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Una donna, moglie e madre ‘normale’?

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Non sono solo i cardinali, o i professori di università, o i teologi e comunque gli addetti ai lavori che scrivono al papa per esprimere perplessità e disagio, di fronte all’apparente scardinamento di principi basilari e consolidati. Anche semplici fedeli si sono fatti coraggio, e hanno indirizzato al papa i loro messaggi. Qualcuno di loro, non avendo risposta, si è rivolto a chi scrive queste righe, pensando che fosse possibile trovare in questo modo una via privilegiata. Gli ultimi due, nei giorni scorsi, dagli Stati Uniti e dall’Italia. Ma certamente sono numerosi quelli che hanno scritto e non se ne sa nulla.

Qualche giorno fa poi una persona con cui siamo in contatto su Twitter, senza che ci conosciamo personalmente, mi ha inviato un messaggio diretto. Era stata pubblicata sul blog Stilum Curiae la lettera di un collega ed amico, un vero sfogo. E così la persona che chiameremo Maria (vuole l’anonimato) diceva: “Ho letto la lettera ultima da lei pubblicata e mi è venuto in mente un pensiero: rendere pubbliche le lettere di tanti ‘semplici’ che in questi anni hanno di sicuro scritto a Bergoglio sarebbe una cosa fattibile? Sarebbe soprattutto lecito? Senza nomi, ovviamente… Personalmente ho scritto a lui a febbraio 2016. Al mio vescovo qualche mese fa”. Non ha avuto nessuna risposta. Allora Maria proponeva di creare una rubrica in cui i semplici fedeli pubblicassero le loro lettere rimaste senza risposta, e concludeva: “Se fosse un grido unanime ad elevarsi dal gregge, forse cardinali e vescovi troverebbero il coraggio di rompere il silenzio in cui secondo me molti vigliaccamente si nascondono?… Pensavo alla favola in cui il bambino a un certo punto grida che ‘Il re è nudo’…Al mio tweet sul profilo anche altri han risposto dicendo che avevano scritto anch’essi, oppure mi hanno chiesto l’indirizzo per la raccomandata”. Per questo l’idea..”.

Ma che cosa aveva scritto Maria, al papa, senza ricevere neanche il classico bigliettino del minutante della Segreteria di Stato, quello, tanto per intenderci, che aveva provocato un gran clamore inviando benedizioni a una coppia di lesbiche in America Latina? Ecco la sua lettera.

“Santo Padre,

sono una donna, moglie e madre ‘normale’.

Mi presento così perché vorrei che, leggendo questa mia lettera – se gliela faranno leggere personalmente – pensasse alla sua mamma, la quale certamente sarà stata anche lei una donna, moglie e madre ‘normale’.

Non sono dunque una lesbica desiderosa di avere un figlio, né una divorziata risposata che non è ben vista in parrocchia.

Sono una … ‘normale’.

Forse, sarà per questo motivo che ho il timore che non mi degnerà di risposta?

Ma, Le chiedo, non risponderebbe neppure a sua mamma?

Come donna, moglie e madre ‘normale’, dunque, non posso tacerLe tutto il dolore che provo per quanto vedo accadere in questo inizio di terzo millennio, nel mondo, nella famiglia e … soprattutto nella Chiesa!

Ho contratto matrimonio con l’unico uomo al cui fianco so di dover invecchiare, nella buona ma, anche, nella cattiva sorte!

Ho avuto in dono due figlie, oggi maggiorenni, che abbiamo cercato di far crescere soprattutto nel rispetto di valori inalienabili che, con tanta difficoltà al giorno d’oggi, cerco assieme a mio marito di difendere nonostante tutto, in loro e per loro!

Le cito solo un ultimissimo episodio per renderLe subito l’idea di ciò cui mi riferisco.

Le mie figlie sentono in tv dalla Sua bocca che “evitare la gravidanza in certi casi non è un male assoluto” e ne nasce una discussione in casa.

Ovviamente, per le mie figlie a fare due più due è bastato un attimo: “Dunque, anche la contraccezione non è un male; dunque commettere atti impuri – che per noi sono atti di amore (sic!) – non è un male, purché evitiamo una gravidanza”.

Ecco il punto.

