Spunti di preghiera e di condivisione sulle letture della S. Messa di domenica 24 settembre 2017

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  • Non è mai troppo presto … il Signore non desidera altro che la nostra felicità, la gioia più grande è nel servirlo.
  • Non è mai troppo tardi … c’è sempre, anche nelle situazioni più disgraziate, un punto accessibile al bene, un punto su cui Dio può far leva per risollevarci.

  • Sperare per tutti: come spero che un mio amico guarisca da una malattia da cui non ha la forza di uscirne, ma non ne posso mai essere sicuro; così mi auguro che tutti vengano chiamati da Dio a partecipare alla sua gioia.

  • Rischio di chi si sente chiamato presto: il sentirsi a posto, “ho già dato tanto”; sentire che io possa accampare dei diritti nei confronti di Dio: “ho fatto tanto del bene, come può Dio mandarmi questa prova così difficile?”; oppure sentirsi superiori agli altri.

  • Rischio di chi si sente chiamato tardi, o non si sente ancora chiamato: credere di poter costruire la propria felicità lontano da Dio. 
  • Denaro: non è altro che l’amicizia, la comunione con Dio. “Quello che è giusto ve lo darò”: Dio può dare solo tutto! Se dovessimo badare alla giustizia umana, dovremmo tutti sentirci irrimediabilmente colpevoli; solo se ci mettiamo in prospettiva della giustizia misericordiosa di Dio, possiamo sperare di essere peccatori perdonati.

Spunti di preghiera e di condivisione per la S. Messa di domenica 17 settembre 2017

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1.    Dio unico che sa perdonare fino in fondo: Il Signore è buono e grande nell’amore.
2.    Uomo può solo essere discepolo: “smetti di odiare”
3.   Cosa non è il perdono? Non è detto che coincida con il dimenticare. Gettarsi dietro le spalle le offese, gli errori che ci feriscono. Inevitabilmente finiscono nello “zaino” spirituale-psico-fisico che portiamo dietro di noi e ci appesantiscono sempre più. Mancanza di buon senso e di umanità di chi, solo per scopi giornalistici, per fare notizia, dopo poche ore da un dramma subìto, si rivolge ai parenti delle vittime chiedendo se hanno perdonato.
Come perdonare offese, violenze, vendette magari spropositate, errori che hanno rovinato una famiglia, calunnie…?
Per qualcuno il perdono è normale, non riesce a non perdonare: ma si tratta di un autentico valore cristiano o di non voler continuare a soffrire?
Inoltre, il perdono non deve essere una presa in giro o un modo per sfruttare le persone perché sono buone oppure fragili. Non basta mettere cerotti alle ferite profonde, ma è necessario trovare la forza per guardare, confrontarsi, pregare, perdonare.
4.    Cosa è il vero perdono cristiano? Guardare al peccato e al peccatore con gli occhi di Dio, con sguardo di misericordia. Un dono e una conquista, per cui c’è bisogno di parecchio tempo. È una possibilità che meritano tutti sempre, in quanto per noi umani è molto facile sbagliare. Non è detto che sia facile perdonare, il perdono nasce dal voler bene a qualcuno, non basta un senso del dovere. Anche nell’esistenza quotidiana, perdono autentico è ascoltarsi, essere disponibili al dialogo, non tenere dentro i problemi (vedi l’effetto pentola a pressione), invocare nella preghiera e collaborare con tutte le proprie forze ai piccoli perdoni tipici di ogni giornata.

Per la Memoria della Beata Vergine Maria Addolorata

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MARIA, MADRE ADDOLORATA
Madre TU STAI
ai piedi della croce
senza paura.
Madre TU STAI
ferma e fiduciosa
nella tua fede in Dio.
Madre TU STAI
perseverante e fino alla fine
per realizzare il tuo “fiat”.
Madre TU STAI
nel dolore e nelle lacrime
guardando già alla gioia della resurrezione.
Madre mia e di ogni discepolo amato TU STAI
sempre vicina a me per condurmi verso tuo Figlio Gesù.
Insegnami a non fermarmi al dolore, alla disperazione,
all’angoscia perché
è morendo a se stessi che si risorge,
è amando che si acquista speranza,
è abbracciando la croce che si contempla il Cielo.
Katia. Udine, 15.09.2014

Festa dell’Esaltazione della Santa Croce

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Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
    Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell’albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l’inferno non sarebbe stato spogliato.
    È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell’inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l’universo.
    La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell’uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31-32).
    E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (cfr. Gv 12, 32). Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo.

Sant’Andrea di Creta, vescovo.

India – Don Tom Uzhunnalil è stato liberato

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12 Settembre 2017
Foto: Manorama Online

(ANS – Bangalore) – Il salesiano missionario indiano don Thomas Uzhunnalil, sequestrato oltre 18 mesi fa in Yemen da un gruppo di guerriglieri, è stato liberato. Ad annunciare la notizia sono stati i media indiani, secondo i quali il religioso salesiano si trova ora a Muscat, in Oman. La conferma ufficiale è arrivata da un tweet della Ministro degli Esteri dell’India, on. Sushma Swaraj‏.

