Creature e Creatore. 12. Profumo di latte

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Sto cercando una cosa che il radar della mia memoria ha localizzato nei cassetti e antina della libreria. Quando apro la porticina, come nei migliori cartoni animati in cui allo spalancarsi della porta dello sgabuzzino tutto precipita addosso al personaggio, gran parte del contenuto scivola sul pavimento. Evidentemente l’ultimo della famiglia che vi aveva rovistato, aveva poi ricacciato tutto dentro confidando nelle cerniere del battente. Sono album dalle svariate dimensioni e copertine, buste con negativi, foto sciolte, insomma l’archivio fotografico della nostra famiglia prima dell’avvento delle nuove tecnologie dove le immagini vengono salvate in chiavette, cd, dvd, clouds ecc ecc. Gli album che nel caos sono finiti sopra di tutto, sono i più vecchi, quelli con le foto dei miei figli neonati, i battesimi, le prime pappe, il primo Natale e compleanno.

Sfoglio quelle pagine ben ordinate a accuratamente datate e ritrovo immagini “dimenticate”. Sorrido guardando quei ricordi e dalla memoria riaffiora il profumo di latte che avevano i miei bambini, e che tutti i neonati hanno. Risento sotto le mie dita il velluto della loro pelle, il colorito di pesca matura, la morbidezza burrosa delle loro gambotte e braccine, la forza della loro manina nello stringere il mio indice così grande, i loro piedini scalcianti che baciavo e solleticavo per farli ridere.

Ma su tutto il ricordo del loro profumo di pulito, di fresco, di nuovo e, appunto, di latte.

Ritrovo immagini nelle quali li sto cullando o dormono tra le mie braccia abbandonati, “tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre”, così come prega il Salmo 130. Infatti, per rendermi concrete queste parole, ho sempre pensato ai momenti del sonno dei miei figli tra le mie braccia, nella loro tanto inconsapevole quanto connaturata totale fiducia verso di me e certezza che li avrei protetti e difesi da qualsiasi cosa fosse accaduta. Così doveva essere il mio rapporto con Dio “come bimbo svezzato è l’anima mia”.

Ma in questo momento di profondi ricordi di mamma intrisi di profumi e sensazioni tattili, capovolgo la situazione e penso a cosa può provare Dio. Se il mio abbraccio era così trabboccante amore, com’è quello di Dio Papà? Con quale sguardo di tenerezza mi guarda? Per Lui la mia pelle sarà sempre “di pesca” anche quando sarà increspata e raggrinzita? Sarò sempre morbida anche se indurita dalla vita? Mi terrà sempre forte anche quando scalcerò per trovare altre braccia che solo apparentemente mi possono sembrare più attraenti?

Ho una certezza: Dio Papà sentirà sempre il mio profumo di latte.

 

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