Pecorella e Pastore. Essere omosessuali: è un peccato?

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Pecorella: Caro Pastore, partiamo dal tweet qui sopra. E’ del gesuita James Martin, padre che non nasconde la sua volontà di sdoganare l’omosessualità anche nella Chiesa.
Infatti il suo tweet inizia proprio con “Essere gay non è una colpa. E’ la modalità con cui Dio ha creato alcune persone”. Già con questo incipit c’è da discutere abbastanza. Che dici?

 

Pastore: Questo gesuita dice che l’omosessualità non è un peccato in senso preciso, per intenderci uno di quelli da confessare. Infatti non vale l’equazione secondo la quale ogni omosessuale, in quanto tale e solo in riferimento a questo, sarebbe un peccatore. Ma, sebbene psichiatri e psicologi abbiano speso notevoli energie per sdoganare l’omosessualità e la vita sessualmente attiva da parte degli omosessuali, per la Chiesa essa rimane un “disordine oggettivo”. Pur non mettendo in discussione la bontà d’animo e la spiccata sensibilità di molte persone omosessuali.

Più profondamente, i veri problemi spesso tralasciati o sottovalutati anche da molti teologi sono:

  1. L’esistenza, nella morale cattolica, di norme oggettive, cioè di atti intrinsecamente sbagliati (si veda la Veritatis splendor di San Giovanni Paolo II e l’intero stesso Catechismo della Chiesa Cattolica)
  2. Il fallimento del tentativo di fondare una morale cattolica basata solo sulla Bibbia, prescindendo totalmente dalla sana Tradizione di morale cattolica che ci precede. Si veda il recente intervento da parte di Benedetto XVI https://www.corriere.it/cronache/19_aprile_11/papa-ratzinger-chiesa-scandalo-abusi-sessuali-3847450a-5b9f-11e9-ba57-a3df5eacbd16.shtml?refresh_ce-cp.

 

Pecorella: Ribadiamo che non è in discussione la persona omosessuale ma l’atto omosessuale (come ha sempre affermato la Chiesa nel suo insegnamento). Resta un problema di fondo che, non ci pare, la scienza abbia risolto: l’omosessualità è un fatto “naturale” ovvero “si nasce così”?

 

Pastore: Cara Pecorella Smarrita, ammetto:

  1. di essere un uomo che ha provato per anni e sta ancora cercando di approfondire la propria fede, non uno scienziato, tantomeno un “tuttologo”;
  2. dalle (lo ammetto) poche notizie che ho raccolto al riguardo della tua domanda, sinceramente ho sentito talmente parlare, sia persone di Chiesa, che scienziati laici, in modo così contrastante, da avermi fatto perdere la fiducia in una risposta seria, a breve tempo, su questo argomento. Cioè se l’omosessualità faccia parte della natura (“si nascerebbe così”) o della cultura (“si diventerebbe così”).
  3. A livello di fede, è facile tornare alle prime pagine della Bibbia. Esse hanno un valore teologico, di fede, non storico o strettamente scientifico. Infatti esse non si chiedono: “in che modo è nato il mondo e la persona umana?” (domanda storico-scientifica). Ma piuttosto: “PERCHE’ è nato il mondo e l’uomo e la donna?”. O, detto in un altro modo: “Cosa c’entra Dio con l’esistenza di tutto il creato e della persona umana?”. A questo riguardo viene detto:
    1. che l’uomo e la donna sono creati “a immagine e somiglianza di Dio”;
    2. che “maschio e femmina li creò”, in modo differente e complementare;
    3. che c’è stato un pasticcio iniziale (il peccato originale), il quale, tra le altre cose, ha compromesso anche la serenità di relazione tra l’uomo (maschio) e la donna (femmina). Essi, infatti, subito dopo il peccato originale cominciano a scaricare il barile del peccato l’uno sull’altro, si incolpano vicendevolmente.
  4. A livello ecclesiale cattolico, è totalmente in errore la Diocesi di Torino, la quale avalla e promuove degli incontri in cui  “insegnare la fedeltà alle persone dello stesso sesso”. Concordo pienamente con l’analisi e l’aiuto alla riflessione offerto da parte di Costanza Miriano, la quale afferma: “Quello che è drammatico è invece il fatto che sia proprio la Diocesi stessa a proporre un cammino, in modo ufficiale. Nella migliore e più benevola delle ipotesi si tratta di un grave errore pastorale che produce confusione. Nella peggiore invece si tratta di un tentativo di cambiare la dottrina, svuotandola dal di dentro, proponendo quella omosessuale come una delle varianti della sessualità umana, cosa che Sua Eccellenza Monsignor Cesare Nosiglia dovrebbe sconfessare pubblicamente.”

 

Pecorella: Hai citato la diocesi di Torino con questa iniziativa fuori luogo. Il problema è che non è una iniziativa isolata. Sembra che la Chiesa cerchi di presentarsi “politicamente corretta” e, visto che giuridicamente (non scientificamente!) l’omosessualità è stata sdoganata, si vuole apparire moderni sotto questo punto di vista. Cosa suggeriresti ad una ragazza o ad un ragazzo che ti chiede aiuto dichiarandosi omosessuale?

 

Pastore: Non scientificamente? Chiedilo alle centinaia di migliaia di psichiatri, psicologi, psicoterapeuti che, attenendosi alle indicazioni della quinta edizione (2013) del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM5) redatto dall’Associazione Psichiatrica Americana, diffuso e ritenuto come assolutamente certo nella grandissima parte del mondo, ritengono che l’omosessualità NON sia una malattia.

Come afferma papa Francesco, fino a 20/25 anni è impreciso parlare di autentica omosessualità, in quanto l’identità della persona si sta ancora formando. In questo caso, un cammino sia psicologico che saggiamente spirituale può aiutare molto.

Ho conosciuto anche delle persone adulte che dichiarano la loro consolidata omosessualità. Mi pare che sia necessario congiungere un estremo rispetto per la persona in quanto tale e le scelte “oggettivamente disordinate”.

 

Pecorella: La chiesa è comunque confusa. Il Papa afferma “In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio? E’ importante. Una cosa è quando si manifesta da bambino, ci sono tante cose da fare con la psichiatria. Altra cosa è quando si manifesta dopo venti anni” (scatenando le proteste delle comunità omosessuali) e poi invita al sinodo della famiglia in Irlanda il James Martin, sj, di cui sopra. Perché si continua con questa confusione quando Gesù stesso ci invitò alla chiarezza dicendo: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”? E’ la solita strategia di far finta di non cambiare la dottrina modificando la pastorale con conseguenze… dottrinali?

Pastore: Spero proprio di no. Certo che i messaggi contraddittori creano un grande disorientamento; di fronte al quale si può rispondere solo attraverso una dose massiccia di preghiera, che inglobi tutto il corpo mistico di Cristo (Chiesa in cielo e in terra); attraverso l’impegno per una risposta sempre più generosa all’invito che Gesù rivolge a ciascuno di noi a favore della santità della Chiesa e di ciascuno; attraverso il coraggio e la capacità di pagare sulla propria pelle il dono ricevuto dell’appartenenza a Cristo, morto e risorto per noi.

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