E questo è un solo esempio; ma Le potrei fare mille altri, ormai quotidiani.
So – perché un giorno ce lo ha confidato in un incontro di catechesi, dicendo il peccato ma non il peccatore – quanto ha dovuto lottare un povero prete per convincere un ragazzo che compiere atti omosessuali è peccato; e che doveva chiedere perdono confessandosi; mentre il ragazzo insisteva dicendo che il Papa ha detto, ha detto, ha detto …
Ormai sono scenari di tutti i giorni e per tutti i problemi: da una parte sta quella che viene considerata la libertà, la gioia, il Papa e il peccato; dall’altra stanno quei poveri preti che, nel silenzio della preghiera, lottano contro il peccato con l’enorme fatica di chi non sente vicino a sé, in questa lotta, il Vicario di Cristo!

E’ pazzesco!

Io mi rendo perfettamente conto del ‘peso’ che può essere, per un semplice uomo benché assistito dalla Grazia, il guidare ‘la barca di Pietro’.

Ma Lei, Santo Padre, si rende conto del ‘peso’ che ha ogni Sua parola e del male che essa sta producendo – all’anima più che al corpo! – di chi La ascolta?

Io voglio sperare che tutto ciò non sia fatto per ‘mero calcolo’, ma sia solo frutto di una Sua eccessiva ingenua – anche se orrenda – spontaneità!

Perché, se si trattasse di calcolo voluto, mi sentirei totalmente ‘tradita’ dal Santo Padre, che ha ricevuto da Gesù il compito di ‘confermare’ nella fede, non di insinuare dubbi e di distruggerla!

Per finire vorrei chiederLe dunque, e concludo: secondo Lei, la sua mamma, che di certo La starà osservando dal Cielo e conosce ormai ‘tutta intera’ la Verità, oggi sarà contenta di Lei?

Nel garantirLe il ricordo della Sua persona nelle mie povere preghiere, La ringrazio per il tempo che avrà voluto dedicare a questo mio scritto, sperando che L’aiuti in una scelta di conversione.

Con le lacrime agli occhi, Le porgo, Santità, i miei filiali saluti”.

 

Fonte: Marco Tosattihttps://www.marcotosatti.com/tag/lettera/

Per puntualizzare: Gesù Cristo, Maometto, le conquiste islamiche e le crociate

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Perché a scuola, o più semplicemente tra i giovani a cui viene chiesto di esprimersi a riguardo del cristianesimo, prima o poi emerge il tema delle crociate? “Sì, i cristiani sono tanto buoni. Ma cosa hanno combinato con quelle guerre che si presentano inspiegabili?”.

Ma chi conosce la data dell’Egira, cioè il momento in cui Maometto, partendo da La Mecca, decise di conquistare l’intero Mediterraneo? Siamo nel 622.

E la battaglia di Poitiers, in cui il 10 ottobre 732 ci fu la vittoria dei Franchi guidati da Carlo Martello sui musulmani provenienti dalla Spagna? Prova a guardare la cartina geografica: dove si trova Poitiers? Al centro della Francia, nel bel mezzo dell’Europa. I musulmani, dall’Arabia, avevano conquistato in pochi anni il nord dell’Africa e, poi, la Spagna.

 

Se Gesù Cristo ha donato la sua vita in croce per la nostra salvezza, Maometto ha vissuto e insegnato una religione della spada. E, in caso di sconfitta guerresca, “ciò che non abbiamo conquistato con le spade lo conquisteremo attraverso i nostri figli”.

 

Vedi i giorni d’oggi.

ESTRATTO DALLA NOVITA’: indice generale e il secondo capitolo di “Come cera in mano a Dio”

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Disponibile presso l’autore (paolo.mojoli@bearzi.it , 8€; 10 € con spedizione in Italia) dall’8 dicembre. Alcune pagine di semplice, quotidiana e al tempo stesso profonda spiritualità salesiana.

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Antonio Socci. La “sinistra” accoglienza

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E’ curioso lo slancio umanitario che ha colto d’improvviso la Sinistra italiana di fronte all’inedita marea migratoria di questi mesi. Perché storicamente non ha proprio le carte in regola in tema di “accoglienza”.