Don Uzhunnalil era stato rapito da un commando di uomini armati il 4 marzo 2016, durante un attacco alla casa delle Missionarie della Carità di Aden, in Yemen, nel quale morirono 16 persone, tra cui 4 religiose.

Originario dello Stato indiano del Kerala, oggi 59enne, don Uzhunnalil al momento del rapimento si trovava in Yemen da 4 anni, nella missione salesiana avviata da suo zio, don Matthew Uzhunnalil.

La notizia della sua liberazione ha fatto subito il giro del mondo e ha suscitato grande gioia fra quanti attendevano da mesi questo giorno. “Sono sopraffatta [dalla gioia] per questa bella notizia – ha commentato ad AsiaNews sr. Mery Prema, Superiora Generale delle Missionarie della Carità, le cui suore ad Aden avevano p. Tom come cappellano –. E do lode a Dio per la sua misericordia. Non abbiamo mai abbandonato la speranza che un giorno p. Tom sarebbe stato rilasciato. La sua fotografia è fissata sulla tomba di Madre Teresa. Le sorelle, i poveri e la gente hanno pregato ogni giorno per la sua liberazione. Diamo gloria a Dio e ringraziamo tutti coloro che hanno pregato e lavorato in modo instancabile per il rilascio di p. Tom”.

“Esprimiamo prima di tutto profonda gratitudine a Dio per la felice conclusione di questa vicenda” è stato invece il commento manifestato all’Agenzia Fides da mons. Thedore Mascarenhas, Segretario Generale della Conferenza Episcopale dell’India.

A nome dei vescovi indiani – che tanto si sono spesi per la liberazione del loro connazionale, a cominciare dal Presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Baselios Cleemis Thottunkal – mons. Mascarenhas ha poi voluto ringraziare anche il Governo indiano, “che ha messo in campo ogni sforzo per la liberazione di don Tom”, e in particolare il Primo Ministro, Narendra Modi, e la Ministro degli Esteri, Sushma Swaraj; Papa Francesco, “che ha speso tutta la sua influenza”; il Vicario apostolico dell’Arabia Meridionale, mons. Paul Hinder, con cui i vescovi indiani sono rimasti “in costante contatto”; e il Rettore Maggiore e l’Ispettore salesiano di Bangalore, “per la loro pazienza e per la loro profonda fede”.

Giobbe e il senso della sofferenza (2)

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La vita può prospettarsi come un cammino, una scoperta – tra stupore riconoscente, affidamento fiducioso, sconforto di fronte a difficoltà più grandi di noi –, il riconoscimento di un “filo rosso” che lega e dona significato a varie esperienze: un amore da parte di Dio nei nostri confronti che si trasforma da fuoco di purificazione (cf. 1 Pt 1,6-9) a roveto di rivelazione (cf. Es 3). Anche i vari registri del libro biblico possono essere interpretati come momenti differenti di un unico vissuto “teologico”. Nel testo di Alonso Schökel – Sicre Diaz troviamo in sintesi: «Questa è la tipicità dell’autore di Giobbe: la sua esperienza di Dio. L’evoluzione del protagonista riflette probabilmente la sua evoluzione personale. Dal Dio conosciuto, amato e accettato fino al mistero impenetrabile che provoca ribellione, e poi sottomissione. Alla fine, il sunto del suo cammino: “Ti conoscevo solo per sentito dire, ora i miei occhi t’hanno veduto”. Poche parole, una lunga esperienza. Anni di lotta interiore, di dubbio e di silenzio, pensando, bestemmiando e pregando, finché Dio gli si fa conoscere in forma nuova. Esperienze di questo tipo sono inesprimibili, e le parole di un terzo le coprono di banalità».

Dott.ssa Annalisa Trevisan: Il binomio ortodonzia – logopedia

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Durante la deglutizione vengono coinvolti numerosi muscoli e la spinta della lingua, necessaria alla propulsione del bolo verso le vie digestive, può avere effetti molto diversi se orienta la sua forza in direzioni differenti da quelle “normali”. Nel corso della nostra vita, infatti, la deglutizione si evolve con meccanismi sempre più complessi e diversi. Se ciò non avviene, si può andare incontro ad importanti alterazioni del distretto facciale.
Le conseguenze più frequenti possono essere: malocclusioni, respirazione orale anziché nasale, alterazione nell’articolazione delle parole, dolori cervicali o dell’articolazione temporo-mandibolare.
Quando si riscontrano questi fattori si è spesso in presenza di una deglutizione atipica. Con questo termine si intende una deglutizione di tipo infantile, quella del lattante – per capirci – in cui la lingua sta bassa, si interpone fra le arcate dentarie anziché rivolgere la sua spinta sul palato.
Nella deglutizione vengono coinvolti ben 56 muscoli, il numero di deglutizioni giornaliere può arrivare fino a 1400 ed ognuna di esse esercita una forza di circa un chilogrammo; da questi dati possiamo facilmente capire la portata che tale meccanismo ha sullo sviluppo delle strutture ossee del distretto orofacciale.
Le cause della deglutizione atipica possono essere molteplici, tuttavia, gli esperti sono concordi nell’individuare una serie di fattori comuni che possono essere collegati a questo fenomeno, quali l’allattamento prolungato e l’uso di ciucci e biberon in età diversa da quella indicata.
Intervenire sulla deglutizione atipica è possibile e per questo molti odontoiatri e ortodontisti ricorrono all’aiuto del logopedista che, con degli esercizi mirati, riesce ad impostare i corretti movimenti deglutitori.
Se l’ortodonzista è lo specialista della posizione corretta dei denti, il logopedista può essere considerato lo specialista delle parti “molli” : muscolatura della lingua, labbra, ecc.
In questo senso, fondamentale risulta la motivazione del paziente che è chiamato ad esercitarsi a casa nella ripetizione dei semplici esercizi impostati in studio.
Con pochi minuti al giorno si possono ottenere importanti risultati.
Per questi motivi l’ortodonzia si lega sempre più spesso alla logopedia, che allena il paziente, non solo con esercizi volti ad aumentare la consapevolezza del proprio schema motorio o a tonificare la muscolatura, ma anche per adottare un atteggiamento consapevole nella deglutizione e respirazione corretta, con un approccio più attivo di quello adottato in passato dal solo posizionamento dell’apparecchio ortodontico.

