Da Francesco Marchese Ragone del Giornale. Francesco e i migranti: “L’Italia non può accoglierli tutti da sola”

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«Quello dei migranti è un problema che riguarda l’Italia, risolvetelo!». Una risposta perentoria, che è suonata come una doccia fredda per molti dei vescovi italiani radunati in Vaticano per l’Assemblea Generale della Cei.

Papa Francesco, lunedì pomeriggio, nel confronto a porte chiuse con i vescovi giunti da tutta Italia, aveva detto di esser disponibile a rispondere a tutte le domande, a tutto ciò che arrivava dal cuore di ogni singolo prelato presente. E così, uno dei vescovi che aveva seguito sin dall’inizio il discorso introduttivo del Santo Padre, ha voluto domandare al Pontefice come affrontare la questione dei migranti, sempre al centro del dibattito politico italiano.

Francesco dopo aver ascoltato attentamente il suo interlocutore che parlava in assemblea, ha risposto con un secco: «Risolvete voi il problema!». Poi, come spiega uno dei presenti al Giornale, Francesco ha voluto chiarire meglio la sua posizione: «È un problema italiano, è vero-, ha detto,- ma deve essere un problema europeo, di tutta l’Europa e non di un singolo Paese come l’Italia che ha fatto tanto». A quel punto il Pontefice, sempre rispondendo al vescovo, ha portato come esempio la Svezia, chiarendo che un Paese ha il dovere di salvare vite umane in mare, ma non può accogliere fino allo stremo se non ha possibilità di integrare chi arriva. «Se l’Italia non può accogliere, non può integrare, non può dare i giusti servizi a chi arriva perché è ormai saturo, deve chiedere anche agli altri Paesi europei di farlo», ha aggiunto Bergoglio, «se poi c’è il problema migranti, risolvetelo!».

Una posizione che non coincide con quella, cucita addosso al Papa, dell’accoglienza incondizionata dei migranti che bussano alle nostre porte: se da un lato, infatti, è vero che Francesco critica la chiusura dei porti e chiede l’abbattimento dei muri, dall’altro è innegabile che negli ultimi anni, il Pontefice ha adeguato la sua posizione con il nuovo contesto europeo e parla sempre più di «prudenza» nell’accogliere chi arriva in cerca di un futuro. Proprio a fine marzo, Bergoglio, sul volo di ritorno dal Marocco, aveva affrontato la questione rispondendo alle domande dei giornalisti, ai quali aveva detto: «La Svezia ha ricevuto gli immigrati con una generosità impressionante. Imparavano subito l’idioma a carico dello Stato, trovavano lavoro, casa. Adesso la Svezia si sente un po’ in difficoltà nell’integrare, ma lo dice e chiede aiuto». Già nel novembre 2016 Francesco aveva lanciato un allarme in questo senso e aveva chiesto di riflettere bene prima di accogliere gli immigrati: di ritorno proprio dalla Svezia per una visita di due giorni all’insegna del dialogo ecumenico, il Papa rispondendo a chi gli chiedeva cosa pensasse dei Paesi che chiudono le frontiere aveva detto: «Non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma c’è anche la prudenza dei governanti, che devono essere molto aperti a riceverli ma anche a fare il calcolo di come poterli sistemare; non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore e alla lunga questo si paga, si paga politicamente, come si paga politicamente anche una imprudenza nei calcoli e ricevere più di quelli che si possono integrare».

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