Su queste colonne più volte è stato ricordato l’atteggiamento comunista nei confronti dei profughi di Istria e Dalmazia, nel dopoguerra.

La vicenda – quasi assente dalla storiografia ufficiale – riguarda 300 mila profughi italiani che dovettero fuggire dalle loro case, dalla terra dei loro padri, perdendo tutto.

Verso di loro – che scappavano dal comunismo titino – avevamo un doppio dovere di accoglienza e di solidarietà perché erano italiani e pagavano loro per tutti noi, per la guerra persa.

Eppure la sinistra comunista non accolse questi nostri connazionali come fratelli, ma come avversari, con manifestazioni ostili, insulti e sputi. Una vergogna.

C’è poi un’altra vicenda, più vicina nel tempo, che io stesso ricordo di aver vissuto personalmente: la tragedia dei cosiddetti “boat people” vietnamiti e cambogiani che scappavano dal “paradiso comunista” fra il 1975 e il 1980.

La Sinistra italiana, dal ’68, per anni aveva manifestato nelle piazze in favore dei Vietcong e della guerriglia comunista indocinese. Quando costoro trionfarono in Vietnam e in Cambogia, imponendo la loro disumana tirannia, centinaia di migliaia di disperati scapparono dai “liberatori” comunisti o via terra o sulle barche. Molti finirono annegati, ammazzati dai pirati o mangiati dagli squali. Ci furono anche tanti bambini tra le vittime.

Secondo il professor Le Van Mao (d’origine vietnamita, docente alla Concordia University di Montreall e responsabile del canadese ’Programma di patronato dei rifugiati vietnamiti’) i profughi morti in mare furono “almeno trecentomila”.

Alcuni dei fuggitivi furono salvati, fra l’altro, anche da tre navi della Marina militare italiana spedite là dal governo Andreotti: in Italia furono assistiti e ospitati dal volontariato cattolico circa 3.500 profughi.

Non erano migranti economici, come la gran parte di quelli di oggi, ma erano profughi che fuggivano da dittature sanguinarie e dalla morte, quindi avevano uno status internazionale che dava loro il diritto di essere accolti. Inoltre erano anche un numero molto esiguo e non creavano alcun rischio. Il costo economico per l’Italia era trascurabile, perlopiù sostenuto dalla Chiesa. Ma ciò non bastò per attirare su di loro la simpatia e l’accoglienza della Sinistra che – di fronte alla loro tragedia – avrebbe dovuto fare un’autocritica troppo spietata e devastante.

Io, che a quel tempo ero un giovane studente cattolico e mi impegnavo nell’opera di accoglienza coordinata dalla Caritas, ricordo ancora bene gli insulti e gli sputi che – nelle piazze – ci prendevamo dai compagni, quando distribuivamo volantini in quelle stesse piazze dove per anni si era manifestato a sostegno dei tiranni comunisti (indocinesi e non solo).

A quel tempo, a far conoscere gli orrori del comunismo indocinese – come ricorda padre Piero Gheddo – “si veniva bollati, come minimo, da provocatori ‘finanziati dalla Cia’ ”.

Sugli esuli intellettuali stessa storia. Nel 1974 era uscito “Arcipelago Gulag” di Solzenicyn (che venne subito esiliato dal regime). Fu una bomba in tutto il mondo, ma da noi la cultura, ovviamente allineata a Sinistra, accolse quel libro “con freddezza, magari” ha scritto Pigi Battista “accompagnando la gelida accoglienza con la divulgazione (come è accaduto) della leggenda nera di un Solzenicyn nientemeno che al soldo del dittatore Pinochet”.

In seguito al caso Solzenicyn nel 1977 Carlo Ripa di Meana – in armonia col nuovo Psi di Craxi – organizzò a Venezia la “Biennale del dissenso” dove furono invitati gli intellettuali perseguitati dei paesi comunisti che vivevano esuli.

Successe il finimondo (la Cgil arrivò a organizzare uno sciopero contro la Biennale). Hanno rievocato quei fatti Gabriella Mecucci e Ripa di Meana nel libro “L’ordine di Mosca: fermate la Biennale del dissenso”.