Spunti di preghiera per la S. Messa di domenica 10 settembre 2017

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1.    “Ascoltate oggi la voce del Signore”. Nel ritornello del Salmo Responsoriale troviamo anche oggi, come spesso accade nella liturgia domenicale, il cuore del messaggio di Dio per noi. Non aspettate o fantasticate su di un incerto o illusorio domani. Non rivangate un passato, che può avere sfaccettature di fallimento. Il tempo si trasforma: non è più una freccia lanciata immancabilmente verso la morte o, come nella mitologia greca, un padre che mangia i suoi figli per provare inutilmente a mantenersi in vita. Invece, il presente assume un valore di ricchezza inestimabile: è il momento, il luogo per incontrare Gesù e le persone.

2.     “Ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele”. Non l’anonimato, l’indifferenza fatta di disinteresse, il piedistallo per nascondere sotto l’orgoglio una mancanza di fiducia in sé e nella vita. Hai una vocazione e una missione. Sei sentinella. Sei pastore che offre la vita per le sue pecore. Sei posto forse in una posizione più pericolosa, da vivere come umile e gioioso servizio.

3.     “Malvagio, tu morirai”. No. Non pensare a Dio come ad un aguzzino che abbandona o, peggio, invia nelle tenebre del dolore i suoi figli. Proviamo insieme a confrontarci con il Dio di Gesù Cristo che non solo chiede a noi di essere responsabili gli uni degli altri, ma soprattutto si assume Lui il peso della nostra libertà utilizzata male. Guardiamo a tutta la Prima Lettura alla luce della creazione, dell’incarnazione, dell’intero mistero pasquale… e mi pare che la prospettiva cambi parecchio. È un Dio che non solo si fa sentinella per l’uomo, ma Padre, Amico, Salvatore, Sposo, Pastore…

4.     Nella prima parte del vangelo, troviamo alcuni passi che si possono avvicinare a quello che intendiamo noi per correzione fraterna. Ma con certe caratteristiche specifiche:

·    dare e fare molto di più di quello che è semplicemente “dovuto” verso il prossimo (nessuno dica “io l’avevo avvertito, adesso si arrangia lui”);

·     immetterci nella dinamica dell’amore divino anche verso chi può sbagliare;

·     esprimere sempre le NOSTRE motivazioni, sensibilità e punti di vista (chi può pretendere di essere l’unico ad avere la verità in tasca?);

·     preparare, vivere e continuare questa eventuale correzione fraterna con la preghiera.

Se senti di vivere in pieno queste condizioni, assieme a tutte quelle evangeliche, parla pure, nei modi dovuti. Altrimenti taci.

5.     “Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo”. Chi ha un pochino di retroterra di catechesi, mi pare che possa essere portato a pensare subito al sacramento della Confessione o Riconciliazione. Magari continuando a chiedersi: ma perché devo andare proprio dal sacerdote? Perché continuo a confessare sempre le stesse mancanze, che senso ha?

In realtà, forse si parla anche di tanti legami “umani” (che hanno sempre un riflesso e una risonanza divina) che rischiamo di stringere come dei nodi disordinati o di sciogliere senza la pazienza e la sapienza di chi affronta i nodi, ma agendo con la forbice, se non con l’accetta. E ci sono in mezzo delle persone che vivono, amano, soffrono…

Questo rischio vale anche per noi sacerdoti.

6.     “In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Come due possono accusarsi a vicenda, litigare, portare rancore per una vita… così possono essere luce, forza, sostegno reciproco. È il Padre che ascolta e concede. È Gesù presente proprio qui, come nelle nostre famiglie, in mezzo ai lavori più diversi, a scuola, nel gioco.

Adesso si scioglie veramente ogni nodo di separazione tra noi fratelli.

Adesso l’Amore non è solo un sentimento, un ideale irraggiungibile, ma realtà solida e quotidiana.