Da Raffaella Frullone (Il Timone). “Protocollo di morte interrotto, Vincent vive!”

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«La Francia deve rispettare la decisione del Comitato dell’Onu per i diritti delle persone con disabilità! Questo significa che da ora l’alimentazione e l’idratazione di Vincent devono essere ripristinate senza indugio! È un’immensa vittoria!». Jean Paillot, avvocato dei genitori di Vincent, non riesce a trattenere l’emozione quando, verso le 22.40 di ieri, giorno in cui tutto sembrava perduto, annuncia la decisione della Corte d’Appello di Parigi di fronte alle centinaia di persone radunate a pochi passi dall’Eliseo a sostegno di Vincent. Sperando contro ogni speranza.

Sperando contro Macron che poco prima, come Pilato, si era lavato le mani e con gelida disumanità aveva dichiarato: «Non spetta a me sospendere una decisione che deriva dalle valutazioni dei suoi dottori e che è conforme alle nostre leggi. […] Tutti gli esperti medici hanno concluso che la sua condizione è irreversibile. La decisione di interrompere il trattamento è stata presa dopo un dialogo permanente tra i suoi medici e sua moglie, che è il suo tutore legale. È stata presa in applicazione della nostra legislazione che consente di sospendere le cure in caso di ostinazione irragionevole – che, secondo le varie équipes mediche, è il caso di Vincent Lambert.  Dietro le spaccature, sento un’angoscia: quella che in Francia si può decidere arbitrariamente la morte di un cittadino. È proprio perché non è così, perché non c’è posto nel nostro paese per l’arbitrarietà, che non devo interferire nella decisione di trattamento e di diritto che è stata presa nel caso di Vincent Lambert. Proprio per riaffermare i principi fondamentali che reggono la nostra nazione e prevalgono su tutte le altre considerazioni: la lotta per la vita, il rispetto per la morte, la protezione di tutti. Oggi dobbiamo qualcosa a Vincent Lambert e alla sua famiglia: il rispetto per la loro intimità e il loro dolore».

Sembra di sentire Pilato chiedere: «Volete libero Gesù o Barabba?», ma Macron forse è anche peggio, perché probabilmente non agisce così perché vuole «dare soddisfazione alla moltitudine», ma perché questo rientra nella sua idea di “libertà”, di “umanità” e di “giustizia”.

Poco dopo a parlare era stato Michel Aupetit, arcivescovo metropolita di Parigi dicendo: «Oggi v’è una scelta di civiltà molto chiara: o noi consideriamo gli esseri umani come robot funzionali che possono essere eliminati o rottamati quando diventano inutili, o crediamo che l’essenza della l’umanità si basa non sull’utilità di una vita, ma sulla qualità delle relazioni tra le persone che rivelano l’amore. Non è questo il caso quando una madre si appoggia elettivamente a quella dei suoi figli che sta soffrendo o è più fragile? Questa è la scelta che stiamo affrontando. Cristo ci ha rivelato l’unico modo per crescere nell’umanità: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. E ci ha dato l’unico modo per esprimere questo amore: “Non c’è amore più grande che dare la vita per chi ama”. Ancora una volta ci troviamo di fronte a una scelta decisiva: la civiltà dei rifiuti o la civiltà dell’amore».

Vince oggi la civiltà dell’amore, rialza la testa la Francia giusto un attimo prima di uccidere se stessa sopprimendo uno dei suoi figli più deboli, trionfa oggi la vita sulla morte. Ora bisognerà capire in che situazione è Vincent Lambert dopo queste ore di pesante sedazione e se gli sarà consentito di essere trasferito in una delle tante strutture che si sono offerte ad accoglierlo. Certamente una mano dal Cielo è intervenuta a fermare il boia, ora bisognerà continuare a pregare  affinché gli sia resa la libertà.

 

Fonte: http://www.iltimone.org/news-timone/protocollo-morte-interrotto-vincent-vive/

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