Eppure c’era il Pci di Berlinguer e si parlava di eurocomunismo. Ma gli esuli dell’Est, gli intellettuali perseguitati, erano molto sgraditi. Accoglienza, questa sconosciuta.

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Antonio Socci

Da “Libero”, 27 novembre 2017

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Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”

Twitter: @AntonioSocci1

Come cera in mano a Dio: prime presentazioni a Chiasottis e Lumignacco (Udine)

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Chiasottis: giovedì 14 dicembre 2017, 20.30

e

Lumignacco: martedì 19 dicembre, 20.30.

 

Alcune pagine di semplice, quotidiana e al tempo stesso profonda spiritualità salesiana.

Coniugando Parola di Dio, san Francesco di Sales e san Giovanni Bosco.

 

Dati tecnici:

Testo: Paolo Mojoli;

Presentazione: Morand Wirth;

Illustrazioni: Giorgia De Tina;

Grafica: Emilia Penati;

Edizioni e distribuzione: Velar, Gorle (Bg);

Pagine a colori: 96 + copertina;

Prezzo di copertina: 10 €;

Costo con spedizione in Italia: 10€ (attraverso l’autore e Amazon.it dall’8 dicembre 2017, da fine gennaio 2018 nelle librerie);

Costo presso l’autore: 8 €.

Acquisto di numerose copie: accordarsi con l’autore.

 

Don Paolo (a volte insieme all’Illustratrice)

è disponibile

per presentazioni del testo, conferenze e ritiri sul tema

 

Testi disponibili a partire dalla festa dell’Immacolata 2017 (8 dicembre)

Creature e Creatore. 10. Il ventre di Maria

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E’ davvero singolare il tabernacolo della cappella che si trova nel corridoio della Foresteria dell’abbazia di Praglia. E’ un altorilievo in candida pietra che raffigura Maria con ai lati due Angioletti nell’atto di aiutarla a sorreggere il tabernacolo. Sulla spalla sinistra del mantello è come ricamata una stella. Sul volto di Maria un dolce sorriso: ogni volta che lo guardo sembra che stia sorridendo proprio a me, e che mi voglia dire qualche cosa. Ma la cosa singolare, che mi ha colpita fin dalla prima volta, è che Maria sorregge, all’altezza del ventre, il Tabernacolo sulla cui porticina è impressa la colomba dello Spirito Santo.

Maria mamma, raffigurata nella sua maternità.

Anche se sono passati parecchi anni, ricordo molto bene quel momento della mia vita. La tensione provata nell’attesa della gravidanza che magari non stava arrivando proprio subito come avrei tanto desiderato. La trepidazione prima della conferma certa che avrei avuto un figlio. Lo scrutare ogni mio cambiamento fisico come ulteriore certezza, casomai le analisi avessero sbagliato…E poi la percezione del primo lieve movimento di quella creatura nel mio ventre molto simile al lieve tocco delle ali di una farfalla: sensazione unica e irripetibile sentire la vita che vive e si muove in te! Fino ai poderosi calci che preannunciavano l’impazienza della nascita. Tutte sensazioni queste che sicuramente anche Maria ha provato vivendo umanamente e completamente la sua maternità: il suo Bambino si stava formando dentro di lei e presto lo avrebbe visto, toccato, odorato, baciato, accarezzato, stretto al suo petto perdendosi in lui e nelle emozioni del parto.

Ed eccola lì, in quella cappella, che continua ad avere il suo Gesù nel suo ventre ma non per gelosia, non per possesso, non per materna protezione, ma per portarlo, per offrirlo, ancora ogni giorno a chi entra in quel luogo santo così come ha fatto quella volta con Elisabetta e la sua famiglia. E’ lì, madre missionaria, che dona gratuitamente ancora e ancora il suo Figlio prediletto.

Ma  quel tabernacolo racchiude Gesù, il Cuore di Gesù, e con il Suo Cuore tutti noi, ciascuno di noi, nella sua unicità. Lì dentro ci sono anche io, piccola donna stracolma di fragilità, di incapacità di amare, di cadute ma certamente Figlia. Ecco che Maria mi ha nel suo ventre e allora capisco quel dolce sorriso: mi ricorda il mio quando accarezzavo mio figlio ancora nascosto in me.