Ai preti dobbiamo voler più bene

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Il primo “antidoto” alle deviazioni, e soprattutto a quelle che fanno più male non solo a se stessi ma anche a degli innocenti e alla comunità ecclesiale, parte dalla riscoperta della grandezza del sacerdozio, della bellezza di questa vocazione.

Un giorno, parlavo con un vescovo, ed abbiamo accennato alla questione dei sacerdoti che hanno lasciato la tonaca per sposarsi. Il vescovo mi disse: “Un prete non ‘lascia’ perché si innamora di una donna, ma si innamora perché ha lasciato”.

Credo che quest’affermazione valga anche nell’ambito (ovviamente del tutto diverso e assolutamente non omologabile) della pedofilia e degli abusi da parte di persone del clero. Io credo che il primo “antidoto” alle deviazioni, e soprattutto a quelle che fanno più male non solo a se stessi ma anche a degli innocenti ed alla comunità ecclesiale parta proprio dalla riscoperta della grandezza del sacerdozio, della bellezza di questa vocazione.

E’ una riscoperta che deve partire anche da noi laici; dobbiamo partecipare di più e meglio all’Eucaristia, dobbiamo cercare la guida spirituale e la confessione, dobbiamo mostrare al sacerdote la nostra gratitudine e il nostro apprezzamento per quelle particolarità uniche del suo ministero che sono del tutto insostituibili. D’altro canto, anche la Chiesa “istituzione” deve valorizzare questi aspetti del ministero sacerdotale, non limitandosi a trasformare il prete in un distributore di sacramenti, ma nemmeno appiattendo la sua missione su azioni e realizzazioni per le quali non è necessario il sacramento dell’Ordine.

Se un prete perde di vista la specificità del suo ministero, se non ha sempre presente che la consacrazione del Corpo e Sangue di Cristo è il senso della sua vita e della sua realtà, se il prete diventa solo una specie di supercatechista o superanimatore, chi glielo fa fare di affrontare i sacrifici che tale missione richiede? Se non è al centro di tutto il Corpus Christi, anche la sacralità del corpo dell’uomo passa in secondo piano; non dovrebbe essere così, ovviamente, perché si può e si deve rispettare la sessualità e la sua santità anche se non si crede in Dio o non si è preti, ma sicuramente i sacerdoti che hanno ben chiara la grandezza del loro ministero non possono neanche essere sfiorati da certe patologiche deviazioni.

Nel contempo, cerchiamo di star loro accanto, di non farli sentire soli: se il prete ha tanti amici, ha tanto affetto, si sente voluto bene, è meno probabile che venga spinto a cercare altrove delle parodie grottesche di tale affetto.

 

Autore: Chiara Bertoglio

 

Fontehttp://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=3163

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