorno scoprirai che ognuno è depositario di un frammento di verità.
Ama le persone. Amale ad una ad una. Rispetta il cammino di tutti, lineare o travagliato che sia, perché ognuno ha la sua storia da raccontare. Anche ognuno di noi ha la propria storia da raccontare. Ogni bambino che nasce è la promessa di una vita che ancora una volta si dimostra più forte della morte. Ogni amore che sorge è una potenza di trasformazione che anela alla felicità.
Gesù ci ha consegnato una luce che brilla nelle tenebre: difendila, proteggila. Quell’unico lume è la ricchezza più grande affidata alla tua vita.
E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare. Sogna! Sogna un mondo che ancora non si vede, ma che di certo arriverà. La speranza ci porta a credere all’esistenza di una creazione che si estende fino al suo compimento definitivo, quando Dio sarà tutto in tutti. Gli uomini capaci di immaginazione hanno regalato all’uomo scoperte scientifiche e tecnologiche. Hanno solcato gli oceani, hanno calcato terre che nessuno aveva calpestato mai. Gli uomini che hanno coltivato speranze sono anche quelli che hanno vinto la schiavitù, e portato migliori condizioni di vita su questa terra. Pensate a questi uomini.
Sii responsabile di questo mondo e della vita di ogni uomo. Pensa che ogni ingiustizia contro un povero è una ferita aperta, e sminuisce la tua stessa dignità. La vita non cessa con la tua esistenza, e in questo mondo verranno altre generazioni che succederanno alla nostra, e tante altre ancora. E ogni giorno domanda a Dio il dono del coraggio. Ricordati che Gesù ha vinto per noi la paura. Lui ha vinto la paura! La nostra nemica più infida non può nulla contro la fede. E quando ti troverai impaurito davanti a qualche difficoltà della vita, ricordati che tu non vivi solo per te stesso. Nel Battesimo la tua vita è già stata immersa nel mistero della Trinità e tu appartieni a Gesù. E se un giorno ti prendesse lo spavento, o tu pensassi che il male è troppo grande per essere sfidato, pensa semplicemente che Gesù vive in te. Ed è Lui che, attraverso di te, con la sua mitezza vuole sottomettere tutti i nemici dell’uomo: il peccato, l’odio, il crimine, la violenza; tutti nostri nemici.
Abbi sempre il coraggio della verità, però ricordati: non sei superiore a nessuno. Ricordati di questo: non sei superiore a nessuno. Se tu fossi rimasto anche l’ultimo a credere nella verità, non rifuggire per questo dalla compagnia degli uomini. Anche se tu vivessi nel silenzio di un eremo, porta nel cuore le sofferenze di ogni creatura. Sei cristiano; e nella preghiera tutto riconsegni a Dio.
E coltiva ideali. Vivi per qualcosa che supera l’uomo. E se un giorno questi ideali ti dovessero chiedere un conto salato da pagare, non smettere mai di portarli nel tuo cuore. La fedeltà ottiene tutto.
Se sbagli, rialzati: nulla è più umano che commettere errori. E quegli stessi errori non devono diventare per te una prigione. Non essere ingabbiato nei tuoi errori. Il Figlio di Dio è venuto non per i sani, ma per i malati: quindi è venuto anche per te. E se sbaglierai ancora in futuro, non temere, rialzati! Sai perché? Perché Dio è tuo amico.
Se ti colpisce l’amarezza, credi fermamente in tutte le persone che ancora operano per il bene: nella loro umiltà c’è il seme di un mondo nuovo. Frequenta le persone che hanno custodito il cuore come quello di un bambino. Impara dalla meraviglia, coltiva lo stupore.
Vivi, ama, sogna, credi. E, con la grazia Dio, non disperare mai.
Papa Francesco, Udienza del 20 settembre 2017

Spunti di preghiera e di condivisione sulle letture della S. Messa di domenica 24 settembre 2017

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  • Non è mai troppo presto … il Signore non desidera altro che la nostra felicità, la gioia più grande è nel servirlo.
  • Non è mai troppo tardi … c’è sempre, anche nelle situazioni più disgraziate, un punto accessibile al bene, un punto su cui Dio può far leva per risollevarci.

  • Sperare per tutti: come spero che un mio amico guarisca da una malattia da cui non ha la forza di uscirne, ma non ne posso mai essere sicuro; così mi auguro che tutti vengano chiamati da Dio a partecipare alla sua gioia.

  • Rischio di chi si sente chiamato presto: il sentirsi a posto, “ho già dato tanto”; sentire che io possa accampare dei diritti nei confronti di Dio: “ho fatto tanto del bene, come può Dio mandarmi questa prova così difficile?”; oppure sentirsi superiori agli altri.

  • Rischio di chi si sente chiamato tardi, o non si sente ancora chiamato: credere di poter costruire la propria felicità lontano da Dio. 
  • Denaro: non è altro che l’amicizia, la comunione con Dio. “Quello che è giusto ve lo darò”: Dio può dare solo tutto! Se dovessimo badare alla giustizia umana, dovremmo tutti sentirci irrimediabilmente colpevoli; solo se ci mettiamo in prospettiva della giustizia misericordiosa di Dio, possiamo sperare di essere peccatori perdonati.

Spunti di preghiera e di condivisione per la S. Messa di domenica 17 settembre 2017

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1.    Dio unico che sa perdonare fino in fondo: Il Signore è buono e grande nell’amore.
2.    Uomo può solo essere discepolo: “smetti di odiare”
3.   Cosa non è il perdono? Non è detto che coincida con il dimenticare. Gettarsi dietro le spalle le offese, gli errori che ci feriscono. Inevitabilmente finiscono nello “zaino” spirituale-psico-fisico che portiamo dietro di noi e ci appesantiscono sempre più. Mancanza di buon senso e di umanità di chi, solo per scopi giornalistici, per fare notizia, dopo poche ore da un dramma subìto, si rivolge ai parenti delle vittime chiedendo se hanno perdonato.
Come perdonare offese, violenze, vendette magari spropositate, errori che hanno rovinato una famiglia, calunnie…?
Per qualcuno il perdono è normale, non riesce a non perdonare: ma si tratta di un autentico valore cristiano o di non voler continuare a soffrire?
Inoltre, il perdono non deve essere una presa in giro o un modo per sfruttare le persone perché sono buone oppure fragili. Non basta mettere cerotti alle ferite profonde, ma è necessario trovare la forza per guardare, confrontarsi, pregare, perdonare.
4.    Cosa è il vero perdono cristiano? Guardare al peccato e al peccatore con gli occhi di Dio, con sguardo di misericordia. Un dono e una conquista, per cui c’è bisogno di parecchio tempo. È una possibilità che meritano tutti sempre, in quanto per noi umani è molto facile sbagliare. Non è detto che sia facile perdonare, il perdono nasce dal voler bene a qualcuno, non basta un senso del dovere. Anche nell’esistenza quotidiana, perdono autentico è ascoltarsi, essere disponibili al dialogo, non tenere dentro i problemi (vedi l’effetto pentola a pressione), invocare nella preghiera e collaborare con tutte le proprie forze ai piccoli perdoni tipici di ogni giornata.