Da “Il Timone”. “Il voto cattolico”

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L’elettore cattolico per orientarsi in un panorama politico piuttosto difficile ha alcuni elementi che possono aiutarlo a scegliere. Prima però ci sia permesso esprimere una considerazione, anche banale: questa Unione Europea, concretizzata nelle attuali modalità con cui opera e si autodefinisce, costruite intorno ad alcuni Regolamenti e Trattati, non è un dogma di fede e se ne può discutere. Ogni elettore avrà maturato le sue opinioni.

Nella scelta del partito e del candidato l’elettore cattolico può farsi guidare da un paio di criteri che estrapoliamo da documenti pubblicati con l’approvazione della Santa Sede:

  • «Quando i cristiani passivamente accettano [una] biforcazione del loro essere in una esteriorità governata dallo Stato e una interiorità governata dalla Chiesa, essi, di fatto, hanno già rinunciato alla loro libertà di coscienza e di espressione religiosa. In nome del pluralismo della società i cristiani non possono favorire soluzioni che compromettano la tutela di esigenze etiche fondamentali per il bene comune» (Commissione teologica internazionale, La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee, 26/04/2019, n°65);
  • «La coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto [a un singolo candidato e/o a un partito] l’attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti» (Congregazione per la Dottrina della fede, Nota dottrinale su alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24/11/2002, n°4)

In entrambi questi criteri si fa riferimento a esigenze e contenuti etici «fondamentali», cioè non qualsiasi, ma appunto fondanti dal punto di vista della fede, della morale e quindi del bene comune. Quali sono? (ne offriamo l’elenco così come si desume dalla già citata nota della congregazione per la Dottrina della fede)

  1. il diritto primario alla vita dal concepimento alla fine naturale (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei singoli candidati ad esempio in materia di aborto, eutanasia, sperimentazioni sugli embrioni e loro congelamento, fecondazione artificiale, etc.);
  2. tutela e promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei candidati ad esempio a riguardo delle leggi su unioni civili e matrimonio tra persone dello stesso sesso, gender fluid, divorzio, adozioni a coppie omosessuali, utero in affitto, politiche economiche e sociali a favore della famiglia, etc.)
  3. la garanzia della libertà di educazione dei genitori nei confronti dei propri figli (da valutare gli orientamenti dei partiti e dei candidati ad esempio rispetto alla parità scolastica, all’educazione scolastica, ai programmi di educazione gender nelle scuole, alla tutela sociale dei minori, alle politiche sulla droga, sullo sfruttamento della prostituzione, etc.)

A questi elementi fondanti si può aggiungere quello della libertà religiosa, che nel nostro contesto europeo deve guardarsi soprattutto da forme laiciste che tendono «a considerare la fede professata e l’appartenenza religiosa un ostacolo per l’ammissione alla piena cittadinanza culturale e politica dei singoli. Una forma di “totalitarismo morbido”, si potrebbe dire, che rende particolarmente vulnerabili alla diffusione del nichilismo etico nella sfera pubblica» (Commissione teologica internazionale, La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee, 26/04/2019, n°4). In questo ambito bisogna anche valutare che una autentica libertà religiosa comprende la possibilità di «vagliare le diverse forme di religiosità e confrontarle in merito alla loro attitudine a custodire il senso universale e il bene comune dell’essere insieme» (ibidem, n°70), perciò bisogna evitare eventuali partiti o candidati che trasformano la libertà religiosa in indifferentismo religioso tradotto in una malposta multiculturalità.

Infine occorre valutare in qualche modo anche l’ambito delle scelte di politica economica. Per questo in linea molto generale si può far riferimento a candidati che difendano il diritto al lavoro a partire anche dalla promozione di piccole e medie imprese che faticano a sopravvivere e a trovare credito. Anche il rapporto tra finanza e, appunto, economia reale è importante: bisogna, si legge nella enciclica Caritas in veritate (2009), «che la finanza in quanto tale, nelle necessariamente rinnovate strutture e modalità di funzionamento dopo il suo cattivo utilizzo che ha danneggiato l’economia reale, ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza ed allo sviluppo» e non si riduca a strumento di potere per pochi.

Visto l’attuale panorama politico, il realismo impone di sapere che la situazione rispetto a questi criteri è difficile. Nella nostra cultura regna un concetto di libertà spurio e assoluto, che purtroppo realizza quella «dittatura del relativismo» di cui parlò il cardinale Ratzinger nel 2005. Non resta che discernere e cercare partiti e candidati che più si avvicinano a questi valori e possono rappresentarli con una certa forza politica.

 

Autore: Redazione di “Il Timone”

 

Fonte: http://www.iltimone.org/news-timone/il-voto-cattolico/

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