Da Massimo Gramellini. I nostri valori

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Non si parla che di valori, ma non si esprimono che livori. Ho dato un’occhiata alla mia borsa valori e l’ho trovata in uno stato pietoso: ogni volta che ci mettevo dentro le mani in cerca della libertà, veniva fuori la sicurezza. Che è assai preziosa, ma punge dappertutto, senza il balsamo della libertà. Per fortuna tre politici locali mi hanno aiutato a rimettere ordine. Ringrazio il sindaco democratico di Reggio Calabria, Falcomatà, che ha dribblato la retorica del 25 aprile riempiendo la città di manifesti sul divieto di sciopero e di locandine dei film di Charlie Chaplin col timbro della censura per ricordare che la libertà è come l’ossigeno: ti accorgi che c’era quando non c’è più. E ringrazio il sindaco leghista di Montebelluna, Favero, che pur essendo più stonato di Fedez ha cantato «Bella Ciao» per ribadire che quella canzone, come la Resistenza, non appartiene soltanto alla sinistra, ma a tutti coloro che sono allergici alle dittature, fasciste o comuniste, e proprio in nome della libertà.

Ringraziamenti non meno sentiti vanno al terzo politico, il presidente ex grillino del consiglio comunale di Roma, De Vito. Dal carcere in cui è rinchiuso per una storiaccia di mazzette, ha scritto una lettera dove accusa il Movimento che lo ha espulso di avere perso «i nostri valori fondanti di solidarietà e coesione», cioè di non avere protetto un proprio affiliato, come è consuetudine nella patria delle mafie. Anche lui, in fondo, è un combattente per la libertà. La sua.

26 aprile 2019 (modifica il 26 aprile 2019 | 07:04)© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: https://www.corriere.it/caffe-gramellini/19_aprile_26/i-nostri-valori-f439f8ae-678c-11e9-8fa9-3e1bbc7d4c0f.shtml

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