Pastore “indegnamente felice”

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Pecorella: Caro pastore, in questi ultimi due giorni (oggi è martedì 19 marzo, san Giuseppe) abbiamo pubblicato ben tre (3) articoli di credenti confusi e smarriti per la situazione della Chiesa e di chi la guida. Un laico, come me, una monaca (che si definisce addirittura “sradicata”), un padre missionario. Tu che sei un consacrato come loro, come ti senti?

Pastore: Felicemente e indegnamente partecipante del dramma di morte e resurrezione di Gesù. Felicemente e indegnamente parte ferita di una Chiesa che gli antichi Padri definivano “casta meretrix”: santa, in Cristo; peccatrice e infedele, nelle sue membra.

Pecorella: Grazie per la tua sincera risposta. In questo stato di “felicità indegna” non avverti un disagio per l’atteggiamento poco coerente con la dottrina della Chiesa da parte di alcuni confratelli e, purtroppo, anche da parte di qualche vescovo?

Pastore: Non solo avverto un disagio, ma una vera e propria ferita tanto personale, quanto dell’intera Famiglia-Chiesa. La ferita non si rimargina, ma si acutizza pensando che non si tratta solo di divergenze teoriche, ma di fatti, di scelte sia personali, sia condizionanti, sia imposte ad altri. Gran parte dei mezzi di comunicazione sociale intervengono poi solo scandalisticamente, cioè versando sale abbondante sulle ferite, ma non provando neppure a capire il cuore del problema.

Pecorella: In modo empatico avvertiamo la tua sofferenza e ci stringiamo a te in un forte abbraccio. Ho una domanda però che mi viene spontanea. Sappiamo, come abbiamo scritto all’inizio, che questa sofferenza non è solo tua. Ma è condivisa? Riesci a parlarne con qualche confratello?

Pastore: C’è qualcuno che nega il problema e continua solo a vivacchiare secondo i canoni prestabiliti, secondo quello che considera un minimo sindacale. C’è chi è semplicemente frastornato. Chi cerca nuove vie, più o meno fortunate e più o meno cattoliche.
Un’occasione preziosissima è lo scambio settimanale sul Vangelo della domenica seguente. Si arriva a condividere molte gioie e difficoltà quotidiane. Magari fosse più facile con tutti…

Pecorella: Nel suo ultimo libro, il cardinal Sarah, scrive anche:
“La Chiesa sta morendo perché i pastori hanno paura di parlare in tutta verità e chiarezza. Abbiamo paura dei media, dell’opinione pubblica, dei nostri fratelli. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore
Una domanda difficile: perché la Chiesa ha smesso di essere profetica e sembra smaniare di essere accettata dal mondo? Secondo il tuo parere quale obiettivo si prefigge?

Pastore: C’è sempre stata e ci sarà sempre una abissale differenza tra i veri profeti e i falsi profeti (quelli che agiscono per il proprio comodo, non in nome di Dio). Un pastore non è un mercenario. Un santo ricordava quanti danni può fare un prete ignorante. Non significa far fatica a studiare. Ma si tratta – tecnicamente – dell’ “ignoranza crassa e supina” da parte dei pastori. Ignorano Cristo e non gliene importa nulla. Poi, ai tempi del relativismo, tutto diventa più grave. Certo non dimostrano un animo migliore quelli visceralmente attaccati alle formalità e che non si sono accorti che qualcosa sta cambiando.

Pecorella: Un’ultima domanda. Cosa fai personalmente per essere un “vero profeta”? E cosa fai quando ti accorgi di avere a fianco un “falso profeta”?

Pastore: Non lo so. In ogni caso, io rifiuto a chiare lettere che mi venga detto di essere un “vero profeta”. I veri profeti, prima di tutto nella Bibbia, decantano come il vino attraverso un tempo lungo e una indicibile sofferenza. Pro-feta non significa predire il futuro, ma “parlare a nome di Dio”. Se la vocazione è sempre tanto affascinante quanto scomoda, è in ogni caso iniziativa del buon Dio. La vita quotidiana diventa gioiosamente e al tempo stesso terribilmente lacerante, ma chi può pretendere di parlare, agire, soffrire in nome di Dio se non chi è come scorticato dalla tremebonda certezza che Dio è rifiutato? Che l’Amante non è amato? Che lo Sposo – pur terribilmente fedele al Suo amore – è quotidianamente abbandonato dalla Sposa? Sarebbe profeta solo chi sentisse, al pari della gioia del vangelo, questa insondabile e profondissima sofferenza. 

2 pensieri su “Pastore “indegnamente felice”

  1. Ho trovato questo dialogo molto profondo e convincente; mi chiedo se il dialogo e frutto di un solo pensiero o è veramente un colloquio fra una persona (pecorella) che cerca chiarimenti e il pastore che fornisce alcuni sprazzi di luce.
    Qualunque sia la risposta lo ritengo molto positivo.

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