Spunti di riflessione e di preghiera sulle Letture del 22 ottobre

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“La missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è d’ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha prefisso è d’ordine religioso” (GS 42).

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

 

Dopo ingresso trionfale a Gerusalemme e invidia di scribi, farisei, erodiani…

  1. Io ti ho chiamato per nome… sebbene tu non mi conosca… Ti ho dato un titolo… Ti renderò pronto all’azione. Che bello. Scoprire, passo dopo passo, Dio che ci precede nell’Amore. In una relazione amorosa. Il titolo è per noi, è il marchio, il sigillo dell’Amore. L’azione, in Dio e con Dio, è completamente differente dall’attivismo e dall’efficientismo che si vorrebbe pretendere ai giorni nostri: invece, l’attività, la missione, l’apostolato… è un traboccare della grazia in noi.
  2. I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi… «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». La schiettezza, nella sua semplicità, vince ogni trappola cattiva. Non trattate il Signore Gesù come una conquista eroica personale, basata sui nostri meriti, ma rendiamoci sempre conto della sovrabbondanza del dono. Cosa è di Cesare? Il potere materiale. Cosa è di Dio? Semplicemente tutto. Don Bosco consiglierebbe: “Datevi completamente e presto al Signore”. Non aspettiamo.
  3. Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi. La preghiera di ringraziamento come un legame di Amore fraterno. Il ringraziare come ri-conoscere Dio almeno in uno specchio opaco, direbbe san Paolo.

Madre Teresa di Calcutta diceva che “è più difficile placare la fame d’amore che la fame di pane”

 

“La missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è d’ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha prefisso è d’ordine religioso.

Eppure proprio da questa missione religiosa scaturiscono compiti, luce e forze, che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini secondo la legge divina

La Chiesa, procedendo dall’amore dell’eterno Padre, fondata nel tempo dal Cristo redentore, radunata nello Spirito Santo, ha una finalità salvifica ed escatologica che non può essere raggiunta pienamente se non nel mondo futuro. Ma essa è già presente qui sulla terra, ed è composta da uomini, i quali appunto sono membri della città terrena chiamati a formare già nella storia dell’umanità la famiglia dei figli di Dio, che deve crescere costantemente fino all’avvento del Signore. Unita in vista dei beni celesti e da essi arricchita, tale famiglia fu da Cristo « costituita e ordinata come società in questo mondo » e fornita di « mezzi capaci di assicurare la sua unione visibile e sociale ». Perciò la Chiesa, che è insieme « società visibile e comunità spirituale » cammina insieme con l’umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena; essa è come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio. Tale compenetrazione di città terrena e città celeste non può certo essere percepita se non con la fede; resta, anzi, il mistero della storia umana, che è turbata dal peccato fino alla piena manifestazione dello splendore dei figli di Dio.Ma la Chiesa, perseguendo il suo proprio fine di salvezza, non solo comunica all’uomo la vita divina; essa diffonde anche in qualche modo sopra tutto il mondo la luce che questa vita divina irradia, e lo fa specialmente per il fatto che risana ed eleva la dignità della persona umana, consolida la compagine della umana società e conferisce al lavoro quotidiano degli uomini un più profondo senso e significato. Così la Chiesa, con i singoli suoi membri e con tutta intera la sua comunità, crede di poter contribuire molto a umanizzare di più la famiglia degli uomini e la sua storia.

Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, nn. 42 ss.

donPaolo

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