Creature e creatore. 6. La spesa di san Martino

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Almeno dalle mie parti, San Martino è uno dei Santi più conosciuti sia per via di quella sua “estate” che spalanca le porte ai rigori dell’inverno, sia perché nel giorno della sua festa vengono benedetti i prodotti della terra e le macchine agricole (una volta i raccolti ed il bestiame).

Ho ben netta nella memoria la sua raffigurazione nei libri di lettura e nel catechismo: un soldato in armatura, a cavallo di un rampante destriero bianco e nell’atto di tagliare nettamente a metà il suo mantello per coprire un povero. Per me tutto finiva là anche in età adulta, nonostante gli sforzi fatti dal parroco (ex missionario) di far capire e attualizzare questa figura facendogli erigere un bel capitello affrescato, facendogli dedicare un frequentato sterrato di campagna e facendo dipingere e ricamare uno splendido stendardo con la sua effige: era e restava una figura del passato.

Come tutte le sere mia figlia mi chiama dalla città universitaria dove sta studiando e mi racconta del gelo polare che improvviso è calato giù dalle gole delle montagne. Poi mi chiede di non arrabbiarmi per una cosa che aveva fatto poco prima. Cosa mai avrà combinato? Attraversando Piazza Erbe per andare al supermercato aveva incrociato un giovane africano rattrappito dal vento gelido, solo con una giacchetta a ripararlo mentre stendeva la mano gelata in cerca di qualche elemosina. Si ferma, gli chiede il nome, da dove viene e quanti anni ha: sono coetanei. Gli domanda se quel giorno avesse mangiato e se ha qualcosa per la cena: entrambe risposte negative. Gli dice, allora, di seguirla e lo porta al supermercato. “Sai mamma, gli ho fatto fare la spesa. Lui non voleva, ma gli ho fatto comperare delle arance, gli ho fatto scegliere i biscotti e la marmellata, al banco gastronomia gli ho fatto tagliare un trancio di pizza e uno di focaccia bollenti, poi un succo di frutta e nel reparto abbigliamento ho trovato un bel paio di guanti in offerta. Non arrabbiarti, mamma, ma ho speso tutti i soldi che avevo.” Alla mia domanda di cosa avrebbe poi mangiato lei, mi risponde: “Ho ancora qualcosa in dispensa e me la farò bastare fino al tuo prossimo stipendio. Sai, lui era così felice! Mi ha fatto tanto piacere aiutarlo, non per i ringraziamenti (non la finiva più!) ma perché ha la mia stessa età! Ah, gli ho preso anche la cioccolata”.

Grazie, Bambina mia, perché con la tua fresca e semplice generosità mi ha fatto concretamente capire che si può davvero dare metà del proprio mantello senza temere di morire congelati.

 

 

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